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LA TEMPESTA DI GIORGIONE: L’ENIGMA NELL’ARTE

I capolavori della storia dell’arte sono destinati a far parlare di sé anche per l’alone di mistero che li circonda. Quale oscuro segreto si cela dietro l’opera più famosa di Giorgione, la Tempesta? Il quesito ha appassionato, negli anni, numerosi studiosi che hanno tentato di risolvere l’arcano mistero. Cosa voleva rappresentare l’autore? Qual è il vero significato del dipinto? La ricerca della soluzione parte da lontano.

Sul finire dell’Ottocento furono smentite le voci che, da tempo, circolavano sul noto quadro. Si riteneva che, in quell’opera, il pittore avesse ritratto la moglie intenta ad allattare il figlio mentre un uomo, probabilmente egli stesso, vegliava sulla scena bucolica. Per questo motivo al quadro era stato attribuito il titolo La famiglia di Giorgione. Dal 1895 si sono susseguite continue ipotesi tutte autorevoli che hanno contribuito ad accrescerne l’importanza. 

La tempesta, il dettaglio ignorato > Artesplorando
La Tempesta, Giorgione (1502-03), Galleria dell’Accademia di Venezia.

Salvatore Settis, nel 1978, suggerisce che il dipinto raffiguri Adamo ed Eva con il piccolo Caino dopo la cacciata dal Paradiso terrestre da parte di Dio la cui presenza è indicata dal fulmine nel cielo. Un’altra ipotesi, avanzata successivamente, è che sulla tela siano raffigurati Maria e Giuseppe in un momento di riposo durante la loro fuga dall’Egitto. Un altro suggerimento è che il dipinto si basi sui “sette eroi contro Tebe” e che la giovane donna sia Issipile, che era la balia del figlio di Licurgo. Avendo chiesto di condurre l’assetato esercito Argivo all’acqua, posò il suo infante a terra, dove venne ucciso da un serpente. Capaneo, uno dei sette contro Tebe, più tardi si trovò presso le mura di Tebe e proclamò che Zeus stesso non poteva fermarlo dall’invadere la città. In risposta Zeus lo colpì con un fulmine. 

Sulla destra, c’è una donna nuda seduta su un panno bianco. Un lembo ne copre a stento le spalle, come una mantellina. Un piccolo arbusto ne copre parzialmente il pube e i fianchi. Se ne sta sola su di un prato. Difesa da una quinta arborea sta allattando un bambino. Più distante, alla sua sinistra, un uomo in piedi, in atteggiamento meditabondo. Sembra che i personaggi, divisi da un ruscelletto, non dialoghino tra loro. La donna indirizza lo sguardo verso lo spettatore. Ne attira l’attenzione con un’espressione fissa, stupita. L’uomo, anche se in apparenza si rivolge alla donna, è come preso dai suoi pensieri. Quasi non si curasse di ciò che sta accadendo. Alle spalle dell’uomo sono raffigurate quelle che sembrano rovine architettoniche. Più in risalto, due colonne di pietra di altezza diversa.

La tempesta di Giorgione: analisi
Il particolare della donna.

Sullo sfondo paesaggistico, un fiume fiancheggia una città con torri ed abitazioni comuni. La città è disabitata. Solamente un rosso uccello bianco se ne sta isolato come di guardia su un tetto spiovente che sovrasta una casa-torre. Il cielo minaccia un temporale e il bagliore di un fulmine squarcia le grigie nubi. Il paesaggio afferra la nostra attenzione. È dominante. È lunatico. È meraviglioso. 

La tempesta di Giorgione: analisi
Il cielo della Tempesta.

L’uomo e la donna nella pittura appaiono ignari della tempesta che infuria dietro di loro. Non sembrano essere in fuga dalla tempesta, né dirigersi verso di essa. Semplicemente, sono in un posto che non li coinvolge separati dalla linea del ponte in legno che taglia orizzontalmente il paesaggio in due. Loro ambiente immediato è calmo e tranquillo. Dove alcuni vedono la tempesta come la manifestazione della potenza e la vendetta di un Dio, altri vedono solo la forza della natura. La natura è indiscriminata, non giudica, non cerca di punirti. È in grado di distruggere, ma non è il caso di preoccuparsi per questo; è semplicemente il senso delle cose e nessun uomo può indurre un fulmine a non colpirlo con la preghiera, con la devozione o con qualsiasi altra azione analoga.

La natura può distruggere ugualmente case coloniche e templi e né l’uomo né gli dèi possono fermarla. Qualunque sia il messaggio, l’artista è l’unica anima che possa comprendere davvero completamente il suo lavoro e lasciare perplesso il pubblico è uno dei segreti di questo lavoro.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Venezia ospita “Building Bridges”, la nuova installazione di Lorenzo Quinn

L’artista Lorenzo Quinn ha arricchito Venezia con un’opera dal profondo significato, situata presso l’Arsenale Nord della città.

L’installazione è composta da sei gigantesche coppie di mani, alte ben 15 metri e lunghe 20.

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Vista angolata di Building Bridges (Lorenzo Quinn)

L’idea dell’artista è stata di promuovere la volontà e la necessità di superare qualsiasi forma di diversità presente in ogni ambito della vita: sia essa una differenza geografica, fisica, culturale o emotiva.

Si tratta di un messaggio profondo, che trova in un ”ponte artistico” lo strumento utile a collegare i pensieri, le anime e i cuori degli osservatori. Non a caso l’opera è stata chiamata Building Bridges (2019).

Un’altra opera di Lorenzo Quinn tratta dalla pagina Facebook ”L’isola di Omero

Non è la prima realizzazione di Quinn a Venezia. Nel 2017, infatti, egli ha
 aveva installato delle altre mani (nella foto sottostante) “ a sostegno” di un palazzo vicino alla Ca’ d’Oro, sul Canal Grande. In quel caso il senso del suo lavoro era votato a sottolineare il ruolo di Venezia come città d’arte eterna e al contempo fragile, tanto da aver bisogno del ”sostegno” di tutti, essendo minacciata dai cambiamenti climatici.

Lorenzo Quinn, “Support”

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo. Chianalea: la piccola Venezia si trova in Calabria

Chianalea è un piccolo borgo di pescatori che fa parte del comune di Scilla, in provincia di Regio Calabria e in prossimità dello Stretto di Messina.

La leggenda afferma che in età omerica siano stati gli esuli troiani a costituire qui il primo nucleo abitato, dove grazie ai numerosi scogli era più facile la pratica della pesca.

Per il legame che Chianalea ha con il mare essa è definita la piccola Venezia.

Passeggiando tra le sue suggestive viuzze è facile incontrare pescatori che, sotto la propria abitazione, danno vita alle reti per la pesca. Del resto si dice che qui le case sono barche e le barche sono case.

Oltre agli splendidi scorci naturali sarà possibile ammirare il castello dei Ruffo. Si tratta di un edificio riadattato ad uso residenziale dal conte Paolo Ruffo, che nel 1532 subentrò nel feudo di Scilla. Esso si eleva sul mare a contatto con la storia del mito e diventa un tutt’uno con lo spettacolo della natura.

Il castello dei Ruffo

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo. Montegridolfo, la storia e il fascino alle porte dell’Emilia Romagna

Montegridolfo è un comune italiano con poco più di 1.000 abitanti in provincia di Rimini in Emilia Romagna. Il suo territorio si trova in prossimità del confine con le Marche.

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Ingresso del borgo

Il centro abitato è elevato a quasi 300 metri di altezza rispetto al livello del mare.

La sua storia parla di un borgo circondato da delle mura su cui da un lato si erge una torre che aveva il compito di attrezzarlo difensivamente.

Infatti, Montegridolfo nel corso dei secoli si è sempre trovato in mezzo agli interessi del Ducato di Montefeltro e di quello dei Malatesta per via della sua posizione di confine.

Nel 1500 passò sotto il controllo di Cesare Borgia, per poi tornare ai Malatesta che lo vendettero a Venezia. Successivamente diventò proprietà dello Stato Pontificio.

Cosa vedere a Montegridolfo?

  • La chiesa di San Rocco è situata appena fuori dalle mura. Vi si possono ammirare tre dipinti della Madonna con Bambino con i santi Rocco e Sebastiano eseguiti in epoche differenti.
  • Il Museo della Linea dei Goti, in cui sono esposte armi e cimeli vari degli eserciti contrapposti durante la Seconda Guerra Mondiale.
  • Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie, situato a Trebbio (frazione di Montegridolfo). Un noto luogo di culto dove si può visionare un quadro di Pompeo Morganti da Fano, realizzato nel 1549, raffigurante l’apparizione della Madonna.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Carnevale di Venezia 2019. Arriva l’atteso evento: il ”Ballo del Doge”

Il Carnevale Veneziano durerà dal 16 febbraio al 5 marzo 2019. Sono previsti 150 eventi con circa 300 artisti impegnati nell’intento di allietare il pubblico.


Le grandi sfilate partiranno e si concluderanno da Piazza San Marco. Esse andranno avanti praticamente ogni giorno fino alla fine del Carnevale.

Tra tutti gli eventi spicca quello intitolato Ballo del Doge, che si terrà il 2 marzo presso il settecentesco Palazzo Pisani Moretta. Sarà dedicato ai temi del Sogno, della Follia e del Peccato, a cui saranno dedicati allestimenti, coreografie, esibizioni di artisti che andranno avanti fino a tarda notte.