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QUAL È IL SEGRETO SOTTERRANEO DEI MOAI SULL’ISOLA DI PASQUA?

Abbiamo già affrontato in un altro articolo il tema del fascino proposto dall’Isola di Pasqua (in Cile), caratterizzata dalla presenza di enormi teste di pietra, chiamate moai, che guardano in direzione del mare.

Chi le ha costruite? E come? Ma soprattutto, perché?

La rivista scientifica statunitense Plos One, è riuscita a risolvere parte di questi enigmi.

The best spots to see moai on Easter Island - Tiny Travelogue
Fila di moai posti sull’Isola di Pasqua.

In base ai sondaggi geologici eseguiti, pare che la gente della zona abbia posizionato i maestosi moai vicino alla fonte più vitale per l’umanità: l’acqua fresca. Gli archeologi hanno incrociato la posizione delle statue con la mappa delle risorse naturali dell’isola sperduta nell’oceano Pacifico, scoprendo così che c’era una corrispondenza significativa con le fonti di acqua dolce.

Le analisi proposte dagli studiosi.

Insomma, le basi di moai si trovano «esattamente dove sgorgava l’acqua», utilizzata anche per coltivare la terra.

«Costruire le statue non era un comportamento inesplicabile, ma qualcosa che non solo era culturalmente significativo ma centrale per la loro sopravvivenza», sostiene il coautore dello studio Carl Lipo, professore di antropologia alla Binghamton University.

Rimane incredibile «quanta energia abbiano investito» per segnalare questa fonte vitale, mentre sarebbero bastate opere decisamente più piccole e meno impegnative.

Probabilmente questi monumenti «rappresentavano gli antenati divinizzati e celebravano la condivisione quotidiana delle risorse»: una sorta di inno alla vita e contemporaneamente un ringraziamento per quanto ricevuto, riconoscendo nell’acqua il bene più prezioso.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero