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L’Annunciazione di Simone Martini: capolavoro del gotico senese

Probabilmente formatosi alla bottega del Buoninsegna, il pittore senese Simone Martini eseguì nel 1333 assieme al collega e cognato Lippo Memmi, il trittico ligneo dipinto a tempera e oro, raffigurante l’Annunciazione tra i santi Ansano e Massima.

L’opera, considerata unanimemente uno dei capolavori dell’arte gotica senese, raffigura appunto l’arcangelo Gabriele che si rivolge alla Madonna con reverenza, porgendole un ramoscello d’ulivo, pronunciando il messaggio divino che viene scritto sul fondo dorato, partendo dalla bocca del messaggero.

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Dei due personaggi rappresentati sembra percepirne la forte empatia psicologica: la Vergine sembra quasi intimidita dall’arrivo dell’angelo e si ritrae coprendosi con il mantello, il tutto ambientato in uno spazio poco definito ma dal quale si distingue vagamente il pavimento, il quale dona profondità, uno spazio credibile e molto realistico con le diagonali che convergono verso il vaso centrale.

Quanto ai colori delle figure invece, come nel caso di tutte le opere senesi trecentesche, esse sono dipinte con particolare attenzione all’eleganza della linea che scorre intorno ai contorni e crea una decorazione lineare esteticamente equilibrata ed elegante.

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Un esempio sono le ali dell’arcangelo Gabriele.
Il libro di L.Bellosi e R. Bartalini offre degli spunti interessanti sulla figura di Simone Martini.

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Un’altra peculiarità che cattura l’attenzione è la composizione architettonica che incornicia l’intero manufatto, frutto delle pressanti richieste dei fedeli più ferventi, i quali imponevano continue modifiche alla struttura dei dossali.

Così dai primi dossali scompartiti, prese sempre più piede il polittico, il quale si presenta come una vera e propria architettura in cui, al pannello centrale, si affiancano due o più tavole di minori dimensioni.

La presenza di elementi a rilievo impreziosiscono il tutto: quali colonnine tortili, pilastrini ed arcatelle, ad imitazione dell’oreficeria del tempo.

Cosa ancor più importante da ricordare è che come per tutti i dipinti su tavola alla loro realizzazione partecipava un’intera equipe di artigiani altamente specializzati: insieme al pittore ed ai suoi aiuti collaboravano, infatti, il maestro legnaiolo e il doratore.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

Gioacchino ed Anna: l’elegante sensualità del primo (vero) bacio della storia dell’arte

Il primo bacio non si scorda mai.

Soprattutto non si può dimenticare il primo (vero) bacio della Storia dell’Arte, che si fa risalire al grande interprete del Trecento italiano, Giotto.

I due innamorati sono Anna e Gioacchino che, già anziani, non erano riusciti a procreare e per questo erano stati bollati come maledetti dai Rabbini del Tempio. Gioacchino, per la vergogna, fugge tra i pastori lasciando Anna da sola, che passa le giornate pregando in un miracolo. Miracolo che puntualmente avviene: infatti Anna sarà madre di Maria, e Gioacchino può fare finalmente ritorno a casa.

Il momento che Giotto decide di rendere per sempre immortale è quello dell’incontro tra i due coniugi alla Porta d’Oro di Gerusalemme, dopo 30 giorni di lontananza. Il sentimento li travolge: Anna corre tra le braccia di Gioacchino, i due anziani si stringono, si fissano negli occhi, si baciano appassionatamente come due adolescenti.

Non è solo il bacio in sé per sé, ma i gesti che essi compiono a trasmettere il senso di amore e di appartenenza che li rappresenta. Sembrano compenetrare l’uno nell’altro in una fusione che ben simboleggia ciò che è l’amore: l’unione di due entità in un solo, unico, essere.

Il bacio è la più bella espressione dell’amore e da questo momento in poi sarà raffigurato dagli artisti di tutte le epoche e in tutti gli stili, come sublime rappresentazione dell’estasi tra due innamorati.

Panoramica del luogo in cui è collocato l’affresco (Cappella degli Scrovegni, Padova)

articolo di Rosa Araneo