Archivi tag: Diego Velazquez

Velázquez e las meninas: CAPOLAVORO ENIGMATICO DELLA PITTURA OCCIDENTALE

L’opera, la cui intitolazione deriva da un termine di origine portoghese che indica le damigelle d’onore, rappresenta un vasto ambiente dell’Alcazar di Madrid; la luce penetra da due finestre che
si aprono sulla parete di destra, raffigurata di taglio e in scorcio, e dalla porta aperta sul fondo; la parete di sinistra è invece occultata dalla grande tela in primo piano.

Nella stanza sono presenti dieci personaggi. Da sinistra a destra in primo piano: Velázquez stesso, accanto alla tela, con pennelli e tavolozza; donna Maria Augustina de Sarmiento, una delle damigelle d’onore; l’infanta Margherita; la seconda menina donna Isabel de Velasco; la nana Mari Bárbola e il nano Nicolás Pertusato, che sta appoggiando un piede sul dorso del cane accovacciato.


Più indietro, in atto di conversare, sono donna Marcela de Ulloa e un uomo, in abito nero. Oltre il riquadro della porta semiaperta, controluce su una breve scalinata, è il sovrintendente ai palazzi
reali José Nieto Velázquez, ben lontano dall’omonimo cognome del pittore.

Las Meninas, la magnum opus di Diego Velázquez
Las Meninas (1656), Diego Velázquez, Museo del Prado (Madrid).

Siamo immediatamente colpiti dalla direzione degli sguardi di molti dei personaggi rappresentati, tra i quali il pittore stesso, concentrati su un punto esterno al quadro. Velázquez si è raffigurato
nell’atteggiamento caratteristico del pittore che, allontanandosi dalla tela, osserva il modello per confrontarlo con l’immagine che sta dipingendo.

Ci sentiamo al centro di più sguardi, che tuttavia non possono essere diretti su di noi, dal momento che el pintor sta osservando il suo modello e l’Infanta appare in posa. Un’ipotesi è che si tratterebbe
di un autoritratto-ritratto allo specchio, teoria però invalidata dalla presenza di alcuni elementi presenti all’interno del quadro
.

Las Meninas (Velázquez) - Wikipedia
Diego Velázquez, rappresentatosi nel dipointo.

Sulla parete di fondo, al di sotto di due grandi tele in semioscurità, si nota un terzo riquadro, uno specchio in realtà, entro il quale si delineano, sotto una tenda purpurea, due figure, ossia i sovrani Filippo IV e Marianna. Verrebbe così risolto l’enigma degli sguardi ignoti.

Con una sorta di omaggio cortigiano, il pittore avrebbe contrapposto all’evidenza materiale della tela l’immagine sublimata dello specchio.

Di certo Las Meninas è un dipinto intenzionalmente ambiguo, che si offre allo spettatore come un quadro dalla lettura a diversi livelli. Difatti, può essere letto in primo luogo come un autoritratto, sia pure di carattere molto particolare e poi, come già detto in precedenza, anche come un insieme di ritratti. Certo, se l’intento principale era quello di un
elogio alla figura di Velázquez come pittore di corte, avrebbe potuto farlo in altra maniera ma, ricordiamo, che escludere del tutto l’immagine dei sovrani che, in questo stratagemma di giochi di specchi e riflessi, avrebbe comportato alla diminuzione del suo ruolo all’interno della corte stessa.


Che l’artista non fosse inconsapevole di tale rischio risulta dalla citazione dei due miti raffigurati nei due quadri della parete di fondo: due copie di Juan Bautista del Mazo della Favola di Aracne di Rubens e di Apollo e Pan di Jordaens, ammonimenti contro l’invidia degli dei nei confronti di quei mortali che peccano d’orgoglio con la loro abilità e ingegno.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero