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MARINA ABRAMOVIĆ: IN MOSTRA A NAPOLI CON ”ESTASI”

Dal 18 settembre 2020 al 17 gennaio 2021 è aperta la mostra Estasi di Marina Abramović all’interno di Castel dell’Ovo ed allestita nella suggestiva Sala delle Carceri.

La mostra, posta come simbolo di ripartenza per la città, è stata realizzata con la collaborazione del Comune di Napoli.

Marina Abramović è la regina della performance art; artista che ha una lunga familiarità con la città di Napoli, dove 46 anni fa aveva tenuto la storica performance Rhytm 0 alla Galleria Studio Morra.

“L’Italia ha dimostrato grande coraggio e un profondo senso di comunità e umanità. Italia ti amo e il mio cuore è con te”.

Queste le parole della performer all’inaugurazione della mostra. Parole rivolte all’intero Paese, che suscitano una certa emozione soprattutto perché pronunciate da uno dei personaggi più influenti dell’arte mondiale.
A CASTEL DELL'OVO DI NAPOLI MARINA ABRAMOVIĆ / ESTASI - eCity Magazine

La mostra Estati è composta dal ciclo di video denominato “The Kitchen. Homage to Saint Therese”, (in italiano: ”La cucina. Omaggio a Santa Teresa”). Si tratta di un’opera molto significativa nella quale Marina Abramović si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila.

Estasi di Marina Abramović: prezzi, orari e date

  1. Quando: dal18 settembre 2020 al 17 gennaio 2021
  2. Orari: dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 20:00, domenica dalle 10:00 alle 18:00
  3. Dove: Castel dell’Ovo, Napoli
  4. Prezzo biglietto: a partire da 9€

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

ARTEMISIA GENTILESCHI: UN TALENTO PRECOCE

Raramente, in passato, il percorso artistico e quello biografico di Artemisia Gentileschi sono stati oggetto di una sintesi logica ed efficace così da analizzare, senza pregiudizi, un prodotto artistico altissimo e sicuramente senza precedenti. È certamente impossibile ignorare quel marzo del 1612 ed il processo intentato da Orazio Gentileschi contro l’amico e collega Agostino Tassi che, nel maggio dell’anno precedente, aveva violentato la figlia Artemisia: infatti, è stato sempre questo episodio a prevalere sull’attività di pittrice della Gentileschi.

Cerchiamo, dunque, di conoscerla meglio.

Artemisia Gentileschi nacque a Roma l’8 luglio 1593, figlia di Orazio Gentileschi e di Prudenza Montone, della quale si sa solo che morì quando la figlia aveva appena dodici anni. La ragazza, fin da giovane, si esercitò nell’arte e nella pittura dimostrando immediatamente una grande tenacia ed abilità. Affinò il proprio stile presso la bottega paterna e superò, in poco tempo, anche gli apprendisti di Orazio. Negli anni successivi, Artemisia crebbe circondata dalle opere degli artisti che in quegli anni stavano lavorando a Roma ed, in particolar modo, dai capolavori di Caravaggio. La pittrice, essendo una donna, non poteva frequentare le usuali scuole d’arte e poté migliorare il proprio stile da autodidatta. A dimostrare il forte influsso della pittura caravaggesca nei lavori della Gentileschi, fu la realizzazione a diciassette anni del quadro Susanna e i vecchioni, probabilmente completato sotto la guida del padre.

Artemisia Gentileschi - Wikipedia
Autoritratto di Artemisia Gentileschi.

Il talento ed il successo di Artemisia Gentileschi furono offuscati da un terribile scandalo che segnò profondamente la sua esistenza e la sua arte. Nonostante la ragazza fosse confinata in casa dal padre, Agostino Tassi, pittore e amico del padre, riesce ad approfittare di lei nonostante i fermi rifiuti di Artemisia. La ragazza viene stuprata a 18 anni. Orazio denuncia il fatto alle autorità dopo circa un anno. Un processo per stupro, all’epoca, segna il disonore di Artemisia che da quel momento in poi, nonostante sia una vittima, viene considerata una poco di buono. Il processo fu molto complesso e, attraverso il gran numero di documenti che sono giunti fino a  noi, è stato possibile scoprire i metodi barbari con i quali il tribunale ha estorto la verità ad Artemisia, ma anche gli imbrogli adoperati da Orazio per aggravare la pena del Tassi. 

Tra le opere di Artemisia Gentileschi realizzate in questo periodo e legate soprattutto a questo triste evento, ricordiamo Giuditta e Oloferne (interpretato dalla critica come un quadro di “ripicca” nei confronti dell’aggressore Agostino Tassi), la Madonna col Bambino e nel 1612 anche la tela Danae. Terminato il processo, per ristabilire la figura di Artemisia, Orazio combinò un matrimonio di sua figlia con Pierantonio Stiattesi, un pittore fiorentino, dal quale successivamente ebbe quattro figli.

A Maastricht, un'inedita Giuditta di Artemisia Gentileschi - ArtsLife
Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne (1614- 1620).

In Giuditta che decapita Oloferne, Artemisia esprime la sua voglia di rivalsa nei confronti dell’uomo che l’ha umiliata: sceglie, infatti, di rappresentare il momento in cui Giuditta decapita il generale e non quello successivo della fuga come molti prima di lei; soprattutto, ritrae una donna sicura e risoluta nel compiere questo gesto di rivincita nei confronti del suo oppressore. Lo sfondo è scuro e buio non solo perché la rappresentazione avviene in uno spazio notturno ma anche perché richiama la dimensione inconscia di un macabro incubo. L’unico elemento di arredo è il letto, simbolo della sfera sessuale, luogo di incontro o di scontro tra uomo e donna. Dalla testa recisa di Oloferne, che ha un’espressione di dolore tale da farlo sembrare una maschera, fuoriescono zampilli di sangue che riempiono la scena di dense gocce rosse, elemento di novità assente alla tradizione. La scena è talmente cruda e realistica che, si dice, fu relegata in un angolo di Palazzo Pitti perché impressionava le dame di corte non abituate ad una tale violenza conosciuta, invece, dalla pittrice.

Nel 1614 Artemisia con la sua famiglia si trasferì a Firenze, dove la sua fama crebbe in modo notevole, rendendola molto famosa e dove conobbe alcuni committenti di grande rilievo, come Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il Giovane. Per quest’ultimo, nipote del celebre Michelangelo, realizzò la tela intitolata Allegoria dell’Inclinazione, che contribuì ad aumentare la propria fama. Tra i vari autoritratti, possiamo ricordare anche Autoritratto come martire, realizzato nel 1615 e conservato attualmente all’interno di una collezione privata.

Durante questi anni, la pittrice realizzò delle tele di grande importanza, tra cui possiamo ricordare la  Conversione della Maddalena e Giuditta e la sua ancella

Conversione della Maddalena - Wikipedia
Conversione della Maddalena e Giuditta e la sua ancella, Artemisia Gentileschi.

Nel 1630 Artemisia giunge con la sua famiglia a Napoli, una città in costante crescita e centro di cultura e di arte. In quegli anni molti altri artisti erano già stati nella capitale partenopea, come lo stesso Caravaggio, Annibale Carracci e successivamente anche Giovanni Lanfranco ed altri importanti nomi. Il successo per la Gentileschi non tarda ad arrivare e così ottiene delle importanti commissioni per la cattedrale di Pozzuoli, dove realizza San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli, L’adorazione dei Magi ed anche i Santi Proclo e Nicea. La pittrice realizza anche Nascita di San Giovanni Battista, opera che oggi viene conservata al Museo del Prado. Circa otto anni dopo, Artemisia si trasferisce temporaneamente a Londra per raggiungere il padre Orazio il quale stava lavorando presso la corte di Carlo I per decorare un soffitto. Carlo I richiese esplicitamente l’intervento di Artemisia Gentileschi e lei non poté tirarsi indietro.

Nascita di san Giovanni Battista - Wikipedia
Nascita di San Giovanni Battista, Artemisia Gentileschi.

Indomita, forte, talentuosa: Artemisia era nata per dipingere. Ascoltò il suo talento e la sua inclinazione raffigurando non nature morte o paesaggi ma soggetti sacri, storici, eroine bibliche perché attraverso di esse riuscì ad esprimere meglio il dolore e la drammaticità che avevano segnato indelebilmente la sua esistenza. Artemisia si scontrò con i pregiudizi e l’ottusità del suo tempo senza aver mai avuto paura di seguire la propria strada. Il messaggio che giunge attraverso le sue opere è che anche la sofferenza e la vergogna possono essere sublimate in bellezza. In un mondo in cui la violenza sulle donne è ancora drammaticamente attuale, storie come la sua possono essere di esempio per tutte affinché non perdano mai la propria voce ed il coraggio di denunciare i soprusi, lottando attivamente contro abitudini tossiche e comportamenti umilianti e sviluppando il talento contro stereotipi antiquati.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Chiostro maiolicato di Santa Chiara: il fascino settecentesco di Napoli

Il chiostro maiolicato, ideato nel 1739 da Domenico Antonio Vaccaro, è uno dei quattro chiostri monumentali che compongono il Monastero di Santa Chiara a Napoli.

L’opera fece parte di una serie di lavori di ammodernamento dell’intera struttura. Questi furono possibili attraverso le donazioni delle famiglie aristocratiche e mediante l’essenziale l’intervento della badessa Ippolita di Carmignano. Nonostante ciò, una grossa parte dei fondi provennero dalla regina Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo III di Borbone.

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Le dimensioni del chiostro sono di 82,3 m × 78,3 m. Lungo il porticato vi sono 72 pilastri di varia grandezza e di forma ottagonale sormontati da archi a sesto acuto con volte a crociera, di cui 17 al lato nord e 16 lungo i restanti lati. Alle pareti sono presenti cicli di affreschi barocchi di ignoto autore su Storie francescane.

Il chiostro è attraversato da due viali in croce che dividono il giardino. Il tutto rivestito da maioliche con PaesaggiScene campestriMascherateScene mitologiche, e rappresentazioni di scene di vita quotidiana della Napoli del ‘600 e del ‘700. Sono evidenti anche le allegorie che rimandano ai quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I Borgia: la leggenda nera del Rinascimento

Roberto Gervaso, scrittore e giornalista italiano, diceva:

«Contemporanei e posteri ne hanno fatto dei mostri capaci d’ogni frode e scelleratezza. Su di loro sono stati versati fiumi non d’inchiostro, ma di fiele.»

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I Borgia furono una delle famiglie più influenti d’Italia nel XV e XVI secolo.

Stiamo parlando di una delle casate più conosciute e discusse dell’intera Roma rinascimentale.

La leggenda che aleggia sul loro nome trae origine dal crudele nepotismo di Alfonso Borgia, che lasciò la tranquilla vita spagnola per dedicarsi prima agli studi e poi alla carriera ecclesiastica.

Il 20 aprile 1455, sui gradini dell’antica Basilica di San Pietro in Vaticano, per mano del cardinale Prospero Colonna, venne incoronato papa, e da allora divenne Callisto III.

Papa Callisto III

In seguito, anche Rodrigo Borgia, suo nipote, venne incoronato Papa col nome di Alessandro VI, il 26 agosto 1492.

Papa Alessandro VI

Alessandro VI nei suoi 11 anni di pontificato non si fece mai promotore di quella riforma ecumenica della Chiesa da molti invocata, ma anzi si rese protagonista di intrighi, corruzioni e tradimenti.

Il clero mal sopportava questa condotta impropria, sia per la vita privata sia per la spregiudicatezza con cui favoriva la simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche) e mischiava la politica con la religione.

Tra i più critici emerse il ferrarese Girolamo Savonarola, un frate che fu prima scomunicato e poi impiccato.

Girolamo Savonarola

Rodrigo Borgia ebbe innumerevoli amanti, tra cui la nobildonna Giulia Farnese e l’ostessa Vannozza Cattanei, che diede al Papa quattro figli: Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.

Il primogenito Giovanni Borgia, duca di Gandia, fu un giovane arrogante e viziato. Venne assassinato a Roma all’età di ventuno anni, e il suo corpo fu ritrovato nel Tevere con nove coltellate. Il mistero sul suo assassinio non fu mai risolto, e il maggior indiziato fu considerato prima il fratello Cesare e poi la famiglia Orsini.

Presunto ritratto di Giovanni Borgia

Cesare Borgia, invece, chiamato anche il Valentino, fu avviato alla carriera ecclesiastica e divenne ben presto cardinale. Ma essendo più un abile condottiero, appassionato di politica e di guerre, alla morte del fratello Giovanni, rinunciò alla porpora cardinalizia e si arruolò al seguito del Re di Francia Luigi XII.

Cesare Borgia

Anche Niccolò Macchiavelli si ispirò alle gesta di Cesare ne Il Principe, e lo definì: signore molto splendido e magnifico e nelle armi tanto armonioso.

Alla morte del padre perse molta influenza, fu osteggiato dai nemici della famiglia, venne incarcerato e infine morì nel 1507 dopo essere riuscito a fuggire dal carcere.

L’unica femmina tra quattro fratelli, Lucrezia Borgia, venne educata nelle arti e nelle lettere; per motivi politici e per volontà del padre, si sposò all’età di tredici anni con il conte di Pesaro, Giovanni Sforza, per solidificare le alleanze del Casato. Il suo secondo marito fu Alfonso d’Aragona, ucciso poi su ordine di suo fratello Cesare, e il terzo invece fu Alfonso I d’Este.

Lucrezia Borgia

Anche lei venne coinvolta fin da adolescente in molti scandali, tra cui alcuni incestuosi che la vedono coinvolta con il padre e i fratelli.

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Pietro Bembo, uno dei più illustri letterati dell’epoca, nutrì una sconfinata passione per lei; infatti, fra le sue carte fu ritrovato un ricciolo d’oro di Lucrezia, custodito oggi nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Infine, Goffredo Borgia, il più piccolo dei quattro, visse sempre all’ombra degli altri fratelli.

Si sposò con Sancia d’Aragona, figlia illegittima del re di Napoli, e ricevette i titoli di principe di Squillace e conte di Alvito.

In seguito alla morte della moglie, si risposò con una sua cugina ed ebbe quattro figli.

Dopo la morte di Alessandro VI, ebbe inizio la decadenza della famiglia e molti dei suoi membri tornarono in Spagna.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Capri: la stella che brilla nel golfo di Napoli

Capri è l’isola nel Golfo di Napoli famosa per il territorio scosceso, gli hotel esclusivi e il bellissimo panorama.

Uno dei posti naturali più conosciuti dell’isola è la Grotta Azzurra, una cavità buia in cui l’acqua del mare si tinge di blu elettrico grazie alla presenza di una grotta sotterranea che filtra la luce del sole.

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La Grotta Azzurra all’interno.
Consigliamo la lettura del libro di Emilio Martini, ambientato nella bella isola campana.

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Il Monte Solaro è un’altra splendida attrazione del luogo. Si tratta della cima più alta di Capri con i suoi 589 m. Per mezzo di una seggiovia (come si può vedere dalla foto in basso) è possibile percorrere un tratto aereo che permette una vista mozzafiato.

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Per i turisti a cui interessa sorseggiare un caffè o un gustoso gelato durante le ore calde del giorno; ma anche per chi è interessato a trascorrere gradevolmente le serate, immerso tra la gente e gli odori dell’isola, è consigliata la visita di Piazza Umberto I.

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Vista di Piazza Umberto I.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Antonio Canova e il neoclassicismo sono in mostra a Napoli

Il Museo Archeologico di Napoli sta ospitando dal 28 marzo al 30 giugno 2019 un’importante mostra sulle opere dell’artista neoclassico Antonio Canova.

Si parla di più di 100 opere con 12 sculture prese in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo, tra cui Le Tre Grazie e Amore e Psiche stanti.

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Amore e Psiche Stanti
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Le tre grazie

Il titolo dell’iniziativa è Canova e l’antico. Sarà un’occasione davvero unica per gli appassionati dell’arte di visionare delle opere di rilievo, situate in un museo lontano dall’Italia.

L’evento nasce da un importante accordo siglato tra Mikhail Piotrovsky, direttore dell’Ermitage di San Pietroburgo, e Paolo Giulierini, il direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli, ed è parte delle iniziative organizzate nell’ambito dell’Anno della Cultura Russa in Italia, che comprende mostre, prestiti e progetti di vario genere in sinergia tra Russia e Italia.

Prezzo biglietti:

  • Intero € 15.00
  • Ridotto € 7.50
  • cittadini della comunità europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni € 2.00
  • per tutta la durata della mostra Canova e l’Antico, i visitatori che presenteranno il TIC, biglietto integrato Campania di Unico Campania, hanno diritto a 2 euro di sconto sul prezzo del biglietto
  • Cittadini sotto i 18 anni della Comunità Europea ed extracomunitari gratuito

Orari: dalle 9.00 alle 19.30

Dove: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Piazza Museo 19

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’arco trionfale di Castel Nuovo a Napoli: l’inizio del Rinascimento ‘’napoletano’’

Erroneamente conosciuto come Maschio Angioino, l’arco trionfale marmoreo di Castel Nuovo di Napoli fu eretto su richiesta di Alfonso d’Aragona per celebrare la conquista del regno di Napoli, avvenuta il 26 febbraio del 1443.

Inizialmente ideato come monumento, fu poi deciso dal sovrano stesso, per timore che questo venisse deturpato in qualche guerra o rivolta, di inserire l’arco tra le due torri all’ingresso, modificandone l’impianto dell’intero castello.

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Per l’ideazione dell’architettura (considerato inoltre il primo contributo di Napoli al Rinascimento italiano), furono convocati numerosi artisti, tra i quali figurano: Bartolomeo Prats, Antonio Gomar, Gioviano Pontano, Lorenzo Valla, Antonio Beccadelli, Francesco Laurana, Domenico Gagini e non solo. Infatti, alla progettazione furono coinvolti anche il Pisanello, il quale propose una costruzione a due arcate decorate sovrapposte, incorniciate da colonne e archi a sesto acuto, di impronta gotica; e successivamente, Guillermo Sagrera e Pietro da Milano aggiornando il progetto con alcune novità rinascimentali, come le impostazioni classiche riscoperte grazie agli studi archeologici del tempo.

All’inizio dei lavori, nel 1452, vi lavorarono il Laurana, Pietro da Molano e Paolo Romano, ai quali si aggiunsero via via: Isaia da Pisa, Andrea dell’Aquila, Antonio di Chellino e Domenico Gagini, concludendo la prima parte dei lavori al 1458, per poi riprendere ancora tra il 1465 e il 1471, donando all’intero complesso architettonico un tocco di contaminazione di stili, spaziando dalla scuola toscana alle maestranze d’oltralpe per giungere a quelle veneziane.

Quanto ai soggetti raffigurati, spicca ovviamente il tema celebrativo del trionfo di Alfonso, raffigurando, con la tecnica del rilievo, il suo ingresso in città: raffigurato al centro dell’arco inferiore, vi è il sovrano, seduto su di un carro aperto, trainato da cavalli e circondato dalla sua corte, dai capitani e dai grandi ufficiale del regno.

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L’arco superiore, invece, costellato da una serie di nicchie sormontate da un timpano ad arco, presenta le statue delle quattro virtù (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità).

In alto, un timpano semicircolare spiccano altre sculture raffiguranti fiumi e, in cima, la statua di San Michele.

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Sotto l’arco più basso, invece, dei medaglioni ottagonali rappresentano l’incontro tra vita terrena e quella spirituale mediante la raffigurazione di 28 serafini (simboli di sapienza e carità), di fiori (emblemi del ciclo della vita), della cornucopia e da un leone (incarnazione dell’acqua e della vita).

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero




Marc Chagall in mostra a Napoli: l’universo dei sogni. Il sentimento per la moglie Bella

L’arte di Marc Chagall è arrivata a Napoli mediante l’inaugurazione di una mostra dal titolo “Chagall, Sogno d’amore”.

Si tratta di una esposizione inaugurata il 15 febbraio, che rimarrà aperta fino al 30 giugno 2019.

Oltre 150 opere dell’artista sono state esposte presso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: dipinti, disegni, acquerelli e incisioni provenienti da collezioni private (solitamente di difficile fruizione), che ripercorrono la vita del celebre artista.

La mostra è stata curata da Dolores Durán Úcar, ed organizzata dal Gruppo Arthemisia.

Acquisto Biglietti:

  • Intero € 11 (anziché € 14) – audioguida inclusa
  • Ridotto € 9 (anziché € 12) – audioguida inclusa
  • Bambini € 4 (anziché € 6) – audioguida inclusa

Orari di apertura: Tutti i giorni 10.00 – 20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)

articolo di Cosimo Guarini