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Il donatore felice di René Magritte: tra illusione, sogno, e realtà

René Magritte è tra i pittori surrealisti più originali e famosi. Un uomo elegante ed educato, come molti, ma capace di trasformare la realtà come pochi. Un uomo in grado di creare capolavori straordinari che trasformano in sogno il quotidiano. Perché in questo sta il genio dell’artista: ci ha spinto ad osservare il mondo con occhi diversi, a stupirci di ciò che è apparentemente banale e a scavare sotto la superficie scoprendo che essa è molto più interessante di come appaia.

Il donatore felice, realizzata nel 1966 e conservata al Musèe d’Ixelles a Bruxelles, è un’opera che al suo interno sintetizza molte tematiche affrontate da Magritte.

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Il donatore felice, R. Magritte.

Su un fondo scuro, che un muro separa dal nulla, emerge la sagoma di un uomo con bombetta da cui traspare una luminosità interna alla silhouette utilizzata per la autocitazione di un altro notissimo quadro, L’empire des lumières,nel quale un’importante casa immersa nel buio avanzante di un tramonto ormai compiuto presenta tutte le sue le finestre illuminate a festa dalla luce interna. Sul muro una sfera grigia racchiude al suo interno uno dei tanti misteri magrittiani non partecipando all’evidente felicità interna dell’uomo in bombetta il quale assapora tutto lo splendore della coscienza di chi ha appena donato in un contesto intorno imperscrutabile per il buio della normalità. Il titolo dell’opera, che peraltro raccoglie una sinestesia tipica della lingua francese per la quale il donatore è sempre felice, è particolarmente significativo: chi dona non indugia nel calcolo economico, non opera per il profitto ma introietta se stesso nella trasparente luce della felicità che prolunga e nega, al tempo stesso, il momento quotidiano della vita attiva.

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René François Ghislain Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967).

Queste parole furono scritte da Magritte pochi mesi prima di morire e rendono bene la personalità di un artista capace di scavare a fondo nella realtà e di restituirci un’immagine di essa priva di luoghi comuni e di immagini stereotipate: “Ciò che vedete sulla superficie di quel muro non è un insieme di linee e di colori; è una profondità, un cielo, delle nuvole che hanno alzato il sipario del vostro tetto, una vera colonna intorno a cui potete girare, una scala che prolunga i gradini su cui vi trovare 8 e voi fate già un passo nella sua direzione, vostro malgrado), una balaustra di pietra da cui si stanno affacciando per vedervi i volti attenti dei cortigiani e delle dame, che portano nastri e abiti uguali ai vostri, che sorridono al vostro stupore e ai vostri sorrisi, facendo verso di voi dei segni che trovate misteriosi soltanto perché hanno già risposto senza aspettare quelli che voi farete loro”.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Cos’è la felicità? guadagnare denaro o vivere bene il proprio tempo?

Non si può nascondere l’importanza del denaro nella società moderna. Per elevare la propria vita e vivere serenamente serve un lavoro, ma ancor prima la gente oggi sembra in continua ricerca di soldi. Quest’ultimi, però, spesso sembrano non bastare mai.

Essi sono necessari per comprare beni di prima necessità, così come per elevare la propria vita, acquistare una casa, e dar vita ad una famiglia.

A volte anche lavorando da anni e anni non si riescono a raggiungere i propri obiettivi perché il denaro non basta mai.

E se nell’attesa del denaro il tempo dovesse finirsi?

Forse finiremmo per rimpiangere il tempo non vissuto. Ovviamente non esistono discorsi assolutistici. Ogni individuo possiede una propria indole ed un carattere ben definito che lo indirizza nelle scelte di vita.

Spesso siamo attratti dalle immagini che appaiono sui media di milionari che spendono le proprie ricchezze nel lusso! Ma perché?

La ricchezza può essere un valore aggiunto qualora sia davvero il frutto di fatica e di merito. Anche quando si prendono in considerazione fortunati ereditieri bisogna ricordarsi che la loro fortuna deriva sempre dal lavoro di qualcun altro, ed in quanto tale esso (il lavoro) va rispettato. Noi non ammiriamo, non invidiamo o non proviamo qualsiasi tipo di sentimento per la loro felicità. Del resto siamo sicuri che essi colgano il vero senso della felicità? Noi osserviamo esclusivamente la loro notorietà, o forse ce la fanno solo osservare in Tv o sui social.

La verità su cui tutti possiamo trovare un punto d’incontro è che la felicità non costa nulla. Il bello è proprio questo, che è alla portata di tutti.