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Il Decameron: la grande opera letteraria da Boccaccio a Pasolini

Il Decameron è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, probabilmente tra il 1349 e il 1351. È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, periodo durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori oltre che diventare la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. 

Boccaccio nel Decameron raffigura l’intera società del tempo, integrando l’ideale di vita aristocratico, basato sull’amor cortese, con i valori della mercatura quali l’intraprendenza e l’astuzia.

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Giovanni Boccaccio (Certaldo o forse Firenze, 16 giugno 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375).

Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all’erotismo bucolico del tempo. Per quest’ultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità e fu in molte epoche censurato.

La concezione della vita morale nel Decameron si basa sul contrasto tra Fortuna e Natura.

La Fortuna appare spesso come evento inaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cui espressione è l’Amore come sentimento invincibile che domina insieme l’anima e i sensi. L’amore per Boccaccio è una forza insopprimibile, motivo di diletto ma anche di dolore, che agisce nei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. 

Locandina de Il Decameron di Pasolini.

Il capolavoro di Boccaccio è stato rivisitato diverse volte dal cinema nel XX secolo, ma merita un posto particolare il film Decameron di Pier Paolo Pasolini (1971), tra le più complete e meglio riuscite dell’epoca moderna soprattutto per la rilettura in chiave “vitalistica” delle novelle di argomento erotico e per l’ambientazione napoletana in cui vengono inseriti i racconti, scelta dal regista perché ritenuta più vivace e popolare.

La pellicola subì tagli e censure per le molte scene scabrose, anche se riscosse un ottimo successo di pubblico e fu premiata con l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Pier Paolo Pasolini: un artista eclettico e controcorrente

In una delle sue frasi più famose afferma: «Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia».

Il suo pensiero rappresentò una svolta per il suo tempo, le idee che espresse sulla società furono radicali, e per questo fu osteggiato dai suoi contemporanei.

Pier Paolo Pasolini nacque il 5 Marzo 1922 a Bologna, e fu un uomo di grande spessore intellettuale, nonché uno dei principali autori del secondo dopoguerra.

Pasolini da bambino

Suo padre, Carlo Alberto, era tenente di fanteria, mentre sua madre, Susanna, una maestra elementare. Nonostante i continui spostamenti a causa del lavoro paterno, frequentò le elementari con un anno di anticipo, e a sei anni scriveva già poesie. La sua carriera scolastica fu eccezionale. Nel 1945, dopo essersi arruolato prima e rifugiato in Friuli poi, si laureò con una tesi su Giovanni Pascoli a Bologna.

Scrisse romanzi, poesie, opere teatrali, ed è stato anche giornalista.

Attraverso la sua poesia ha dato voce agli umili, a coloro che non sono mai ascoltati. La poesia per Pasolini rappresentava un diario intellettuale attraverso cui esprimere il proprio pensiero, e un mezzo per migliorare il mondo.

Fin da giovane dimostrò il suo interesse per la cultura popolare e per i dialetti italiani, infatti è del 1942 la raccolta di poesie in friulano Poesie a Casarsa.

Aderì al Partito Comunista di Udine, ma fu espulso nel 1949 a causa della sua omosessualità, e nel 1950 si stabilì a Roma.

L’espulsione dal PCI

Il suo rapporto con la corrente del Neorealismo fu ambivalente, ma da essa derivò la sua attenzione verso le classi popolari, che però descrisse senza ipocrisia e senza filtri moralistici.

Molte delle sue opere sono state oggetto di scandalo, infatti Pasolini fu sottoposto a vari processi a causa delle sue idee e del suo impegno civile.

Tra le sue opere più famose troviamo Ragazzi di vita del 1955, il suo primo romanzo, e Una vita violenta.

La copertina di Ragazzi di vita

Il tema principale trattato è la vita nelle borgate romane e l’adolescenza difficile dei ragazzi che ci vivevano.

Pasolini nelle borgate

Petrolio, invece, è rimasta un’opera incompiuta, una sorta di antiromanzo.

L’autore raggiunse la popolarità grazie al mondo cinematografico, il suo primo film da regista fu Accattone, in cui narra il mondo del sottoproletariato urbano.

Pasolini nelle vesti di regista

Un altro dei suoi film famosi è Il Vangelo Secondo Matteo, in cui emerge il suo interesse per la figura di Cristo che si è sacrificato per la salvezza del mondo.

Si è occupato anche di mitologia, con i film Edipo re e Medea.

Attraverso i vari saggi sull’attualità e sulla politica, in particolare gli Scritti corsari del 1975, fece emergere la sua vena provocatoria, prendendo di mira la corruzione, l’incapacità politica, e fenomeni quali capitalismo e consumismo.

Venne assassinato ad Ostia il 2 Novembre 1975, e la sua morte è ancora avvolta nel mistero.

La sua tomba

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Craco: la città fantasma che appare come una scultura medievale

Craco è un borgo italiano situato in provincia di Matera, nel cuore della Basilicata, che attualmente conta circa 700 abitanti.

Esso si erge maestoso e affascinante su una collina di roccia biancastra, e appare come una scultura di origini medievali circondata dai calachi (profondi solchi nel terreno che si trovano lungo il fianco di un monte o di una collina).

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Craco vista dall’alto

Oggi la visione che ci appare è quella di una realtà senza tempo, una città fantasma, uno dei posti più sconvolgenti della terra lucana.

Il piccolo comune è diventato un borgo fantasma dopo la disastrosa frana del 1963, che costrinse la popolazione locale ad abbandonare il luogo per rifugiarsi a valle, nel nuovo comune chiamato Craco Peschiera.

Fu un cedimento lento, che poteva essere fermato costruendo dei terrazzamenti alberati, ma i tecnici del posto decisero di costruire solo due grossi muri di contenimento che non ressero. Negli anni Settanta gli abitanti furono, quindi, costretti a lasciare definitivamente le loro case trasferendosi nella nuova Craco.

Del vecchio paese resta solo uno scenario di bellezza antica e senza tempo, con le case in pietra che si ergono sulla roccia e tra di esse spicca la torre normanna, dominante rispetto all’antico borgo.

Una parte del borgo medievale

Chi decide di intraprendere un viaggio a Craco può risalire dalle aride zone calanchive e muoversi lungo le rovine del centro abitato, per poi seguire gli itinerari che si aprono tra le colline di argilla. In questo modo sarà possibile ammirare la valle che circonda il borgo come un abbraccio.

All’interno sembrerà quasi di sentire le voci della gente che ci ha vissuto, il suono del campanile della chiesa, arrivando a percepire tutta la sua storia.

Questo magico scenario ha fatto innamorare anche grandi registi, come Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson (rispettivamente con i film Vangelo secondo Matteo e La Passione di Cristo), che hanno deciso di ambientarci delle loro pellicole.

Scena tratta dal film La Passione di Cristo

Si narra che Craco in principio venisse chiamato Monte d’Oro, ma in realtà il suo nome risale al 1060, periodo dell’insediamento bizantino, quando fu chiamato dall’arcivescovo Arnaldo di Tricarico con il nome di Graculum (piccolo campo arato).

Il piccolo centro della provincia materana fino agli anni Sessanta infatti era considerato il paese del grano. Con le dominazioni successive, normanne e sveve, divenne un importante centro militare (soprattutto durante il regno di Federico II), grazie alla sua posizione strategica tra le valli fluviali del Cavone e dell’Agri.

Grande importanza rivestiva la sua torre normanna, che, insieme ad altre fortificazioni della zona, era parte di una rete di torri di avvistamento fondamentali per garantire la sicurezza della zona circostante.

La torre normanna a Craco

Su di una rupe è situato il castello, costruito nel XIII secolo, che conserva ancora oggi l’originale portale d’ingresso e la torre con splendide finestre. Visitando il borgo si posso ammirare i resti, risalenti al XV secolo, di quattro palazzi nobiliari, oltre al convento dedicato a San Pietro (caratterizzato da un interno a due navate, un altare barocco e una tela del 1600), la Chiesa di San Vincenzo (al cui interno è custodita la statua del Santo) e la Chiesa di San Nicola (con i suoi altari barocchi in marmi policromi).

Una leggenda narra che San Vincenzo e San Maurizio passarono da Craco durante il viaggio di ritorno dalle crociate.

Come visitare Craco?

L’accesso alla città fantasma è possibile solo attraverso una prenotazione presso la Mediateca comunale, in seguito a cui viene rilasciata una special card che permette di seguire un percorso attraverso una visita guidata. Si percorrerà un itinerario messo in sicurezza, che consentirà di visitare il corso più importante del paese fino a raggiungere i resti della piazza principale e il nucleo del borgo fantasma. Ad oggi è possibile ammirare solo una parte del borgo, anche se sono in corso i lavori di recupero di una parte delle rovine.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero