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L’ Acropoli di Selinunte: la piccola Atene siciliana

Là, dove le popolazioni s’incontrano tra le pagine della storia e i racconti del mito, nel cuore del Mediterraneo, sorge l’antica città di Selinunte (Σελινοῦς per i greci e Selinûs per i latini), oggi divenuto uno dei parchi archeologici più belli del bacino mediterraneo. 

Fondata dai greci attorno al 628 a. C., la tradizione classica vuole che la costruzione di Selinunte sia avvenuta 100 anni dopo la fondazione di Megara Hyblaea, la città fu poi riscoperta nel 1551, dal frate domenicano Tommaso Fazello di Sciacca. Infatti, egli la cita nella sua opera “De Rebus Siculis”, mera elencazione delle rovine delle antiche città, pubblicata successivamente nel 1558 a Palermo.

Dal Medioevo, il posto era conosciuto come cava di materiali da costruzione e alcuni blocchi dei templi orientali, nel XVIII secolo, furono utilizzati per ristrutturare il ponte sul fiume Belice. Il prelievo fu considerato illegale con il decreto di Ferdinando II di Borbone, nel 1779, ma nonostante ciò il latrocinio continuò sino a quando le rovine di Selinunte non divennero meta dei famosi tour di nobili ed intellettuali, i quali ne scrissero, ne illustrarono e soprattutto ne diffusero la fama del complesso templare. Ciò, nel 1822, condusse due architetti inglesi, William Harris e Samuel Angell a studiarne le rovine riportando alla luce importanti scoperte.

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Nella foto: Illustrazione di Jean Houel, Ruines du grand temple de Sélinonte.

Il più grande parco archeologico d’Europa è anche il più importante per le costruzioni templari. Infatti conta più di dieci santuari, come il tempio G considerato uno dei più grandi esempi della classicità architettonica rimastoci da paragonare solo alle strutture di Mileto.

Una triste parentesi che riguarda Selinunte è il restauro per anastilosi, cioè la ricostruzione degli edifici mediante la ricomposizione con i pezzi originali, delle strutture antiche. Difatti, nel corso del ‘900, un grande dibattito divampò proprio sul metodo di conservazione delle architetture, che si risolse appunto con questa metodologia. 

Nel complesso, l’imponente sito archeologico di Selinunte è composto: dall’Acropoli, dalla Collina orientale, dal pianoro di Contrada Manuzza, dal santuario della Malophoros in contrada Gaggera e da due Necropoli chiamate Manicalunga e Galera Bagliazzo.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero