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Le due Frida: la scissione d’un cuore affranto.

Two Fridas è un straordinario olio su tela, realizzato nel 1939, dall’enigmatica e terribilmente affascinante Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, conosciuta come Frida Kahlo (Coyoacàn, 6 Luglio 1907- 13 Luglio 1954).

L’opera in questione non si limita alla funzione di attestare una duplice personalità, poiché turbata dalle vicende della sua vita. Essa consiste in un vero e proprio testamento, della pittrice, circa tutto ciò che nella vita l’ha condotta ad essere ciò che è stata, tra gli amori, le passioni e i dolori. Di fatti, se c’è un dipinto che può riassumere la sua intera vita artistica, ebbene, si tratta proprio de Le due Frida.

Un primo evento significativo per lei consiste proprio in quel tragico incidente che le avrebbe portato via la vita, non fosse stato, come Frida stessa racconta nel suo diario, per un fatidico incontro con la Morte, la quale le chiese di dipingere ogni giorno per il resto della sua vita, in cambio di una vita breve, ma intensa. Ed infinitamente piena è stata la sua vita, d’altronde.

Frida che dipinge sul suo letto.

L’artista si dichiarò dapprima figlia del 1910 e della sua grande rivoluzione messicana, tuttavia la sua vera data di nascita risiede nel 17 Settembre 1925, quando di ritorno da scuola, all’età di 18 anni, salì su un autobus insieme ad Alejandro Gómez Arias, il suo primo adolescenziale amore. Frida subì dei danni fisici gravissimi, che si sommarono alla già precedente spina bifida (malamente curata come poliomelite), cui seguirono circa 30 operazioni e anni di riposo a letto. Furono in particolare questi anni a formarla, poiché si dedico alla pittura in prima istanza, e di certo anche alla politica che la vide nella intransigente fila comunista.

Il secondo incontro, significativo quanto il primo, fu quello con Diego Rivera, che rimase così affascinato dall’arte un po’ turbata ed un po’ enfatica della pittrice, a tal punto da prenderla sotto la sua ala. Fu questo momento che vide la nascita di un amore atipico che culminó in un matrimonio altrettanto bohémien nel 1929, caratterizzato da passione e tradimenti, da amore e odio, che lei percepì come “il secondo grave incidente della sua vita”.

Quest’ultima non si risolve esclusivamente in questi due eventi, poiché la Kahlo ha davvero conosciuto il sapore di vita vissuta, attraverso vari viaggi e varie relazioni extraconiugali, spesso occasionali.

A dieci anni esatti dal conseguimento del matrimonio realizza questo capolavoro, incomprensibile se non si concede uno sguardo al suo precedente vissuto.

In seguito al divorzio causato da un tradimento che Frida non poté tollerare (con sua sorella Cristina), qui presenta due suoi autoritratti, che agli occhi attenti di un osservatore non possono che apparire totalmente differenti.

Frida accanto a ”Le due Frida”.

La Frida vestita di bianco è quella affranta, non più amata; l’altra indossa un vestito popolare messicano. Il collegamento fra le due è rappresentato solo da una sorta di flebo/vena spezzata, da cui sgorga del sangue e congiunge i due cuori, rotto quello della prima e intero quello della seconda. La prima ha in mano una tenaglia, la seconda una foto di Diego da bambino.

Il dipinto racconta della sua solitudine, alla quale si aggrega l’impossibilità di donare qualsiasi parte di sé stessa ad un’altra persona. È priva di sangue, di amore, di odio, è una Frida apatica.

La donna vestita di bianco è decisamente più europea, più composta anche nella postura. È una versione di sé che neppure riesce a comprendere, poiché proprio i suoi vari viaggi le hanno dimostrato quanto sia lontana da quel mondo. È una Frida che non rispecchia la sua calda essenza e di fatti non è amata. Soprattutto, essa determina l’interruzione della vena, che al contrario parte dall’altra Frida che ha in mano la foto di Diego. Questa si che la descrive per ciò che realmente è, una donna messicana, amante ed amata, con un cuore integro, degli abiti popolari ed una postura più libera, come dimostrano le evidenti gambe divaricate. Soprattutto, essa trattiene il ricordo del marito.

Non meno importante è lo sfondo nuvoloso, afflitto proprio come lei in questo periodo.

Una piccola menzione, sicuramente, deve attribuirsi alla sistematica scelta della presa di mani. Non è casuale, innanzi tutto, che le due Frida si diano la mano poiché attesta una certa consapevolezza dell’artista di essere ciò che è grazie all’unione delle due personalità. Tuttavia, va osservata la posizione delle mani, che non è secondaria. Frida vestita di bianco si limita ad appoggiare, delicatamente, la sua mano sull’altra con un fare arrendevole. L’altra invece tiene la mano con sé, vi è una stretta, una promessa.

Frida Kahlo morì di embolia polmonare nel 1954, dopo la soddisfazione ricevuta dalla realizzazione di una prima mostra nella sua città natale, dopo aver beatamente dichiarato: “Spero che l’uscita sia gioiosa e di non tornare mai più”.

Angela Cerasino per L’isola di Omero

Viaggiare in Puglia: il Barocco in pillole. Mesagne, l’arte racchiusa in un cuore

Mesagne (Br) si pone come una ridente cittadina nel cuore del salento settentrionale, a pochi chilometri dal capoluogo provinciale.

La sua storia, che passa per i rilievi archeologici di Muro Tenente (a circa 5 Km dal centro cittadino) e per il Castello di origine Normanno-Sveva, si impreziosisce di una particolarità che non può passare inosservata agli occhi dei visitatori che vi si recano.

Lo stile Barocco che riveste gli edifici religiosi principali della città non ha nulla da invidiare rispetto ad altri esempi di strutture più rinomate. Esso assume magnificenza nel contesto in cui l’osservatore s’immerge: si tratta del caratteristico centro storico a forma di cuore che fa da cornice storica ad un quadro di vita vissuta.

Tra gli edifici emerge la Chiesa Madre, edificata tra il 1650 e il 1660. L’architetto e sacerdote Francesco Capodieci si occupò della progettazione, che prevedeva una una pianta a croce latina con una navata centrale e due bracci laterali piuttosto corti rispetto a quest’ultima.

Facciata della Chiesa Madre in orario serale

Un altro edificio presente nel cuore del centro storico di Mesagne è la Chiesa di Sant’Anna, eretta nella centralissima Piazza Orsini del Balzo. L’incaricato della costruzione fu sempre Francesco Capodieci.

La Facciata della Chiesa di Sant’Anna con uno scorcio di Piazza Orsini del Balzo

Si dice che la costruzione possa esser stata voluta da Vittoria Capano, vedova del feudatario di Mesagne Nicola De Angelis.

La motivazione sarebbe riconducibile ad un voto fatto a Sant’Anna dalla stessa principessa, in seguito alla richiesta di intercessione per la guarigione del figlio Carmine, gravemente malato.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Fernando Botero: la sensualità della donna con gli occhi del cuore

Si sa che le opere di Fernando Botero si contraddistinguono per la presenza di soggetti in carne. Non fa differenza se essi siano animali, cose, uomini, o donne.

Seguendo questa premessa, fa un certo effetto osservare le donne svestite che offrono il proprio corpo (consistente) in piena nudità.

Una donna dipinta da Botero

Eppure le figure femminili dipinte dall’artista colombiano sembrano preservare una certa sensualità. Le immagini non sono contraddistinte da umorismo o sarcasmo. Esse sono ammiccanti, provocanti, e consapevoli di se stesse.

Questo perché Botero vede l’abbondanza delle dimensioni come un fattore estremamente positivo.

Più larga sarà la vita di un corpo umano, tanto più fertile, vitale, desiderosa, e positiva sarà l’energia che manifesterà.

La bellezza delle forme fa da contorno alla seduzione suscitata dagli sguardi dei soggetti femminei che Botero offre al suo pubblico.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero