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La rubrica del Borgo: Mostar, la città balcanica dalla doppia anima

La bellissima Mostar si trova nella valle del fiume Neretva, adagiata tra le montagne brulle della Erzegovina, di cui rappresenta la capitale virtuale.

E’ caratterizzata da numerosi ponti, torri, splendide moschee del XVI secolo, bagni turchi, edifici risalenti all’Impero Austro-Ungarico e numerose botteghe artigiane. Deve il suo nome ai custodi del ponte, definiti Mostari, e ad oggi, è abitata da circa 110.000 persone.

E’ una città multi-etnica, un vero mosaico di popoli e culture, e rappresenta (insieme a Sarajevo) il punto di unione tra il mondo orientale e quello occidentale.

Mostar è una città dalla doppia anima, poiché da un lato mostra i segni della devastazione subita a causa della guerra dei Balcani, dall’altro si mostra fiera della sua rinascita dopo la ricostruzione.

La città, divisa in due dal fiume, è stata per anni contesa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 la libera circolazione tra le due sponde fu ristabilita. Soggetta a lunghi assedi e bombardamenti negli anni ’90 dalle truppe federali jugoslave, supportate dall’esercito serbo-bosniaco, è stata oggi in buona parte ricostruita.

Nel 2004 il ponte più famoso della città, lo Stari Most (Ponte Vecchio), e la città vecchia sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Lo Stari Most e la sua distruzione

Il celebre ponte è il più famoso di tutti i Balcani, e fu costruito nel 1565 sotto la dominazione dell’Impero Ottomano. Si tratta di un ponte di pietra caratterizzato da una campata unica di quasi 29 metri e da una stretta curvatura al centro, che denota una forma snella ed elegante. E’ stato edificato con una varietà di pietra locale, la tehelija, che cambia tonalità in base all’intensità dei raggi solari.

Adiacenti ad esso troviamo anche le due torri fortificate, tra cui la Torre Tara, che si trova sulla sponda sinistra del fiume e che oggi ospita il circolo dei tuffatori.

Tra i numerosi ponti ricostruiti in seguito al tremendo e sanguinoso conflitto del 1993, troviamo il ponte Musala (ponte di Tito), il ponte Storto (Kriva Cuprija), il ponte Lucki e il ponte Carinski (ponte dell’Imperatore).

Il ponte Storto

Kujundziluk, invece, è la via più pittoresca della città. La possiamo ammirare sulla sponda orientale del fiume da cui si intravedono le tipiche casette di pietra; essa ospita botteghe, locande e negozi di souvenir.

Giunti al termine della via ci si trova davanti a Brace Frejica, l’antica via commerciale di Mostar.

L’ingresso di Brace Frejica

Percorrendola possiamo notare sia la parte della città in cui si trovano gli edifici che testimoniano i segni dei bombardamenti del passato, sia locali moderni e bar, oltre a due moschee cittadine. In fondo alla via si arriva poi al cuore asburgico della città, dove si può visitare Palazzo Metropolitan (con il suo stile neobarocco, risalente al 1908), e alcune residenze turche (antiche dimore eleganti e ben conservate).

Mostar è dotata di un incredibile fascino culturale ed architettonico. Da vedere in città sono anche la via Bajatova, una scalinata lunga due chilomentri, la cattedrale cattolica, la Franjevacka, ovvero la Chiesa con il campanile più alto della Bosnia ed Ergegovina, e un museo. Da ammirare anche sono le sue bellezze naturali, tra cui il Parco Naturale Ruiste, sulla montagna Prenj, la riserva naturale Diva Grabovica e il parco cittadino.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La Grande Muraglia Cinese: un’opera senza tempo

Inserita nel 2007 tra le sette meraviglie del mondo moderno, e già nominata dall’UNESCO nel 1987 Patrimonio dell’Umanità, la Grande Muraglia si estende tra le montagne del Nord della Cina, abbracciando Pechino.

Si erge imponente, lunghissima, con una connotazione storica impressionante, attraverso la quale sono fiorite leggende e miti che ancora oggi ne alimentano la bellezza.

Fu edificata più di 2000 anni fa dall’imperatore Qin Shi Huang, primo imperatore della dinastia Qin ( durata dal 221 al 206 a.C.), diventato noto anche come colui che volle il famoso Esercito di terracotta di Xi’an.

La Grande Muraglia nel passato

Conosciuta in Cina con il soprannome di Wanli Changcheng, inizia la sua strada da Hushan nel nord-est del Paese, passando per Pechino, attraversando innumerevoli province.

La Grande Muraglia appare come un enorme drago che si snoda tra le montagne, tra i deserti e tra le colline per una lunghezza totale di circa 21.000 chilometri, nonostante molte parti siano andate distrutte nel corso dei secoli.

E’ considerata un vero e proprio capolavoro dell’architettura difensiva antica, che oggi, con scenari unici e circondata dalla natura, è diventata un simbolo universale del popolo cinese.

Si tratta di un complesso di mura e fortificazioni che comprende tutte le sezioni edificate dai Sette Stati combattenti e da almeno sette dinastie in quindici province diverse. Il suo punto più celebre è Badaling, il quale è raggiungibile facilmente da Pechino.

La Grande Muraglia a Badaling

Perché è stata costruita?

Durante la prima dinastia cinese, le già preesistenti mura settentrionali furono unite e collegate per difendersi dall’invasione dei popoli nomadi del nord.

Fu ad opera dei successori, la dinastia Han (durata dal 206 a.C. al 220 d. C.), che la costruzione si estese ulteriormente fino alle regioni Nord occidentali con l’obiettivo di proteggere la Via della Seta (la rotta commerciale via terra più significativa della storia che ha connesso l’Est e l’Ovest, attraversando Stati e territori profondamente diversi tra loro). Mentre, durante la dinastia Ming (dal 1368 al 1644), furono aggiunti alla costruzione cannoni e torri di avvistamento.

Se si vuole trovare il punto di partenza e la fine di questa costruzione, si deve prender nota che ad Occidente, intorno a Jiayuguan, sorgono i resti della prima torre, mentre ad Est la Grande Muraglia si tuffa letteralmente nel mare, vicino a Shanhaiguan; nei pressi del Golfo di Bohai, infine, la ‘vecchia testa di drago’ rappresenta il punto finale della costruzione.

La testa del drago, la fine est dove la Grande Muraglia incontra il mare vicino a Shanhaiguan

Curiosità

Contrariamente alla credenza comune, la Muraglia cinese non può essere avvistata dallo spazio ad occhio nudo, poiché, anche se è lunga migliaia di chilometri è larga meno di dieci, quindi è visibile solo attraverso un telescopio.

E’ stata anche definita come il cimitero più lungo della Terra, poiché gli archeologi hanno trovato sotto alle mura numerosi resti umani, che si pensa appartenessero ai contadini, ai prigionieri e ai soldati che parteciparono alla sua costruzione.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero