Archivi tag: Italia

PERCHÉ NON BISOGNA TOGLIERE LA STATUA DI MONTANELLI (clicca qui)

Per raccontare la vicenda sulla statua di Indro Montanelli, e successivamente spiegare perché secondo noi sarebbe sbagliato rimuoverla dal luogo in cui si trova attualmente, bisogna fare una piccola premessa partendo dagli Stati Uniti.

Le statue di Cristoforo Colombo sfregiate negli USA:

Da ormai due settimane le proteste negli Stati Uniti conseguenti all’omicidio di George Floyd si sono diffuse in tutto il Paese.

Le iniziative, in molti casi pacifiche, sono però anche sfociate in atti di vandalismo. Mentre nei giorni precedenti si è assistito al saccheggio di negozi e centri commerciali, effettuati da delinquenti che nulla hanno a che vedere con i veri motivi della protesta, nelle ultime ore diverse statue di Cristoforo Colombo sono state sfregiate o tolte dalle collocazioni ad esse assegnate.

Proteste Usa, attacco ai monumenti che rappresentano Colombo
Statua di Cristoforo Colombo decapitata a Boston.

I motivi di questi atti sono riconducibili ad una protesta di chi considera Colombo uno dei principali iniziatori della politica di persecuzione della popolazione indigena americana, e dello schiavismo che si sarebbe perpetrato nei secoli seguenti a svantaggio delle persone di colore.

La situazione in Europa:

I moti di protesta e la solidarietà ai manifestanti americani uniti sotto il motto Black Lives Matter (”le vite dei neri contano”) non hanno potuto lasciare indifferente la società civile europea. Basta pensare che in Belgio, una fetta dell’opinione pubblica ha richiesto la rimozione delle statue del re Leopoldo II. Quest’ultimo, a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, si è reso colpevole di atrocità nei confronti della popolazione del Congo che era sotto il controllo belga.

Vandalizzata statua di Leopoldo II a Bruxelles: dal razzismo negli ...
Statua di Leopoldo II vandalizzata a Bruxelles.

Il caso Montanelli:

E ora arriviamo in Italia. A Milano, nei giardini di via Palestro, è posta una stata che raffigura il giornalista Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001).

Montanelli è stato uno di più grandi giornalisti della storia d’Italia. Da prima dipendente del Corriere della sera (dove tornerà nel 1995), e poi fondatore de Il Giornale (1974). Durante gli anni del regime fascista partì come volontario nell’operazione che culminò con la conquista dell’impero di Abissinia.

Il giornalista non ha mai avuto problemi a raccontare i fatti storici del biennio in cui rimase in terra africana (1935-36). Tra le informazioni che fornì rispetto a quella fase non nascose di aver preso in moglie un’adolescente indigena.

A chi lo ha criticato (anche se per la verità le critiche sono avvenute più che altro dopo la sua morte), lui ha sempre risposto che in Africa era una cosa normale svolgere un matrimonio di quel tipo.

Oggi, in concomitanza con le proteste di chi richiede uguaglianza di diritti tra bianchi e neri, un gruppo denominato i Sentinelli ha richiesto la rimozione della statua tramite una lettera alle autorità cittadine. Tali soggetti sono un insieme di persone associate che svolgono delle iniziative per richiedere il rispetto dei diritti umani.

La rivoluzione anti-razzista delle statue arriva a Milano ...
Statua di Montanelli a Milano.

Ecco perché la statua non va tolta:

La vicenda della statua di Montanelli è diventata subito un caso. Questo perché si tratta di un personaggio di rilievo per la cultura italiana, uno dei massimi testimoni del secolo scorso.

Montanelli ha sempre chiarito che tanto il fascismo quanto la spedizione coloniale furono sbagliate ed anacronistiche. Di conseguenza anche tutte le vicende correlate a questi fatti storici vanno contestualizzati con il tempo, il luogo di svolgimento, ed il pensiero dello stesso giornalista. Non a caso Montanelli (che era poco più che ventenne) fu espulso dal Partito Fascista nel 1937 perché non era allineato al regime.

Togliere la statua di Montanelli vuol dire demolire tutto quello che di buono lo stesso uomo di cultura ci ha lasciato, tra i suoi articoli, i suoi libri, e i suoi racconti.

E poi, perché richiedere a gran voce di togliere la statua solo ora e non prima?

Il giornalista Beppe Severgnini su Repubblica ha scritto:

Abbattere…la statua di Montanelli? Sarebbe assurdo e offensivo… Quella vicenda — non esemplare, certo — non rappresenta l’uomo, il giornalista, le cose in cui ha creduto e per cui s’è battuto. Se un episodio isolato fosse sufficiente per squalificare una vita, non resterebbe in piedi una sola statua. Solo quelle dei santi, e neppure tutte.

Scrivici nei commenti cosa ne pensi.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Dove potremo viaggiare questa estate?

Si è parlato molto ultimamente riguardo la posizione di alcuni Paesi europei, che avrebbero preferito chiudere l’ingresso agli italiani in vista delle vacanze estive 2020.

L’emergenza COVID-19 porta con se non solo le problematiche sanitarie che abbiamo conosciuto, purtroppo, in questi mesi di lockdown; vi sono ovviamente anche delle conseguenze economiche da fronteggiare.

Il turismo rappresenta una fetta importante del PIL nazionale, che varia tra il 13 % e il 15 %. In questo range si inseriscono sia gli operatori che prestano servizio nel mercato d’entrata (come gli hotel, B&B, guide turistiche, stabilimenti balneari ecc), ma anche coloro che si occupano del mercato in uscita (come le agenzie viaggi, e tutti consulenti di questa natura).

Aldilà dei fattori economici, bisogna considerare che la gioia per ognuno di noi di viaggiare liberamente in Europa è un diritto, oltre che un modo per distogliersi dalle preoccupazioni della vita quotidiana, e magari elevarsi culturalmente.

Ma andiamo a scoprire insieme quali sono gli Stati che si sono resi disponibili ad accogliere gli italiani, da quando, ed in quali modalità.

(Continua In basso)

Che cosa fare a Santorini: dieci consigli per visitare l'isola più ...
Bellissima vista di Santorini, in Grecia

Grecia. La Grecia riaprirà le frontiere dal 15 giugno. Fino al 30 dello stesso mese, però, gli italiani provenienti da Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna dovranno fare un periodo di isolamento: sottoposti al test al loro arrivo, verranno messi in isolamento per 7 giorni in caso di negatività, per 14 in caso di positività. La situazione cambierà dal 1° luglio, quando l’accesso sarà libero e non verrà osservata nessuna quarantena.

Francia. Il governo d’oltralpe non ha posto particolari restrizioni. Basterà compilare un modulo dove vengono spiegati i motivi del viaggio, insieme ad un’autocertificazione in cui si dichiara di non aver avuto sintomi del virus nelle ultime 48 ore.  

Germania. L’ingresso per gli italiani è vietato fino al 15 giugno. Dopo questa data non vi saranno restrizioni. 

Spagna. Dall’1 luglio sarà revocata la quarantena obbligatoria per i viaggiatori.

Portogallo. Fino al 15 giugno solamente gli spagnoli potranno andare in vacanza in Portogallo. Avverrà poi un’apertura graduale del Paese lusitano. Le previsioni parlano dell’azzeramento delle restrizioni intorno a metà luglio.

🇬🇧 Colors and trams of Lisbon are amazing ...
Le caratteristiche strade di Lisbona.

Svizzera. Gli italiani potranno entrare in Svizzera solo dal 6 luglio. Dal 15 di giugno le frontiere elvetiche verranno aperte per i cittadini di Germania, Francia e Austria.

Austria. Il 15 giugno il Paese riaprirà i suoi confini con Germania, Svizzera e Liechtenstein, ma per l’Italia la decisione non è ancora stata presa.

Regno Unito. Le nuove regole riguardanti l’ingresso di cittadini stranieri entreranno in vigore l’8 giugno. Da questa data l’ingresso sarà libero per tutti, ma con delle restrizioni: vi sarà l’obbligo di dichiarare oltre ai contatti anche le tappe e l’itinerario da percorrere una volta all’interno del Paese. Ma non solo: bisognerà osservare una quarantena di 14 giorni. 

Irlanda. L’ingresso è permesso, vige però l’obbligo di osservare una quarantena di 14 giorni.

Un viaggio in Irlanda? Ecco le mete naturali più visitate ...
Paesaggio naturale irlandese.

Islanda. È concesso l’ingresso per i cittadini dell’UE, ma è obbligatoria una quarantena di 14 giorni.

Olanda. Al momento non è prevista nessuna restrizione.

Romania. I voli che collegano la Romania all’Italia sono sospesi, ma dall’1 giugno è stato riaperto il traffico stradale e ferroviario. 

Slovenia. Per ora l’ingresso è permesso a tutti i cittadini dell’UE, con l’obbligo di quarantena di 14 giorni. 

Croazia. Tutti i cittadini dell’UE vi possono entrare, basterà avere una prenotazione alberghiera. 

Svezia. La Svezia non vieta a nessuno l’ingresso. Tuttavia chiede alle autorità di valutare l’effettiva necessità del viaggio. Bisogna evidenziare, però, che i voli aerei sono tutt’ora limitati.

Malta. Gli ingressi a scopo turistico sono bloccati fino al 15 giugno.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il 2 giugno: il simbolo della Repubblica e delle donne Italiane

Il 2 giugno è il giorno in cui si festeggia la nascita della Repubblica Italiana. In questa data, tutti gli anni, si ricorda il referendum del 1946 che dopo la Seconda Guerra Mondiale ha sancito la fine della monarchia e la nascita della Repubblica.

Due giugno 1946, la novità del referendum
La prima pagina del Corriere della sera all’indomani dell’esito del Referendum (’46).

Ma la festa della Repubblica non è stata sempre il 2 giugno. Nel 1977, con la legge numero 54 del 5 marzo, a causa di una situazione economica difficile, la Festa della Repubblica era stata spostata alla prima domenica di giugno, ma nel 2001, con la legge numero 336 del 20 novembre 2000, la festività è stata reintrodotta.

Le celebrazioni per la festa del 2 giugno coinvolgono le Forze Armate, le Forze di Polizia della Repubblica, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il Corpo Nazionale della Croce Rossa Italiana ed alcune delegazioni militari di ONU, NATO ed Unione Europea.

Perché il 2 giugno si festeggia la Festa della Repubblica ...
Le Frecce Tricolori volano sull’Altare della Patria in occasione di una delle edizioni passare della festa del 2 giugno.

Il protocollo della celebrazione prevede che venga deposta una corona d’alloro al Milite Ignoto all’Altare della Patria e poi si svolga la parata militare, alla quale partecipano le cariche più alte dello stato. Nel pomeriggio vengono aperti al pubblico i giardini del palazzo del Quirinale, dove si esibiscono le bande dell’Esercito Italiano, della Marina Militare, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

Turismo: dal Quirinale a Villa Gamberaia, guida Tci su 'Italia dei ...
Vista del giardino del palazzo del Quirinale.


Il primo voto delle donne in Italia:

Nel 1945 il Regno d’Italia istituì il suffragio femminile e le donne votarono alle elezioni amministrative. Nel 1946 avvenne il primo voto su scala nazionale, al referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica italiana e alle contemporanee elezioni politiche dell’Assemblea costituente.

10 marzo 1946, la prima volta delle donne al voto in Italia - Rai News

Fu un passo importate per la democrazia del nostro Paese. Un evento avvenuto solo dopo alcuni paesi del nord Europa: il primo fu la Filandia (1906). Al Regno Unito servirono solo 10 anni per passare dal suffragio universale, istituito nel 1918, che però prevedeva che le donne potessero votare solo dopo i 30 anni, a quello “universale per davvero”, ottenuto nel 1928. Non ci resta che rincuorarci leggendo che la Svizzera ha istituito il voto femminile nel 1971.

E’ evidente che, grazie alle donne, il 2 giugno non rappresenta soltanto il passaggio da uno stato di governo ad un altro, ma simboleggia un’avanzamento verso il progresso dei diritti sociali. Ed è quest’ultimo che bisogna ricercare a tutti i costi anche oggi, ricordandosi che anche se adesso non c’è nulla di perfetto nel passato le cose probabilmente andavano peggio. Questo pensiero ci può dare la giusta speranza nell’affrontare il cambiamento e confidare che domani tutto andrà meglio.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Dei mosaici emergono sotto alcuni vigneti nei pressi di Verona

27 maggio 2020 – Ci troviamo a Negrar, in Valpolicella nei pressi di Verona. Qui la Soprintendenza del capoluogo scaligero ha da poco effettuato degli scavi sotto alcuni vitigni.

Dai lavori, probabilmente avviati sotto la segnalazione dei proprietari del terreno, sono emersi mosaici in ottimo stato di conservazione risalenti al primo secolo dopo Cristo.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

La coscienza che in quella zona vi potessero esser dei reperti è certificata sin dalla fine dell’Ottocento. Successivamente altri mosaici, ora conservati presso il Museo Archeologico al Teatro Romano, erano stati rinvenuti con una campagna scavi negli anni ’60.

Sotto i vigneti della Valpolicella emergono mosaici del primo ...
Lo scavo effettuato alla Soprintendenza.

Le autorità predisposte stanno effettuando tutte le analisi del caso, si attendono aggiornamenti in merito.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Noi esseri umani, un granello di sabbia su una spiaggia interminabile

A volte la vita ci dimostra quanto siamo piccoli davanti alle circostanze che possono accadere. Pensate ad un uomo che ha una casa, una famiglia, degli affetti, e che dopo aver subito la forza devastante di un terremoto perde tutto.

Siamo pronti a perdere ciò che abbiamo?

Ci riferiamo non solo agli oggetti materiali, ma anche ai legami personali o addirittura alla libertà.

In Italia, come anche nel resto del mondo occidentale, dalla fine della seconda guerra mondiale viviamo una condizione di agi, che sicuramente ci ha ammorbidito e che ha reso più difficoltosa la nostra reazione ad eventi che non possiamo controllare. Entriamo in panico se si rompe il cellulare, perché la nostra vita è spesso legata a questo oggetto, figuriamoci se ci fossimo trovati al posto dei poveri siriani che da anni vivono una situazione drammatica.

Ma quando un problema è apparentemente lontano, esso non può intaccarci perché non ci tange minimamente. Un’idea al quanto stupida se si pensa che in un mondo globalizzato da anni, almeno per la parte ”più evoluta”, ogni singolo individuo di ogni singolo Stato entra in connessione, e dunque le uniche soluzioni sono la pace ed il bene comune.

Risultato immagini per viandante sul mare di nebbia

Ma il bene del singolo è realmente anche il bene comune?

Il fatto di risiedere in un posto tranquillo influenza ”la massa” tanto da indurre i più approssimativi a non rispettare le regole elementari del vivere in società. Finché le cose vanno bene ci si nasconde dietro agli altri, che invece faticano pur di risultare adatti ad un determinato protocollo. Poi quando vanno male, e ci troviamo nelle condizioni di dover attenerci a delle prescrizioni legislative per il bene della collettività, come nel caso del Coronavirus, tendiamo a far fatica. Non comprendiamo che quelle stesse leggi che infrangiamo servono per garantire il nostro benessere, prima ancora che quello degli altri.

Durante le epidemie ci rechiamo ai supermercati per accaparrarci le primizie migliori in quantità industriali, non curanti del fatto che esiste gente che non può acquistare del cibo nemmeno per un giorno; piangiamo i morti dopo il crollo di un edificio non costruito a norma, figlio di un sistema alimentato da noi stessi.

Ci affanniamo per costruire o ricercare la ricchezza anche con metodi inadeguati e scorretti. Per molti lo scopo della propria vita è quello di curare l’apparenza e il modo con cui gli altri ci percepiscono, più che pensare ad essere persone corrette prima di tutto con noi stessi. La realtà è che proviamo a realizzare solo ciò che reputiamo controllabile e ben definito. Una volta che tutto esce fuori dai nostri schemi ci sentiamo persi. Il problema è che questa eventualità è più probabile di quanto possa sembrare. Basta poco per essere spazzati, come un granello di sabbia portato via dal vento che si alza all’improvviso.

La soluzione è pensare che forse la nostra piccolezza di esseri umani nei confronti dell’esistenza in realtà ci fornisce un alibi per sentirci parte di una collettività. Perché se si sta più vicini rispettando le regole si può reagire meglio alle intemperie del mondo, e allora il bene comune diventa il bene del singolo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Peste nera: la pandemia arrivata dall’oriente nel XIV sec.

LA DIFFUSIONE DELLA MALATTIA

La peste nera fu una pandemia diffusasi in Europa a metà del XIV secolo, a causa dell’Yersinia pestis, un batterio trasmissibile dai ratti agli uomini per mezzo delle pulci.

La sua origine prima della propagazione è fatta risalire da alcuni studiosi alla Russia, mentre altri l’attribuiscono al nord della Cina. Nel 1346, attraverso la Siria, si diffuse in fasi successive in Turchia per poi raggiungere la Grecia, l’Egitto e la penisola balcanica.

Nel 1347 arrivò nel territorio italiano trasmettendosi in Sicilia e poi a Genova. Alcuni esperti pensano invece che il contagio in Italia sia avvenuto per mezzo del transito nel porto genovese di alcune navi che arrivavano dal Mar Nero. L’anno successivo l’epidemia coinvolse tutta la penisola risparmiando parzialmente Milano, e varcò i confini della Svizzera.

Risultato immagini per peste 1348

 Anche Francia e Spagna conobbero di li a poco questa malattia; Essa nel 1349 raggiunse l’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda; nel 1353, dopo aver infettato tutta l’Europa, i focolai del contagio si ridussero fino a scomparire. Secondo studi moderni uccise almeno un terzo della popolazione del continente europeo, provocando verosimilmente quasi 20 milioni di vittime.

IMPATTO SOCIALE DELLA PESTE NEL XIV SEC.

La peste nera ebbe un forte impatto nella società del tempo. La popolazione in cerca di spiegazioni e rimedi, come purtroppo è avvenuto molte volte nel corso della storia dell’uomo, arrivò talvolta a ritenere responsabili gli ebrei dando luogo a persecuzioni e uccisioni.

Molti altri, invece, attribuirono l’epidemia alla volontà di Dio e di conseguenza nacquero diversi movimenti religiosi, tra cui uno dei più celebri fu quello dei flagellanti.

Anche la cultura fu notevolmente influenzata, basta pensare che il grande letterato Giovanni Boccaccio utilizzò come narratori nel suo Decameron dei giovani fiorentini che erano fuggiti dalla città appestata.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Masaccio: ”il pittore rinascimentale” dell’arte cristiana

La nuova civiltà pittorica del Rinascimento ebbe come iniziatore Masaccio (Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai). Apprendista di Masolino da Panicale, Masaccio fuse, sin dagli esordi, la sua maestria alle conquiste prospettiche del Brunelleschi e del naturalismo donatelliano.

La collaborazione con Masolino è peculiarmente riscontrabile in una tavola con la Madonna col Bambino, Sant’Anna e cinque angeli (altresì nota come Sant’Anna Metterza) già nella chiesa di Sant’Ambrogio di Firenze, ora agli Uffizi: tavola di cui la critica è ormai concorde nell’attribuire l’impostazione generale a Masolino, mentre Masaccio avrebbe eseguito il gruppo centrale della Madonna col bambino, e l’angelo sulla destra che solleva il drappo (l’opera è visibile nella foto in basso).


https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/2/2b/Sant%27anna_metterza_480.jpg

Dopo aver eseguito per il chiostro del Carmine di Pisa un affresco commemorante la consacrazione della chiesa (andato distrutto nel Cinquecento), Masaccio nel 1426 dipinse un grande polittico destinato sempre alla stessa struttura religiosa. Di quest’opera ne sono stati riconosciuti lo scomparto centrale, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, due angeli musicanti e due angeli adoranti, conservati nella Galleria Nazionale di Londr; il sovrastante pannello con la Crocifissione nella Pinacoteca di Napoli, la predella nel Museo di Berlino, nonché altre parti secondarie nel Museo di Pisa, a Vienna ed ancora a Berlino.

Paragonata con la Madonna degli Uffizi, la Madonna del polittico di Pisa (nell’immagine sottostante) mostra una piena maturità di linguaggio con una saldissima struttura plastica delle figure, in armonia con la sicura impostazione spaziale del trono. La Vergine ha assunto l’aspetto di una popolana non più giovane, cui povertà e dolore hanno offuscato ogni parvenza di leggiadria, ed in compenso conferito una più alta e profonda dignità morale. 
Risultato immagini per madonna col bambino masaccio"

Ma la più alta misura del genio masaccesco è data dagli affreschi con Storie della vita di San Pietro nella Cappella Brancacci al Carmine di Firenze che lasciò incompiuti poiché partì per Roma, dove la morte lo colse senza preavviso all’età di soli 27 anni.

Varie ipotesi sono state formulate circa l’esatta cronologia degli affreschi della Cappella. Risulta comunque indubbia l’identificazione delle storie spettanti a Masaccio e cioè, secondo il probabile ordine di esecuzione, il Battesimo dei neofiti, il Tributo, la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, San Pietro guarisce gli infermi con la propria ombra, San Pietro distribuisce le elemosine e infine la Resurrezione del figlio di Teofilo, completato poi da Filippino Lippi assieme all’aggiunta di altre scene.
Risultato immagini per cappella brancacci"

Alle opere già citate, è da aggiungere il solenne affresco della Trinità in Santa Maria Novella, disposto secondo il modello iconografico chiamato “Trono di Grazia”, con il Padre che regge la croce del Figlio. Impostato con rigore prospettico sullo sfondo di una classica e brunelleschiana volta a lucunari, Masaccio risolve d’un colpo, con sublime naturalezza, molti di quei problemi sui quali ancora s’affaticheranno generazioni d’artisti del Rinascimento.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d2/Masaccio%2C_trinit%C3%A0.jpg
Trinità in Santa Maria Novella

Nello spazio architettonico sopra citato, sono collocati, seguendo una struttura piramidale, sei figure che popolano la scena in atteggiamento plastico. Anzitutto, sul fondo vediamo stagliarsi su una piattaforma orizzontale Dio Padre, un uomo maturo in abiti rossi sorregge il figlio esanime crocifisso. Questo complesso ieratico si sottrae alle rigide regole prospettiche, venendo implicitamente dichiarati come entità immutabili che non sottostanno alle leggi fisiche del mondo umano.

Al piano sottostante si ergono statuarie le figure di San Giovanni e della Madonna: mentre l’evangelista, con le mani giunte e avvolto in un mantello rosso, si rivolge alla croce in atteggiamento “dolente”; Maria, con la mano destra invece, si volge verso lo spettatore, creando così anche un forte impatto emotivo e commossa partecipazione del pubblico.

Il piano inferiore possiamo suddividerlo in due parti: una in cui sono rappresentati i probabili committenti, inginocchiati, mentre, l’altra, è occupata dalla raffigurazione di un sarcofago con uno scheletro ed una scritta con evidente intento didattico di “memento mori”: ‘’Io fu’ già quel che voi sete, e quel ch’i’ son voi anco sarete’’.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero

La rubrica del borgo. Amatrice: non solo terremoto. Arte e gastronomia

Amatrice è uno splendido borgo in provincia di Rieti nel Lazio. Purtroppo il luogo è balzato agli occhi delle cronache per il terremoto che ha colpito il centro Italia nel 2016, in quanto è stato uno dei comuni che ne ha subito maggiormente le conseguenze. Ma anche prima di tale episodio, Amatrice era nota per le oltre 100 chiese presenti nel suo territorio.

La pianta attuale della città è di origine duecentesca ed è costituita dal corso principale, l’antica “piazza”, da 7 vie parallele e 2 che si intersecano ortogonalmente. Originariamente il centro storico era circondato da un sistema di fortificazioni, alcuni tratti sono ancora visibili, e si accedeva da sei porte alcune ancora esistenti: Porta Carbonara, Porta Castello, Porta San Francesco e Porta Ferrata.

Risultati immagini per amatrice borgo
Uno scorcio del borgo.

All’estremità orientale del borgo si trova la Chiesa di Sant’Agostino, la cui facciata è in pietra arenaria e presenta un portale in travertino. Sull’architrave troviamo incisa la data del 1428 e uno dei più antichi stemmi della città. All’interno sono conservati solo pochi affreschi tra cui un’Annunciazione del tardo XV secolo, attribuita a Dionisio Cappelli.
Adiacente alla Chiesa è possibile ammirare la Torre Campanaria, uno dei sistemi difensivi anticamente inglobato nelle mura cittadine.

Risultati immagini per amatrice torre civica
La Torre Civica di Amatrice.

La Torre Civica, invece, è situata al centro del corso principale e di fronte al Palazzo Comunale. Essa è alta 25 metri, ed è composta da una pianta rettangolare. E’ documentata la sua esistenza già dal XIII secolo. Attaccata alla torre vi era la Chiesa parrocchiale di Santa Lucia che venne fatta demolire nel 1545 dopo che Amatrice divenne feudo di Alessandro Vitelli. L’antico campanone del 1494, dal 2013 in esposizione al Museo Civico, di considerevoli dimensioni, è stato sostituito nel 1985 con una nuova campana.

Una delle tipicità più importanti del territorio però non riguarda i beni culturali monumentali o artistici, ma la gastronomia. Chi è che non ha mai potuto gustare almeno una volta un piatto di spaghetti all’amatriciana? Molti turisti infatti scelgono di raggiungere il borgo in provincia di Rieti solo per assaporare il celebre alimento con pomodoro e guanciale stagionato, divenuto così come lo conosciamo noi da fine ‘700.

Visualizza immagine di origine
Un piatto gustoso di spaghetti all’amatriciana, accompagnato da un bicchiere di vino locale.

L’aspetto gastronomico racconta benissimo la cultura di un luogo e ne influenza inevitabilmente la richiesta turistica. Del resto il binomio cibo e arte rappresenta un accostamento che non stona affatto, ma che anzi invoglia ancor di più i visitatori e viaggiare e passeggiare per le vie splendide degli unici borghi d’Italia.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Bernini e la grandiosità del suo splendido colonnato in San Pietro

Il progetto della realizzazione del Colonnato di San Pietro è stato abbastanza complesso sotto il profilo architettonico e urbanistico sia per l’imponente facciata della chiesa realizzata da Carlo Maderno sia per la presenza dei palazzi sul lato destro della Piazza, e infine per problemi legati allo spazio che doveva esser garantito per le cerimonie papali alle quali partecipava un cospicuo numero di pellegrini e devoti che si riversava in Piazza San Pietro. Pertanto, il Bernini ha dovuto lavorare al progetto per diversi anni, circa undici, precisamente tra il 1656 e il 1667.

Colonnato in origine.

I colonnati sono costituiti da colonne di ordine tuscanico, disposte su quattro file, che creano tre gigantesche gallerie, precedute da monumentali ingressi arricchiti da timpani. Le colonne sopportano il fortissimo aggetto della cornice di coronamento a grossissimi dentelli, su cui Bernini fece collocare una serie di statue, di cui fece molti disegni e modelli, eseguite dai suoi allievi.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è colonnato-san-pietro.jpg
Le statue sul colonnato.

L’insieme grandioso dei colonnati si richiama alle forme classiche, ma nello stesso tempo costituisce un’espressione della originale creatività del Bernini, che intendeva l’architettura come sviluppo di volumi e spazi.

L’artista immaginò un primo spazio trapezoidale limitato da due ali divaricate verso la facciata e un secondo spazio ellittico, circondato dai colonnati. L’asse trasversale è segnato dall’obelisco e dalle due fontane. Le quattro file di colonne di ciascun colonnato sono allineate sui raggi provenienti da un centro visivo posto al di là delle fontane e segnalato in terra da una pietra circolare. Da quel punto sembra che vi sia una sola fila di colonne.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è copertina-4.jpg
La vista odierna del colonnato con prospettiva dall’alto.

I colonnati, costituiti da due cerchi che s’intersecano a maggior distanza dalle loro metà, costituiscono una ellissi che sembra nascere dall’allontanarsi, a tenaglia, delle due esedre.

Tuttavia l’apertura di via della Conciliazione, avvenuta tra il 1936 e il 1950ha cancellato la successione graduale degli effetti prospettici, offerti dalla piazza all’uscita dalle strade dei Borghi.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Eventi artistici 2020: tutte le mostre più importanti in Italia

Il 2020 sarà ricco di importanti mostre nelle principali città italiane. In primis bisogna ricorda quelle già inaugurate nel 2019 che rimarranno aperte ancora per i primi mesi dell’anno successivo.

A tal proposito c’è l’evento di Palazzo Zabarella a Padova. Qui si potrà assistere fino al 1 marzo ad oltre oltre 70 capolavori di Edgar Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo Picasso e Vincent van Gogh. La mostra Van Gogh, Monet e Degas porta per la prima volta in Italia una preziosa selezione di opere provenienti dalla Mellon Collection of French Art dal Virginia Museum of Arts.

Risultati immagini per Van Gogh, Monet e Degas
La locandina dell’evento di Padova.

Dal 12 Dicembre 2019 al 04 Maggio 2020 è aperta a Torino, presso Palazzo Madama, la mostra intitolata Andrea Mantegna. Rivivere l’antico costruire il moderno.

La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati. 

Il costo del biglietto intero è di 15,00 € e il ridotto 13,00 €. Gratuito per minori di 6 anni, disabili e un accompagnatore.

Risultati immagini per Andrea Mantegna. Rivivere l'antico costruire il moderno
L’evento su Andrea Mantegna a Torino.

Sempre a Torino, ma questa volta presso i Musei Reali – Biblioteca Reale in piazza Castello 191, è già aperta la mostra Il tempio di Leonardo 1452-1519. L’evento rimarrà fruibile al pubblico fino alla data 8 marzo 2020.

Attraverso i preziosi materiali custoditi in Biblioteca, l’esposizione ripercorre oltre sessant’anni di storia italiana ed europea, un periodo di grande fermento culturale in cui si incrociarono accadimenti, destini e storie di grandi protagonisti del Rinascimento, da Michelangelo a Cristoforo Colombo, dal Savonarola a Cesare Borgia, dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente all’avvento del Protestantesimo e all’invenzione della stampa, eventi che mutarono per sempre il corso della storia.

Risultati immagini per biblioteca reale di torino
Biblioteca reale di Torino.

Il percorso si snoda nelle due sale al piano interrato della Biblioteca Reale: il primo caveau, la Sala Leonardo, accoglie una selezione di opere di artisti italiani contemporanei a Leonardo da Vinci, accanto al Codice sul volo degli uccelli. Nove disegni autografi del maestro vinciano accompagnano il celebre Autoritratto: è l’occasione per ammirare uno dei più noti capolavori della storia dell’arte dopo la recente esposizione Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro, progettata dai Musei Reali dal 15 aprile al 21 luglio scorso.

La seconda sala presenta manoscritti miniati, incunaboli, cinquecentine, preziose carte geografiche antiche, disegni e incisioni, affiancati da un ricco corredo didascalico, per illustrare i personaggi e i principali eventi storici occorsi durante la vita di Leonardo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero