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La rubrica del borgo. Ortigia: l’isola nell’isola

Cicerone disse: «Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca e la più bella di tutte. Signori giudici, è proprio come dicono».

L’isola di Ortigia è collegata a Siracusa tramite il ponte Umbertino ed è il cuore della città siciliana, nonché la sua parte più antica.

Uno scorcio di Siracusa

Il ponte Umbertino rappresenta una specie di porta spazio-temporale, infatti dopo averlo attraversato ci si trova davanti alle colonne doriche del tempio di Apollo, costruito nel VI secolo a. C.. Le colonne monolitiche si trovano nel mezzo dei palazzi moderni di Largo XXV Luglio.

Il tempio di Apollo

La presenza dell’uomo sull’isola risale alla Preistoria, ma fu in epoca greca che l’isola divenne importante grazie anche alla costruzione dei due tempi, quello di Apollo e di quello di Atena (o Duomo).

Il tempio di Atena

Per la sua collocazione geografica è stata oggetto di svariate conquiste da parte di greci, romani, svevi, aragonesi ed arabi.

Scoprire l’isola di Ortigia significa entrare in contatto con culture diverse.

Palazzi, cortili, chiese e conventi si alternano con templi, castelli e fontane.

Tra i più importanti monumenti del periodo svevo troviamo il Castello Maniace, edificato da Federico II e utilizzato sia come residenza sia come edificio di difesa. Danneggiato dal terremoto dal 1693, oggi si può ammirare solo una delle quattro torri originarie. Il suo nome deriva da Giorgio Maniace, comandante bizantino che fece costruire la fortificazione vera e propria.

Il Castello Maniace

Uno dei capolavori dell’arte del 600, invece, si trova all’interno della Chiesa di Santa Lucia alla Badia, la santa patrona di Siracusa, ed è custodito sull’altare maggiore, ed è opera di Caravaggio.

Molto famosa è anche la Fonte Aretusa, uno specchio d’acqua ricco di tradizione. La leggenda narra che la dea Artemide, per proteggere la ninfa Aretusa dal corteggiamento di Alfeo, figlio di Oceano, la trasformò in fonte. Ma essendo un dio fluviale, Alfeo, percorse tutto il sottosuolo per poi riaffiorare e situarsi accanto alla fonte.

La Fonte Aretusa

Negozi e boutique animano invece Via Cavour e Via Landolina, dove si trovano anche numerosi palazzi nobiliari. Molto famosa è Piazza Duomo, con la curiosa forma a mandorla, ornata da colonne greche e circondata da palazzi stile rococò.

Piazza del Duomo

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Modelli di rococò in Puglia: la Basilica di San Martino a Martina Franca

«E pur col suo anonimato architettonico, Martina non è anonima: ogni cosa sembra firmata da un artista gentile e modesto che preferisce lasciare solo una data.»

Cesare Brandi.


Il panorama martinese è esaltato dalla sua nota vena artistica, ostentata soprattutto dalla forte presenza dell’architettura barocca. L’emblema di questa città risiede nel centro storico, il quale ospita il monumento più importante di Martina Franca: La Basilica di San Martino.

Essa è stata edificata dal 1747 al 1785, su una precedente chiesa romanica. La Basilica ha subito numerose modifiche negli anni, affermandosi, però, negli anni ‘40 per il suo stile rococò. Oggi, la Chiesa, a pianta a croce latina, è stata ampliata mediante nuove costruzioni: la Cappella del Santissimo Sacramento, il campanile e la sagrestia.

La facciata si innalza per circa 37 metri ed è divisa in due ordini. L’ordine inferiore accoglie quattro statue di marmo raffiguranti Giovanni Battista, San Pietro, San Paolo e San Giuseppe; al centro, è posto il portale maggiore con architrave e timpano spezzato, su cui vi è l’altorilievo che narra l’episodio di San Martino e il povero.

L’ordine superiore detiene, invece, le statue di Santa Comasia e Santa Martina e lo stemma raffigurante il Santo di Tours.

L’esterno della Basilica


L’interno del complesso, gode della presenza di dodici altari in stile prevalentemente settecentesco, ridondante ed impreziosito. Fra le figure di rilievo, la statua lapidea di San Martino di Tours dello scultore Stefano De Putignano, posizionata sulla nicchia dell’altare centrale in marmi policromi. Sempre sull’altare, si trovano le diverse statue-allegoria della Carità e dell’Abbondanza.

L’interno della Basilica

Fra le peculiarità di questa Basilica vi è sicuramente l’illuminazione, gestita da ben venticinque finestre e dalla vetrata posizionata sulla controfacciata nel vano del finto balcone pontificale. Anche i colori vivaci destano molta attenzione.

La Basilica si caratterizza per la sua sinuosità ed eleganza tratta dalla propria irregolarità non eccessivamente marcata, e si afferma come vero e proprio manifesto dell’arte barocca nella Valle d’Itria, ma anche della Puglia stessa. Nel 2012 è stata dichiarata dall’UNESCO “monumento messaggero di una cultura di pace”.

Angela Cerasino per L’isola di Omero

Modelli di rococò in Puglia: la chiesa di San Vito a Ostuni.

Chi decide di perdersi per una gita fuori porta tra le vie del centro della ‘’città bianca’’ di Ostuni, rimane sicuramente colpito dalla maestosità della facciata della chiesa di San Vito, la quale si distingue fortemente per la sua unicità dal paesaggio circostante, costituendo forse, il più eclatante esempio di architettura rococò in Puglia.

Il sisma che colpì la Terra d’Otranto nel 1743, fu la giusta occasione per edificare, demolendo, oltre ai tre palazzi della nobile famiglia Patrelli, anche l’adiacente chiesa medievale di San Vito martire, tra il 1750 e il 1753, il monastero che ospitò fino agli anni Settanta del Novecento, l’ordine religioso delle Carmelitane.

Con il conseguente abbandono delle monache carmelitane di clausura, il monastero passò di proprietà al Comune di Ostuni, il quale dal 1989, inaugurò il Museo di Civiltà Preclassica della Murgia Meridionale, importante tappa culturale da non perdere se si decide di visitare la ‘’perla bianca della Puglia’’.

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La bellezza architettonica e la ricchezza dei dettagli, fanno della chiesa di San Vito Martire oltre a uno tra i primi ed i migliori esempi di rococò pugliese anche uno dei luoghi simbolo della cittadina ostunese.

L’interno, anch’esso di notevole pregio artistico, presenta due cori dalle dimensioni ridotte, sorretti da due semiarchi con teste angeliche e cinque altari: oltre a quello maggiore, vi sono quelli dedicati ai Santi Medici, a Santa Teresa, a Santa Maria Maddalena e alla Vergine Addolorata.

A tal proposito, si noti come l’ultimo altare, di matrice neoclassica, ‘’stoni’’ con lo stile esuberante di decorazioni degli altri, in perfetto stile rococò, eseguiti dallo scultore Francesco Morgese, uno dei maggiori maestri capaci di dare vita da interi blocchi veri e propri gioielli di pietra, come in questo caso, la cornice dell’altare maggiore.

articolo di Antonella Buttazzo