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L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

LA GRECIA È LA PRIMA META DELL’ESTATE 2020

A causa dell’emergenza Coronavirus, che ha portato al lockdown nazionale per diversi mesi, molti viaggiatori italiani che non vogliono rinunciare alle vacanze estive stanno attualmente pensando a quali siano le mete più adatte in cui recarsi.

La Grecia rappresenta di gran lunga la prima scelta. Bisogna considerare, infatti, che i viaggi per le destinazioni che si trovano fuori dall’area schengen sono pressoché bloccati; il Paese ellenico sembra il più sicuro per chi è intenzionato a trascorrere delle piacevoli vacanze, nel rispetto delle misure di prevenzione.

Di seguito proponiamo alcune informazioni importanti per chi decide di viaggiare in questa direzione.

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Dove alloggiare a Rodi: le migliori città e zone dove dormire sull ...
Spiaggia di Rodi.

INFORMAZIONI PER I VIAGGIATORI:

Le Autorità Greche si riservano la possibilità di sottoporre i passeggeri in arrivo nel Paese balcanico a un test rinofaringeo (tampone), somministrato secondo criteri randomici (non noti a priori).

 Condizione indispensabile per accedere al Paese (via aereo, via terra, via nave) è la compilazione di un modulo online sul sito travel.gov.gr (gestito dalle Autorità Greche e non dall’Ambasciata Italiana); per mezzo di tale modulo i viaggiatori devono fornire informazioni sul luogo di provenienza, sulla durata dei soggiorni precedenti in altri paesi, e sull’indirizzo del proprio soggiorno in Grecia.

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Zante: come arrivare, come spostarsi e dove dormire - Grecia.info
Spiaggia di Zante.


I viaggiatori riceveranno un’e-mail di conferma al momento del completamento del modulo telematico e, in un secondo momento, otterranno il proprio codice Quick Response (QR), esattamente alla mezzanotte del giorno del loro arrivo previsto in Grecia.


Qualora si intenda arrivare in Grecia con un’imbarcazione privata è necessario compilare la Maritime Declaration of Healthe inviarla via mail alla competente Capitaneria di porto in Grecia. Per i recapiti delle Capitanerie di porto, è possibile consultare questo link.

CUORIOSITÀ:

Secondo alcuni viaggiatori che si sono recati in Grecia nei giorni scorsi, le Autorità preposte avrebbero effettuato maggiori controlli ai cittadini provenienti dal Nord Italia, riconoscibili dalle iniziali di un codice posto sotto il QR Code.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Adamo ed Eva: il primo uomo e la prima donna per la tradizione cristiana

Chi è che non conosce la storia di Adamo ed Eva? Per la tradizione cristiana si tratta del primo uomo e della prima donna comparsi sulla faccia della terra. Secondo l’ebraismo e l’islam, invece, Eva è la seconda donna essendo stata preceduta da Lilith, la figura presente nelle religioni mesopotamiche in seguito divenuta un demone.

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Lilith (1866-1873), dipinto di Dante Gabriel Rossetti, Delaware Art Museum.

Il libro della Genesi racconta la creazione di Adamo ed Eva, ovvero quando Dio volle dare origine al mondo. In un periodo di cinque giorni, Egli diede vita al cielo, alla terra, alla luce, alle stelle, a tutti i pesce e gli animali. Il sesto giorno decise di creare l’uomo: a tal proposito, sempre all’interno della Genesi, vi sono due versioni da interpretare; nella prima (detta Fonte sacerdotale) il Signore fece nascere Adamo ed Eva insieme (Genesi 1,26-28), mentre nella seconda (detta Fonte Jahvista) la figura femminile nacque dalla costola di quella maschile (Genesi 2, 29-22).

La narrazione che conosciamo ci fornisce una storia secondo cui tutti noi deriviamo dalla ”famosa coppia” creata da Dio e da Lui collocata nel Paradiso Terrestre. In questo luogo Adamo ed Eva delusero il loro Padre cogliendo dall’albero la mela, il frutto proibito del peccato, sotto pressione del serpente tentatore.

Da qui il concetto di libero arbitrio secondo cui Dio non ha imposto nulla alle sue creature. A lasciato fare a loro ciò che volevano, insieme alla liberà di decidere cos’è il bene e cos’è il male.

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Raffigurazione di Adamo ed Eva, mentre la donna raccoglie il frutto dall’albero.

Dopo che la mela è stata colta e assaggiata, Adamo ed Eva diventano consapevoli della loro nudità, in quanto la vergogna è il primo sentimento negativo provato dal dal primo uomo e dalla prima donna.

Dio allora convocherà la coppia al suo cospetto; i due cercheranno di scagionarsi incolpandosi a vicenda. Il serpente verrà maledetto, mentre Eva verrà condannata alle sofferenze del parto ed Adamo a trarre con fatica i frutti della terra, fino a quel momento generosa con lui.

In fine il Creatore condanna la coppia e i loro discendenti alla morte fisica, laddove prima essi erano immortali. Per il Cristianesimo, in Gesù i figli di Adamo conoscono la possibilità di riscatto con la vita eterna alla fine dei tempi solo per chi la saprà meritare.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il “Pelìde” Achille: la leggenda dell’eroe greco

” Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi, e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò (così di Giove l’alto consiglio s’adempìa), da quando primamente disgiunse aspra contesa “.

L’incipit dell’Iliade, scritta da Omero, fa di Achille il protagonista quasi assoluto delle vicende raccontate nel famosissimo poema epico, e in particolare lo incorona come l’eroe della guerra di Troia.

Il prode Achille, figlio di Teti (la più bella tra le ninfee Nereidi), e di Peleo (re della Tessaglia), è uno degli eroi più conosciuti della mitologia greca.

Achille e Teti.

Una delle leggende che lo vede protagonista narra che sua madre Teti, per renderlo immortale, lo immerse nelle acque del fiume Stige, tenendolo solo per il tallone.

Subito dopo la nascita fu affidato al centauro Chirone, che divenne il suo maestro, e alla cura del precettore Fenice. Achille fu addestrato all’arte della guerra, all’uso delle armi, e iniziato alle nobili arti.

Conosciuto anche come Pelide, in onore dei suoi antenati, fu il più forte di tutti i greci.

Achille e il centauro Chirone

Sua madre, per evitare di perderlo in guerra, lo fece travestire da donna e lo mandò sull’isola di Sciro.

Lì sposo una delle figlie del re, la principessa Deidamia.

Quando Achille aveva nove anni, Calcante, un indovino, aveva predetto agli Achei, che senza la partecipazione del Pelide alla spedizione achea la guerra sarebbe stata persa.

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Ulisse, quindi, dopo la sua scomparsa, lo cercò in lungo e in largo; si travestì da mercante e alla fine riuscì ad incontrarlo. Svelatosi, gli rivelò tutto sulla spedizione, e lui, sensibile alla causa, decise di partire in guerra.

Achille in duello.

La causa dello scoppio dei combattimento, oltre alla conquista della supremazia economica e politica, fu il rapimento di Elena, moglie di Menelao,da parte del troiano Paride.

Infatti c’erano due schieramenti: da una parte gli Achei, con Agamennone, Menelao, Ulisse e Achille; mentre dall’altra i Micenei, che governavano Troia, con Priamo, e i figli Ettore e Paride.

I primi nove anni della guerra di Troia si conclusero senza risultati , ma il decimo fu quello decisivo.

A causa di un diverbio con Agamennone, Achille si ritirò dalla lotta, ma dopo l’uccisione del suo presunto amante Patroclo, decise di scendere in guerra e di uccidere il responsabile, Ettore (il principe troiano).

Achille uccide Ettore

Secondo gli dei fu l’unico eroe che ebbe il dono di essere l’artefice del proprio destino: una vita breve e gloriosa a dispetto di una lunga e senza fama.

L’episodio della sua morte ha molte versioni: la più famosa è quella che racconta la sua dipartita per mano di Apollo travestito da Paride, tramite con un colpo al tallone, l’unica parte vulnerabile, per mezzo di una freccia avvelenata.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La dinastia Tudor: un periodo decisivo per il Regno d’Inghilterra

La dinastia Tudor fu un’antica casata reale inglese di origini gallesi. Governarono il Regno con cinque sovrani dal 1485 al 1603.

Il primo monarca fu Enrico VII che salì sul trono in seguito alla Guerra delle due rose, durata dal 1455 al 1485.

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Enrico VII.

Egli rafforzò la propria posizione sposando Elisabetta di York, figlia del re Edoardo IV e nipote di Riccardo III, in modo da inglobare tutte e due le importanti famiglie nelle vicende reali.

Oltre a lui, suo figlio Enrico VIII e sua nipote Elisabetta I furono i principali sovrani ed esponenti della dinastia.

Per mezzo della loro politica, infatti, la famiglia reale governò anche il Galles e l’Irlanda.

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Enrico VIII.

Il successore fu Edoardo VI, detto il Re bambino. Egli salì al trono nel 1547 a soli 9 anni, sotto la reggenza dello zio Edward Seymour, duca di Somerset e fratello della terza moglie di Enrico VIII, Jane Seymour.

Il periodo di reggenza del conte di Seymour fu caratterizzato da una politica instabile, a causa soprattutto della guerra in essere contro la Francia e in contemporanea con quella tesa a dominare la Scozia.

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Edoardo VI.

Dopo la morte senza eredi maschi del quindicenne Edoardo VI e il successivo regno delle sue due sorelle, Maria I e Elisabetta I, anch’esse morte senza eredi, la dinastia dei Tudor si estinse definitivamente nel 1603, portando sul trono inglese la Casa reale degli Stuart, già sovrani di Scozia.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente: le similitudini con il mondo contemporaneo

In maniera formale la caduta dell’Impero Romano d’Occidente è stata fissata nell’anno 476 d.C.

In questa data Odoacre, il noto generale sciro o unno divenuto re degli Eruli, deposte l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto.

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Sebbene il declino fosse iniziato già dal III secolo d.C., dal punto di vista prettamente militare l’Impero romano d’Occidente cadde definitivamente dopo che nel V secolo fu invaso da vari popoli non romani.

Oltre alle invasioni di natura germanica, vi sono ulteriori fattori storicizzati che hanno contribuito alla caduta dell’impero:

  • il calo demografico: avvenuto per le guerre, le carestie, e le epidemie;
  • il crollo dei traffici commerciali e l’inflazione galoppante;
  • la crisi e la fuga dalle città;
  • lo squilibrio nella distribuzione della ricchezza: lusso eccessivo per pochi privilegiati e povertà per la grande massa proletaria;
  • la mancanza di consenso nei confronti del governo centrale: causata da una parte dalla corruzione sistematica, dall’altra dall’eccessivo peso fiscale che finiva per gravare sui ceti meno abbienti;
  • i difetti del sistema costituzionale, con il governo centrale condizionato dallo strapotere dell’esercito e sempre a rischio di usurpazione.
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La distruzione dell’Impero romano, di Thomas Cole.
Dipinto allegorico (ispirato molto probabilmente al sacco di Roma dei Vandali del 455). Il dipinto attualmente si trova a New York, presso l’Historical Society.

Quelli elencati precedentemente sono dei fattori che non sembrano tanto distanti dalla realtà della società contemporanea e degli Stati odierni. Esaminandoli punto per punto si può affermare che essi possono essere accomunati in special modo alla situazione italiana.

Il calo demografico della penisola, seppure in controtendenza con le statistiche mondiali, è evidente ed è destinato ad aumentare almeno per i prossimi trent’anni (se non si dovessero attuare delle politiche intelligenti volte ad una sterzata significativa).

A livello commerciale, invece, in un mondo globalizzato la crisi economica mondiale finisce per influenzare significativamente i traffici delle aziende italiane. Soprattutto se si pensa che il bel Paese è il secondo Stato europeo nella graduatoria dell’industria manifatturiera. Un settore, questo, che vive di esportazioni e fitte reti commerciali, che non possono subire frenate prolungate per poter garantire progresso e benessere a tutto il sistema nazionale.

Anche nel panorama italiano, così come negli ultimi anni di permanenza dell’Impero Romano, la fiducia verso le istituzioni è calata progressivamente fra i cittadini. Fiducia persa proprio per la persistenza di squilibri sociali, un’imponente burocratizzazione, ed un eccessivo peso fiscale.

Questi aspetti ci devono preoccupare o lasciare indifferenti?

L’universo degli stati nazionali sembra essere terminato, almeno nel mondo occidentale. Se si pensa all’economia italiana, è difficile sostenere che tutte le più grandi aziende del Paese siano al 100% italiane. Del resto i vari collegamenti commerciali presuppongono una certa internazionalizzazione dei contenuti di vendita. Dal punto di vista sociale, però, bisogna affermare con forza che non ci possono essere freni all’orgoglio di appartenenza ad una comunità, che porti all’aumento delle nascite e ad una fiducia rinnovata nei confronti delle istituzioni.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Meteora (Grecia): i monasteri sospesi nello spazio

Meteora in greco vuol dire letteralmente “sospeso nello spazio”. Esso infatti è il nome dello splendido borgo che si trova nel nord della Grecia, e che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 1988.

Il borgo di Meteora è stato utilizzato anche come ispirazione per produrre splendide tele.

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Si chiama così per la presenza di diversi monasteri posti su delle falesie di arenaria. Ad oggi, sui ventiquattro iniziali, sei sono ancora abitati. I primi insediamenti nel luogo risalgono addirittura al XI sec.

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Come furono realizzati?

Furono costruiti da dei monaci che – come dei veri e propri scalatori e con l’ausilio di funi, reti o a mani nude – trasportarono fino alla vetta di queste torri naturali il materiale necessario alla costruzione degli edifici. 

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Cordova: tra la moschea e i resti archeologici

Cordova è una città dell’Andalusia, una regione del Sud della Spagna. È stata un’importante città romana e uno dei principali centri dell’Islam durante il medioevo.

Per conoscere meglio le meraviglie di Cordova, consigliamo la lettura della guida proposta in foto.

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Ecco di seguito le principali attrazioni della città:

1. Mezquita

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Cordova è famosa soprattutto per la Mezquita, un’immensa moschea risalente al 784 d.C. caratterizzata da colonne e antichi mosaici bizantini. L’edificio divenne una chiesa cattolica nel 1236, e nel XVII secolo fu aggiunta una navata in stile rinascimentale.

2. Alcázar de los Reyes Cristianos  

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Si tratta di un palazzo del ‘300 in stile Mudéjar che ospita giardini terrazzati, mosaici romani e torri gotiche con vista.

3. Madinat al-Zahra

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Complesso di resti archeologici, tra cui basiliche, moschee e portici, di un antico palazzo medievale.

4. Torre de la Calahorra

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La torre medievale funge da museo cittadino, con un’ottima collezione di statue di cera. Essa è dotata di una vista panoramica che ammalia i visitatori.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Giardini pensili di Babilonia, tra le 7 meraviglie del mondo antico

Giardini pensili di Babilonia sono considerati una delle sette meraviglie del mondo antico. Queste ultime sono le strutture e le opere architettoniche, artistico-storiche che i Greci e i Romani ritennero essere i più belli e straordinari artifici dell’intera umanità. 

Secondo la leggenda, nei Giardini si potevano trovare rose fresche tutti i giorni nonostante il clima torrido. Ma, appunto, dove si trovavano?

Riguardo il tema dei Giardini pensili di Babilonia consigliamo la lettura del libro proposto in foto: Le Meraviglie.

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Situati nell’antica città di Babilonia, vicino all’odierna Baghdad, i Giardini pensili furono edificati intorno al 590 a.C. dal re Nabucodonosor II. In realtà la loro costruzione è tradizionalmente attribuita alla regina assira Semiramide.

Alcuni storici, però, non sono certi della loro esistenza. Si tratta di una questione irrisolta e gli studi, ancora in corso, hanno lasciato emergere le più svariate ipotesi: tra queste c’è chi dice che Babilonia non ospitasse affatto una delle Sette Meraviglie del mondo antico, poiché le fonti, pur concordando nella descrizione dei giardini, non ne forniscono alcuna localizzazione precisa all’interno della città.

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L’irrigazione dei Giardini:

L’impianto di irrigazione fu per la prima volta oggetto di studio da parte del ricercatore D.W.W. Stevenson che, basandosi esclusivamente sulla descrizione degli autori classici, ipotizzò che il sistema adottato fosse quello detto noria: tale meccanismo generalmente era composto da una ruota idraulica che aveva la funzione di sollevare acqua sfruttando la corrente di un corso idrico.

Nel caso dei giardini di Babilonia, la noria doveva essere strutturata così:

Due bacini alla base della scalinata dei Giardini, che ricevevano acqua dall’Eufrate tramite condutture sotterranee, erano collegati a delle ruote di legno o vasi d’argilla.

Quando le ruote venivano azionate dalla forza umana, i bacini si riempivano per poi lasciar ricadere l’acqua in un collettore posizionato sul piano superiore, dove avveniva lo stesso procedimento, fino a raggiungere il livello più alto.

Qui si trovava una cisterna da cui l’acqua poteva facilmente essere ridistribuita attraverso condotti a caduta.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. San Marino: la Repubblica più libera del mondo

San Marino, nota ufficialmente con il nome Serenissima Repubblica di San Marino, è uno Stato situato nel centro-nord della penisola italiana, al confine tra le regioni dell’Emilia-Romagna (provincia di Rimini) e delle Marche (provincia di Pesaro e Urbino).

Qui vi sono circa 33.000 abitanti, che risiedono in un territorio di 61,19 km².

In pochi sanno che a partire dal 2008 il centro storico della Città di San Marino e il Monte Titano sono stati inseriti dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità in quanto “testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal XIII secolo”.

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Vista del centro storico della Città durante una festività locale.

La storia di San Marino:

La tradizione fa risalire la sua fondazione al 3 settembre 301 d.C., quando San Marino, un taglia pietre dalmata dell’isola di Arbe fuggito dalle persecuzioni contro i cristiani dell’imperatore romano Diocleziano, stabilì una piccola comunità cristiana sul Monte Titano, il più alto dei sette colli su cui sorge la Repubblica.

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Monte Titano.

L’organizzazione statale fu inizialmente incentrata sulla figura dell’abate feudatario. Successivamente si passò all’autogoverno, che a partire dall’anno 1000 venne esercitato dall’assemblea di tutti i capi famiglia, chiamata Arengo. Quest’ultima deteneva i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Tuttavia, la crescita delle dimensioni della comunità rendeva ingestibile un organo decisionale così ampio: così, nel XIII secolo vennero create delle assemblee politiche (il Consiglio dei LX e il Consiglio dei XII).

Nel 1243 venne introdotta la figura dei capitani reggenti che svolgevano le funzioni di Capi di Stato.

Data fondamentale è l’8 ottobre 1600, giorno in cui è stata promulgata la prima Costituzione scritta, le Leges Statutae Sancti Marini.

All’inizio del Secolo XVII, inoltre, venne stipulato un accordo di protezione con lo Stato della Chiesa.

Un’indipenenza a rischio:

L’indipendenza di San Marino è stata messa in pericolo più volte:

Nel 1503 Cesare Borgia occupò la Repubblica per dieci mesi sino alla morte del padre, papa Alessandro VI. In un secondo momento, nel 1739, il tentativo di annessione allo Stato della Chiesa ad opera del cardinale Alberoni, fallì grazie all’intervento delle potenze estere dell’epoca. L’ultima occupazione del Paese avvenne nel 1944 ad opera delle truppe tedesche e della Repubblica Sociale Italiana in ritirata e successivamente dagli Alleati, che lo occuparono per 3 mesi.

La vicinanza di Napoleone:

La nazione è stata riconosciuta dalla Francia di Napoleone nel 1797 e da altri Paesi europei al Congresso di Vienna del 1815. Lo stesso Bonaparte offrì ai sammarinesi di estendere i loro confini al mare. La proposta fu gentilmente rifiutata e nella lettera di risposta il Reggente Antonio Onofri:

“la Repubblica di San Marino, contenta della sua piccolezza non ardisce accettare l’offerta generosa che le viene fatta, né entrare in viste di ambizioso ingrandimento che potrebbero col tempo compromettere la sua libertà”.

Ciò permise alla Repubblica di non essere assimilata dall’alleato francese nel Congresso di Vienna.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero