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IL MITO DI NARCISO: LA BELLEZZA COME ARMA LETALE

Il mito di Narciso presenta due versioni: una romana ed una greca. Entrambe le versioni hanno dei punti in comune che sintetizziamo di seguito:

Narciso, figlio della divinità fluviale Cefiso e della ninfa Liriope, era una figura dotata di una bellezza fuori dal comune. La sua genitrice, ”spaventata” da tale bellezza, si recò dall’oracolo Tiresia per chiedere consiglio; quest’ultimo le consigliò di non fargli mai conoscere se stesso.

Il bambino crebbe e divenne un adolescente bellissimo, del quale tutti si innamoravano. Narciso, però, respingeva tutti, forse per orgoglio o per forte personalità.

Qual è la versione romana?

Secondo la versione romana, Eco, una ninfa che non poteva parlare per prima perché punita da Giunone, si innamorò follemente di Narciso. Ella, però, non poteva dichiararsi in quanto con la sua voce poteva soltanto fare eco a quella di Narciso, che la rifiutò bruscamente. La fanciulla così trascorse il resto della sua esistenza a vagare nelle valli, fino a diventare soltanto una voce.

La dea della vendetta, Nemesi, decise di punire il giovane Narciso per il suo rifiuto alla ninfa. Lo condannò così a specchiarsi in un laghetto per bere. Quando lui si calò per bere l’acqua, vide il suo riflesso e se ne innamorò perdutamente. Dopo poco, capì di essere lui stesso il bellissimo ragazzo e realizzò che il suo era un amore impossibile.

Metamorfosi di Narciso – Salvador Dali
La metamorfosi di Narciso (quadro di Salvador Dalì)

Ovidio afferma che Narciso morì consumato dal fuoco di quell’amore irrealizzabile. Altre fonti invece riportano che egli si gettò nel fiume, nell’estremo tentativo di raggiungere l’amore. Quando le ninfe accorsero per seppellire il suo corpo, al suo posto trovarono dei fiori bellissimi. Si trattava di fiori bianchi e gialli, quelli conosciuti oggi come fiori del narciso. Questo termine deriva proprio dalla parola greca narke, che significa stupore (lo stupore di Narciso che vide per la prima volta la propria immagine).

Qual è la versione greca?

Secondo la versione greca, contenuta nei papiri di Ossirinco, Narciso venne punito e costretto a specchiarsi perché aveva spinto un giovane ragazzo di nome Aminia ad uccidersi pur di non ricambiare il suo amore. Pausania, invece, modificò  una parte importante della storia. Secondo lui, Narciso non si innamorò del suo riflesso ma della sorella gemella defunta. Specchiandosi, rivide in se stesso il volto dell’amata sorella e trovò così consolazione al suo dolore.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Atlante: mito del titano, pilastro del cielo

Atlante. Un nome per tanti significati

Infatti con questo vocabolo si indica l’atlante, inteso come volume che raccoglie le carte geografiche, ma anche la prima vertebra cervicale della colonna, così come la catena montuosa che si estende nell’Africa nord – occidentale.

Perché tutti questi elementi prendono il medesimo nome? La spiegazione va ricercata, come accade spesso, nel mito

Figlio del titano Giapeto e di Climene, Atlante era anch’egli un titano e reggeva sulle sue spalle la volta celeste. Si trattava di una punizione inflittagli da Zeus, in quanto i titani avevano cercato di assediare e di impadronirsi dell’Olimpo.

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Si narra anche che una volta Eracle, dovendo assolvere alla sua undicesima fatica, si offrì di reggere la volta celeste al suo posto, se Atlante avesse raccolto per lui i pomi d’oro che crescevano nel giardino delle Esperidi; tuttavia il titano, una volta liberato, non aveva voglia di ritornare per l’eternità al suo ingrato compito, per cui Eracle dovette svincolarsi con uno stratagemma: chiese al titano di reggere solo un altro momento il mondo perché aveva bisogno di mettersi qualcosa sotto le ginocchia, dopodiché fuggì via. 

Secondo un’altra versione, Atlante fu pietrificato da Perseo che lo costrinse a guardare la testa di Medusa per punirlo del fatto che  non aveva voluto ospitarlo; così Atlante si trasformò nell’omonimo massiccio montuoso che di lui attualmente porta il nome. 

Come si può facilmente dedurre,  la prima vertebra cervicale si chiama così per similitudine, in virtù del fatto che regge il cranio, così come Atlante reggeva la volta celeste. Mentre il nome attribuito all’atlante geografico deriva dal fatto che l’immagine di questo titano era rappresentata sulla copertina della più famosa raccolta cartografica realizzata nel 1595 da Gerardo Mercatore e da allora ogni raccolta simile prese il nome da quell’immagine che era rimasta impressa nella memoria collettiva. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero