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Salvator Dalì – La metamorfosi di Narciso: i paesaggi paranoici

La metamorfosi di Narciso (50,8 cm X 78,3 cm) è un quadro realizzato tra il 1936 e il 1937 dal pittore spagnolo Salvador Dalí. Il dipinto è conservato alla Tate Modern Gallery di Londra.

L’opera rappresenta il mito del narcisismo, in quanto raffigura un Narciso che muore e si fossilizza.

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Com’è composta l’opera?

Il corpo di Narciso si presenta come un enorme figura sul lato sinistro dell’opera. Egli è accucciato in una posizione quasi fetale. Tale aspetto riconduce alla ricerca, da parte del personaggio, della solitudine del grembo materno, prima di nascere. Egli sembra immerso in una calda ed aurea luminescenza. Nell’acqua su cui siede è visibile il suo riflesso dal quale ha inizio la trasformazione.

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La metamorfosi di Narciso (1936-37).

 Sul lato destro del quadro riappare il protagonista con colori più chiari e freddi, e che in una mano stringe un uovo dal quale nasce un fiore di narciso.

Dalí riteneva che attraverso dei passaggi nettamente paranoici fosse possibile ottenere due figure anatomicamente e figurativamente identiche, anche se queste erano molto differenti.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

“Persistenza della Memoria” di Salvador Dalì: la fotografia di un sogno fatto a mano

Il 23 gennaio 1989 moriva Salvador Dalì, uno dei più grandi artisti del Novecento inventore del metodo paranoico-critico ed una delle personalità più influenti e poliedriche del suo tempo. In occasione dei trent’anni della sua morte, a Matera fino al 30 novembre 2019 sarà possibile visitare la mostra intitolata “La Persistenza degli Opposti” un percorso espositivo pensato per rappresentare i principali dualismi concettuali dell’arte di Dalì. L’artista spagnolo era un uomo di opposti e tale fu la sua filosofia. I quattro temi scelti per il percorso museale sono: il Tempo, gli Involucri, la Religione e la Metamorfosi.

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Salvator Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989).

Originale e provocatorio, nel corso della sua carriera durata oltre 70 anni, Dalì realizzò più di 1500 dipinti, oltre ad illustrazioni per libri, litografie, sculture, costumi e scenografie teatrali. La sua eredità artistica è immensa ed influenza ancora oggi il mondo dell’arte contemporanea. La sua esperienza è stata l’ultima a mettere l’Europa al centro della scena artistica mondiale prima dell’avvento della Pop Art che avrebbe spostato l’attenzione Oltreoceano.

Bergson agli inizi del 1900 pose un problema che venne subito recepito dalla letteratura: cosa succede, dunque, se il tempo condiviso non coincide con il tempo percepito?

Il flusso del tempo può essere colto nella “Persistenza della Memoria” di Salvador Dalì. In uno dei tanti paesaggi di Port Lligat, caratterizzato dagli scogli aguzzi della Costa Brava sullo sfondo e da un ulivo secco e malinconico in primo piano, il pittore spagnolo immagina tre orologi come oggetti inattesi, sottratti alla realtà quotidiana. Questi orologi vengono deformati dallo sguardo delirante di un sogno prodotto dall’inconscio dell’artista e suggerito dalla presenza di un occhio dalle lunghe ciglia che giace addormentato. Nella persistenza della memoria un orologio è sospeso ad un albero, un altro è adagiato su un parallelepipedo, un terzo è avvolto a spirale intorno ad una strana forma ed un quarto, l’unico non alterato, è ricoperto di formiche.

La Persistenza della memoria di Salvator Dalì.

Dalì associa ed altera liberamente gli orologi, protagonisti dell’opera: i due dilatati ricordano che la durata di un evento può ingrandirsi nella memoria, secondo quanto sosteneva lo stesso Bergson. Il terzo orologio è il simbolo del modo in cui la vita distorce la forma geometrica del tempo meccanico. Essi, sul punto di sciogliersi al sole, rappresentano, perciò, l’aspetto psicologico del tempo il cui trascorrere, nella percezione umana, assume una velocità diversa che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo. L’unico orologio non deformato ricoperto di formiche, che sembrano divorarlo, indica l’annullamento di un tempo cronologico piegato alle esigenze quotidiane

La deformazione delle immagini è un mezzo per mettere in dubbio la razionalità, che vede gli oggetti sempre con una forma chiara e definita. Nella persistenza della memoria, Dalí invita l’osservatore a riconsiderare la dimensione del tempo e della memoria, nella quale il prima e il dopo si contaminano reciprocamente.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Salvador Dalì a Matera: quando gli opposti si attraggono e nasce la magia

Un grande orologio molle che osserva da lontano il panorama ancestrale di Matera. Un mastodontico  Elefante spaziale dalle improbabili zampe lunghissime e scarne che domina una delle piazze della città e Il piano surrealista che affonda le sue braccia nel cielo della Capitale europea della cultura 2019.

Sono questi gli elementi monumentali de La Persistenza degli Opposti, l’esposizione dedicata a Salvador Dalì che affonda le radici nella filosofia daliniana e nella storia millenaria della celebre città dei Sassi, in un gioco di sguardi che permette a visitatori di vivere Matera attraverso Dalì e Dalì attraverso Matera.

Una delle installazioni presenti a Matera

Sono circa 200 le opere che da circa tre mesi invadono le strade, i vicoli e le piazze di Matera, con elementi surreali e riconoscibili in quanto icone di un preciso momento della storia dell’arte, legati in un percorso multimediale, con ologrammi, realtà virtuale e video mapping che portano la firma di Phantasya, società napoletana che ha curato l’intero allestimento.  

La rassegna Salvado Dalì – La Persistenza degli Opposti, curata da Beniamino Levi, costituisce un viaggio tematico che indaga all’interno della psicologia e dell’ispirazione artistica di Dalì. Quattro sono i temi molto cari all’artista, quattro le dicotomie: il tempo fuggevole ed eterno nel suo scorrere, l’involucro duro e il contenuto molle, la metamorfosi della realtà in surrealtà e la dialettica tra religione e scienza. Quello proposto è un vero e proprio viaggio nell’universo di Dalì, delle sue ossessioni, del suo giocare tra i pieni e i vuoti, nella smania di leggere il mondo e di distorcerlo a suo piacimento.

Matera è già di per sé un museo a cielo aperto, ma con questa rassegna mostra tutta la sua carica contemporanea creando un connubio pazzesco tra la sua natura rupestre, ancestrale e l’iconicità surreale di colui che ha rivoluzionato la storia dell’arte.

Rosa Araneo per L’isola di Omero