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PRERAFFAELLITI: IL MONDO ONIRICO E FIABESCO IN ETA’ VITTORIANA

La Confraternita dei Preraffaelliti era una corrente artistica formata da pittori britannici nel corso del periodo dell’Inghilterra Vittoriana (1837-1901).

 Le opere eseguite in questo contesto sono figlie di una pittura piena di colore, e di suggestive contaminazioni letterarie. Le pennellate lucenti, attraverso immagini nitide e particolareggiate, donano al mondo onirico e fiabesco una profonda realtà.

Ofelia: storia di una donna da Shakespeare a Millais - Lo Sbuffo
Ophelia (1851–1852), dipinto di John Everett Millais. 76 cm x 1,12 m,  Tate Gallery di Londra.

preraffaelliti fondano il loro movimento in contrapposizione alla Royal Academy inglese e alle canonizzazioni da essa imposte. La rottura con la tradizione porta a non dipingere più ritratti rispettosi, e all’esecuzione di panorami suggestivi ma distanti.

Il preraffaellismo parla all’anima, cerca di ritrovare nello spettatore lo stesso sguardo stupito di un bambino incantato davanti alle illustrazioni dei libri fiabeschi.

Tale cambiamento avvenne perché l’epoca vittoriana fu sicuramente un periodo di grandi contrasti e di mutamenti. Una fase di grande moralismo, di serietà, a cui si contrapponevano interessi bizzarri e fantasiosi; un periodo di luci e ombre, di contrasti sociali sempre più accentuati, di grandi scoperte e di nuove domande.

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I maggiori pittori preraffaelliti includono i tre fondatori del movimento: John Everett MillaisDante Gabriel Rossetti William Hunt. A questi si unirono successivamente Ford Madox BrownWilliam Trost Richards, William MorrisEdward Burne-Jones e  John William Waterhouse.

Perché il nome ”Preraffaelliti”?

I preraffaelliti non vogliono rompere solo con la tradizione scolastica inglese, ma a monte, con la tradizione rinascimentale che ha creato le basi per i canoni estetici moderni.

Lady Lilith - Wikipedia
Lady Lilith (1866–1868), Dante Gabriel Rossetti. Delaware Art Museum.

Il termine “preraffaelita” è un riferimento all’arte esistita prima di Raffaello Sanzio, pittore ritenuto ”colpevole” dagli esponenti di questo movimento di aver inquinato l’arte esaltando l’idealizzazione della natura e il sacrificio della realtà in nome della bellezza, e permesso gli sviluppi dell'”odiato” accademismo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Raffaello e i 500 anni dalla sua morte

“lle hic est Raphael, timuit quo sospite vinci rerum magna parens et moriente mori.”

“Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire.”

Così recita l’epitaffio sulla tomba di Raffaello, al Pantheon. Morì a soli 37 anni, Raffaello il più grande talento del Rinascimento italiano, colui che a trent’anni seppe trasformare la sua bottega in una vera e propria impresa aziendale. Comprese, prima di tutti, l’importanza dell’incisione come mezzo di diffusione delle sue opere: infatti le incisioni potevano essere acquistate a prezzi accessibili da un numero di clienti maggiore della ristretta cerchia dei suoi committenti.

Mostra Raffaello per bambini - Milanoguida - Visite Guidate a ...
Gli angeli dipinti da Raffaello Sanzio.

Pittore di indubbia bravura, apprezzato dai pontefici Giulio II e Leone X, e dalla famiglia de’Medici, l’espressione più alta del suo genio è visibile nelle Stanze vaticane dove seppe coniugare paganesimo e cristianesimo, pittura e architettura in un connubio che sarà d’ispirazione per tutti i suoi successori.

Ma Raffaello fu anche un grande architetto, colui che diede forma alle future ville suburbane realizzando solo una minima parte di quella che sarebbe dovuta essere Villa Madama, ai piedi di Monte Mario. Ricerca dell’antico e innovazione sono alla base delle sue opere che prendono ispirazione da Leonardo, Michelangelo e Bramante ma che con lui raggiunsero vette inaspettate.

Trasfigurazione (Raffaello) - Wikipedia
Trasfigurazione (1518-1520) di Raffaello Sanzio.

Prima di morire stava realizzando una pianta di Roma imperiale così da preservare le rovine dalla distruzione: siamo di fronte al primo riferimento alla tutela del patrimonio storico artistico che troverà fondamento nell’articolo 9 della Costituzione italiana.

Fu il primo a comprendere la logica dei sistemi decorativi della dimora neroniana. Una storia che inizia nel 1480 quando alcuni pittori si calano nelle «grotte» del colle Oppio, per ammirare le pitture, da allora chiamate «grottesche», di antichi ambienti romani. Stavano scoprendo, senza saperlo, le rovine dimenticate della Domus Aurea. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Sposalizio della Vergine: la fine del periodo giovanile di Raffaello

Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio è un dipinto datato 1504. Esso, conservato presso la Pinacoteca di Brera a Milano, testimonia la fine del periodo giovanile del noto pittore.

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L’opera venne commissionata dalla famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello (nell’attuale provincia di Perugia).

Per realizzarla Raffaello venne ispirato da un analogo dipinto che proprio in quegli anni il Perugino stava dipingendo per il Duomo di Perugia.

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Lo sposalizio della Vergine (1504), Raffaello Sanzio.

I personaggi e lo sfondo:

Il dipinto raffigura lo sposalizio di Maria e Giuseppe, con al centro un sacerdote che, tenendo le mani di entrambi, officia la funzione.

A sinistra vicino a Maria c’è un gruppo di donne, mentre dal lato di Giuseppe se ne trova uno di uomini.

Lo sfondo è occupato da un edificio a pianta centrale al centro di una piazza. Alcuni gruppetti di figure, senza un particolare significato, popolano la piazza per dare un tocco quotidiano e per scandire la profondità spaziale, con le loro dimensioni opportunamente scalate.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La Scuola di Atene di Raffaello: l’eredità della cultura classica nella contemporaneità del Rinascimento

Sta facendo ultimamente notizia, il ritorno alla Pinacoteca ambrosiana del cartone della Scuola di Atene, opera che ha consacrato il pittore e architetto urbinate Raffaello Sanzio nell’Olimpo delle maestranze rinascimentali.

L’incarico di questo capolavoro lo si deve al pontefice Giulio II, il quale commissionò al maestro, la rappresentazione di una scena ambientata nel mondo classico per indicare le radici della civiltà romana.

Ciò che colpisce subito dell’intera opera è la solida prospettiva geometrica dell’architettura raffigurata: difatti, in un ampio edificio classico pavimentato con quadrati regolari, s’innesta uno scalone, a sua volta inserito in uno spiazzo che lascia intravedere archi, soffitti a botte decorati con lacunari, nicchie contenenti statue e bassorilievi.

L’ ambiente è gremito di personaggi contrapposti fra loro per rappresentazione e stile: alcuni, sino ad Alcibiale (il giovane in vesti militari) sembrano una prefigurazione delle forme e dei volumi del Perugino, al contrario invece, dall’altra parte, l’Eraclito dalle sembianze michelangiolesche, sembra preannunciare una sinuosità e morbidezza delle membra.

Inoltre, la scenografia fortemente simmetrica e bassa, rende solenne l’intera composizione, movimentata dalle posture dei personaggi e dal loro linguaggio gestuale, come una sorta di conversazione non verbale.

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Tra le altre personalità ‘’importanti’’ ritratte, al centro, si stagliano le figure dei filosofi Platone (che sembra essere un vero e proprio ritratto di Leonardo) e Aristotele. Platone, con la mano indica il cielo, facendo cenno al mondo delle idee, oggetto del suo studio. Aristotele invece, con il palmo della mano rivolto verso il basso, sta ad indicare il suo interesse per l’esperienza e la natura.

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Il grande affresco di Raffaello doveva celebrare la civiltà romana e il papato come erede della cultura classica e della filosofia, più, in particolare, l’opera doveva essere da monito per il fedele per giungere al bene e quindi a Dio.

Curiosità:

La prima stanza degli appartamenti vaticani era chiamata della segnatura (dal latino signum, firma), poiché venivano apposte le firme dei documenti ufficiali.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero