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Chiostro maiolicato di Santa Chiara: il fascino settecentesco di Napoli

Il chiostro maiolicato, ideato nel 1739 da Domenico Antonio Vaccaro, è uno dei quattro chiostri monumentali che compongono il Monastero di Santa Chiara a Napoli.

L’opera fece parte di una serie di lavori di ammodernamento dell’intera struttura. Questi furono possibili attraverso le donazioni delle famiglie aristocratiche e mediante l’essenziale l’intervento della badessa Ippolita di Carmignano. Nonostante ciò, una grossa parte dei fondi provennero dalla regina Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo III di Borbone.

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Le dimensioni del chiostro sono di 82,3 m × 78,3 m. Lungo il porticato vi sono 72 pilastri di varia grandezza e di forma ottagonale sormontati da archi a sesto acuto con volte a crociera, di cui 17 al lato nord e 16 lungo i restanti lati. Alle pareti sono presenti cicli di affreschi barocchi di ignoto autore su Storie francescane.

Il chiostro è attraversato da due viali in croce che dividono il giardino. Il tutto rivestito da maioliche con PaesaggiScene campestriMascherateScene mitologiche, e rappresentazioni di scene di vita quotidiana della Napoli del ‘600 e del ‘700. Sono evidenti anche le allegorie che rimandano ai quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I Borgia: la leggenda nera del Rinascimento

Roberto Gervaso, scrittore e giornalista italiano, diceva:

«Contemporanei e posteri ne hanno fatto dei mostri capaci d’ogni frode e scelleratezza. Su di loro sono stati versati fiumi non d’inchiostro, ma di fiele.»

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I Borgia furono una delle famiglie più influenti d’Italia nel XV e XVI secolo.

Stiamo parlando di una delle casate più conosciute e discusse dell’intera Roma rinascimentale.

La leggenda che aleggia sul loro nome trae origine dal crudele nepotismo di Alfonso Borgia, che lasciò la tranquilla vita spagnola per dedicarsi prima agli studi e poi alla carriera ecclesiastica.

Il 20 aprile 1455, sui gradini dell’antica Basilica di San Pietro in Vaticano, per mano del cardinale Prospero Colonna, venne incoronato papa, e da allora divenne Callisto III.

Papa Callisto III

In seguito, anche Rodrigo Borgia, suo nipote, venne incoronato Papa col nome di Alessandro VI, il 26 agosto 1492.

Papa Alessandro VI

Alessandro VI nei suoi 11 anni di pontificato non si fece mai promotore di quella riforma ecumenica della Chiesa da molti invocata, ma anzi si rese protagonista di intrighi, corruzioni e tradimenti.

Il clero mal sopportava questa condotta impropria, sia per la vita privata sia per la spregiudicatezza con cui favoriva la simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche) e mischiava la politica con la religione.

Tra i più critici emerse il ferrarese Girolamo Savonarola, un frate che fu prima scomunicato e poi impiccato.

Girolamo Savonarola

Rodrigo Borgia ebbe innumerevoli amanti, tra cui la nobildonna Giulia Farnese e l’ostessa Vannozza Cattanei, che diede al Papa quattro figli: Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.

Il primogenito Giovanni Borgia, duca di Gandia, fu un giovane arrogante e viziato. Venne assassinato a Roma all’età di ventuno anni, e il suo corpo fu ritrovato nel Tevere con nove coltellate. Il mistero sul suo assassinio non fu mai risolto, e il maggior indiziato fu considerato prima il fratello Cesare e poi la famiglia Orsini.

Presunto ritratto di Giovanni Borgia

Cesare Borgia, invece, chiamato anche il Valentino, fu avviato alla carriera ecclesiastica e divenne ben presto cardinale. Ma essendo più un abile condottiero, appassionato di politica e di guerre, alla morte del fratello Giovanni, rinunciò alla porpora cardinalizia e si arruolò al seguito del Re di Francia Luigi XII.

Cesare Borgia

Anche Niccolò Macchiavelli si ispirò alle gesta di Cesare ne Il Principe, e lo definì: signore molto splendido e magnifico e nelle armi tanto armonioso.

Alla morte del padre perse molta influenza, fu osteggiato dai nemici della famiglia, venne incarcerato e infine morì nel 1507 dopo essere riuscito a fuggire dal carcere.

L’unica femmina tra quattro fratelli, Lucrezia Borgia, venne educata nelle arti e nelle lettere; per motivi politici e per volontà del padre, si sposò all’età di tredici anni con il conte di Pesaro, Giovanni Sforza, per solidificare le alleanze del Casato. Il suo secondo marito fu Alfonso d’Aragona, ucciso poi su ordine di suo fratello Cesare, e il terzo invece fu Alfonso I d’Este.

Lucrezia Borgia

Anche lei venne coinvolta fin da adolescente in molti scandali, tra cui alcuni incestuosi che la vedono coinvolta con il padre e i fratelli.

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Pietro Bembo, uno dei più illustri letterati dell’epoca, nutrì una sconfinata passione per lei; infatti, fra le sue carte fu ritrovato un ricciolo d’oro di Lucrezia, custodito oggi nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Infine, Goffredo Borgia, il più piccolo dei quattro, visse sempre all’ombra degli altri fratelli.

Si sposò con Sancia d’Aragona, figlia illegittima del re di Napoli, e ricevette i titoli di principe di Squillace e conte di Alvito.

In seguito alla morte della moglie, si risposò con una sua cugina ed ebbe quattro figli.

Dopo la morte di Alessandro VI, ebbe inizio la decadenza della famiglia e molti dei suoi membri tornarono in Spagna.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Capri: la stella che brilla nel golfo di Napoli

Capri è l’isola nel Golfo di Napoli famosa per il territorio scosceso, gli hotel esclusivi e il bellissimo panorama.

Uno dei posti naturali più conosciuti dell’isola è la Grotta Azzurra, una cavità buia in cui l’acqua del mare si tinge di blu elettrico grazie alla presenza di una grotta sotterranea che filtra la luce del sole.

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La Grotta Azzurra all’interno.
Consigliamo la lettura del libro di Emilio Martini, ambientato nella bella isola campana.

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Il Monte Solaro è un’altra splendida attrazione del luogo. Si tratta della cima più alta di Capri con i suoi 589 m. Per mezzo di una seggiovia (come si può vedere dalla foto in basso) è possibile percorrere un tratto aereo che permette una vista mozzafiato.

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Per i turisti a cui interessa sorseggiare un caffè o un gustoso gelato durante le ore calde del giorno; ma anche per chi è interessato a trascorrere gradevolmente le serate, immerso tra la gente e gli odori dell’isola, è consigliata la visita di Piazza Umberto I.

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Vista di Piazza Umberto I.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Antonio Canova e il neoclassicismo sono in mostra a Napoli

Il Museo Archeologico di Napoli sta ospitando dal 28 marzo al 30 giugno 2019 un’importante mostra sulle opere dell’artista neoclassico Antonio Canova.

Si parla di più di 100 opere con 12 sculture prese in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo, tra cui Le Tre Grazie e Amore e Psiche stanti.

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Amore e Psiche Stanti
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Le tre grazie

Il titolo dell’iniziativa è Canova e l’antico. Sarà un’occasione davvero unica per gli appassionati dell’arte di visionare delle opere di rilievo, situate in un museo lontano dall’Italia.

L’evento nasce da un importante accordo siglato tra Mikhail Piotrovsky, direttore dell’Ermitage di San Pietroburgo, e Paolo Giulierini, il direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli, ed è parte delle iniziative organizzate nell’ambito dell’Anno della Cultura Russa in Italia, che comprende mostre, prestiti e progetti di vario genere in sinergia tra Russia e Italia.

Prezzo biglietti:

  • Intero € 15.00
  • Ridotto € 7.50
  • cittadini della comunità europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni € 2.00
  • per tutta la durata della mostra Canova e l’Antico, i visitatori che presenteranno il TIC, biglietto integrato Campania di Unico Campania, hanno diritto a 2 euro di sconto sul prezzo del biglietto
  • Cittadini sotto i 18 anni della Comunità Europea ed extracomunitari gratuito

Orari: dalle 9.00 alle 19.30

Dove: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Piazza Museo 19

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’arco trionfale di Castel Nuovo a Napoli: l’inizio del Rinascimento ‘’napoletano’’

Erroneamente conosciuto come Maschio Angioino, l’arco trionfale marmoreo di Castel Nuovo di Napoli fu eretto su richiesta di Alfonso d’Aragona per celebrare la conquista del regno di Napoli, avvenuta il 26 febbraio del 1443.

Inizialmente ideato come monumento, fu poi deciso dal sovrano stesso, per timore che questo venisse deturpato in qualche guerra o rivolta, di inserire l’arco tra le due torri all’ingresso, modificandone l’impianto dell’intero castello.

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Per l’ideazione dell’architettura (considerato inoltre il primo contributo di Napoli al Rinascimento italiano), furono convocati numerosi artisti, tra i quali figurano: Bartolomeo Prats, Antonio Gomar, Gioviano Pontano, Lorenzo Valla, Antonio Beccadelli, Francesco Laurana, Domenico Gagini e non solo. Infatti, alla progettazione furono coinvolti anche il Pisanello, il quale propose una costruzione a due arcate decorate sovrapposte, incorniciate da colonne e archi a sesto acuto, di impronta gotica; e successivamente, Guillermo Sagrera e Pietro da Milano aggiornando il progetto con alcune novità rinascimentali, come le impostazioni classiche riscoperte grazie agli studi archeologici del tempo.

All’inizio dei lavori, nel 1452, vi lavorarono il Laurana, Pietro da Molano e Paolo Romano, ai quali si aggiunsero via via: Isaia da Pisa, Andrea dell’Aquila, Antonio di Chellino e Domenico Gagini, concludendo la prima parte dei lavori al 1458, per poi riprendere ancora tra il 1465 e il 1471, donando all’intero complesso architettonico un tocco di contaminazione di stili, spaziando dalla scuola toscana alle maestranze d’oltralpe per giungere a quelle veneziane.

Quanto ai soggetti raffigurati, spicca ovviamente il tema celebrativo del trionfo di Alfonso, raffigurando, con la tecnica del rilievo, il suo ingresso in città: raffigurato al centro dell’arco inferiore, vi è il sovrano, seduto su di un carro aperto, trainato da cavalli e circondato dalla sua corte, dai capitani e dai grandi ufficiale del regno.

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L’arco superiore, invece, costellato da una serie di nicchie sormontate da un timpano ad arco, presenta le statue delle quattro virtù (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità).

In alto, un timpano semicircolare spiccano altre sculture raffiguranti fiumi e, in cima, la statua di San Michele.

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Sotto l’arco più basso, invece, dei medaglioni ottagonali rappresentano l’incontro tra vita terrena e quella spirituale mediante la raffigurazione di 28 serafini (simboli di sapienza e carità), di fiori (emblemi del ciclo della vita), della cornucopia e da un leone (incarnazione dell’acqua e della vita).

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero




Marc Chagall in mostra a Napoli: l’universo dei sogni. Il sentimento per la moglie Bella

L’arte di Marc Chagall è arrivata a Napoli mediante l’inaugurazione di una mostra dal titolo “Chagall, Sogno d’amore”.

Si tratta di una esposizione inaugurata il 15 febbraio, che rimarrà aperta fino al 30 giugno 2019.

Oltre 150 opere dell’artista sono state esposte presso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: dipinti, disegni, acquerelli e incisioni provenienti da collezioni private (solitamente di difficile fruizione), che ripercorrono la vita del celebre artista.

La mostra è stata curata da Dolores Durán Úcar, ed organizzata dal Gruppo Arthemisia.

Acquisto Biglietti:

  • Intero € 11 (anziché € 14) – audioguida inclusa
  • Ridotto € 9 (anziché € 12) – audioguida inclusa
  • Bambini € 4 (anziché € 6) – audioguida inclusa

Orari di apertura: Tutti i giorni 10.00 – 20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)

articolo di Cosimo Guarini