Archivi tag: Forme uniche di continuità nello spazio

Forme uniche della continuità nello spazio: Boccioni e la scomposizione del tempo

La figura in corsa del futurista Umberto Boccioni che ha per titolo Forme uniche della continuità nello spazio suscita meraviglia per la sua complessità. Boccioni ha tentato di rappresentare non la figura umana in sé bensì l’impressione del suo movimento nell’elemento in cui si muove: la figura rimane nascosta sotto la sua irreale veste in fluttuante agitazione. Questa scultura ci ricorda il famoso manifesto futurista in cui si affermava che “l’automobile rombante supera in bellezza la classica Vittori alata” e ciò benchè il futurismo dovesse molto di più alla Nike di Samotracia che all’automobile la cui linea, nel 1913, era ancora ben lontana dall’apparire aerodinamica. 

A sinistra la scultura Forme uniche della continuità nello spazio (1913), conservata presso il Museum of Contemporary Art, University of São Paulo; a destra l’artista che l’ha realizzata, Umberto Boccioni.

Una statua in fondo tradizionale che rappresenta, con proporzioni decisamente monumentali, un soggetto tanto antico quanto la figura umana. Quel che vi è di nuovo, di futurista, in quest’opera di Boccioni è il tentativo di rendere, con i mezzi della tradizione, e le conoscenze accademiche di sempre le interazioni tra spazio e corpo in movimento. Movimento non rappresentato come successione di immagini. Boccioni mira ad una resa psicologica, drammatica e non analitica, della velocità. Soprattutto, l’artista vuole offrirci una visione del corpo in movimento e dello spazio che questo movimento modifica. L’uomo avanza e attorno a lui lo spazio si deforma. 

La scultura è, per prima cosa, una distribuzione di masse. Masse che non ci danno un’immediata impressione di velocità; che anzi ci pare descrivano una figura umana che avanza a fatica, dai volumi quasi michelangioleschi. Di quel Michelangelo che Boccioni spingeva a ripudiare, ma pure ammetteva essere stato un “genio che fu nel passato il più grande astratto che si esprimesse per mezzo del concreto”. 

Un genio tanto grande da contribuire a definire la forma, l’anima di una delle sculture iconiche del XX Secolo.

Rosa Araneo per L’isola di Omero