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Il Purgatorio di Dante Alighieri: la rinascita della speranza nella Divina Commedia

Stabilire con esattezza l’anno in cui Dante Alighieri ha iniziato la stesura della Commedia non è semplice e, per questo, è importante far riferimento a quanto si conosce della sua vita e agli elementi interni alla sua opera.

La vita dello scrittore fu strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina. Al momento della sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell’Italia centrale. Il conflitto tra i guelfi, strenui difensori dell’autorità temporale dei papi, e i ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più guerra tra i nobili e i borghesi. Dopo una prima cacciata dei guelfi, nel 1266, Firenze ritornò sotto il controllo dei guelfi e i ghibellini furono espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi si divise in due fazioni: bianchi e neri.

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Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321).

Il giovane Dante Alighieri fu affascinato dalla lotta politica caratteristica di quel periodo e costruì tutta la sua opera attorno alla figura dell’Imperatore, mito di un’impossibile unità. Nel 1300, Dante venne eletto tra i sei Priori, tra i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria, i quali presero la difficile decisione di fare arrestare i leader dei due schieramenti per attenuare la faziosità della lotta politica. Ma, nel 1301, fu chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Accusato di corruzione, fu sospeso dai pubblici uffici. Poiché non si abbassò a presentarsi davanti ai giudici, lo scrittore fu condannato alla confisca dei beni e a morte se si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. Fu così costretto a lasciare la città toscana con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che fu sempre suo feroce avversario, guadagnandosi un posto di rilievo nei gironi dell’Inferno della Divina Commedia.

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Dante racconta di aver percorso i tre regni dell’oltretomba durante l’equinozio di Primavera a partire dalla notte tra il 7 e l’8 aprile del 1300, l’anno del primo Giubileo indetto dal papa Bonifacio VIII. Al poeta sono serviti: due giorni e due notti per attraversare la selva oscura e per percorrere l’inferno; una notte e un giorno per risalire dal centro della terra alla spiaggia del purgatorio; tre notti e tre giorni per risalire la montagna del secondo regno e, infine, un giorno per visitare i Cieli del paradiso.

Il Purgatorio si situa agli antipodi rispetto a Gerusalemme e ha la forma di un monte. In questa seconda cantica, il viaggio procede verso una china scoscesa: l’anti-purgatorio, luogo d’attesa, in cui si espiano le negligenze, sia quelle politiche che quelle religiose. Qui la speranza rinasce: il pentimento vi ha portato i peccatori che sono sulla strada della salvezza. All’apice del percorso il poeta ritrova Beatrice, pronta a guidarlo attraverso il Paradiso. La fanciulla pronuncia, per la prima e unica volta il nome di Dante, dopo di che Virgilio si eclissa e scompare.

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La Commedia narra, in forma di poesia, del viaggio fatto dall’uomo Dante nei regni dell’aldilà per salvare la propria anima. Aiutato in questo percorso dalla guida Virgilio rappresentante la ragione e il paradiso da Beatrice simbolo della fede, egli inizia questo percorso dopo essersi smarrito nella selva del peccato. Scendendo nel regno infernale, risalendo quello della purgazione ed entrando in quello della beatitudine, egli compie una purificazione nel corpo e nello spirito. Tuttavia la Commedia è anche un viaggio universale:scopo di questa narrazione è quello di trasportare l’intera umanità dallo stato di miseria a quello della felicità.

Alessia Amato per L’isola di Omero

L’Inferno di Dante Alighieri: l’incipit del viaggio con Virgilio

«Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.»

È l’incipit dell’Inferno, il primo dei tre regni dell’Oltretomba cristiano visitato da Dante nel corso del suo viaggio, con la guida del grande poeta Virgilio.

Dante lo descrive come un’immensa voragine a forma di cono rovesciato, che si spalanca nelle viscere della terra sotto la città di Gerusalemme, nell’emisfero settentrionale della Terra.

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Questa cavità sotterranea si è aperta quando Lucifero, cacciato dal Cielo dopo la sua ribellione a Dio, fu scaraventato al centro della Terra dove è tuttora confitto; la terra si ritrasse per il contatto col demonio e avrebbe formato il monte del Purgatorio, che sorge agli antipodi di Gerusalemme, nell’emisfero meridionale.

Dopo aver attraversato la selva oscura, Dante e Virgilio attraversano la porta dell’Inferno che gli condurrà in direzione della cavità.
L’Inferno è diviso in nove Cerchi, simili a delle cornici rocciose che circondano la parte interna della voragine e che ospitano i vari dannati.

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Rappresentazione dell’Inferno di Dante.

In primo luogo i due attraverseranno un Vestibolo, detto anche Antinferno, dove si trovano gli ignavi. Questo luogo è diviso dall’Inferno vero e proprio dal fiume Acheronte, laddove Caronte trasporta le anime dannate.

Da qui l’inizio di un’avventura che ha scritto le pagine migliori dell’intera letteratura mondiale.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero