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La rubrica del borgo. Nesso: il paesino che nasce dall’unione di due torrenti

Ci troviamo in Lombardia, sulla sponda comasca del Lago di Como. Qui sorge un piccolo borgo chiamato Nesso, che prende vita dall’unione di due torrenti: il Tuf e il Nosè.

Lo spettacolo naturale che divide in due il paese attrae ogni anno molti turisti per lo charme che inevitabilmente propone. Appetibilità turistica che aumenta anche grazie al fascino legato al nome del borgo, che deriva da Ness, ovvero la divinità celtica delle acque.

L’unione tra i predetti torrenti forma una gola naturale chiamata l’Orrido di Nesso. Quest’ultimo trova il suo apice in una cascata. Questa cascata è stata per il pesino di vitale importanza nel corso della storia, in quanto la forza motrice dell’acqua è stata sfruttata per lo sviluppo dell’industria manifatturiera. Mulini, filatoi per la seta e oleifici venivano infatti alimentati dalla sola energia dell’acqua.

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Nella parte centrale dell’immagine, alle spalle del ponte della Civera, si può osservare la cascata.

Il ponte di origine romana presente in foto è detto ponte della Civera. Esso testimonia l’antichità dei primissimi insediamenti nel borgo.

Nel 1925 il celebre regista Alfred Hitchcock utilizzò l’immagine del ponte di Nesso come sfondo del suo primo film Il labirinto delle passioni.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Bellagio: la perla tra i due rami del Lago di Como

Bellagio è un borgo italiano che si trova proprio sul promontorio che divide nei due rami il Lago di Como.

Esso si sviluppa per piccole stradine, con tanti negozi di artigianato locale che permetto ai turisti di vivere serenamente i giorni della propria permanenza nel luogo.

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La visione di questo borgo, infatti, trasmette indubbiamente serenità. E’ come ritrovarsi in un film in cui lo stress e le città industrializzate sono lontane.

Bellagio è stato il luogo di ambientazione di opere letterarie, come si vede nella foto riportata di sopra.

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Il posto gode di un microclima temperato paragonabile a quello della riviera ligure. Questa caratteristica lo ha fatto divenire una delle prime destinazioni vacanziere dell’Italia del Nord, già ai tempi degli antichi romani e ha lasciato tracce nei pensieri di tanti letterati europei, tra cui Flaubert e Stendhal.

Con il battello da Bellagio si possono raggiungere facilmente gli altri altrettanto rinomati paesi di VarennaMenaggioTremezzo con Villa Carlotta, Lenno con Villa Balbianello.

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Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I promessi sposi di Manzoni: il romanzo storico intramontabile

Quel ramo del lago di Como

La citazione appena proposta è una delle frasi più conosciute della letteratura italiana. Si tratta dell’incipit de I promessi sposi, il romanzo che Alessandro Manzoni scrisse con uno stile ”dolce e descrittivo”.

La prima edizione fu pubblicata nel 1827, ma successivamente vi furono due rivisitazioni: nel 1840 e nel 1842. Gli episodi narrati, però, sono ambientati tra il 1628 e il 1630 nella Lombardia di dominazione spagnola.

Manzoni propone un romanzo unico, che si pone come emblema dell’arte letteraria italiana. Si tratta, insomma, di ”un testo intramontabile”.

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La vicenda inizia quando un giorno Don Abbondio, il personaggio su cui Manzoni può sfogare tutto il suo senso dell’ironia, torna a casa dopo aver sbrigato le faccende quotidiane.

Ad un tratto entra in scena una coppia di Bravi. Questi ultimi sono i servitori di Don Rodrigo, l’antagonista della narrazione. I due intercedono con il frate avendo l’intento di fermare il matrimonio dei protagonisti del racconto, Renzo e Lucia, che il prelato avrebbe dovuto celebrare il giorno successivo.

A tal proposito, è celebre la citazione di uno dei Bravi:

‘questo matrimonio non s’ha da fare, ne domani ne mai”.

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Raffigurazione dei due Bravi e Don Abbondio.

Nel corso delle pagine accadrà davvero di tutto, tra eventi e colpi di scena.

Il libro si pone come un romanzo di formazione, perché i personaggi si evolvono con lo scorrere del tempo. Può essere anche classificato come un romanzo filosofico, dominato dal ruolo della provvidenza, cioè del volere divino.

Ma prima di ogni cosa stiamo parlando di un romanzo storico, che racconta la realtà lombarda di quegli anni, quando tale territorio era oggetto della dominazione di un Paese estero.

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Alessandro Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873).

Curiosità: nell’introduzione Manzoni scrive di aver trovato la storia in un manoscritto del ‘600 e di averla adattata. In realtà, molti studiasi non sostengono la veridicità di questa informazione. Si tratta, infatti, di un espediente letterario che l’autore usa per mantenere le distanze dalla storia che racconta, e quindi per fare in modo che le critiche in riferimento alla dominazione spagnola fossero attribuite ad altri.

In questo modo nessuno, in epoca di dominazione straniera (quella austriaca contemporanea allo scrittore), poteva accusarlo di nazionalismo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La Sala dei Giganti: gli affreschi imponenti di Giulio Romano a Mantova

La Sala dei Giganti è un ambiente collocato presso Palazzo Te a Mantova. Ornata da affreschi imponenti, essa rappresenta sicuramente una delle opere più significative per l’autore, il pittore Giulio Romano. Quest’ultimo realizzò le decorazioni durante un intervallo di tempo che va dal 1532 al 1535.

La narrazione descritta dal Romano tratta l’episodio della Caduta dei Giganti, proveniente dalle Metamorfosi di Ovidio. Il pittore nasconde gli stacchi tra i piani orizzontale e verticale: smussa gli angoli tra le pareti e la volta. Realizza un pavimento, oggi perduto, costituito da un mosaico di ciottoli di fiume che prosegue, dipinto, alla base delle pareti. Con questo stupefacente artificio unitario e illusionistico, l’artista intende catapultare lo spettatore nel vivo dell’evento in atto, per produrre in lui stupore e sensazione di straniamento.

La Cupola della Sala

La scena rappresenta il momento in cui dal cielo si scatena la vendetta divina nei confronti degli sciagurati giganti che, dalla piana greca di Flegra, tentano il vano assalto all’Olimpo, sovrapponendo al massiccio dell’Ossa il monte Pelio. Giove, rappresentato sulla volta con in pugno i fulmini, abbandonato il trono, scende sulle nuvole sottostanti, chiama a sé l’assemblea degli immortali e, assistito da Giunone, punisce i ribelli: alcuni dei giganti vengono travolti dal precipitare della montagna, altri sono investiti da impetuosi corsi d’acqua, altri ancora vengono abbattuti dal crollo di un edificio. La scena, in origine, era resa ancora più drammatica dal bagliore delle fiamme prodotte da un camino realizzato sulla parete tra le finestre. Il pavimento, ideato da Paolo Pozzo, risale al secondo Settecento.