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GUERRA E PACE DI TOLSTOJ: IL ROMANZO REALISTA DIVENTATO EPICO

Il romanzo scritto tra il 1863 e il 1869 riguarda principalmente la storia di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, nel periodo delle guerre napoleoniche e in particolare durante la campagna di Russia.

Parliamo, dunque, di un lasso di tempo che va dal 1805 al 1820. Le ambientazioni interessate sono le città di Mosca e San Pietroburgo, oltre ai luoghi di battaglia nei centri non abitati; nello specifico i paesaggi con presenza di corsi d’acqua.

Un libro lungo, come spesso accade con i lavori di Tolstoj, dalle mille alle milleseicento pagine in base alle edizioni. I personaggi che si susseguono (inventati o realmente esistiti) sono moltissimi; ne sono contati circa cinquecento, tra comparse e personaggi principali. Tra questi ci sono, ovviamente, Napoleone Bonaparte e lo zar di Russia Alessandro I.

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Guerra e Pace arriva ai giorni nostri come un classico della letteratura mondiale e russa, e viene così rivestito da un’aura epica che ne aumenta il blasone e il mito. Ma non è proprio così, perché Tolstoj basa la propria narrazione a fatti realmente accaduti e quindi, in termini tecnici, non c’è proprio nulla di epico!

Non appena pubblicato, il romanzo fu stroncato da alcuni critici proprio perché era considerato moderno, avendo creato uno stacco con le tradizioni del romanzo classico. In particolare Tolstoj ruppe con alcune soluzioni letterarie come l’unità poetica, l’unità di tempo e di spazio.

Infatti all’interno di Guerra e Pace vi è un intervento molto forte dell’autore. Spesso la vicenda viene interrotta perché egli pone un commento. Non parliamo di un commento implicito, come nella descrizione dei personaggi o altri fattori; parliamo di veri e propri capitoli che interrompono la narrazione dei fatti.

Guerra e Pace, romanzo magister vitae - Ticinolive
Guerra e Pace è stato rappresentato varie volte anche sotto forma di Film. L’immagine riguarda una pellicola omonima uscita nel 2007 sotto la regia di Robert Dornhelm.

Questo perché tutto il racconto si basa sulla dicotomia che da il titolo al libro. Quest’ultima non è solo la contrapposizione ovvia tra lo scontro bellico che ha fatto la storia da un lato, e la serenità delle famiglie dell’aristocrazia russa dall’altro.

La guerra viene raccontata anche come una sorpresa; una sorta di dietro le quinte in cui i protagonisti non sono i protagonisti del romanzo, ma sono i personaggi storici realmente esistiti. Tra questi, i generali che hanno pianificato le operazioni belliche sono ritratti da Tolstoj in modo impietoso, come degli incapaci abili solo ad alimentare caos.

La pace, invece, va interpretata come l’utilizzo nel romanzo di personaggi tipici della letteratura russa dell’Ottocento; il ritratto perfetto della una società dei salotti del tempo. Insomma, quello che i lettori dello scrittore si aspettavano nel cuore dell’Ottocento.

Ogni parte del romanzo è un continuo gioco di specchi, tutto è sdoppiato. Dunque quando si parla di Guerra e Pace non si parla di bene e male, ma di due realtà letterarie completamente differenti che possono coesistere.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA REGGIA DI VERSAILLES: IL TESTAMENTO SPIRITUALE DI LUIGI XIV

La reggia di Versailles è una delle opere architettoniche più affascinanti e maestose visitabili nei dintorni di Parigi. Situata a 20 km dalla capitale, nella città di Versailles della regione dell’Ile-de-France ubicata più precisamente 19 km a sud-ovest di Parigi, nel dipartimento degli Yvelines di cui costituisce il capoluogo. È stata dichiarata, insieme al suo maestoso parco, patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1979 e questo dovrebbe far intuire quanto la fama di splendida attrazione da visitare, quando ci si reca in vacanza a Parigi, sia più che meritata trattandosi di uno tra i più bei palazzi del mondo. 

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Palazzo di Versailles.

La grandiosità della reggia di Versailles può anche essere dedotta dall’entità del personale che ci lavora, con varie mansioni: si contano ben 900 dipendenti dell’Ente pubblico incaricato della gestione del complesso architettonico con 400 guardie addette a sorvegliare un patrimonio artistico senza pari. 

La sua storia ha, come protagonista principale, il sovrano francese Luigi XIV – noto come il Re sole – che si interessò agli ingenti lavori di ampliamento e di ammodernamento che la riguardarono durante il suo regno, a partire dal 1661 e, dopo essere rimasto colpito appena tredicenne, dal castello di Versailles nel 1651 edificato su commissione da suo padre Luigi XIII per dimorare fuori Parigi durante le occasioni di caccia. La struttura moderna che Luigi XIV si trovò davanti agli occhi, da bambino, era diversa dalle vecchie residenze reali nelle quali egli aveva vissuto: quelle del Louvre, del Palais-Royal e delle Tuileries, fatiscenti in confronto ed ubicate nella capitale in cui il re non si sentiva molto a suo agio, troppo vicino al popolo rumoroso e poco amato e dove temeva che si annidassero traditori e possibili congiure. 

Luigi Xiv - Lessons - Tes Teach
Luigi XIV.

La Reggia di Versailles fu dimora dei sovrani francesi Luigi XIV, Luigi XV e Luigi XVI, ma non solo: fu anche luogo di incontro per la firma di importanti trattati quali quello che sancì l’indipendenza degli Stati Uniti nel 1783, quello che sancì l’unificazione del Secondo Reich nel 1871 e quello che sancì la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1919, il noto Trattato di Versailles. La reggia fu anche sede militare strategica dell’esercito prussiano nel 1870, nel periodo della guerra franco-prussiana e fu teatro di un attentato da parte dei nazionalisti bretoni, nel 1978.

Nonostante il disappunto di diversi personaggi francesi del periodo, quali l’abile economista Jean-Baptiste Colbert, Luigi XIV concentrò la sua attenzione su Versailles come punto di riferimento per una dimora secondaria, alternativa a quella ufficiale, rimasta inizialmente al Louvre, su un luogo a lui molto caro, da utilizzare in special modo per dare feste e divertirsi. Il sovrano spese moltissimi soldi per rendere la reggia di Versailles sempre più grande e bella, suscitando così lamentele non solo per motivi economici ma anche per la mancanza di opportunità nel preferire un luogo periferico come Versailles, ritenuto da molti triste ed isolato, a quello centrale e signorile del Louvre. Luigi XIV manifestò l’intenzione di trasferirsi definitivamente a Versailles nel 1677. Visse in questa dimora con la sua corte, trasferitasi ufficialmente nel 1682, seguendo inizialmente una etichetta molto rigorosa ed articolata, che prevedeva svariati comportamenti formali del re e dei suoi cortigiani in maniera diversa. Le occasioni nelle quali tanta solennità veniva ostentata erano non solo quelle di feste e ricevimenti di ambasciatori, di nobili, di dame ecc. ma anche quelle della normale routine quotidiana.

La Galleria degli Specchi - La Reggia di Versailles
Galleria degli specchi.

Una delle sale più suggestive della reggia è la galleria degli Specchi, che risplende nella luce riflessa dai suoi tanti specchi e nella bellezza dei suoi stucchi e delle pitture di Le Brun. La grande Galleria esprime nella sua ricchezza il successo politico, economico ed artistico della Francia. Essa veniva utilizzata quotidianamente come luogo di passaggio, di attesa e di incontro ed era frequentata da cortigiani e da visitatori. 

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Il Grand Trianon è una lussuosa e raffinata “dépendance” del palazzo di Versailles che il re Sole fece edificare all’interno nel parco dall’architetto Hardouin Mansart nel 1687, come rifugio dall’opprimente vita di corte e dolce ritrovo con la signora di Montespan. Impossibile non cedere al fascino di questo edificio dalle proporzioni eleganti ed intime, un piccolo palazzo di marmo rosa e di porfiro circondato da incantevoli giardini. Il Piccolo Trianon era il luogo preferito da Maria Antonietta che vi trovava un’oasi di tranquillità in cui poter vivere una vita semplice e lontano dai fasti e dalla tirannide dell’etichetta. Questa reggia in miniatura fu voluta da Madame de Pompadour nel 1760 come luogo atto a “disannoiare il re”. Il palazzo fu edificato su progetto dell’architetto Ange-Jacques Gabriel che ne fece un capolavoro di sobrietà ed eleganza. Tuttavia, è lo spirito di Maria Antonietta a regnare da queste parti. Il palazzo, infatti, le fu donato da Luigi XVI per potervi condurre una vita appartata, lontana dalle obbligazioni di corte.

Vaux Le Vicomte | Verde e Paesaggio
Giardini di Versailles.

Infine, il grande parco che si estende alle spalle della reggia rappresenta una delle maggiori ricchezze di Versailles. Dalla finestra centrale della galleria degli specchi, si dispiega un panorama incantevole, che dai piedi del palazzo si estende a perdita d’occhio attraverso una lunga prospettiva impreziosita dal lavoro dell’architetto André Le Nôtre: fontane con sculture eleganti, giochi d’acqua, aiuole e canali. Particolarmente originale è stata la creazione del Grand Canal lungo 1670 metri, che fece da sfondo a numerose feste e che ospitò persino delle imbarcazioni. Dal 1669, infatti, Luigi XIV fece navigare sul canale scialuppe e vascelli in miniatura e nel 1674, la Serenissima inviò al re Sole due gondole e quattro gondolieri che furono alloggiati negli edifici alla testa del Canale, che da quel momento furono chiamati Piccola Venezia. I lavori di sistemazione dei giardini cominciarono contemporaneamente alla costruzione del palazzo e durarono per circa quarant’anni, si trattò di un’opera gigantesca che necessitò del lavoro di migliaia di persone.

Alessia Amato per L’isola di Omero

MONT SAINT-MICHEL: L’AMORE RIUSCITO TRA UOMO E NATURA

Il Mont Saint-Michel è uno dei siti più visitati di tutta la Francia. Si trova lungo la costa settentrionale francese, nella regione della Bassa Normandia, al confine con la Bretagna.
Si tratta di un luogo incantato carico di storia millenaria e di leggende.


Grazie alla sua magnifica baia, al fascino del borgo medievale, alla maestosità dell’Abbazia e al meraviglioso spettacolo delle maree sigiziali, è conosciuto come la “Meraviglia dell’Occidente”.

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Mont Saint-Michel visto oggi.

Per la sua magnificenza, dal 1979 fa parte dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO.

Si tratta di uno dei pochi casi in cui lo spettacolo della natura e il lavoro dell’uomo si sono uniti perfettamente, sino a dar vita ad un’attrazione turistica e culturale che ogni anno attira moltissimi visitatori curiosi.

Vista del Mont Saint-Michel alla fine del X secolo (incisione del 1910 di Paul Gout).

La meravigliosità del luogo aumenta quando è possibile ammirare lo spettacolo visivo dell’alta marea. In questo caso, infatti, il perimetro che delimita i confini di Mont Saint-Michel viene a contatto con l’acqua fino ad assumere le sembianze di un isolotto.

Photos E-ticket for Abbey of Mont-Saint-Michel • Come to Paris
L’interno dell’Abbazia.

L’abbazia benedettina è l’elemento architettonico più caratteristico del sito. Essa fu edificata a partire dal X secolo con parti giustapposte che si sono sovrapposte le une alle altre negli stili che vanno dal carolingio al romanico al gotico flamboyant.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Dove potremo viaggiare questa estate?

Si è parlato molto ultimamente riguardo la posizione di alcuni Paesi europei, che avrebbero preferito chiudere l’ingresso agli italiani in vista delle vacanze estive 2020.

L’emergenza COVID-19 porta con se non solo le problematiche sanitarie che abbiamo conosciuto, purtroppo, in questi mesi di lockdown; vi sono ovviamente anche delle conseguenze economiche da fronteggiare.

Il turismo rappresenta una fetta importante del PIL nazionale, che varia tra il 13 % e il 15 %. In questo range si inseriscono sia gli operatori che prestano servizio nel mercato d’entrata (come gli hotel, B&B, guide turistiche, stabilimenti balneari ecc), ma anche coloro che si occupano del mercato in uscita (come le agenzie viaggi, e tutti consulenti di questa natura).

Aldilà dei fattori economici, bisogna considerare che la gioia per ognuno di noi di viaggiare liberamente in Europa è un diritto, oltre che un modo per distogliersi dalle preoccupazioni della vita quotidiana, e magari elevarsi culturalmente.

Ma andiamo a scoprire insieme quali sono gli Stati che si sono resi disponibili ad accogliere gli italiani, da quando, ed in quali modalità.

(Continua In basso)

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Bellissima vista di Santorini, in Grecia

Grecia. La Grecia riaprirà le frontiere dal 15 giugno. Fino al 30 dello stesso mese, però, gli italiani provenienti da Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna dovranno fare un periodo di isolamento: sottoposti al test al loro arrivo, verranno messi in isolamento per 7 giorni in caso di negatività, per 14 in caso di positività. La situazione cambierà dal 1° luglio, quando l’accesso sarà libero e non verrà osservata nessuna quarantena.

Francia. Il governo d’oltralpe non ha posto particolari restrizioni. Basterà compilare un modulo dove vengono spiegati i motivi del viaggio, insieme ad un’autocertificazione in cui si dichiara di non aver avuto sintomi del virus nelle ultime 48 ore.  

Germania. L’ingresso per gli italiani è vietato fino al 15 giugno. Dopo questa data non vi saranno restrizioni. 

Spagna. Dall’1 luglio sarà revocata la quarantena obbligatoria per i viaggiatori.

Portogallo. Fino al 15 giugno solamente gli spagnoli potranno andare in vacanza in Portogallo. Avverrà poi un’apertura graduale del Paese lusitano. Le previsioni parlano dell’azzeramento delle restrizioni intorno a metà luglio.

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Le caratteristiche strade di Lisbona.

Svizzera. Gli italiani potranno entrare in Svizzera solo dal 6 luglio. Dal 15 di giugno le frontiere elvetiche verranno aperte per i cittadini di Germania, Francia e Austria.

Austria. Il 15 giugno il Paese riaprirà i suoi confini con Germania, Svizzera e Liechtenstein, ma per l’Italia la decisione non è ancora stata presa.

Regno Unito. Le nuove regole riguardanti l’ingresso di cittadini stranieri entreranno in vigore l’8 giugno. Da questa data l’ingresso sarà libero per tutti, ma con delle restrizioni: vi sarà l’obbligo di dichiarare oltre ai contatti anche le tappe e l’itinerario da percorrere una volta all’interno del Paese. Ma non solo: bisognerà osservare una quarantena di 14 giorni. 

Irlanda. L’ingresso è permesso, vige però l’obbligo di osservare una quarantena di 14 giorni.

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Paesaggio naturale irlandese.

Islanda. È concesso l’ingresso per i cittadini dell’UE, ma è obbligatoria una quarantena di 14 giorni.

Olanda. Al momento non è prevista nessuna restrizione.

Romania. I voli che collegano la Romania all’Italia sono sospesi, ma dall’1 giugno è stato riaperto il traffico stradale e ferroviario. 

Slovenia. Per ora l’ingresso è permesso a tutti i cittadini dell’UE, con l’obbligo di quarantena di 14 giorni. 

Croazia. Tutti i cittadini dell’UE vi possono entrare, basterà avere una prenotazione alberghiera. 

Svezia. La Svezia non vieta a nessuno l’ingresso. Tuttavia chiede alle autorità di valutare l’effettiva necessità del viaggio. Bisogna evidenziare, però, che i voli aerei sono tutt’ora limitati.

Malta. Gli ingressi a scopo turistico sono bloccati fino al 15 giugno.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Simone Martini: dall’arte senese al gotico internazionale d’oltralpe

Nel XIV secolo Firenze e Siena sono i centri artistici dominanti. Mentre il fiorentino Giotto si dedica alle ricerche di forma e spazio, il senese Simone Martini esalta il ritmo della linea e la raffinatezza dei colori aprendosi alle novità dell’arte gotica. Per merito di Simone, il nuovo stile della pittura senese raggiungerà molte città d’Italia e si spingerà fino ad Avignone, dove il suo linguaggio diverrà la radice del gotico internazionale. 

Le prime testimonianze sull’attività di Simone Martini risalgono al 1315, anno in cui firma la Maestà ad affresco nella sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. Deriva da Giotto la volumetria della corte celeste disposta per linee oblique, raffigurate sotto un baldacchino che accresce l’illusione della profondità. Il contatto con gli orafi suggerisce a Simone alcune sperimentazioni: l’affresco si arricchisce di stesure a secco, dell’utilizzo di stampini a fiori per le aureole e soprattutto della punzonatura, una tecnica che permette di incidere motivi decorativi sui fondi, nelle aureole o nelle vesti attraverso un’asta in metallo. Per la prima volta in un affresco italiano compaiono ricchi inserti polimaterici: applicazioni in metallo, lamine dorate, un cristallo di rocca e vetri églomisés.

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Madonna dell’Umiltà, Simone Martini

Nel 1336 Simone si trasferisce ad Avignone e qui, su commissione del cardinale Jacopo Stefaneschi, affresca l’atrio della chiesa di Notre-Dame des Doms dove, per la prima volta, si incontra l’iconografia della Madonna dell’Umiltà, in cui la Vergine è raffigurata non più sul trono ma seduta per terra mentre allatta il figlio. L’ambiente cosmopolita di Avignone favorisce i legami tra artisti, letterati, umanisti e teologi. Per l’amico Francesco Petrarca, Simone realizza il ritratto di Laura, oggi perduto, di cui abbiamo notizia in due sonetti del Canzoniere e una Allegoria Virgiliana miniata a piena pagina su di un codice di Petrarca con le opere di Virgilio commentate da Servio. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

La Cattedrale di Reims in Francia: un capolavoro dell’arte gotica

Reims è una città della storica regione del nord-est della Francia, già famosa in epoca romana, col nome di Durocortorum; Cesare nel 57 a.C. la dichiarò capitale della Gallia, e fu tanto apprezzata da diventare il centro di ben otto strade commerciali.

Fu sede vescovile, e la sua cattedrale, dedicata a Notre-Dame, fu costruita nel 1211, sui resti di un preesistente santuario carolingio distrutto da un incendio.

L’arcivescovo Aubry de Humbert ne commissionò i lavori, portati poi a termine solo nel 1275.

I nomi dei maestri d’opera sono a noi conosciuti grazie alle iscrizioni presenti sopra al labirinto che ornava il pavimento della navata, e che venne rimosso nel XVIII secolo.

Con i suoi oltre 800 anni di storia la Cattedrale di Reims è stata la testimone di tutti gli eventi storici che hanno segnato la Francia, tra cui l’incoronazione di ben 33 sovrani.

L’esterno della cattedrale di Reims

Da un punto di vista architettonico, testimonia la padronanza delle tecniche più innovative del XIII secolo.

Da ammirare sono l’armonia delle sue proporzioni e la purezza delle linee, insieme alle torri che si innalzano a 80 m dal tetto e agli archi rampanti che fungono da elementi decorativi, e simboleggiano la sua eleganza.

Il rosone, dal diametro di 12 metri, in cui la Vergine si mostra circondata dagli angeli musicanti, le due torri tronche che raggiungono un’altezza di 82,50 metri e l’incredibile Galleria dei Re sulla facciata principale (sulla fascia alla base delle torri) decorata con oltre 2300 statue tra cui 56 raffiguranti re francesi, sono spettacolari.

Il rosone.

La cattedrale si presenta divisa in tre navate, con una struttura a croce latina. La navata centrale è quella più profonda, lunga più di 100 metri, ed è sostenuta da lunghe colonne i cui capitelli sono decorati con edera e bacche; insieme alle due navate laterali rende l’ambiente monumentale e aulico.

Un’attenzione particolare è da rivolgere alle finestre della cappella assiale, realizzate dagli artigiani locali e disegnate da Marc Chagall.

Le vetrate di Marc Chagall.

La controfacciata è ornata da sculture che rappresentano scene dell’infanzia di Gesù, della vita di San Giovanni Battista, e di statue di profeti in nicchie separate da pannelli decorativi a fogliami, che richiamano i grandi capitelli della navata.

I tre portali, sormontati da lunette decorate, e il grande rosone centrale, oltre a funzione di decorazione, la fanno diventare un vero e proprio scrigno di luce.

Numerose sono le statue che ornano la cattedrale, infatti è chiamata la Cattedrale degli angeli, tra i quali il più famoso è l’Angelo del sorriso, che si trova sul portale della facciata principale.

Numerosi sono anche i dipinti che raccontano eventi importanti della storia francese, con opere di Chagall e Tintoretto.

L’interno della Cattedrale di Reims

Tra le reliquie custodite troviamo la Santa Ampolla, contenente parti di un’antica ampolla, distrutta durante la Rivoluzione Francese, contenente l’olio con cui sono stati unti i re di Francia; vi è anche il talismano di Carlo Magno.

Degni di nota anche l’orologio del coro, ornato di figure meccaniche, il maestoso organo in stile gotico, gli intarsi e le ringhiere del coro.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Impressionismo: la corrente artistica che nacque dallo studio di Nadar

Sentendo parlare di Impressionismo viene subito in mente il binomio Arte-Parigi. È un’associazione quasi automatica, che rievoca alcuni tra i più grandi visionari della storia dell’arte.

In particolare questa corrente è riconducibile al periodo che va dal 1860 circa fino ai primi anni del ‘900.

La riscoperta della raffigurazione del paesaggio è uno dei concetti principali, come anche la metodologia di lavoro basata su tecniche sviluppate in en plein air, ovvero all’aria aperta. Ciò ha comportato un maggiore interesse rivolto al colore più che al disegno. In questo periodo tra l’altro avvennero le importanti scoperte del chimico francese Eugène Chevreul sull’accostamento dei colori. Quest’ultimo, in sostanza, suggeriva di accostarli senza mescolarli.

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Parte della serie delle Ninfee di Monet.

Tale corrente ha visto anche il prevalere della soggettività dell’artista, con tutte le sue emozioni. Egli osservava un soggetto e lo riproduceva secondo ciò che sentiva nella propria interiorità.

La storia impressionista nasce quando nel 1863 Napoleone III inaugurò il Salon des Refusés, per ospitare le opere escluse dal Salon ufficiale di Parigi. Due anni dopo, in continuità con la vicende degli artisti rifiutati, Édouard Manet scandalizzò il pubblico proponendo la sua Olympia.

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Olympia di Édouard Manet (1863), Museo d’Orsay di Parigi.

Ma la prima manifestazione ufficiale degli impressionisti avvenne il 15 aprile 1874 con una mostra organizzata presso lo studio del fotografo Felix Nadar. Qui parteciparono artisti di grandissima levatura come Monet, Degas, Sisley, Renoir.

Impressione, Levar del Sole (1872) – Claude Monet, Musée Marmottan Monet.

Il nome alla corrente artistica fu dato dal dipinto Impression, Soleil Levant (Impressione, Levar del Sole) di Monet. L’autore osserva il paesaggio e ne rappresenta le sfumature, con tutti gli elementi cromatici derivanti anche dal trascorrere del tempo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il giuramento degli Orazi di David: il manifesto dell’arte neoclassica

Il giuramento degli Orazi (1785) è un dipinto a olio su tela del pittore francese Jacques-Louis David, conservato al Musée du Louvre di Parigi. Esso è considerato il manifesto del Neoclassicismo.

La leggenda: Orazi contro Curiazi

Il dipinto di David è tratto da una leggenda romana narrata da Tito Livio. Durante il regno di Tullio Ostilio (673 a.C.‎ – ‎641 a.C.), per decidere l’esito della guerra tra Roma e Alba Longa, tre fratelli romani (gli Orazi) si dovettero scontrare con tre fratelli di Alba Longa (i Curiazi). Dei Curiazi non sopravvisse nessuno mentre dei tre Orazi uno riuscì a ritornare sancendo la vittoria di Roma.

Analisi del dipinto

Nel quadro il momento rappresentato dal pittore è l’istante in cui i tre fratelli Orazi giurano al loro padre di difendere Roma a costo della vita prima della battaglia.

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Il particolare del giuramento.

Oltre ai quattro uomini, sulla destra vi sono alcune donne, tutte tristi per l’imminente conflitto.

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Le donne sulla destra del dipinto.

I colori utilizzati sono decisi e forti, così come l’espressione degli Orazi e la loro posizione ferma.

Perché rappresentare questo tema?

Durante il periodo di realizzazione del quadro, David si appassionò progressivamente all’antichità romana, alle sue leggende e ai suoi racconti.

Inoltre, Il sacrificio degli Orazi è il tema perfetto per suggerire, nel clima della Rivoluzione Francese, vista la nascita del nuovo Stato, più attenzione per il mondo civile piuttosto che per il mondo clericale e la chiesa.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La colazione dei canottieri: la gioia di vivere di Renoir

L’opera Le déjeuner des canotiers (La colazione dei canottieri) è un olio su tela realizzato da Pierre-Auguste Renoir nel 1880-81 e conservato oggi alla Phillips Collection di Washington.

Poco dopo l’acquisto, Duncan Phillips definì il quadro come «uno dei più grandi dipinti al mondo, un capolavoro di Renoir superiore a qualunque Rubens. È una splendida composizione, la gente verrà da lontano per
vederlo».
E in effetti è ancora oggi uno dei pezzi più ammirati della collezione e della storia dell’Impressionismo.

Dettaglio della figura femminile sulla sinistra del dipinto.

Il grande dipinto venne abbozzato all’aperto e concluso in atelier. Vi sono rappresentate 14 persone , che si ritrovano per pranzare insieme sulla terrazza di un ristorante. Siamo sulla Senna e la scena fissa un
momento spensierato di vita contemporanea, ricreando l’atmosfera gioiosa e bohemienne di un pomeriggio festoso ai margini di Parigi.

L’interesse di Renoir per la luce che filtra e investe le figure è
sempre presente, ma la costruzione dei volumi è affidata esclusivamente ai colori: caldi e freddi, chiari e scuri vengono alternati e contrapposti; nella tela non c’è traccia di disegno, me le forme emergono e si distaccano con chiarezza le une dalle altre.

Dettaglio figura femminile presente nella parte centrale del dipinto.

L’individuazione dei singoli personaggi è netta, i colori vivaci e la struttura compositiva è chiara grazie agli effetti en plein air più accentuati. La scena evoca molto bene lo stato d’animo dei personaggi, l’atmosfera conviviale della conversazione e dell’ambiente in cui sono inseriti.

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La colazione dei canottieri (dipinto completo).

Il senso di animazione della scena è reso dall’uso sapiente della prospettiva e dalla disposizione in piani delle figure, sfumate con funzionali rapporti cromatici. Pieno di figure, il dipinto è sia una composizione d’insieme sia uno studio
delle singole forme, accuratamente strutturate: rappresenta i primi segni del superamento del linguaggio impressionista da parte di Renoir, volto a un recupero della solidità delle forme e dei contorni.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Edgar Degas e la sua arte: solitudine in movimento

Edgar Degas proviene da una famiglia illustre, i De Gas, nobili della Languedoc cavalieri del prestigioso ordine degli Orléans. Nasce, dunque, in un ambiente stimolante. Fin da piccolo, manifesta un interesse per il mondo delle Belle Arti che ha la possibilità di sondare poco dopo la laurea, quando si registra come copista presso il Louvre, dove trascorre molti pomeriggi ammirando i capolavori del Rinascimento italiano. Nel 1859 debutta alle mostre e si avvicina al realismo promosso già in precedenza da Gustave Courbet. Distolto subito lo sguardo dalle tematiche storiche, si dedica alla vita contemporanea.

Negli anni difficili del dopoguerra franco-prussiano, egli si avvicinerà definitivamente agli Impressionisti ai quali sente di appartenere per la grande voglia di fare e la forte insofferenza alla pittura ufficiale del tempo. Dal 1870 Degas si dedica al mondo dei fantini e delle ballerine realizzando i suoi più grandi capolavori: La classe di danza, Carrozza alle corse e L’assenzio.

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L’assenzio, E. Degas (1875-1876).

L’artista, dunque, dedicò parte della propria attività artistica al balletto frequentando per diversi anni i teatri, i caffè e l’Opera, dove era possibile ammirare quel mondo artistico ed, in particolare, quelle danzatrici che lo salvarono dal tracollo finanziario che colpì la sua famiglia dopo il 1874. Non riusciva a staccare lo sguardo da loro e le rappresentò nei minimi dettagli. Egli ammirava le evoluzioni fisiche delle ballerine: osservandone affascinato il movimento, cercava di comprendere e cogliere tutta l’umanità concentrata nel corpo mostrando al pubblico quanto fugace possa essere la realtà. Degas fu un precursore dell’avanguardia francese nel rappresentare scene quotidiane dei cafè chantant e dei locali parigini più in voga del tempo. Nelle sue opere riuscì a dar vita alla sua tavolozza perché amava l’orgia di colori.

Disegnò e dipinse una serie di movimenti e posizioni esaltando la fisicità, l’eleganza e la concentrazione delle giovani protagoniste. Non trascurò nemmeno il dietro le quinte, le fasi dedicate alla preparazione e all’allestimento dello spettacolo. Questo è un passaggio importante nei suoi quadri perché il soggetto principale non è solo il protagonista della scena ma anche quello che accade intorno. Degas le raffigurò nei momenti più intimi, ne colse ogni sospiro imprimendo sulla tela un senso di nudità emotiva mescolata ad istanti di ordinaria quotidianità scenica.

Possiamo notare le ballerine che si legano i lacci delle loro scarpette, quando stanno con il capo chino o quando ancora tendono il collo per riscaldare i muscoli, tutti momenti fondamentali per proiettare lo spettatore all’interno dell’opera. Degas amava quei corpi femminili che mai, tuttavia, idealizzò. Al contrario, li colse sempre in maniera drammaticamente realistica mettendone in risalto la goffaggine e i limiti fisici. Egli desacralizzò, pertanto, il corpo femminile descrivendo il vero mondo della danza.

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La classe di danza (1871), E. Degas.

“Ero o sembravo duro come tutti, per una specie di impulso alla brutalità che mi veniva dal mio dubitare e dal mio cattivo umore. Mi sentivo così fatto male, così sprovveduto, così fiacco, mentre mi pareva che i miei calcoli d’arte fossero così giusti. Tenevo il broncio a tutti e anche a me stesso”.

Alessia Amato per L’isola di Omero