Archivi tag: Michelangelo Pistoletto

FIRENZE: IL PROFONDO SIGNIFICATO DELLA ”DONNA COL MAL DI TESTA”

A Firenze, esattamente in prossimità della trecentesca Porta Romana, è installata l’opera di Michelangelo Pistoletto intitolata Dietrofront (1984).

Nel corso degli anni molti passanti hanno attribuito a tale lavoro i nomi di ”la donna con il mal di testa” o ”la squilibrata”. Indubbiamente la scultura presenta una forma particolare, che da sempre attira l’attenzione dei visitatori della città e della gente comune.

Art@Site Michelangelo Pistoletto, Dietro-front, Roundabout, Florence
Dietrofront (1984), Michelangelo Pistoletto. Firenze.

Il blocco di materia posto in cima al capo della figura femminile, rappresenta un unicum iconografico che non ha potuto lasciare indifferenti anche i maggiori studiosi dell’arte contemporanea.

L’opera fu presentata per la prima volta nel 1984 a Forte Belvedere (Fi) in occasione di una mostra di Pistoletto, per poi essere definitivamente collocata dove si trova attualmente.

Michelangelo Pistoletto by Serena Ucelli – Serena Ucelli di Nemi
Michelangelo Pistoletto (nato a Biella il 25 giugno 1933).

QUAL È IL SENSO DELL’OPERA?

Effettivamente, osservando bene la scultura, si può notare che le donne raffigurate sono due. Quello posto in orizzontale non è un semplice blocco di pietra, ma è una seconda donna che insieme a quella verticale forma un incrocio perpendicolare.

Il libro si racconta per la prima volta nel libro La voce di Pistoletto”. Clicca qui.

Ordina il libro a prezzo speciale cliccando QUI.

La donna ”in piedi” , visibile anche dal basso, porge lo sguardo verso Roma, mentre l’altra che è ”stesa” osserva Via Romana attraverso l’ingresso della Porta di origini medievali.

L’artista ha dichiarato che il contrasto di visione tra le due donne rappresenta la circolarità tra passato e futuro: in sostanza, tutto quello che di bello si è venuto a creare nasce dal Rinascimento e dall’utilizzo della prospettiva, e trova in Firenze il centro di gravità delle arti.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La Venere degli stracci: la frenesia del mondo contemporaneo nell’Arte Povera

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto è l’opera simbolo per eccellenza dell’arte contemporanea e più specificatamente del genere che rappresenta, ovvero quello dell’Arte Povera.

Tra i più famosi esponenti di questa corrente artistica – che si propone di realizzare opere con materiale di uso comune, organico, di scarto – Michelangelo Pistoletto, con la sua ricerca artistica, analizza la spazialità impossibile da ritrovare in supporti come la tela. 

La Venere degli Stracci è un’installazione del 1967, che consiste in una scultura estratta dal calco della Venere con Mela di Thorvaldsen (1770-1844), artista danese rappresentante del Neoclassicismo. Posta di schiena con le mani in avanti, la dea sembra farsi strada tra le vesti disposte dinanzi a lei; stando alle parole dell’artista:

”Gli stracci rappresentano il passaggio delle persone dentro tutti questi vestiti, questi vestiti ormai degradati. La Venere, venendo dal passato come simbolo di bellezza e di speranza, ridà vita, rigenera questi stracci.

C:\Users\Antonella\Desktop\ba79c472-b6a8-4684-8675-88b4253746d5.jpg

La foto è stata scattata da Antonella Buttazzo in occasione dell’ installazione dell’opera presso il Museo Castromediano di Lecce (dal 22 dicembre 2019 al 31 marzo 2020 .

Ciò che salta agli occhi dello spettatore è lo stridente accostamento tra la bellezza femminile idealizzata, e l’esplosione di stracci distesi davanti a lei.

Il paradosso creato da Pistoletto vede perciò una Venere affaccendata in una folle ricerca di qualcosa di importante che ha perso, in un mucchio di cenci destinati ad umili usi. Forse quel qualcosa è l’ideale, un ideale che negli anni ’60, momento in cui, ricordiamo, è stata concepita l’installazione, ha mosso una generazione in contestazioni, in ripartizioni sociali.

Forse, l’opera incarna proprio quel bisogno di ridimensionare il sistema sotto tutti i fronti umani, un bisogno che ha ‘’scomodato’’ anche una divinità.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero