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Van Gogh e Monet in mostra a Roma, fino al 6 gennaio

L’Ex-caserme Guido Reni a Roma, in via Guido Reni 7, ospita una doppia mostra di due grandi artisti come Van Gogh e Monet dal 9 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020.

Si tratta di un incredibile viaggio nel tempo alla scoperta di due giganti della storia dell’arte. L’esposizione si avvale della tecnologia VR, che garantisce al visitatore di poter apprezzare realisticamente i paesaggi, i colori, e le atmosfere che hanno contraddistinto entrambi i pittori.

Le riproduzioni dei principali quadri di Claude Monet permettono di entrare nella mente del Maestro che ha contribuito a cambiare la storia dell’arte.
Dal colore rosso vibrante de I papaveri al giallo de I covoni, fino alla stazione, tema ricorrente nei quadri dell’Artista.

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Il contributo lasciato ai posteri da Vincent Van Gogh, la sua personalità e le diverse fasi della propria esistenza sono gli altri temi ricorrenti della mostra. Il periodo parigino, la fase di Arles, il rapporto controverso con Gauguin, fino all’isolamento di Saint Remy de Provance. E infine l’arrivo ad Auvers Sur Oise.

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ORARI: Lun-ven dalle 10,00 alle 18,00; Sab-dom e festivi dalle 10,00 alle 20,00. Ultimo ingresso consentito in mostra un’ora prima dell’orario di chiusura

COSTO DEL BIGLIETTO: Open € 18.50, Intero € 16.50, Ridotto € 14.50. I bambini al di sotto dei 3 anni non pagano.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

”Caro Theo”: le lettere di Van Gogh al fratello

Lettere a Theo (Brieven aan zijn broeder) è una raccolta epistolare che raccoglie gran parte della corrispondenza tra Vincent van Gogh e il fratello Theodorus.

Le lettere sono state raccolte dalla moglie di Theo, Johanna Bonger, dopo la morte del marito, e pubblicate nel 1914.

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Nella foto sovrastante è presente la copia delle lettere acquistabili cliccando su questo link.

Per molto tempo, dall’agosto 1872 fino al 27 luglio 1890, due giorni prima di morire dopo essersi sparato un colpo di rivoltella, Vincent scrisse al fratello Theo con una costanza che trova il solo termine di paragone nell’amore che egli nutriva per lui.

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Vincent e Theo Van Gogh.

Per molto tempo Theo fu il suo unico interlocutore; sempre fu quello privilegiato, il solo cui confidò le pene della mente e del cuore. Del resto, le lettere a Theo costituiscono la gran parte dell’epistolario vangoghiano. Dalla giovinezza alla piena maturità, esse ci permettono di seguire, quasi quotidianamente, la vicenda artistica e umana del grande pittore.

Anni dopo, tra il 1952 e il 1954, il figlio Vincent Willem pubblicò tutte le lettere, comprese quelle inviate da Theo a Vincent, nella raccolta: Verzamelde Brieven va Vincent van Gogh, pubblicata ad Amsterdam dalla casa editrice Wereld-Bibliotek. Di quest’ultima edizione furono fatte varie ristampe e traduzioni: The complete Letters of Vincent van Gogh New York Graphic Society, 1958; Correspondance complète de Vincent van Gogh Gallimar-Grasset 1960; un’edizione russa, Leningrado-Mosca, Pisna 1966. L’edizione italiana, in tre volumi, ebbe titolo Tutte le lettere di Vincent van Gogh, a cura della casa editrice Silvana Editoriale d’Arte, e apparve nel 1959, nella traduzione di Marisa Donvito e Beatrice Casavecch

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Viaggiare in Puglia: il Barocco in pillole. La Cattedrale di Sant’Agata a Gallipoli

Il Barocco architettonico gallipolino differisce da quello leccese per la sostanza del materiale compositivo. Il carparo è la pietra tipica utilizzata per rivestire le strutture presenti nella cittadina ionica.

Tra gli edifici barocchi che si possono ammirare quello più significativo è la Cattedrale di Sant’Agata, dove spicca la virtuosa facciata (riportata nella foto sottostante)

La facciata esterna della Cattedrale

L’interno è costituito da una pianta a croce latina con tre navate. Vi sono degli altari barocchi, tra cui quello realizzato dallo scultore ed architetto Cosimo Fanzago (1591-1678).

L’interno della Cattedrale

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Salvador Dalì a Matera: quando gli opposti si attraggono e nasce la magia

Un grande orologio molle che osserva da lontano il panorama ancestrale di Matera. Un mastodontico  Elefante spaziale dalle improbabili zampe lunghissime e scarne che domina una delle piazze della città e Il piano surrealista che affonda le sue braccia nel cielo della Capitale europea della cultura 2019.

Sono questi gli elementi monumentali de La Persistenza degli Opposti, l’esposizione dedicata a Salvador Dalì che affonda le radici nella filosofia daliniana e nella storia millenaria della celebre città dei Sassi, in un gioco di sguardi che permette a visitatori di vivere Matera attraverso Dalì e Dalì attraverso Matera.

Una delle installazioni presenti a Matera

Sono circa 200 le opere che da circa tre mesi invadono le strade, i vicoli e le piazze di Matera, con elementi surreali e riconoscibili in quanto icone di un preciso momento della storia dell’arte, legati in un percorso multimediale, con ologrammi, realtà virtuale e video mapping che portano la firma di Phantasya, società napoletana che ha curato l’intero allestimento.  

La rassegna Salvado Dalì – La Persistenza degli Opposti, curata da Beniamino Levi, costituisce un viaggio tematico che indaga all’interno della psicologia e dell’ispirazione artistica di Dalì. Quattro sono i temi molto cari all’artista, quattro le dicotomie: il tempo fuggevole ed eterno nel suo scorrere, l’involucro duro e il contenuto molle, la metamorfosi della realtà in surrealtà e la dialettica tra religione e scienza. Quello proposto è un vero e proprio viaggio nell’universo di Dalì, delle sue ossessioni, del suo giocare tra i pieni e i vuoti, nella smania di leggere il mondo e di distorcerlo a suo piacimento.

Matera è già di per sé un museo a cielo aperto, ma con questa rassegna mostra tutta la sua carica contemporanea creando un connubio pazzesco tra la sua natura rupestre, ancestrale e l’iconicità surreale di colui che ha rivoluzionato la storia dell’arte.

Rosa Araneo per L’isola di Omero