Archivi tag: cRISTO

La Sacra Sindone: tra leggenda religiosa e realtà

La Sacra Sindone, ossia il lenzuolo funerario di lino che avvolse il corpo di Cristo secondo la religione cristiana, rappresenta uno dei grandi misteri di quest’ultima, anche se non vi è testimonianza alcuna sulla sua autenticità.

Immagine correlata

Conservata nel Duomo di Torino e periodicamente viene esposta ai fedeli, la Sindone non è altro che un lenzuolo rettangolare a trama di spina di pesce (peculiare tessitura di duemila anni fa circa) di colore giallo ocra. Secondo studi accreditati, la Reliquia dovrebbe risalire al I secolo e provenire dalla Palestina, ne sono testimoni i pollini di diverse specie vegetali, tipicamente indigene, ritrovati nelle fibre del lino. Quel che rende davvero particolare e ‘’leggendario’’ questo lenzuolo sono le immagini riportate sulla tela: una doppia “fotografia”, lato frontale e posteriore, di un corpo umano nudo di grandezza naturale, reperto che avvalora l’ipotesi che lì vi sia stato avvolto Cristo.

Risultati immagini per sacra sindone

Ciò che mette in dubbio la sua autenticità però è proprio la proiezione della figura umana, che non potrebbe essere ottenuta avvolgendo un corpo qualsiasi in un lenzuolo. Difatti, se da una parte, sono evidenti i segni delle torture subite: i tagli su costato, le ferite ai polsi e la piaga causata dallo sfregamento di una grossa trave di legno portata a spalle, dall’altra, l’esame del carbonio 14, eseguito nel 1988, ha permesso di datare il lenzuolo tra il 1260 e il 1390. Nelle ultime analisi però, la datazione potrebbe risultare falsata dal prelievo dei campioni analizzati poiché potrebbero essere stati presi da parti rammendate dopo l’incendio del 1532 a Chambéry, luogo dov’era anticamente custodita la Sindone.

Circa il suo culto, la Chiesa non si è mai espressa apertamente ma, nel corso dei secoli, alcuni gesti hanno chiaramente delineato una presa di posizione, nel 1506, il Papa Giulio II ne autorizzò il culto, mentre Giovanni Paolo II e Pio XI dichiararono di credere nell’autenticità del lenzuolo.

Risultati immagini per sacra sindone

Sulla Sindone, non si sono espressi solo religiosi e archeologi ma anche docenti e restauratori, avanzando ipotesi successivamente smentite sia per le datazioni che per le tecniche adoperate nella realizzazione della stessa. Ne sono esempio: Lillian Schwartz, docente alla “School of Visual Arts” di New York, che attraverso la raffigurazione grafica, ha supposto, un esperimento di Leonardo da Vinci e il pittore e restauratore veneto, Luciano Buso, il quale ha invece affermato la presenza della firma di Giotto con annessa data 1315.

Resta comunque il fatto che da tutto il mondo, miliardi di fedeli accorrono nel momento dell’ostensione della Reliquia, smentendone con la forza della fede ogni dubbio e ipotesi.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero

La “Flagellazione di Cristo” agli occhi di Caravaggio: una sinuosa danza non convenzionale

Conservato presso il Museo Nazionale di Capodimonte, questo monumentale olio su tela, fu realizzato fra il 1607 ed il 1608 dal grande Michelangelo Merisi, fuggito a Napoli.

Il dipinto si presenta in tutta la sua magnificenza e con ciò non si vuole alludere esclusivamente alle sue dimensioni fisiche (286 x 213 cm), bensì alla profondità del contenuto che Caravaggio volle sublimare, seppur con ricorrenti incertezze durante la sua realizzazione.

Una prima veloce analisi farebbe ricadere l’attenzione sulla luce o, meglio, sul modo in cui è distribuita. Essa si rivolge verso il corpo di Cristo, avvolgendo nell’oscurità il luogo, ma in maniera più decisa gli aguzzini del Signore. Questo non fu un buon periodo per l’artista, poiché, appunto, quello a Napoli non si presentò come un soggiorno. Caravaggio fu costretto a rifugiarsi a Napoli per evitare l’arresto per l’omicidio di Tomassoni.

Si può, dunque, addurre che l’utilizzo del buio, del tetro, figurasse il suo reale stato d’animo. Tuttavia, questa prima interpretazione dell’opera non è del tutto completa. Semplicemente, attraverso questi giochi di luce, egli volle sottolineare il fatto che i torturatori, a differenza di Gesù, stavano agendo in nome del peccato, dell’oscurità. Raggiante è, d’altro canto, il corpo di Cristo.

Risultati immagini per la flagellazione di cristo caravaggio

Proseguendo con un’attenta analisi, però, si comprende che il dipinto propone più volte il tema della diversità fra gli aguzzini e Cristo. Attraverso l’espressione facciale dell’oscuro personaggio (gli altri due si intravedono soltanto) , ad esempio, è possibile notare quanto egli sia privo di una qualsiasi umanità e quanto la violenza e la rabbia lo abbiano assuefatto contro la sua volontà.

Al contrario, com’è reso evidente, il volto di Gesù è completamente abbandonato a sé stesso. Egli è inerme, la sua sofferenza è contenuta ed il capo chino potrebbe essere sinonimo di umiltà d’animo. Nonostante gli intelligenti utilizzi della luce e le volute espressioni facciali, il dipinto non si arresta e porta all’occhio dell’osservatore un’ulteriore considerazione. Il corpo anatomicamente perfetto di Cristo si eleva in movimenti leggeri, sinuosi, quasi ad inverare una danza; d’altra parte abbiamo, invece, le posizioni statiche dei torturatori, i quali sono tutti in procinto di commettere violenza, eppure è come se questa impossibilità, questa vera e propria interruzione, fosse voluta.

Risultati immagini per la flagellazione di cristo caravaggio

Non tutti sanno, però, che Caravaggio volle rappresentare il dramma in due opere differenti fra loro e oggi molto distanti geograficamente.

L’opera di cui abbiamo finora trattato sembrerebbe essere la seconda delle due tele intitolate La Flagellazione di Cristo. La prima, attualmente, è conservata presso il Musée des Beaux Arts a Rouen.

Risultati immagini per la flagellazione di cristo caravaggio

Prescindendo dalla scelta della tela stessa (una verticale, l’altra orizzontale), le differenze che percorrono i dipinti non sono affatto poche. Tuttavia, è proprio questo che gli ha permesso, come affermato prima, di sublimare il suo messaggio nella seconda interpretazione.

Angela Cerasino per L’isola di Omero

Il Cenacolo di Leonardo: quando anche i geni possono sbagliare

C:\Users\Antonella\Desktop\Articoli Isola di Omero\Ultima-Cena-Last-Supper-Leonardo-da-Vinci-MIlano.jpg

Conservato nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, ‘’Il Cenacolo’’ di Leonardo da Vinci (il quale ci lavorò dal 1494 al 1497), è stata, sicuramente una tra le opere più travagliate della storia dell’arte, in particolar modo per ciò che ne concerne il restauro. Difatti, l’esigenza di un continuo intervento è dovuta alla tecnica utilizzata dall’artista toscano con cui realizzò l’opera: vale a dire, tempera mista su gesso.

Il perché di questa scelta è facilmente intuibile: Leonardo volle sperimentare questa tipologia pittorica per sostituire e superare ciò che la tecnica ad affresco limitava. L’esperimento però, ebbe esiti negativi. La tecnica si rivelò infatti molto fragile e particolarmente soggetta a deterioramenti dovuti all’umidità, tanto da essere descritta, dopo soli settant’anni dalla realizzazione, da Giorgio Vasari, in visita a Milano, come “una macchia abbagliata”.

Infatti, col passare dei secoli, si susseguirono gravi conseguenze che peggiorarono la situazione, come la continua premura da parte di pittori anche poco dotati di ridipingere il dipinto laddove vi erano danneggiamenti, fu una di queste e portarono ad una continua ed inesorabile sovrapposizioni di “falsi” sull’originale.

Con l’ultimo restauro, durato dal 1977 al 1999, ad opera di Giuseppina Brambilla Barcilon, si è cercato di asportare tutte le ridipinture per ritornare all’opera originaria, con integrazioni leggere laddove illeggibile. 

Immagine correlata

Per quanto riguarda il tema iconografico raffigurato, è forse uno tra i più noti del Vangelo: il momento in cui Cristo rivela il tradimento di uno di loro. Un momento tragico, impresso per sempre su una parete e nelle espressioni dei personaggi: ed ecco che c’è chi si alza, chi si avvicina, chi si stupisce e meraviglia, chi con sgomento e confusione si agita.

Il tutto è ambientato in un’ingegnosa prospettiva che vede come fulcro la figura di Gesù, incarnando anche l’illusione dello spazio dietro di lui, come se ci stesse rendendo partecipi alla mensa.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero