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I RITRATTI MASCHERATI DI VOLKER HERMES

Pensate che Volker Hermes sia un autore del’700 o dell’800? E invece no! Si tratta di un artista contemporaneo noto per la raffigurazione di soggetti con il volto coperto, ripescati da opere pre-esistenti.

Sicuramente in molti hanno trovato un’analogia con il fatto che queste opere siano diventate note soprattutto con l’avvento della pandemia Covid 19; periodo in cui si è iniziato ad indossare abitualmente le mascherine per proteggere il viso, ma, aspetto spesso sottovalutato, anche per coprirlo.

In relatà, gli Hidden Portrait (”ritratto nascosto”) questo è il nome assunto dalle serie di dipinti di Hermes, sono una sorta di rilettura un po’ ironica delle opere del passato iniziata intorno al 2010. Molte di queste sono conservate presso il Rijksmuseum di Amsterdam.

I ritratti "mascherati" di Volker Hermes | Sky Arte - Sky

«Ho iniziato una riflessione sul significato sociale della pittura, i codici di abbigliamento nei dipinti e il ruolo dell’individualità nei ritratti. Ho trovato un modo per esprimere la mia visione contemporanea intervenendo digitalmente su opere storiche»

Questo è il commento sull’autore su chi gli chiedeva il significato del proprio operato.

Volker lavora su quadri che spaziano dal primo Rinascimento alla fine del XIX Secolo, analizzando ogni epoca attraverso i suoi codici, le forme di rappresentazione e anche la visione individuale di ogni singola persona.

Hidden Portraits by Volker Hermes

A chi critica il suo lavoro egli risponde di ammirare i dipinti che ripropone e di trattarli con rispetto. Afferma di non aggiungere nemmeno un elemento per dipinto, ma di rimodulare quelli già presenti.

Il pittore utilizza gli stili codificati dell’abbigliamento del nostro tempo, ed elabora una rilettura glamour e attuale dei dipinti storici

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA LATTAIA DI JAN VERMEER: COME FU COMPRESO IL SUO VALORE NEL ‘600 ?

Si vede lontano un chilometro che il dipinto conosciuto comeLattaia è opera di Jan Vermeer, di cui abbiamo parlato in occasione del suo Astronomo, dell’Allegoria della pittura, e soprattutto della Ragazza con turbante.

Lo scenario, il soggetto, e le tonalità dell’opera ricordano le altre che il pittore olandese realizzò nel cuore del Seicento. L’ambientazione in cucina, tra l’altro, si era diffusa nella zona dei Paesi Bassi già dal secolo precedente.

La lattaia è ornata degli tessi colori della Ragazza con orecchino di perla di Vermeer ed è colta mentre fa un gesto quotidiano. Lo sfondo è spoglio, e gli oggetti immobili intorno a lei sono rivelati nella loro composizione materica dalla luce che penetra da una finestra posta davanti al soggetto,

La LATTAIA DI VERMEER: descrizione e significato dell'opera
Particolare delle mani della donna che versano il latte.

Il dipinto trasmette serenità, come solo può fare una bella donna robusta che adopera gli strumenti della cucina e che è capace con le sue mani sapienti di donare calore alle mura domestiche anche con un piccolo gesto.

Probabilmente fu questo il pensiero di chi vide per la prima volta l’opera e decise di acquistarla; può essere che egli capì subito di avere tra le mani un pezzo da novanta.

La Lattaia, infatti, fu inventariata nella prestigiosa collezione Dissius ad Amsterdam (16 maggio 1696) come: «una cameriera che travasa il latte, estremamente ben fatto, dello stesso [Vermeer]; fiorini 175.0».

La lattaia di Jan Vermeer - ADO Analisi dell'opera
La Lattaia, a olio su tela (45,4×40,6 cm) di Jan Vermeer, databile al 1658-1660 circa e conservato nel Rijksmuseum di Amsterdam.

Un prezzo sicuramente importante per il tempo. L’alta quotazione raggiunta in quella vendita (seconda solo ai 200 fiorini della Veduta di Delft dello stesso autore) testimonia come già all’epoca fosse apprezzata l’opera, oggi ritenuta uno dei capolavori dell’artista e dell’arte dei Seicento europeo in generale.

Il dipinto passò per varie collezioni private olandesi, tutte documentate, finché dalla raccolta Six di Amsterdam non fu acquistato dallo Stato nel 1907, arrivando nel museo Rijksmuseum 1908.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero