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Sarajevo: la città con il cuore diviso in due

Sarajevo, con i suoi 300.000 abitanti circa, è la capitale della Bosnia ed Erzegovina. Si estende nella valle del fiume Miljacka, un affluente di destra del fiume Bosnia, che la divide in due parti.

L’antico cuore della città si trova immerso nella valle che ha una forma naturale di anfiteatro. I suoi due principali quartieri sono quello musulmano e quello cristiano.

La vista della città con il fiume Miljacka.

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Sarajevo è una città ricca di storia, ed è una delle capitali più giovani d’Europa. Definita per secoli la Gerusalemme d’Europa, al suo interno vi ritroviamo una popolazione multietnica.

Camminando tra le stradine in pietra e le case con i tetti spioventi, ci appaiono i segni del suo passato: in particolare le Rose di Sarajevo. Con questa termine vengono indicate le cavità causate dai colpi di mortaio durante gli anni dell’assedio.

La storia della città è fatta di bombardamenti, guerre e vittime innocenti.

Abitata fin dall’Età della pietra, durante il Medioevo era formata da un insieme di villaggi riuniti nei pressi di una fortezza, Vrhbosna.

L’anno della sua fondazione è il 1461, quando un governatore ottomano la trasformò in una città, con la costruzione di una moschea, di un mercato e del Palazzo del governatore.

Nel XVI secolo iniziò a prosperare, ma nel 1699, durante l’incursione del principe Eugenio di Savoia contro l’Impero ottomano, Sarajevo fu bruciata e rasa al suolo.

In seguito fu ricostruita, ma i segni della distruzione sono evidenti ancora oggi.

Durante il comando dell’Impero austro-ungarico ci fu l’ammodernamento della città e la commistione con lo stile occidentale.

Nel 1914 la città fece da sfondo all’assassinio dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e di sua moglie, che fu la causa scatenante della seconda guerra mondiale.

Nel 1984, mentre ospitava i giochi olimpici invernali, Sarajevo si mostrò come una città in crescita.

Tra il 1992 ed il 1995, invece, è stata teatro dell’assedio delle forze secessionistiche serbo-bosniache, che causò enormi danni e distruzione.

I segni lasciati dall’assedio.

La ricostruzione della città è cominciata a partire dal marzo del 1996, subito dopo la fine della guerra.

Oggi Sarajevo si presenta come una città affascinante, e la si può ammirare e respirare sia salendo sulle mura del Bastione Giallo, sia dall’alto della Torre Avaz, l’unico grattacielo presente in città.

Il centro storico è la parte più famosa e colorata della città, è chiamato Bašcaršija e in turco significa mercato principale. Nella piazza centrale troviamo la fontana Sebilj, realizzata dall’architetto Wittek in stile moresco.

La moschea più famosa si trova nel quartiere turco ed è la Moschea dell’Imperatore, edificata nel 1457 dopo la conquista ottomana della Bosnia.

Moschea dell’Imperatore.

Mentre il principale luogo di culto cattolico è la Cattedrale del Sacro Cuore, con il suo stile neogotico e romanico. Fu costruita tra il 1884 e il 1889 ma venne bombardata e poi ricostruita solo in parte. La facciata della chiesa è ornata da mattoni che rivestono le due alte torri campanarie gemelle e il portale centrale con il rosone.

La facciata della Cattedrale del Sacro Cuore.

Famoso è anche il Ponte Latino, che ha avuto un ruolo di prestigio nella storia mondiale, poichè è qui che l’arciduca è stato ucciso. Il ponte si chiama così in onore dei discorsi in latino fatti dai monaci cattolici che lo attraversavano per arrivare al monastero. È tra i più antichi della città, con le sue quattro arcate e i tre grandi pilastri, ed attraversa il fiume Miljacka.

Ponte Latino.

Il Tunnel Spasa, chiamato anche tunnel della salvezza, fu costruito durante l’assedio, ed era usato come collegamento tra due città libere, Dobrinja e Butmir. Veniva attraversato dai civili in cerca di salvezza, ed anche da coloro che fornivano cibo e aiuto di ogni genere.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero