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GUERRA E PACE DI TOLSTOJ: IL ROMANZO REALISTA DIVENTATO EPICO

Il romanzo scritto tra il 1863 e il 1869 riguarda principalmente la storia di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, nel periodo delle guerre napoleoniche e in particolare durante la campagna di Russia.

Parliamo, dunque, di un lasso di tempo che va dal 1805 al 1820. Le ambientazioni interessate sono le città di Mosca e San Pietroburgo, oltre ai luoghi di battaglia nei centri non abitati; nello specifico i paesaggi con presenza di corsi d’acqua.

Un libro lungo, come spesso accade con i lavori di Tolstoj, dalle mille alle milleseicento pagine in base alle edizioni. I personaggi che si susseguono (inventati o realmente esistiti) sono moltissimi; ne sono contati circa cinquecento, tra comparse e personaggi principali. Tra questi ci sono, ovviamente, Napoleone Bonaparte e lo zar di Russia Alessandro I.

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Guerra e Pace arriva ai giorni nostri come un classico della letteratura mondiale e russa, e viene così rivestito da un’aura epica che ne aumenta il blasone e il mito. Ma non è proprio così, perché Tolstoj basa la propria narrazione a fatti realmente accaduti e quindi, in termini tecnici, non c’è proprio nulla di epico!

Non appena pubblicato, il romanzo fu stroncato da alcuni critici proprio perché era considerato moderno, avendo creato uno stacco con le tradizioni del romanzo classico. In particolare Tolstoj ruppe con alcune soluzioni letterarie come l’unità poetica, l’unità di tempo e di spazio.

Infatti all’interno di Guerra e Pace vi è un intervento molto forte dell’autore. Spesso la vicenda viene interrotta perché egli pone un commento. Non parliamo di un commento implicito, come nella descrizione dei personaggi o altri fattori; parliamo di veri e propri capitoli che interrompono la narrazione dei fatti.

Guerra e Pace, romanzo magister vitae - Ticinolive
Guerra e Pace è stato rappresentato varie volte anche sotto forma di Film. L’immagine riguarda una pellicola omonima uscita nel 2007 sotto la regia di Robert Dornhelm.

Questo perché tutto il racconto si basa sulla dicotomia che da il titolo al libro. Quest’ultima non è solo la contrapposizione ovvia tra lo scontro bellico che ha fatto la storia da un lato, e la serenità delle famiglie dell’aristocrazia russa dall’altro.

La guerra viene raccontata anche come una sorpresa; una sorta di dietro le quinte in cui i protagonisti non sono i protagonisti del romanzo, ma sono i personaggi storici realmente esistiti. Tra questi, i generali che hanno pianificato le operazioni belliche sono ritratti da Tolstoj in modo impietoso, come degli incapaci abili solo ad alimentare caos.

La pace, invece, va interpretata come l’utilizzo nel romanzo di personaggi tipici della letteratura russa dell’Ottocento; il ritratto perfetto della una società dei salotti del tempo. Insomma, quello che i lettori dello scrittore si aspettavano nel cuore dell’Ottocento.

Ogni parte del romanzo è un continuo gioco di specchi, tutto è sdoppiato. Dunque quando si parla di Guerra e Pace non si parla di bene e male, ma di due realtà letterarie completamente differenti che possono coesistere.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Kandiskij e l’astrattismo: Sulle orme de Il Cavaliere Azzurro

In un’epoca in cui il materialismo ne era protagonista, si stagliò la figura affascinante e complessa di Wassilij Kandinskij.

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Considerato il padre dell’astrattismo lirico, egli si fece promotore di una ricerca pittorica e spirituale che sfocerà in una sintesi espressiva astratta, per mezzo di una schematizzazione dei colori a linee e a forme geometriche come manifestazione esterna dell’interiorità.

Questa ricerca, a tratti ossessiva, scaturì durante la permanenza a Vologda, nei pressi di Mosca. Qui Kandinskij poté affermare che un’opera d’arte è considerata tale solo se deriva da una necessità psichica interiore, obbedendo di conseguenza a un profondo equilibrio di forme, colori e musica (non ci stupisce infatti che alcuni dei suoi quadri siano denominati come ‘’composizioni’’).

Prima di questa rivoluzione, avvenuta nel primo decennio del XX secolo, i soggetti prediletti dell’artista russo erano paesaggi di piccolo formato di evidente stampo impressionista e simbolista, popolati da personaggi tipicamente fiabeschi d’ispirazione germanica, medievale e russa.

I numerosi viaggi compiuti in Europa lo portarono a immergersi nell’atmosfera parigina, dove esplose il movimento espressionista fauve, tanto da condurlo nella stesura del saggio Lo spirituale nell’arte (1911), il quale darà vita a un acceso dibattito sulla percezione dei colori, delle linee e delle forme come sintesi di uno stato psichico.

Così, con l’amico e collega pittore Franz Marc, decise di fondare il gruppo Il cavaliere azzurro con l’obiettivo di raccogliere scritti, riproduzioni contemporanee, orientali e folkloristiche. Con tale proposito, il cavaliere azzurro si erse come simbolo di spiritualità spinto da una forza, energia interiore, ossia quella passionale e psichica. Ed ecco che Kandinskij, comincia pian piano a sostituire ai colori e alla prospettiva piana del fauvismo colori antinaturalistici: scompare il volume dando spazio a una vera e propria composizione di linee e colori, esattamente come una sinfonia musicale.

Con l’incarico di accademico svolto in Germania, l’artista instaurò un forte rapporto con il Costruttivismo (da cui poi si discostò, per una lettura meno scientifica e razionale), dal quale nacque la sintesi Punto e linea sul piano (1926) e ivi, spiegò gli studi condotti sull’organizzazione spaziale ed espressiva della rappresentazione geometrica.

http://www.artspecialday.com/9art/2016/12/16/vasilij-kandinskij-sognatore-concreto/

Seguendo tali costrutti, ne derivò la potente percezione dei suoi quadri, dove i cerchi blu trasmettono serenità, il giallo racchiuso in triangoli energia e dinamicità, donando un perfetto equilibrio all’intera opera, senza sbalzi emotivi o drastiche rotture psichiche.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero