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Viaggiare in Puglia: il Barocco in pillole. Mesagne, l’arte racchiusa in un cuore

Mesagne (Br) si pone come una ridente cittadina nel cuore del salento settentrionale, a pochi chilometri dal capoluogo provinciale.

La sua storia, che passa per i rilievi archeologici di Muro Tenente (a circa 5 Km dal centro cittadino) e per il Castello di origine Normanno-Sveva, si impreziosisce di una particolarità che non può passare inosservata agli occhi dei visitatori che vi si recano.

Lo stile Barocco che riveste gli edifici religiosi principali della città non ha nulla da invidiare rispetto ad altri esempi di strutture più rinomate. Esso assume magnificenza nel contesto in cui l’osservatore s’immerge: si tratta del caratteristico centro storico a forma di cuore che fa da cornice storica ad un quadro di vita vissuta.

Tra gli edifici emerge la Chiesa Madre, edificata tra il 1650 e il 1660. L’architetto e sacerdote Francesco Capodieci si occupò della progettazione, che prevedeva una una pianta a croce latina con una navata centrale e due bracci laterali piuttosto corti rispetto a quest’ultima.

Facciata della Chiesa Madre in orario serale

Un altro edificio presente nel cuore del centro storico di Mesagne è la Chiesa di Sant’Anna, eretta nella centralissima Piazza Orsini del Balzo. L’incaricato della costruzione fu sempre Francesco Capodieci.

La Facciata della Chiesa di Sant’Anna con uno scorcio di Piazza Orsini del Balzo

Si dice che la costruzione possa esser stata voluta da Vittoria Capano, vedova del feudatario di Mesagne Nicola De Angelis.

La motivazione sarebbe riconducibile ad un voto fatto a Sant’Anna dalla stessa principessa, in seguito alla richiesta di intercessione per la guarigione del figlio Carmine, gravemente malato.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Modelli di rococò in Puglia: la Basilica di San Martino a Martina Franca

«E pur col suo anonimato architettonico, Martina non è anonima: ogni cosa sembra firmata da un artista gentile e modesto che preferisce lasciare solo una data.»

Cesare Brandi.


Il panorama martinese è esaltato dalla sua nota vena artistica, ostentata soprattutto dalla forte presenza dell’architettura barocca. L’emblema di questa città risiede nel centro storico, il quale ospita il monumento più importante di Martina Franca: La Basilica di San Martino.

Essa è stata edificata dal 1747 al 1785, su una precedente chiesa romanica. La Basilica ha subito numerose modifiche negli anni, affermandosi, però, negli anni ‘40 per il suo stile rococò. Oggi, la Chiesa, a pianta a croce latina, è stata ampliata mediante nuove costruzioni: la Cappella del Santissimo Sacramento, il campanile e la sagrestia.

La facciata si innalza per circa 37 metri ed è divisa in due ordini. L’ordine inferiore accoglie quattro statue di marmo raffiguranti Giovanni Battista, San Pietro, San Paolo e San Giuseppe; al centro, è posto il portale maggiore con architrave e timpano spezzato, su cui vi è l’altorilievo che narra l’episodio di San Martino e il povero.

L’ordine superiore detiene, invece, le statue di Santa Comasia e Santa Martina e lo stemma raffigurante il Santo di Tours.

L’esterno della Basilica


L’interno del complesso, gode della presenza di dodici altari in stile prevalentemente settecentesco, ridondante ed impreziosito. Fra le figure di rilievo, la statua lapidea di San Martino di Tours dello scultore Stefano De Putignano, posizionata sulla nicchia dell’altare centrale in marmi policromi. Sempre sull’altare, si trovano le diverse statue-allegoria della Carità e dell’Abbondanza.

L’interno della Basilica

Fra le peculiarità di questa Basilica vi è sicuramente l’illuminazione, gestita da ben venticinque finestre e dalla vetrata posizionata sulla controfacciata nel vano del finto balcone pontificale. Anche i colori vivaci destano molta attenzione.

La Basilica si caratterizza per la sua sinuosità ed eleganza tratta dalla propria irregolarità non eccessivamente marcata, e si afferma come vero e proprio manifesto dell’arte barocca nella Valle d’Itria, ma anche della Puglia stessa. Nel 2012 è stata dichiarata dall’UNESCO “monumento messaggero di una cultura di pace”.

Angela Cerasino per L’isola di Omero

Viaggiare in Puglia: il Barocco in pillole. La Cattedrale di Sant’Agata a Gallipoli

Il Barocco architettonico gallipolino differisce da quello leccese per la sostanza del materiale compositivo. Il carparo è la pietra tipica utilizzata per rivestire le strutture presenti nella cittadina ionica.

Tra gli edifici barocchi che si possono ammirare quello più significativo è la Cattedrale di Sant’Agata, dove spicca la virtuosa facciata (riportata nella foto sottostante)

La facciata esterna della Cattedrale

L’interno è costituito da una pianta a croce latina con tre navate. Vi sono degli altari barocchi, tra cui quello realizzato dallo scultore ed architetto Cosimo Fanzago (1591-1678).

L’interno della Cattedrale

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Modelli di rococò in Puglia: la chiesa di San Vito a Ostuni.

Chi decide di perdersi per una gita fuori porta tra le vie del centro della ‘’città bianca’’ di Ostuni, rimane sicuramente colpito dalla maestosità della facciata della chiesa di San Vito, la quale si distingue fortemente per la sua unicità dal paesaggio circostante, costituendo forse, il più eclatante esempio di architettura rococò in Puglia.

Il sisma che colpì la Terra d’Otranto nel 1743, fu la giusta occasione per edificare, demolendo, oltre ai tre palazzi della nobile famiglia Patrelli, anche l’adiacente chiesa medievale di San Vito martire, tra il 1750 e il 1753, il monastero che ospitò fino agli anni Settanta del Novecento, l’ordine religioso delle Carmelitane.

Con il conseguente abbandono delle monache carmelitane di clausura, il monastero passò di proprietà al Comune di Ostuni, il quale dal 1989, inaugurò il Museo di Civiltà Preclassica della Murgia Meridionale, importante tappa culturale da non perdere se si decide di visitare la ‘’perla bianca della Puglia’’.

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La bellezza architettonica e la ricchezza dei dettagli, fanno della chiesa di San Vito Martire oltre a uno tra i primi ed i migliori esempi di rococò pugliese anche uno dei luoghi simbolo della cittadina ostunese.

L’interno, anch’esso di notevole pregio artistico, presenta due cori dalle dimensioni ridotte, sorretti da due semiarchi con teste angeliche e cinque altari: oltre a quello maggiore, vi sono quelli dedicati ai Santi Medici, a Santa Teresa, a Santa Maria Maddalena e alla Vergine Addolorata.

A tal proposito, si noti come l’ultimo altare, di matrice neoclassica, ‘’stoni’’ con lo stile esuberante di decorazioni degli altri, in perfetto stile rococò, eseguiti dallo scultore Francesco Morgese, uno dei maggiori maestri capaci di dare vita da interi blocchi veri e propri gioielli di pietra, come in questo caso, la cornice dell’altare maggiore.

articolo di Antonella Buttazzo

Alla scoperta dell’arte romanica in Puglia. La magica cattedrale di Trani

Trani: La cattedrale tra il cielo e il mare

La cattedrale di Trani si staglia tra il cielo e il mare. Essa rappresenta uno degli esempi più imponenti del romanico pugliese. La sua posizione l’ha resa infatti famosa in tutto il mondo.
La cattedrale, costruita nel 1099, per volontà del vescovo Bisanzio è dedicata a San Nicola Pellegrino.

L’alta facciata a salienti, che ricorda quella barese di San Nicola, si caratterizza per il rosone contornato da figure zoomorfe e la presenza della scalinata che si biforca dal portale bronzeo che è inserito in un sistema di nove arcate.
Affianca la facciata il campanile, alto 59 metri, la cui realizzazione iniziata nel XIII secolo fu portata a termine un secolo dopo. Sotto il campanile un ampio arco a sesto acuto ha funzione di scarico del peso della torre.

La cattedrale di Trani vista dall’esterno

Percorrendo lateralmente la cattedrale ci si imbatte nella loggia aperta su una splendida vista del Castello federiciano.

Lo spazio interno è suddiviso in tre navate da colonne binate. Il grande ambiente, spoglio di decorazioni conferisce un forte senso di spiritualità che ricorda le soluzioni ambientali delle basiliche paleocristiane.

Accendendo alla parte inferiore della basilica ci si trova nella prima delle due cripte, la Chiesa di Santa Maria, che custodisce tratti dell’antica pavimentazione musiva, mentre superando la seconda, dedicata al Santo, scendendo ancora più in basso, ci si imbatte nell’ipogeo di San Leucio, scavato sotto il livello del mare, persistenza della basilica originaria.

La navata centrale della cattedrale

CURIOSITÀ
Il campanile ebbe, fin dai primi decenni che seguirono la sua costruzione, diversi problemi strutturali. Dopo numerosi interventi di restauro nel 1953 fu smembrato e ricostruito interamente pezzo per pezzo.

articolo di Alessandra Roselli

Alberobello: l’incanto della pietra. Il borgo tra la Valle d’Itria e la Murgia dei Trulli

Durante tutto l’anno numerosi visitatori si recano nella piccola cittadina barese per ammirare le tipicità di luogo che rappresenta perfettamente l’unione tra la Valle d’Itria e la Murgia.

In particolare i turisti rimangono affascinati dai Trulli, le strutture coniche in pietra secca che assumono un’eleganza particolare in inverno grazie alle soffici carezze della neve; ma anche d’estate il tipico bianco della calce spicca alla luce dei raggi solari.

Un’ottima gastronomia e dei paesaggi mozzafiato completano il profilo di un borgo unico, ed ormai conosciuto da migliaia di visitatori anche oltre il confine nazionale.

Cosa vedere ad Alberobello in un giorno?

Tra le attrazioni visibili c’è senza dubbio la serie dei famosi Trulli con i simboli sulla facciata: si tratta di alcune strutture tradizionali che si trovano una accanto all’altra, recanti dei segni dipinti con la calce lungo la parte superiore. Si va quelli di ispirazione ebraica, a quelli cristiani; per poi passare dagli elementi zodiacali a quelli pagani.

Il Trullo Sovrano, edificato tra il 1775 e il 1780, rappresenta una unicità da non poter perdere. Esso si trova nella parte nord della cittadina. Stesso discorso vale per il Trullo Siamese, collocato nel Rione Monti e tipico perché composto da una doppia facciata.

Alcuni trulli di Alberobello con i simboli sulla facciata

articolo di Cosimo Guarini

Viaggiare in Puglia: il Barocco in pillole. La città di Nardò

Nardò è una delle cittadine del Salento che si distinguono per l’importante presenza dell’architettura barocca. Sono state soprattutto delle maestranze tarantine a prestare il loro servizio nella città nel primo Seicento. In seguito si testimonia il lavoro svolto dall’architetto napoletano Ferdinando San Felice, a cui sono state attribuite diverse opere barocche nel centro storico. A contribuire all’utilizzo di questo stile arzigogolato e imprevedibile c’è stata la rifondazione di molti edifici avvenuta in seguito al terremoto nell’anno 1743. Per la ricostruzione gli architetti della vicina Copertino, Preite e De Angelis, furono incaricati di progettare da capo le facciate di due Istituti Religiosi: la chiesa di Santa Teresa e la chiesa di San Giuseppe.

Attualmente, facendo ingresso nel centro storico di Nardò, si rimane colpiti per la presenza dello stile Barocco fra gli scorci più antichi dell’urbe: in particolare, da Piazza Salandra  si possono ammirare la Chiesa di San Trifone, la Chiesa di Sant’Antonio, la Chiesa di San Domenico e il monumento dell’Osanna. Quest’ultimo (riportato in foto) è un monumento a forma ottagonale realizzato in pietra leccese, ed ultimato nel 1603.
Nel corso del Novecento è stato scoperto che la colonna centrale che lo compone era preesistente; essa probabilmente veniva utilizzata per scopi religiosi e commemorazioni, come avveniva con gli antichi ”menhir”. Per evitare l’attribuzione di riferimenti pagani, la colonna fu “cristianizzata” incorporandola in un monumento che inneggia alla forza e alla cristianità.

Taranto città d’arte: i tesori spendenti della Magna Grecia

A fine gennaio 2019 Taranto è stata inserita nell’elenco delle città d’arte italiane.  Un riconoscimento che trova le sue fondamenta soprattutto per la presenza di numerosi pezzi archeologici pregiati conservati presso il MARTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto).

Proprio al MARTA il 29 luglio 2016 è stato inaugurato un nuovo modello espositivo in cui si cerca di ripercorrere fedelmente la storia della civiltà paleolitica fino al IV sec. a.C.

Ovviamente il percorso per i visitatori offre un focus sul territorio pugliese ed in particolar modo sulla zona tarantina.

Biglietto d’ingresso al MARTA : 8,00 euro; con riduzione: 4,00 euro

Giorni e orario apertura:  Dal Lunedì alla Domenica dalle 8.30 alle 19.30 (chiusura cassa ore 19,00);
Indirizzo: via Cavour, 10  – Taranto

Eracle di Lisippo – MARTA, Taranto