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FRIDA KAHLO: IL CAOS DENTRO ARRIVA A MILANO – MOSTRA ATTESISSIMA

Frida Kahlo – Il caos dentro è il nome dell’esposizione presente dal 10 ottobre a Milano (presso gli spazi della Fabbrica del Vapore), che durerà fino al 28 marzo 2020.

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Frida Kahlo

Si tratta di un viaggio emozionale nella vita dell’artista messicana, sviluppato grazie alle curatrici dell’evento: Milagros Ancheita, Alejandra Matiz, Maria Rosso.

Un percorso che offre una prospettiva diversa, che racconta la vita professionale e personale di Frida, fatta di passione e talento.

Una narrazione artistica che ripropone gli scatti dei più grandi fotografi del tempo che hanno immortalato Frida Kahlo, i suoi abiti, le sue lettere, i film che la vedono protagonista, la ricostruzione degli spazi in cui visse, come lo studio e la camera da letto.

Tutto è racchiuso in una mostra affascinante in cui la realtà immersiva mette tutti in contatto con lo straordinario mondo dell’artista.

FRIDA KAHLO - II caos dentro - Fabbrica del vapore - Milano - MeloBox
La locandina della Mostra.

INFORMAZIONI UTILI:

Orari e giorni di apertura:

Dal lunedì al venerdì:  09,30 / 19,30

Sabato e domenica: 09,30 / 21,00

ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

BIGLIETTI:

  1. Intero: Feriali € 15 – Weekend e festivi 17
  2. Ridotto (Possessori Card Musei Lombardia, Disabili e accompagnatori, Gruppi oltre 15 pax, Carta del docente, 18 App, Possessori abbonamento annuale ATM, Abbonati e clienti occasionali Trenord)
    • Feriali € 12
    • Weekend e Festivi € 14
  3. Ridotto Speciale (Giovani fino a 14 anni, Universitari, Dipendenti del Comune di Milano con badge nominale, Giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati)
    • Tutti i Giorni € 10
  4. Open € 18
  5. Scuole € 5 ( più diritto di prevendita )
  6. Gratuità (bambini fino a 5 anni)

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PERCHÉ NON BISOGNA TOGLIERE LA STATUA DI MONTANELLI (clicca qui)

Per raccontare la vicenda sulla statua di Indro Montanelli, e successivamente spiegare perché secondo noi sarebbe sbagliato rimuoverla dal luogo in cui si trova attualmente, bisogna fare una piccola premessa partendo dagli Stati Uniti.

Le statue di Cristoforo Colombo sfregiate negli USA:

Da ormai due settimane le proteste negli Stati Uniti conseguenti all’omicidio di George Floyd si sono diffuse in tutto il Paese.

Le iniziative, in molti casi pacifiche, sono però anche sfociate in atti di vandalismo. Mentre nei giorni precedenti si è assistito al saccheggio di negozi e centri commerciali, effettuati da delinquenti che nulla hanno a che vedere con i veri motivi della protesta, nelle ultime ore diverse statue di Cristoforo Colombo sono state sfregiate o tolte dalle collocazioni ad esse assegnate.

Proteste Usa, attacco ai monumenti che rappresentano Colombo
Statua di Cristoforo Colombo decapitata a Boston.

I motivi di questi atti sono riconducibili ad una protesta di chi considera Colombo uno dei principali iniziatori della politica di persecuzione della popolazione indigena americana, e dello schiavismo che si sarebbe perpetrato nei secoli seguenti a svantaggio delle persone di colore.

La situazione in Europa:

I moti di protesta e la solidarietà ai manifestanti americani uniti sotto il motto Black Lives Matter (”le vite dei neri contano”) non hanno potuto lasciare indifferente la società civile europea. Basta pensare che in Belgio, una fetta dell’opinione pubblica ha richiesto la rimozione delle statue del re Leopoldo II. Quest’ultimo, a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, si è reso colpevole di atrocità nei confronti della popolazione del Congo che era sotto il controllo belga.

Vandalizzata statua di Leopoldo II a Bruxelles: dal razzismo negli ...
Statua di Leopoldo II vandalizzata a Bruxelles.

Il caso Montanelli:

E ora arriviamo in Italia. A Milano, nei giardini di via Palestro, è posta una stata che raffigura il giornalista Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001).

Montanelli è stato uno di più grandi giornalisti della storia d’Italia. Da prima dipendente del Corriere della sera (dove tornerà nel 1995), e poi fondatore de Il Giornale (1974). Durante gli anni del regime fascista partì come volontario nell’operazione che culminò con la conquista dell’impero di Abissinia.

Il giornalista non ha mai avuto problemi a raccontare i fatti storici del biennio in cui rimase in terra africana (1935-36). Tra le informazioni che fornì rispetto a quella fase non nascose di aver preso in moglie un’adolescente indigena.

A chi lo ha criticato (anche se per la verità le critiche sono avvenute più che altro dopo la sua morte), lui ha sempre risposto che in Africa era una cosa normale svolgere un matrimonio di quel tipo.

Oggi, in concomitanza con le proteste di chi richiede uguaglianza di diritti tra bianchi e neri, un gruppo denominato i Sentinelli ha richiesto la rimozione della statua tramite una lettera alle autorità cittadine. Tali soggetti sono un insieme di persone associate che svolgono delle iniziative per richiedere il rispetto dei diritti umani.

La rivoluzione anti-razzista delle statue arriva a Milano ...
Statua di Montanelli a Milano.

Ecco perché la statua non va tolta:

La vicenda della statua di Montanelli è diventata subito un caso. Questo perché si tratta di un personaggio di rilievo per la cultura italiana, uno dei massimi testimoni del secolo scorso.

Montanelli ha sempre chiarito che tanto il fascismo quanto la spedizione coloniale furono sbagliate ed anacronistiche. Di conseguenza anche tutte le vicende correlate a questi fatti storici vanno contestualizzati con il tempo, il luogo di svolgimento, ed il pensiero dello stesso giornalista. Non a caso Montanelli (che era poco più che ventenne) fu espulso dal Partito Fascista nel 1937 perché non era allineato al regime.

Togliere la statua di Montanelli vuol dire demolire tutto quello che di buono lo stesso uomo di cultura ci ha lasciato, tra i suoi articoli, i suoi libri, e i suoi racconti.

E poi, perché richiedere a gran voce di togliere la statua solo ora e non prima?

Il giornalista Beppe Severgnini su Repubblica ha scritto:

Abbattere…la statua di Montanelli? Sarebbe assurdo e offensivo… Quella vicenda — non esemplare, certo — non rappresenta l’uomo, il giornalista, le cose in cui ha creduto e per cui s’è battuto. Se un episodio isolato fosse sufficiente per squalificare una vita, non resterebbe in piedi una sola statua. Solo quelle dei santi, e neppure tutte.

Scrivici nei commenti cosa ne pensi.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’arte a Milano nel periodo festivo: da Filippino a Lippi De Pisis

Il periodo natalizio è una delle fasi dell’anno in cui meglio è possibile apprezzare gli eventi di natura artistica e culturale. Questo avviene soprattutto per la possibilità di fruire di un clima caldo e avvolgente, utile a garantire maggiore suggestione alla vista di opere e itinerari culturali.

Numerosi sono gli eventi che interessano tutto lo stivale da nord a sud. Di seguito abbiamo elencato quelli principali che riguardano Milano, una delle città che fungono da perno del settore culturale-turistico in Italia.

  • Palazzo Reale: sono in corso le tre mostre evento su De Chirico, Letizia Battaglia e la fondazione Tannhauser.
  • Museo del Novecento: la retrospettiva dedicata a De Pisis e quella ad Adriana Bisi Fabbri.
  • Gallerie d’Italia, in piazza Scala: esposizioni di Canova e Thorvaldsen, e di fianco, a Palazzo Marino, si può ammirare l’Annunciazione di Filippino Lippi (fino al 12 gennaio).
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Foto derivante dalle pubblicazioni ufficiali sull’evento di Canova.
  • Museo Diocesano: è presente un’Adorazione dei Magi di Artemisia Gentileschi.
  • Fondazione Praga: per gli amanti dell’arte contemporanea, “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” è un progetto espositivo concepito da Wes Anderson e Juman Malouf.
  •  Mudec: sono presenti le foto di Elliot Erwitt e la mostra dedicata al Giapponismo “Impressioni d’Oriente”.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Gli Sforza della Milano rinascimentale: quando l’arte si fa potenza

Tra il XV e il XVI, Milano acquistò notevole prestigio, divenendo uno dei centri artistici più importanti del panorama italiano rinascimentale, nell’ambito dell’oreficeria e della miniatura. Tale ascesa culturale fu possibile grazie al ruolo giocato dagli Sforza, per i quali, secondo lo storico dell’arte Roberto Longhi, l’arte giocava un modo per affermare «un’identità, la dimostrazione della grandezza di una tradizione culturale e artistica, finalmente liberata dagli ultimi residui del lungo complesso d’inferiorità che l’ha ostinatamente tenuta in soggezione al confronto di altre regioni d’Italia».

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La dinastia degli Sforza si insedia a Milano con Francesco, valente condottiero dei compagni di ventura che si proclamò diretto discendente sposando la figlia del defunto duca e ultima erede della casata viscontea, Bianca Maria Visconti. Proprio per rimarcare questo carattere di successore legittimo, Francesco continuò a chiamare artisti viscontei alla sua corte: seppur ancorato ai gusti delle corti boeme, borgognone e germaniche e attratto anche dalla diffusione delle idee rinascimentali fiorentine.

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Ritratto di Francesco Sforza.

Esempi di queste sue inclinazioni sono gli affreschi del duomo di Monza con le Storie di Teodolinda. Il ciclo fu creato per celebrare la corte sforzesca ed è ben evidente anche l’influsso del gotico internazionale: grandi dimensioni, preziosità di materiali, stile unico dettato dalla bottega degli Zavattari.

Le novità rinascimentali giunsero nel 1451, quando l’architetto fiorentino fu convocato alla corte sforzesca il Filarete per realizzare l’Ospedale Maggiore; il quale poi scrisse il Trattato di architettura, in cui viene descritta la città ideale di Sforzinda, dedicata al signore di Milano.

Anni dopo la sovranità di Francesco, considerato l’iniziatore della Milano rinascimentale, il Ducato conobbe l’apice con il suo quartogenito, Ludovico il Moro. Ecco che con lui, i passi di grandi artisti s’incontrarono: Leonardo, al quale gli fu commissionata l’Ultima Cena, Bramante chiamato a ricostruire la Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, il miniaturista Giovanni Ambrogio de Predis, precedentemente ritrattista asburgico, e lo smaltista  Foppa, maestro di Benvenuto Cellini.

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Ritratto di Ludovico il Moro.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

Andrea Mantegna e la drammaticità del suo Cristo morto

Il Cristo morto di Andrea Mantegna è una delle opere più sconvolgenti e rivoluzionarie della storia dell’arte. Nessuno, prima di lui, aveva raffigurato un Cristo morto così ferocemente drammatico e così umano: un freddo cadavere appena deposto dalla croce, più che il figlio di Dio in attesa della resurrezione. Il corpo di Cristo è infatti adagiato su una lastra di marmo rosso ed è a malapena coperto dal sudario che, fatta eccezione per la gambe, lascia scoperto tutto il resto.

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Sul lato sinistro del dipinto compaiono tre dolenti che versano lacrime copiose: sono la Madonna, che con un fazzoletto si sta asciugando gli occhi, san Giovanni, che piange con le mani giunte, e un’altra donna disperata, probabilmente Maria Maddalena. 

Particolare della Madonna dolente.
Particolare della testa di Cristo.

Ma, al di là dei personaggi, i veri protagonisti sono la luce e la prospettiva. La luce proviene da destra e fa risaltare le pieghe rigide del sudario, creando forti contrasti con le ombre: si tratta di una luce che ha quasi uno scopo narrativo e che contribuisce ad alimentare il dramma e la partecipazione emotiva di chi guarda l’opera. Lo stesso si può dire per la prospettiva: Mantegna è stato uno dei più grandi maestri dell’illusionismo prospettico e ne dà prova anche in questo dipinto.

Il Cristo Morto di Andrea Mantegna è uno dei capisaldi del Rinascimento, sia dal punto di vista tecnico, sia per ciò che riguarda i suoi contenuti. Forse è con questo dipinto che per la prima volta vengono sottolineate tutta la fragilità e tutta l’umanità di Cristo. Mantegna ha saputo che più importante della scienza e più importante della prospettiva stessa era rendere la sofferenza di Cristo visibile, e rendere la sua morte assoluta. E Andrea Mantegna è riuscito in questo scopo con una tela capace di sconvolgere la storia dell’arte 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Bellagio: la perla tra i due rami del Lago di Como

Bellagio è un borgo italiano che si trova proprio sul promontorio che divide nei due rami il Lago di Como.

Esso si sviluppa per piccole stradine, con tanti negozi di artigianato locale che permetto ai turisti di vivere serenamente i giorni della propria permanenza nel luogo.

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La visione di questo borgo, infatti, trasmette indubbiamente serenità. E’ come ritrovarsi in un film in cui lo stress e le città industrializzate sono lontane.

Bellagio è stato il luogo di ambientazione di opere letterarie, come si vede nella foto riportata di sopra.

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Il posto gode di un microclima temperato paragonabile a quello della riviera ligure. Questa caratteristica lo ha fatto divenire una delle prime destinazioni vacanziere dell’Italia del Nord, già ai tempi degli antichi romani e ha lasciato tracce nei pensieri di tanti letterati europei, tra cui Flaubert e Stendhal.

Con il battello da Bellagio si possono raggiungere facilmente gli altri altrettanto rinomati paesi di VarennaMenaggioTremezzo con Villa Carlotta, Lenno con Villa Balbianello.

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Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La Dama con l’ermellino di Leonardo: chi è Cecilia Gallerani?

Dama con l’ermellino è il nome del celebre dipinto (olio su tavola) di uno dei più grandi geni dell’umanità: Leonardo da Vinci.

Nel dicembre 2016 l’opera è stata ceduta al governo polacco per circa 100 milioni di euro, sebbene il valore certificato sarebbe pari a 2 miliardi.

Dal 19 maggio 2017 ha trovato collocazione presso il Museo Nazionale di Cracovia.

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La dama con l’ermellino (1488-1490)
Leonardo da Vinci

Una giovane donna tiene stretta a se un ermellino, mentre il suo sguardo è proteso in obliquo. Colpiscono, in fase realizzativa, la definizione dei contorni e i colori del vestiario che la fanciulla indossa.

Chi è la donna?

La dama che Leonardo ha immortalato, secondo la maggior parte degli studiosi, è Cecilia Gallerani (Milano, 1473 – San Giovanni in Croce, 1536).

Ella nacque in una nobile famiglia e fu moglie di
Ludovico Carminati de’ Brambilla, detto “il Bergamino”, feudatario del castello di San Giovanni in Croce.

Della vita di Cecilia è noto il fatto che fu anche una delle amanti di Ludovico Sforza detto ”il Moro”.

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Ludovico Sforza detto ”il Moro” (Milano, 3 agosto 1452 – Loches, 27 maggio 1508)

Questo aspetto è documentato da una lettera riconducibile all’ambasciatore estense Jacopo Trotti che recita:

«si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta che prese presso di sé, molto bella, parecchi di fa, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione»
(Jacopo Trotti, stralcio di lettera riportato da Daniela Pizzagalli in “La Dama con l’ermellino”)

Il termine puta viene utilizzato per enfatizzare la giovane età della Gallerani, che al momento della frequentazione ha sedici anni.

Successivamente fu allontanata dalla corte sforzesca, avendo ricevuto da Ludovico alcuni immobili, tra cui Palazzo Carmagnola.

Si rifugiò per due anni a Mantova presso Isabella d’Este, prima di tornare a Milano dopo la morte di Beatrice d’Este.

Cecilia morì a sessantatré anni e fu sepolta probabilmente nella cappella della famiglia Carminati, all’interno dell’antica Chiesa Parrocchiale di San Zavedro, presso San Giovanni in Croce.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il Cenacolo di Leonardo: quando anche i geni possono sbagliare

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Conservato nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, ‘’Il Cenacolo’’ di Leonardo da Vinci (il quale ci lavorò dal 1494 al 1497), è stata, sicuramente una tra le opere più travagliate della storia dell’arte, in particolar modo per ciò che ne concerne il restauro. Difatti, l’esigenza di un continuo intervento è dovuta alla tecnica utilizzata dall’artista toscano con cui realizzò l’opera: vale a dire, tempera mista su gesso.

Il perché di questa scelta è facilmente intuibile: Leonardo volle sperimentare questa tipologia pittorica per sostituire e superare ciò che la tecnica ad affresco limitava. L’esperimento però, ebbe esiti negativi. La tecnica si rivelò infatti molto fragile e particolarmente soggetta a deterioramenti dovuti all’umidità, tanto da essere descritta, dopo soli settant’anni dalla realizzazione, da Giorgio Vasari, in visita a Milano, come “una macchia abbagliata”.

Infatti, col passare dei secoli, si susseguirono gravi conseguenze che peggiorarono la situazione, come la continua premura da parte di pittori anche poco dotati di ridipingere il dipinto laddove vi erano danneggiamenti, fu una di queste e portarono ad una continua ed inesorabile sovrapposizioni di “falsi” sull’originale.

Con l’ultimo restauro, durato dal 1977 al 1999, ad opera di Giuseppina Brambilla Barcilon, si è cercato di asportare tutte le ridipinture per ritornare all’opera originaria, con integrazioni leggere laddove illeggibile. 

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Per quanto riguarda il tema iconografico raffigurato, è forse uno tra i più noti del Vangelo: il momento in cui Cristo rivela il tradimento di uno di loro. Un momento tragico, impresso per sempre su una parete e nelle espressioni dei personaggi: ed ecco che c’è chi si alza, chi si avvicina, chi si stupisce e meraviglia, chi con sgomento e confusione si agita.

Il tutto è ambientato in un’ingegnosa prospettiva che vede come fulcro la figura di Gesù, incarnando anche l’illusione dello spazio dietro di lui, come se ci stesse rendendo partecipi alla mensa.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero


Il Castello Sforzesco di Milano: un emblema Europeo

In un tempo in cui ogni città o borgo si affidava alla protezione di varie imponenti costruzioni, il Castello Sforzesco di Milano nasce come roccaforte difensiva sotto la dinastia viscontea. Tuttavia, le sue funzionalità nel corso del tempo sono divenute molteplici, così la sua struttura nei secoli ha subito delle innumerevoli modifiche.

Già in epoca romana, quando del Castello vi era esclusivamente il Castrum Portae Jovis, esso fungeva da protettorato, reparto militare con la funzione di “guardia del corpo dell’imperatore”.

Fra il 1360 ed il 1370, Galeazzo Visconti fece costruire una rocca a cavallo della cinta medievale, mantenendo l’omonimo nome della costruzione romana.

I suoi successori condussero successivamente altri lavori ottenendo un castello a pianta quadrata, con i lati lunghi 200 m, e quattro torri agli angoli. Fu allora che il Castello assunse la funzione di dimora permanente dei Visconti.

Nel corso del 400 la costruzione è stata acquisita da diverse signorie, fra le quali, appunto, gli Sforza.

Quando nel 1494 salì al potere Ludovico il Moro, il Castello si impreziosì dei lavori di Leonardo da Vinci e di Bramante, affermandosi come una delle corti più imponenti d’Europa.

Tuttavia, sotto il dominio spagnolo, la costruzione tornò quasi del tutto alle sue funzioni originarie militari attraverso ulteriori modifiche al sistema difensivo, perdendo il ruolo di dimora signorile.

Con l’avvento di Napoleone l’immagine del Castello Sforzesco suscitò la riflessione di molti, tanto che nel 1800 se ne ordinò la demolizione poiché esso, per la popolazione stessa, era divenuto simbolo di antica tirannide.

Il progetto fu realizzato un anno dopo e, per fortuna, non vide il totale abbattimento della struttura.

Anche dopo Napoleone o sotto il Regno degli austriaci, seppur vi siano state delle modifiche sostanziali, la popolazione rimase convinta che il suo abbattimento fosse necessario al fine di irrompere sulle sue tradizioni militari.

Non cessarono, però, i lavori di restauro. Il Castello subì ingenti danni durante la seconda guerra mondiale, i quali richiesero un restauro quasi completo. E ancora, negli anni 60 fu smantellata una fontana, costruita a somiglianza della precedente, per dar spazio alla nuova costruzione della metropolitana.

Queste modifiche terminano solo nel 2005, con l’ultimo restauro di sale e cortili. Attraverso una storia travagliata, il Castello Sforzesco si è affermato come uno dei più importanti simboli di Milano e fra i più grandi castelli d’Europa. Oggi gode della presenza di importanti musei ed istituzioni culturali, che gli conferiscono giustizia a distanza di secoli.

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Angela Cerasino per L’isola di Omero


Milano: primo weekend di Marzo 2019. Gli eventi da non perdere

Ti trovi a  Milano dal 1 al 3 Marzo 2019? 

Abbiamo selezionato gli eventi da non perdere in questi tre giorni nel capoluogo lombardo!

Venerdì 1 marzo 2019:

  • Concerto di Gazzelle al Mediolanum Forum.

Sabato 2 Marzo 2019

  • Concerto dei Punkreas al Live Music Club di Trezzo sull’Adda.

Domenica 3 Marzo 2019

  • Concerto di The Tallest Man On Eart al Teatro dal Verme .

Eventi in programma per tutto il weekend:

  • Mostra su Banksy al Mudec
  • Mostra ”Paul klee: Alle origini dell’arte” presso il Mudec
  • Mostra ”Leonardo Da Vinci Parade” presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia.

articolo di Cosimo Guarini