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VAN GOGH: LA PIÙ GRANDE MOSTRA ARRIVA IN ITALIA

Dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021 la città di Padova ospiterà la mostra sull’autore olandese, intitolata Van Gogh. I colori della vita. La location scelta è il Centro San Gaetano della città veneta.

Si tratta di quella che alcuni tra i più grandi profesionisti del settore hanno definito come la più grande mostra su Van Gogh mai organizzata in Italia. Il curatore è Marco Goldin, tra gli autori del film Van Gogh – Tra il grano e il cielo (2018).

Marco Goldin dice addio alle mostre, si ferma Linea D'ombra
In foto: Il critico d’arte Marco Goldin (Treviso, 1961).

Secondo le indiscrezioni la mostra ospiterà 125 opere, di cui 78 del solo Van Gogh. Tra i capolavori esposti ci saranno L’autoritratto con il cappello di feltro e L’arlesiana.

⬇️ ORARI MOSTRA ⬇️

Autoritratto con cappello di feltro (Vincent van Gogh)
L’autoritratto con il cappello di feltro.

ORARIO MOSTRA
(ultimo ingresso 70 minuti prima della chiusura)

da lunedì a giovedì: 10 – 18
venerdì: 10 – 19
sabato: 9 – 20
domenica: 9 – 19

24 dicembre: chiuso

Aperture straordinarie
7 e 8 dicembre: 9 – 19
25 dicembre: 15 – 19
26-27 dicembre: 9 – 20
28-29-30 dicembre: 10 – 19
31 dicembre: 11 – 1 della notte
1 gennaio: 10 – 19
2-3-4-5 gennaio: 9 – 20
6 gennaio: 9 – 19

⬇️ PREZZO BIGLIETTI ⬇️

L'Arlesiana (Van Gogh 1888) - Wikipedia
L’arlesiana (1888).

BIGLIETTI
(prezzi comprensivi di diritto di prenotazione)

Intero € 17,00
Ridotto € 14,00 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
Ridotto € 11,00 minorenni (6-17 anni)

BIGLIETTI CON VISITA GUIDATA
(prezzi comprensivi di diritto di prenotazione)

Intero € 24,00
Ridotto € 21,00 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
Ridotto € 18,00 minorenni (6-17 anni)

Per i titolari di biglietto gratuito (bambini fino a 5 anni compiuti – accompagnatore di persone non abili) la visita guidata resta a pagamento (€ 7).

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Arquà Petrarca: il luogo che rende omaggio al celebre poeta

Arquà Petrarca è un paesino veneto in provincia di Padova, chiamato così per omaggiare il grande Francesco Petrarca, che visse qui gli ultimi anni della sua esistenza.

Il poeta conobbe il borgo nel 1364 quando per curarsi dalla scabbia si spostò nella vicina Abano Terme, e cinque anni dopo Francesco il Vecchio gli cedette un terreno proprio ad Arquà. Petrarca si trasferì definitivamente in paese nel marzo del 1370. Egli, in un documento che ora è conservato nel Museo Civico di Padova, definì il luogo con la seguente frase:

”Il mio secondo Elicona”.

Lo scrittore compie un’associazione con l’Elicona, il monte della Beozia sacro ad Apollo e simbolo della poesia. Ad avvicinare il grande letterato alla nuova abitazione c’erano sicuramente i silenzi e la natura che lo riportavano alla sua terra natia, la Toscana.

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Raffigurazione di Francesco Petrarca. (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 19 luglio 1374).

Arquà si articola intorno alla centrale piazza Roma, dove si affaccia l’edifico più importante, ovvero il palazzo Contarini. Altra struttura di rilievo è la chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta, di poco posteriore all’anno Mille, ampliata e impreziosita da un complesso pittorico dal gusto bizantino fino all’influsso di Giotto: di particolare interesse è la tela di Palma il Giovane, “L’Assunta“.

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Palazzo Contarini ad Arquà.

Al centro del sagrato sorge l’arca in marmo rosso di Verona contenente le spoglie del Petrarca, eretta nel 1370. Nella strada che conduce a valle, al di sotto del sagrato, è presente una fontana con lavatoi detta “del Petrarca”, la cui costruzione è stata attribuita al poeta stesso, anche se la fattura risulta duecentesca.

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Tomba di Petrarca.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Eventi artistici 2020: tutte le mostre più importanti in Italia

Il 2020 sarà ricco di importanti mostre nelle principali città italiane. In primis bisogna ricorda quelle già inaugurate nel 2019 che rimarranno aperte ancora per i primi mesi dell’anno successivo.

A tal proposito c’è l’evento di Palazzo Zabarella a Padova. Qui si potrà assistere fino al 1 marzo ad oltre oltre 70 capolavori di Edgar Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo Picasso e Vincent van Gogh. La mostra Van Gogh, Monet e Degas porta per la prima volta in Italia una preziosa selezione di opere provenienti dalla Mellon Collection of French Art dal Virginia Museum of Arts.

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La locandina dell’evento di Padova.

Dal 12 Dicembre 2019 al 04 Maggio 2020 è aperta a Torino, presso Palazzo Madama, la mostra intitolata Andrea Mantegna. Rivivere l’antico costruire il moderno.

La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati. 

Il costo del biglietto intero è di 15,00 € e il ridotto 13,00 €. Gratuito per minori di 6 anni, disabili e un accompagnatore.

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L’evento su Andrea Mantegna a Torino.

Sempre a Torino, ma questa volta presso i Musei Reali – Biblioteca Reale in piazza Castello 191, è già aperta la mostra Il tempio di Leonardo 1452-1519. L’evento rimarrà fruibile al pubblico fino alla data 8 marzo 2020.

Attraverso i preziosi materiali custoditi in Biblioteca, l’esposizione ripercorre oltre sessant’anni di storia italiana ed europea, un periodo di grande fermento culturale in cui si incrociarono accadimenti, destini e storie di grandi protagonisti del Rinascimento, da Michelangelo a Cristoforo Colombo, dal Savonarola a Cesare Borgia, dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente all’avvento del Protestantesimo e all’invenzione della stampa, eventi che mutarono per sempre il corso della storia.

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Biblioteca reale di Torino.

Il percorso si snoda nelle due sale al piano interrato della Biblioteca Reale: il primo caveau, la Sala Leonardo, accoglie una selezione di opere di artisti italiani contemporanei a Leonardo da Vinci, accanto al Codice sul volo degli uccelli. Nove disegni autografi del maestro vinciano accompagnano il celebre Autoritratto: è l’occasione per ammirare uno dei più noti capolavori della storia dell’arte dopo la recente esposizione Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro, progettata dai Musei Reali dal 15 aprile al 21 luglio scorso.

La seconda sala presenta manoscritti miniati, incunaboli, cinquecentine, preziose carte geografiche antiche, disegni e incisioni, affiancati da un ricco corredo didascalico, per illustrare i personaggi e i principali eventi storici occorsi durante la vita di Leonardo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Le nozze di Cana: l’umanità segreta nella pittura di Giotto

Le Nozze di Cana è un affresco (200×185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compreso nelle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete sinistra guardando verso l’altare.

Protagonisti sono Gesù e Maria, posti uno a sinistra della rappresentazione e l’altra a destra; sono, insieme a S. Pietro, gli unici personaggi ritratti con l’aureola. Sulla destra l’attenzione è decisamente catturata dall’obeso, intento ad assaggiare il vino nuovo. Proprio questo personaggio testimonia il fatto che Giotto rinnova il modo di ritrarre le figure umane proponendo, spesso, vere e proprie istantanee della vita del suo tempo.

La scena è ambientata in una stanza: drappi rossi rigati coprono le pareti, un fregio corre in alto e in alto stanno grate lignee traforate e rette da mensole, sulle quali si trovano dei vasi e degli elementi decorativi. Seguendo il Vangelo di Giovanni è mostrato il momento in cui Gesù, seduto a sinistra accanto allo sposo e vicino a un apostolo, benedice con un gesto l’acqua versata nelle grandi giare dall’altra parte della stanza e trasformandola in vino.

Le Nozze di Cana (1303-05), Cappella Scrovegni – Padova.

Il pittore ha vivo il senso della realtà delle cose e dei fatti ma la semplifica proiettando il racconto in un’atmosfera rarefatta che lo carica di un significato trascendente. Tutto ciò che accade è sottratto al capriccio del caso o alla volontà dei personaggi ed appare invece determinato dalla costante presenza di una legge suprema. È questa segreta onnipresenza di Dio che conferisce un significato religioso all’arte di Giotto.

Giotto è considerato il fondatore del linguaggio pittorico del ‘300. Nasce nel 1276 a Colle, borgo del Mugello ed inizia, molto presto, a dipingere nella bottega di Cimabue. Da questo insigne maestro apprende l’arte di scansionare nettamente le ombre dalle luci, ricorre a simboli iconografici fissi per rendere riconoscibili i protagonisti delle narrazioni e mette in scena architetture fantasiose lontane dalla realtà. Giotto, insomma, muove i primi passi all’interno della tradizione portando innovazione attraverso la personalizzazione già individuabile nelle opere della giovinezza come la Madonna di S. Giorgio alla Costa o la Croce di Santa Maria Novella a Firenze.

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Raffigurazione di Giotto (Colle di Vespignano, 1267 circa – Firenze, 8 gennaio 1337).

Nel 1290 è ad Assisi, al fianco di Cimabue, nella decorazione della Basilica superiore di S. Francesco. Suo è il noto ciclo di affreschi sulla vita del Santo ma,non pochi critici, sostengono un suo intervento nella parte superiore della navata dove sono presentate le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. In particolare, è possibile riconoscere il suo stile nelle Storie di Isacco, nella Storia di Giuseppe ebreo, nel Pianto sul Cristo morto e nella Resurrezione. Qui diventa chiaro come, al bizantinismo fino ad allora imperante, egli reagisca opponendo una visione meno contemplativa e più drammatica dell’opera. S. Francesco, ad esempio, non è presentato come un asceta segnato da digiuni e mortificazioni ma come un’immagine di forza, virilità dignitosa ed eroica. Tutte le scene, poi, sono colte nel loro momento culminante di tensione patetica. La naturalezza di Giotto non nasce dall’osservazione diretta del vero, ma è recuperata dall’antico considerato esperienza storica da investire nel presente. Giotto trasforma l’immobilità iconica in imponenza monumentale, la tragedia in dramma: il sentimento non si esaspera cui il sentimento non si esaspera ma si traduce in azione.

Nel 1305 giunge a Padova chiamato dal ricco mercante Enrico Scrovegni per affrescare le pareti della cappella che lo stesso aveva fatto costruire per sé e per la sua famiglia. Nella supplica che rivolse al vescovo per poterla realizzare, Scrovegni, dichiarò di voler strappare in questo modo l’anima del padre dalle pene del Purgatorio ed espiare i suoi peccati. Cercava, così, di riabilitare la sua famiglia agli occhi della città la cui ricchezza affondava le proprie radici nell’usura.

Qualunque fosse lo scopo, una cosa è certa: l’opera è grandiosa. La cappella, a navata unica, misura 29,26 m di lunghezza, 8,48 m di larghezza e ha un’altezza di 12,80 m. Fu interamente rivestita di affreschi con episodi della vita di Gesù a partire dagli anni precedenti alla sua venuta arrivando fino alla Pentecoste. Le scene sono disposte in registri sovrapposti e la parete dell’ingresso è interamente dedicata al Giudizio universale. I paesaggi diventano parte integrante della composizione e l’azzurro denso del cielo mette in risalto tutti gli altri colori.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Van Gogh, Monet, Degas: dal Virginia Museum of Arts la mostra arriva a Padova (info biglietti)

Dal 26 ottobre 2019 al 1° marzo 2020, Palazzo Zabarella a Padova ospita più di settanta capolavori di circa 30 artisti dello scenario artistico francese tra Romanticismo e Cubismo.

L’esposizione è incentrata in particolare sul trio composto da Vincent Van Gogh, Edgar Degas e Claude Monet.

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Campo di grano con volo di corvi, V. Van Gogh.

L’evento celebra Paul Mellon e sua moglie Rachel ‘Bunny’ Lambert, due tra i più importanti e raffinati mecenati del XX secolo.

La mostra, curata da Colleen Yarger, presenta una preziosa selezione di opere provenienti dalla Mellon Collection of French Art dal Virginia Museum of Arts, che copre un arco cronologico che dalla metà dell’Ottocento, giunge fino ai primi decenni del Novecento, compreso tra il Romanticismo e il Cubismo.

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La classe di danza, E. Degas.

Info biglietti:

Singoli:

Intero: € 13,00

Ridotto: € 11,00
Valido per over 65; ragazzi dai 18 ai 25 anni; persone disabili o con invalidità; membri del FAI e del “Touring Club Italia” o titolari di “Padova Card”; docenti e personale dell’Università degli Studi di Padova e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Ridotto Speciale: € 9,00
Valido per ragazzi dai 6 ai 17 anni; studenti dell’Università degli Studi di Padova e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Biglietto Open: € 16,00
Permette la visita alla mostra in ogni momento, senza necessità di fissare una data ed una fascia oraria precise. Acquistabile sia in biglietteria, che online.

Biglietto Famiglia
Adulti: € 11,00 Ragazzi: € 6,00

Valido per 2 adulti e per ragazzi dai 6 ai 14 anni fino ad un massimo di 5 persone.

Ingresso gratuito: Valido per bambini fino ai 5 anni (non in gruppo scolastico); accompagnatori di visitatori disabili; i giornalisti possono accedere previa richiesta di accredito via email all’ufficio stampa anna.defrancesco@clp1968.it, con indicazione della testata e del giorno previsto per la visita.


Biglietto Online: Permette la prenotazione della visita in una data ed un orario prestabiliti e non modificabili, nonché di evitare eventuali code alla biglietteria (il diritto di prevendita è pari ad € 1,50). Acquistabile su questo link: https://www.ticketlandia.com/m/palazzozabarella

Gruppi:

Gruppi di 15 – 25 persone
La prenotazione è obbligatoria tramite Call Center al seguente numero telefonico: 049 8753100

Adulti: € 12,00
Under 18: € 9,00

L’ingresso per il capogruppo è gratuito.

Scuole: € 6,00 a studente
La prenotazione è obbligatoria tramite Call Center al seguente numero telefonico: 049 8753100

L’ingresso per 2 insegnanti accompagnatori è gratuito.

Biglietteria

La biglietteria di Palazzo Zabarella è attiva dalle ore 9.30 fino a 45 minuti prima della chiusura della struttura.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Andrea Mantegna e la Cappella Ovetari: la catastrofe della guerra

Più del primo, il secondo conflitto mondiale investì ogni aspetto della società, influenzandone o addirittura distruggendone le testimonianze dirette, in particolare quelle artistiche, segnando un lutto indelebile per i posteri, privati di chissà quanti capolavori mai realizzati.

Sicuramente la cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova
ne è un esempio significativo, con il suo ciclo di affreschi raffigurante le Storie di San Cristoforo e di San Giacomo.

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Reperto fotografico che testimonia la distruzione della Cappella Ovetari

Dipinto da Andrea Mantegna e dai suoi collaboratori, quali Nicolò Pizolo, Antonio Vivarini, Giovanni d’Alemanna, Ansuino da Forlì e Bono da Ferrara dal 1448 al 1457, fu poi frantumato l’11 marzo 1944.

La ricostituzione degli affreschi partì poco dopo il triste accaduto grazie all’intervento dell’allora direttore dell’Istituto Centrale del Restauro, Cesare Brandi, il quale ricompose la scena del Martirio di San Giacomo.

Quanto al resto, fu stivato in modo indifferenziato sino al 2001, quando, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Curia Diocesana, la Soprintendenza competente sul territorio e l’Università di Padova stipularono una convenzione a favore di un’attività di recupero e classificazione dei frammenti. Questi, con l’aiuto di una strumentazione multimediale innovativa, furono poi scannerizzati e infine collocati sulla base delle immagini fotografiche degli affreschi scomparsi.
Alla tecnologia si aggiunsero le conoscenze di Gian Luigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, esperti che applicando inequivocabilmente i brani pittorici nella loro ubicazione originaria, si realizzò un recupero, sì incompleto ma significativo del ciclo pittorico mantegnesco.

Ancora oggi, altri frammenti pittorici molto importanti sono stati ricollocati al loro posto.

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Esempio della ricostruzione degli affreschi

Curiosità:

Nel 2006, con il cinquecentenario del Mantegna, sono state posizionate nell’atrio della Stazione Centrale di Padova e nella sezione imbarchi dell’aeroporto di Venezia due ricostruzioni digitali della cappella Ovetari permettendo la totale immersione fisica del pubblico all’interno dell’impianto.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero




Gioacchino ed Anna: l’elegante sensualità del primo (vero) bacio della storia dell’arte

Il primo bacio non si scorda mai.

Soprattutto non si può dimenticare il primo (vero) bacio della Storia dell’Arte, che si fa risalire al grande interprete del Trecento italiano, Giotto.

I due innamorati sono Anna e Gioacchino che, già anziani, non erano riusciti a procreare e per questo erano stati bollati come maledetti dai Rabbini del Tempio. Gioacchino, per la vergogna, fugge tra i pastori lasciando Anna da sola, che passa le giornate pregando in un miracolo. Miracolo che puntualmente avviene: infatti Anna sarà madre di Maria, e Gioacchino può fare finalmente ritorno a casa.

Il momento che Giotto decide di rendere per sempre immortale è quello dell’incontro tra i due coniugi alla Porta d’Oro di Gerusalemme, dopo 30 giorni di lontananza. Il sentimento li travolge: Anna corre tra le braccia di Gioacchino, i due anziani si stringono, si fissano negli occhi, si baciano appassionatamente come due adolescenti.

Non è solo il bacio in sé per sé, ma i gesti che essi compiono a trasmettere il senso di amore e di appartenenza che li rappresenta. Sembrano compenetrare l’uno nell’altro in una fusione che ben simboleggia ciò che è l’amore: l’unione di due entità in un solo, unico, essere.

Il bacio è la più bella espressione dell’amore e da questo momento in poi sarà raffigurato dagli artisti di tutte le epoche e in tutti gli stili, come sublime rappresentazione dell’estasi tra due innamorati.

Panoramica del luogo in cui è collocato l’affresco (Cappella degli Scrovegni, Padova)

articolo di Rosa Araneo