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CURON VENOSTA: IL CAMPANILE SOMMERSO NEL LAGO

Qualcuno dice che di notte si sentono ancora le campane di questo particolare campanile, proprio come l’eco di un vecchio paesino scomparso per far posto alla modernità.

Il campanile sommerso di Curon Venosta è alla vista un luogo meraviglioso, ma la storia che c’è dietro non è tanto felice: nel lontano 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, lo Stato decise di costruire un’enorme diga per sfruttare l’energia dei tre laghi alpini del Passo di Resia. Il progetto avrebbe unito i due laghi più a nord della valle, sommergendo il vecchio centro di Curon Venosta (nell’attuale provincia di Bolzano).

L'incredibile campanile che emerge dalle acque a Curon Venosta
Il campanile oggi.

Gli abitanti del luogo, molti dei quali di lingua tedesca, vennero informati della distruzione delle loro case con un avviso in italiano esposto per soli sei giorni. Nessuno ci fece caso e così alla fine dei sei giorni il commissario incaricato riferì che non c’era stata alcuna obiezione.

Quando nel 1940 iniziarono i primi espropri gli abitanti furono presi alla sprovvista e dotati di rimborsi a malapena sufficienti per i trasferimenti. Il primo effetto dei lavori fu quello di eliminare i pascoli, costringendo gli abitanti a fare una difficile scelta: da una parte abbandonare la valle per un destino incerto; dall’altro unirsi ai lavoratori della grande diga e seppellire con le loro stesse mani le abitazioni in cui erano cresciuti.

Curon Venosta - Val Venosta - Alto Adige, Provincia di Bolzano
Il lago ghiacciato con l’abbassamento delle temperature e l’arrivo della neve in invero. Uno spettacolo unico.

Dopo che la guerra sospese i lavori per circa tre anni i cantieri ripartirono anche grazie agli aiuti dall’estero. Ad una a una le case di Curon Venosta vennero fatte saltare una ad una ad eccezione del campanile romanico risalente al Trecento, riconosciuto come bene culturale e quindi oggetto di tutela.

Mentre l’acqua del lago cominciava a salire pian piano, il parroco del paese arrivò a chiedere un’udienza al Papa, ma nessuna istituzione rispose al grido del paesino Curon Venosta.

Dopo questo avvenimento iniziò la costruzione di un altro paesino più a monte; mentre ancora oggi il campanile di Curon Venosta affiora solitario dal lago, e la leggenda vuole che la notte risuoni ancora come se il vecchio paesino non volesse mai morire veramente.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il bambino con il pigiama a righe: l’amicizia oltre le barriere

Il bambino con il pigiama a righe è un romanzo scritto dall’autore irlandese John Boyne, e pubblicato nel 2006. Due anni dopo è uscito l’omonimo film, tratto dalla stessa opera letteraria, diretto dal regista e sceneggiatore britannico Mark Herman.

Ci troviamo ai tempi della seconda guerra mondiale, negli anni più bui per la storia d’Europa e del mondo. Bruno è un bambino tedesco figlio di un ufficiale dell’esercito nazista che ha un grande sogno per il futuro, ovvero quello di fare l’esploratore. È stato da sempre educato con i dettami del regime nazionalsocialista, ma è una persona curiosa e ha un animo buono e ingenuo. Molte volte sembra non saper comprendere le imposizioni e le visioni razziste che hanno caratterizzato la Germania hitleriana.

A tal proposito osserverà prima con distanza e poi con stupore Pavel, il manovale ebreo che presterà servizio presso la nuova abitazione in campagna, in cui a malincuore il giovane è costretto a trasferirsi con la famiglia a causa del lavoro del padre. Si avvicinerà a lui e rimarrà sorpreso nello scoprire che quella persona sporca e trattata come un rifiuto della società, prima dell’inizio della guerra era un medico affermato.

Cosa ha portato Pavel e quelli come lui ad esser trattati così ?! Bruno non riesce proprio a capire. Gli hanno sempre detto chi sono i nemici e chi gli amici, ma non sa spiegarsi il perché.

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Bruno e Pavel nel film (2008).

A poca distanza dalla nuova casa è presente un orribile campo di concentramento, ma il fanciullo non lo sa e probabilmente non riuscirà comprendere il vero significato di un posto del genere se non alla fine del racconto.

In una delle sue esplorazioni luongo il terreno circostante all’abitazione finirà per arrivare al filo spinato che delimita il campo pieno di prigionieri. Tra questi, vicino a lui ma dall’altra parte del filo, c’è Shmuel un bambino ebreo suo coetaneo ma vestito con un ”buffo” pigiama a righe (che in realtà rappresenta la divisa dei deportati nel campo).

Tra i due nascerà una forte amicizia, tanto che entrambi i bambini si daranno degli appuntamenti per parlare e conoscersi meglio, anche se ovviamente c’è una barriera a separarli.

Un giorno il piccolo prigioniero arriverà dispiaciuto al loro incontro affermando di non trovare più il padre nel campo, e ingenuamente Bruno proporrà di scavare una buca in modo da entrare lui stesso all’interno del recinto per aiutare Shmuel a cercare l’uomo disperso.

L’azione verrà incautamente realizzata, e i due bambini saranno prelevanti dai soldati nazisti per essere portati insieme agli altri prigionieri nella camera a gas. Anche Bruno verrà confuso per prigioniero, avendo indossato un’uniforme a righe bianche e azzurre proprio come i detenuti, al fine di poter agire liberamente nello spazio destinato ai deportati.

Nel frattempo Bruno non c’è a casa e i genitori, essendosi allarmati, lo cercheranno freneticamente. Dopo diverso tempo essi ripercorrano la strada intrapresa dal figlio che li porterà tragicamente ad arrivare fino al campo in cui troveranno il corpo senza vita di Bruno, accanto a quello del suo amico del cuore.

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Bruno e Shmuel nel film (2008).

Il bambino con il pigiama a righe ci fa osservare la storia da un punto di vista differente rispetto alla maggior parte delle opere letterarie o cinematografiche che affrontano il tema del nazismo e dei campi di concentramento. Ci illustra come si svolgeva l’educazione nazionalsocialista e fa emergere la figura di un protagonista intelligente, curioso e con una mentalità molto più aperta degli altri nonostante la sua tenera età.

Bruno si fa costantemente domande, non si accontenta di ciò che gli dicono gli altri, e soprattutto mostra un animo nobile e gentile nel dispiacersi davanti alle ingiustizie. Non c’è stato ne un filo spinato, ne null’altro capace di interrompere il suo rapporto con Shmuel. Bruno, anche se incoscientemente, ha donato se stesso per un valore profondo, naturale e sincero: l’amicizia.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Guernica di Pablo Picasso: l’arte come emblema di un mondo in conflitto

Guernica è un celebre quadro dell’artista Pablo Picasso.

Il pittore fu ispirato in seguito ai bombardamenti che l’omonima cittadina spagnola dovette subire il 26 aprile 1937 dalle truppe naziste, in sostegno al generale Franco, oppositore del legittimo governo repubblicano del tempo.

L’opera fu realizzata in soli due mesi, per poi essere proposta all’Esposizione Universale di Parigi.

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Guernica (1937)

L’aneddoto

Noto è l’aneddoto in cui un ufficiale nazista si avvicinò a Picasso durante l’esposizione parigina, e osservando Guernica disse all’artista:

<< Siete stato voi a fare questo? >>

<< No, siete stati voi ! >> rispose Picasso.

A sinistra: una madre con bambino tratti da Guernica.
A destra: un padre con il figlio dopo i bombardamenti in Siria.

La risposta che Pablo Picasso riservò al soldato tedesco non si riferiva ovviamente al dipinto in sé e per sé, ma alludeva ai fatti reali avvenuti nella cittadina spagnola e non solo.

A distanza di decenni si può affermare che la potenza distruttrice dell’uomo non ha ancora smesso di mietere vittime in molte zone del mondo.

L’arte preserva una forza tale da poterci mostrare tutto; e, ancora oggi, può riuscire a riscoprire la propria connotazione sociale, capace di elevare le coscienze umane.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero