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Luis Sepúlveda: lo scrittore è positivo al Coronavirus, ma è falsa la notizia del coma

Quando sono gli artisti o gli scrittori ad essere affetti da una patologia, i media si infervorano e sui social dilagano le fake-news. Accade perché per una volta coloro che abbiamo saggiato esclusivamente leggendo le proprie parole su di un libro o vedendo in televisione una loro intervista diventano rapidamente persone comuni, fragili come tutti noi. Nelle ultime ore si è diffusa freneticamente una notizia che ha mobilitato l’intero mondo culturale.

Lo scrittore cileno naturalizzato francese Luis Sepúlveda (nato ad Ovalle nel 1949) è risultato positivo al Coronavirus ed è attualmente ricoverato in isolamento presso l’ospedale di Oviedo in Spagna. A confermare la notizia è stata la moglie Carmen Yáñez, anche lei positiva al contagio. Le condizioni di Sepúlveda, secondo le informazioni trapelate, sono tutt’ora stabili. Risulta falsa la notizia diffusa nelle ultime ore, secondo cui il letterato sarebbe in coma.

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A confermare tale versione sono stati alcuni autorevoli giornali, che hanno dato chiarezza cercando di raccontare la verità e di tutelare l’immagine del personaggio noto.

Il maestro era tornato dal Portogallo, dove dal 15 al 23 febbraio 2020 aveva preso parte ad un festival letterario. Successivamente, avendo presentato i sintomi del virus ha effettuato un tampone, risultato positivo in data 1 marzo.

CONDIVIDIAMO le notizie reali che coinvolgono il mondo della cultura.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il bambino con il pigiama a righe: l’amicizia oltre le barriere

Il bambino con il pigiama a righe è un romanzo scritto dall’autore irlandese John Boyne, e pubblicato nel 2006. Due anni dopo è uscito l’omonimo film, tratto dalla stessa opera letteraria, diretto dal regista e sceneggiatore britannico Mark Herman.

Ci troviamo ai tempi della seconda guerra mondiale, negli anni più bui per la storia d’Europa e del mondo. Bruno è un bambino tedesco figlio di un ufficiale dell’esercito nazista che ha un grande sogno per il futuro, ovvero quello di fare l’esploratore. È stato da sempre educato con i dettami del regime nazionalsocialista, ma è una persona curiosa e ha un animo buono e ingenuo. Molte volte sembra non saper comprendere le imposizioni e le visioni razziste che hanno caratterizzato la Germania hitleriana.

A tal proposito osserverà prima con distanza e poi con stupore Pavel, il manovale ebreo che presterà servizio presso la nuova abitazione in campagna, in cui a malincuore il giovane è costretto a trasferirsi con la famiglia a causa del lavoro del padre. Si avvicinerà a lui e rimarrà sorpreso nello scoprire che quella persona sporca e trattata come un rifiuto della società, prima dell’inizio della guerra era un medico affermato.

Cosa ha portato Pavel e quelli come lui ad esser trattati così ?! Bruno non riesce proprio a capire. Gli hanno sempre detto chi sono i nemici e chi gli amici, ma non sa spiegarsi il perché.

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Bruno e Pavel nel film (2008).

A poca distanza dalla nuova casa è presente un orribile campo di concentramento, ma il fanciullo non lo sa e probabilmente non riuscirà comprendere il vero significato di un posto del genere se non alla fine del racconto.

In una delle sue esplorazioni luongo il terreno circostante all’abitazione finirà per arrivare al filo spinato che delimita il campo pieno di prigionieri. Tra questi, vicino a lui ma dall’altra parte del filo, c’è Shmuel un bambino ebreo suo coetaneo ma vestito con un ”buffo” pigiama a righe (che in realtà rappresenta la divisa dei deportati nel campo).

Tra i due nascerà una forte amicizia, tanto che entrambi i bambini si daranno degli appuntamenti per parlare e conoscersi meglio, anche se ovviamente c’è una barriera a separarli.

Un giorno il piccolo prigioniero arriverà dispiaciuto al loro incontro affermando di non trovare più il padre nel campo, e ingenuamente Bruno proporrà di scavare una buca in modo da entrare lui stesso all’interno del recinto per aiutare Shmuel a cercare l’uomo disperso.

L’azione verrà incautamente realizzata, e i due bambini saranno prelevanti dai soldati nazisti per essere portati insieme agli altri prigionieri nella camera a gas. Anche Bruno verrà confuso per prigioniero, avendo indossato un’uniforme a righe bianche e azzurre proprio come i detenuti, al fine di poter agire liberamente nello spazio destinato ai deportati.

Nel frattempo Bruno non c’è a casa e i genitori, essendosi allarmati, lo cercheranno freneticamente. Dopo diverso tempo essi ripercorrano la strada intrapresa dal figlio che li porterà tragicamente ad arrivare fino al campo in cui troveranno il corpo senza vita di Bruno, accanto a quello del suo amico del cuore.

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Bruno e Shmuel nel film (2008).

Il bambino con il pigiama a righe ci fa osservare la storia da un punto di vista differente rispetto alla maggior parte delle opere letterarie o cinematografiche che affrontano il tema del nazismo e dei campi di concentramento. Ci illustra come si svolgeva l’educazione nazionalsocialista e fa emergere la figura di un protagonista intelligente, curioso e con una mentalità molto più aperta degli altri nonostante la sua tenera età.

Bruno si fa costantemente domande, non si accontenta di ciò che gli dicono gli altri, e soprattutto mostra un animo nobile e gentile nel dispiacersi davanti alle ingiustizie. Non c’è stato ne un filo spinato, ne null’altro capace di interrompere il suo rapporto con Shmuel. Bruno, anche se incoscientemente, ha donato se stesso per un valore profondo, naturale e sincero: l’amicizia.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il grande Gatsby di F. S. Fitzgerald: il manifesto dei ruggenti anni ’20

Il grande Gatsby di F. S. Fitzgerald è un libro pubblicato nel 1925 e considerato come il manifesto dei ruggenti anni ’20.

In quest’opera sono presenti molti riferimenti autobiografici come il desiderio di ascesa sociale, il vizio dell’alcool e l’amore turbolento.

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Francis Scott Fitzgerald (Saint Paul, 24 settembre 1896 – Los Angeles, 21 dicembre 1940).

La vicenda è ambientata nel 1922 a West Egg, una fittizia località di Long Island. Qui si stabilisce il narratore, Nick Carraway, che si troverà a vivere accanto ad una villa sfarzosa posseduta da un personaggio più tosto enigmatico di nome Jay Gatsby. Quest’ultimo, un giorno, inviterà Nick a casa sua per prender parte ad una delle feste sfrenate che di solito organizza, e da cui tra i due nascerà una forte amicizia. Questo rapporto sarà talmente forte da portare il narratore ad aiutare Mr Gatsby a rincontrare Daisy, sua cugina e donna amata dal vicino di casa in passato.

Gatby e Daisy si erano amati molto prima che lui partisse per il fronte, ma al suo ritorno egli aveva ritrovato la donna sposata con Tom Buchanan, un famoso giocatore di polo. Quando i due ex amanti si rivedranno a casa di Nick il loro amore tornerà a farsi sentire, tanto da dare il via ad una relazione clandestina. Ben presto però Tom scoprirà tutto e cercherà di mettersi di traverso tra i due, pur avendo anche egli un amante di nome Myrtle (la moglie di un meccanico).

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Una sera, durante un party, tra Tom e Gatsby avviene una forte disputa per la contesa della donna, alla fine della quale Daisy sceglierà Tom. Quest’ultimo, per umiliare l’avversario, farà tornare a casa la moglie in macchina proprio con Gatsby. La donna si mette al volante e, agitata dalla situazione, investirà ed ucciderà proprio Myrtle, l’amante di Tom.

Il meccanico, marito della donna assassinata per sbaglio, scoprirà che la macchina che ha causato l’incidente è di Gatsby e così lo ucciderà sparandogli un colpo in mezzo al petto, dopo esser entrato di soppiatto nella propria abitazione.

Gatsby, umiliato per amore ed ingiustamente incolpato, morirà da solo nella sua sfarzosa villa per mano di un uomo illuso di esser amato da sua moglie.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il piccolo principe: il senso dell’amore vero

Il piccolo principe è il libro scritto dall’aviatore Antoine De Saint-Exupéry, pubblicato nell’aprile del 1943. Il racconto, strutturato come una fiaba, si pone l’obiettivo di promuovere un messaggio di amore e speranza per tutte le popolazioni che hanno subito gli orrori della seconda guerra mondiale.

Il narratore della trama è un pilota precipitato nel deserto del Sahara. In questa situazione assurda, egli incontra un giovane fanciullo biondo, dolce, dall’animo sensibile. Costui viene chiamato ”Il piccolo principe”. Quest’ultimo nota a sua volta che anche l’aviatore possiede un animo sensibile e perciò, fidandosi di lui, gli racconta tutta la sua storia:

Il piccolo principe vive su un asteroide chiamato B-612, talmente piccolo che spostandosi un po’ si può guardare il tramonto per tutto l’arco della giornata. Si prende cura del suo asteroide e sopratutto fa molta attenzione a preservare la sua rosa, il fiore più bello che abbia mai visto, tanto da tenerlo in una campana di vetro per non farla portare via dal vento.

La rosa però è molto vanitosa e questo guasta spesso il rapporto tra i due. Dopo l’ennesimo litigio il piccolo principe, sopraffatto da una sensazione di solitudine, decide di andare a visitare tutti i pianeti vicini.

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Il piccolo principe che parla con la rosa. Dal film ”Il piccolo principe” (2015).

Nel viaggio che compie incontrerà una serie di personaggi particolari: il primo è un monarca che si sente il padrone dell’universo, mentre il secondo è un uomo alcolizzato. Poi sarà la volta di un uomo d’affari che conta le stelle con l’idea di possederle tutte.

Arrivato su un altro pianeta troverà un altro uomo che, per ogni minuto della sua esistenza, ha solo il compito di accendere e spegnere un singolo lampione. L’ultimo sarà un geografo, mai uscito dal suo pianeta, che gli consiglierà di andare a visitare la Terra.

Una volta atterrato sulla Terra il piccolo principe capita in un roseto, dove comprende che la sua rosa non è unica e quindi non è speciale. In questo momento di sconforto, però, incontra una volpe che decide di voler essere addomesticata. I due decidono di vedersi ogni giorno alla stessa ora, così da diventare speciali l’uno per l’altra.

Grazie alla volpe il piccolo principe capirà gli errori commessi con la rosa. Sarà proprio lei a proncunciare la celebre frase:

”non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.”

Dopo di che il piccolo principe lascia la Terra, notando che l’affaccendarsi degli uomini è senza senso. Il piccolo principe termina di raccontare la sua storia all’aviatore e solo ora si accorge che è passato un anno dalla sua partenza. I due cercano insieme il serpente che con il suo morso può farlo tornare indietro. Una volta trovato l’animale, il protagonista si fa mordere e cade a terra senza far rumore.

Il libro si conclude con il narratore che invita chiunque passi da quei luoghi a contattare il piccolo principe.

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La copertina del libro nell’edizione Newton Compton.

Come ogni opera letteraria anche questa ci lascia degli insegnamenti. Il primo è sicuramente riconducibile alla frase riportata precedentemente e pronunciata dalla volpe: ”non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Essa vuol dire che ciò che è importante per noi non si può né vedere né toccare. Infatti l’amore, la compassione, la gratitudine, la pazienza, elementi essenziali della vita, non sono tangibili.

Il secondo insegnamento è: conosci te stesso per capire gli altri. Persone che vivono superficialmente il rapporto con la propria interiorità, che non sentono l’esigenza di diventare entro-nauti (in un epoca di astronauti) non riusciranno a vivere gli altri con armonia.

Il terzo grande insegnamento è che quando dedichiamo energie per qualcuno, come il piccolo principe con la rosa, finiamo inevitabilmente per innamorarci.

Altra morale del racconto risiede nella conoscenza delle persone, nell’entrare in un contatto stretto con esse. Ognuno ha qualcosa da insegnarci, ed è bene carpire tutti gli stimoli positivi possibili.

In fine: mantieni l’entusiasmo indipendentemente dalle esperienze vissute. Potrai perdere le battaglia ma vincerai la guerra con la perseveranza.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Assassinio sull’Orient Express: la genialità di Agatha Christie

Il libro Assassinio sull’Orient Express fu pubblicato 1933 dalla scrittrice Agatha Christie, ed è uno dei suoi romanzi più famosi.

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Lo scrisse durante un soggiorno ad Istanbul, nella stanza numero 411 del Pera Palas Hotel (oggi un museo). Fu pubblicato prima a puntate su un settimanale e poi l’anno successivo fu raccolto in un libro.

Il giallo ebbe molto successo, tanto che nel 1974 uscì un primo film e nel 2017 ne è stata proposta una versione in chiave più moderna.

La copertina del libro

La narrazione della storia è divisa in tre parti:

  • la prima parte tratta il delitto e l’inizio delle indagini;

Il delitto in questione è quello di un distinto signore americano, chiamato Ratchett, trovato senza vita nella sua cabina.

Il protagonista del romanzo è Hercule Poirot, un investigatore belga che si trova sul famoso treno Orient Express.

Tutto inizia quando uno dei passeggeri gli chiede di indagare su alcune minacce di morte che ha ricevuto. Poirot rifiuta e la mattina successiva il passeggero viene trovato morto.

Alcuni sospettati (tratti dal film)
  • la seconda parte tratta le deposizioni dei personaggi;

Il treno è bloccato a causa della neve in Jugoslavia e Poirot ipotizza che l’assassino sia uno dei passeggeri presenti nella cabina della vittima.

Immagine tratta dal film
  • la terza parte è quella che descrive come il protagonista giunge alla soluzione del mistero.

Poirot scopre che la vittima non è chi diceva di essere, ma l’italiano Cassetti, un boss accusato del rapimento e dell’omicidio di Daisy Armstrong, una bambina figlia di due ricchi ereditieri.

L’investigatore illustrerà a tutti i viaggiatori un’ipotesi molto complessa: Cassetti è morto a causa di 12 pugnalate inferte da altrettante persone diverse (gli 11 passeggeri della carrozza e il controllore), per vendicarsi della morte della piccola Daisy.

La trama si snoda tra intrecci e colpi di scena, e la scrittrice riesce con grande abilità a catturare l’attenzione del lettore usando la tecnica della suspense.

La scrittrice Agatha Christie

Il libro si conclude con la decisione di non consegnare gli assassini alla polizia iugoslava, ma di addossare la colpa dell’assassinio a uno sconosciuto entrato dell’esterno e travestitosi da controllore (come nella prima soluzione offerta da Poirot), ritenendo che dopo tanti anni giustizia sia stata fatta.

Curiosità

Non tutti sanno però che Assassinio sull’Orient Express fu ispirato a un fatto di cronaca. Infatti, nel 1932, il figlio del famoso aviatore Charles Lindbergh, che non aveva ancora due anni, fu rapito. Lindbergh e la moglie pagarono un riscatto di 50 mila dollari, ma probabilmente il bambino era già morto. Il suo corpo fu ritrovato qualche tempo dopo in stato di decomposizione, e i media diedero grande risalto alla storia.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Perché è importante leggere ”Le notti bianche” di Dostoevskij?

Il film girato da Luchino Visconti nel 1957 con Marcello Mastroianni e Maria Schell ripercorre la vicenda che il noto scrittore Fëdor Dostoevskij scrisse e pubblicò in (prima edizione) nel 1848 .

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Forse anche grazie al film, ma indubbiamente per la qualità letteraria dell’opera libraria, il romanzo in questione è uno dei più conosciuti dell’autore russo in Italia.

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Il protagonista de Le notti bianche è un giovane scrittore solitario e senza amici che vaga per le vie di San Pietroburgo in piena notte. Egli spera di poter avere un incontro capace di suscitargli delle emozioni vere e concrete, e non solo immaginate.

“Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale, perché mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perché, infine, ho maledetto me stesso; perché, dopo le mie fantastiche notti, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili!”.

Queste sono alcune delle parole che il protagonista pronuncia tra i suoi pensieri, e che fanno più riflettere per l’attualità del testo.

Dostoevskij infatti sembra descrivere le notti di un ragazzo dei tempi di oggi e non dell’800.

Tra i comportamenti del protagonista del romanzo si evince l’incapacità di aprirsi alle persone che lo circondano, proprio come ai giorni nostri la gente sembra più propensa a far vedere la propria immagine tramite i social che a donarsi con il cuore e con la mente agli altri.

Il libro tratta, insomma, anche dell’immaturità sentimentale che condiziona il protagonista del capolavoro russo. Egli, però, verrà finalmente messo alla prova da dal fatidico incontro che attendeva, ovvero quello con Nasten’ka.

Ella è una ragazza che gli racconterà la sua storia e forse dimostra che chiunque può evolvere la propria personalità ascoltando gli altri. Forse anche questo insegnamento può essere attuale.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I promessi sposi di Manzoni: il romanzo storico intramontabile

Quel ramo del lago di Como

La citazione appena proposta è una delle frasi più conosciute della letteratura italiana. Si tratta dell’incipit de I promessi sposi, il romanzo che Alessandro Manzoni scrisse con uno stile ”dolce e descrittivo”.

La prima edizione fu pubblicata nel 1827, ma successivamente vi furono due rivisitazioni: nel 1840 e nel 1842. Gli episodi narrati, però, sono ambientati tra il 1628 e il 1630 nella Lombardia di dominazione spagnola.

Manzoni propone un romanzo unico, che si pone come emblema dell’arte letteraria italiana. Si tratta, insomma, di ”un testo intramontabile”.

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La vicenda inizia quando un giorno Don Abbondio, il personaggio su cui Manzoni può sfogare tutto il suo senso dell’ironia, torna a casa dopo aver sbrigato le faccende quotidiane.

Ad un tratto entra in scena una coppia di Bravi. Questi ultimi sono i servitori di Don Rodrigo, l’antagonista della narrazione. I due intercedono con il frate avendo l’intento di fermare il matrimonio dei protagonisti del racconto, Renzo e Lucia, che il prelato avrebbe dovuto celebrare il giorno successivo.

A tal proposito, è celebre la citazione di uno dei Bravi:

‘questo matrimonio non s’ha da fare, ne domani ne mai”.

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Raffigurazione dei due Bravi e Don Abbondio.

Nel corso delle pagine accadrà davvero di tutto, tra eventi e colpi di scena.

Il libro si pone come un romanzo di formazione, perché i personaggi si evolvono con lo scorrere del tempo. Può essere anche classificato come un romanzo filosofico, dominato dal ruolo della provvidenza, cioè del volere divino.

Ma prima di ogni cosa stiamo parlando di un romanzo storico, che racconta la realtà lombarda di quegli anni, quando tale territorio era oggetto della dominazione di un Paese estero.

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Alessandro Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873).

Curiosità: nell’introduzione Manzoni scrive di aver trovato la storia in un manoscritto del ‘600 e di averla adattata. In realtà, molti studiasi non sostengono la veridicità di questa informazione. Si tratta, infatti, di un espediente letterario che l’autore usa per mantenere le distanze dalla storia che racconta, e quindi per fare in modo che le critiche in riferimento alla dominazione spagnola fossero attribuite ad altri.

In questo modo nessuno, in epoca di dominazione straniera (quella austriaca contemporanea allo scrittore), poteva accusarlo di nazionalismo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero