Archivi tag: città

La rubrica del borgo. Bruges: la città dei canali e delle case colorate

Bruges è la capitale delle Fiandre Occidentali nel nord-ovest del Belgio. Teoricamente non si potrebbe parlare di essa come un borgo, ma la presenza di suggestivi canali e stradine caratteristiche, con le case che si riflettono nell’acqua, crea un’atmosfera stupefacente. Le luci e i rumori tipici delle grandi città sembrano non esistere in questo luogo, nonostante ospiti una comunità di circa 117.000 abitanti.

Immagine correlata
Grote Markt, la piazza al centro della città, vista in orario serale.

Cosa si può visitare a Bruges?

La Grote Markt è la piazza principale della città, caratterizzata da edifici di diversi colori. Capiterà diverse volte di passare da qui per raggiungerne altri posti.

Il campanile Belfort è la seconda attrazione che si consiglia di vedere. Sarà possibile salirvi in cima per ammirare il panorama da incanto di Bruges. Si tratta di ben 366 scalini che scorrono lungo uno stretto cunicolo.

Risultati immagini per campanile belfort bruges
Il noto campanile Belfort.

Begijnhof (Beghinaggio) è una zona lontana dal centro da apprezzare il silenzio anche nei giorni in cui la città è piena di turisti. Qui vivevano le beghine ed ora, in questi edifici, risiedono delle suore. Nel canale che si trova di fronte al beghinaggio ci sono degli splendidi cigni, che si stabilirono qui fin dal XV secolo.

Risultati immagini per Begijnhof bruges
La zona Begijnhof.

Nei pressi della stazione della città troviamo il Parco Minnewater, famoso perché al suo interno è presente il cosiddetto Lago dell’amore. Questa è una delle attrazioni più romantiche di Bruges, che ogni anno coinvolge moltissimi innamorati.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Machu Picchu: la ”città perduta” del popolo Inca può essere opera degli alieni?

 Machu Picchu è un sito archeologico Inca situato in Perù, posto a circa 2.430 m sul livello del mare.

Tale luogo è conosciuto in tutto il mondo per un duplice motivo: per le sue imponenti ed originali rovine, ed anche per l’impressionante vista che si ha sulla sottostante valle dell’Urubamba, che si trova circa 400 metri più in basso.

Immagine correlata
Vista della valle dell’Urubamba.

Il sito archeologico fa parte dei Patrimoni dell’umanità stilati dall’UNESCO; ma non solo: recentemente, nel 2007, è stato eletto come una delle Sette meraviglie del mondo moderno.

Cuoriosità: È il terzo sito archeologico più grande del mondo dopo gli scavi di Pompei e Ostia Antica. Nel 2003, più di 400.000 persone hanno visitato le rovine e l’UNESCO ha espresso preoccupazione per i danni ambientali che un tale volume di turisti può arrecare al sito.

Le autorità peruviane, che ovviamente ricavano dei notevoli vantaggi economici dal turismo, sostengono che non ci siano problemi e che l’estremo isolamento della valle dell’Urubamba sia, da solo, sufficiente a limitare il flusso turistico. Periodicamente viene proposta la costruzione di una funivia per raggiungere la città dal fondovalle ma la proposta non è mai passata.

Risultati immagini per machu picchu
Vista del sito archeologico Inca.

Il caso degli extraterrestri:

Secondo alcune teorie ufologiche, la sua costruzione è antecedente alla popolazione Incapotrebbe essere opera di extraterrestri.

Questo perché il punto di costruzione è difficile da raggiungere se non per via aerea. Secondo gli ufologi, il trasporto delle pesanti e voluminose pietre necessarie alla costruzione degli edifici di Machu Picchu era molto arduo per una popolazione che non conosceva l’uso della ruota.

Attualmente questa risulta essere un’ipotesi poco accreditata, ma comunque affascinante. Si attendono nuovi studi da parte di esperti in materia. Nel frattempo, per i più visionari appassionati dell’argomento, non è vietato entusiasmarsi e dar sfogo all’immaginazione.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo. Óbidos, la pittoresca cittadina portoghese

L’antica cittadina medievale, con i suoi 11.000 abitanti circa, si trova a nord del Portogallo e dista solo un’ora da Lisbona e dalla magnifica Sintra.

Óbidos prende il nome dal termine latino Oppidum (città fortificata).

Fu sottratta alla dominazione araba nel 1148 e fu assegnata in dote, in occasione del matrimonio, a molte regine; la prima fu Urraca di Castiglia, sposa di Alfonso I di Aragona, seguita da Isabella di Aragona, sposa di Dionigi Alfonso del Portogallo.

Nel suo centro storico, situato in cima ad una collina dominata da un castello medievale, vicino alla Costa Atlantica, si dirama un labirinto di vie ciottolate e casette, con balconi fioriti e portoni colorati, ornati dalle azulejos (particolari piastrelle di ceramica) che rivestono i muri.

Le azulejos

Il borgo in passato ebbe grande importanza strategica, e i primi insediamenti risalgono addirittura ad un periodo precedente all’arrivo dei Romani nella Penisola Iberica.

Le mura che circondano il perimetro risalgono al periodo della dominazione dei Mori, sono lunghe 1,5 chilometri e in certi tratti sono alte 13 metri. Quelle attuali sono state ricostruite nel XVIII, dopo il terribile terremoto del 1755.

Il castello venne costruito successivamente per volere del re Dionigi Alfonso del Portogallo, con le sue torri merlate inespugnabili e i bastioni difensivi. Nel XVI secolo da fortezza medievale diventò un palazzo nobiliare, mentre oggi è una raffinata pousada, un albergo di lusso.

Il castello di Óbidos

Numerosi sono anche gli esempi di architetture religiose, e tra le chiese più note troviamo:

  • Igreja de Santa Maria: costruita sui resti di una moschea e di un tempio visigoto. Porta il nome della patrona della città e possiede uno splendido soffitto affrescato.
L’interno della Igreja de Santa Maria
  • Igreja da São Pedro: basilica gotica composta da tre navate, distrutta durante il famoso terremoto; attualmente è visibile solo in parte. Qui è custodita la tomba di una tra i più alti esponenti dell’arte barocca in Portogallo, Josefa di Óbidos.
L’esterno della Igreja da São Pedro
  • Igreja da Misericórdia: il suo interno è ornata con piastrelle del 600.
  • Santuário do Senhor da Pedra: è in stile barocco ed è noto per la sua forma esagonale.

Infine, se si visita la città non può mancare il passaggio da Porta da Vila, che in origine rappresentava il principale accesso alla città. Le smaltate azulejos blu e bianche con cui è decorata risalgono al XVIII secolo e raffigurano la passione di Cristo, mentre il soffitto dipinto rappresenta la corona di spine.

Porta da vila

La Rua Direita, invece, è la via principale, piena di botteghe tradizionali e negozi di souvenir. Collega Porta da Vila al Castelo de Óbidos.

Curiosità

Ogni estate, per due settimane nel mese di Luglio, si tiene il Mercado Medieval, una tipica festa in costume.

Il Mercado Medieval

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo: Mostar, la città balcanica dalla doppia anima

La bellissima Mostar si trova nella valle del fiume Neretva, adagiata tra le montagne brulle della Erzegovina, di cui rappresenta la capitale virtuale.

E’ caratterizzata da numerosi ponti, torri, splendide moschee del XVI secolo, bagni turchi, edifici risalenti all’Impero Austro-Ungarico e numerose botteghe artigiane. Deve il suo nome ai custodi del ponte, definiti Mostari, e ad oggi, è abitata da circa 110.000 persone.

E’ una città multi-etnica, un vero mosaico di popoli e culture, e rappresenta (insieme a Sarajevo) il punto di unione tra il mondo orientale e quello occidentale.

Mostar è una città dalla doppia anima, poiché da un lato mostra i segni della devastazione subita a causa della guerra dei Balcani, dall’altro si mostra fiera della sua rinascita dopo la ricostruzione.

La città, divisa in due dal fiume, è stata per anni contesa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 la libera circolazione tra le due sponde fu ristabilita. Soggetta a lunghi assedi e bombardamenti negli anni ’90 dalle truppe federali jugoslave, supportate dall’esercito serbo-bosniaco, è stata oggi in buona parte ricostruita.

Nel 2004 il ponte più famoso della città, lo Stari Most (Ponte Vecchio), e la città vecchia sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Lo Stari Most e la sua distruzione

Il celebre ponte è il più famoso di tutti i Balcani, e fu costruito nel 1565 sotto la dominazione dell’Impero Ottomano. Si tratta di un ponte di pietra caratterizzato da una campata unica di quasi 29 metri e da una stretta curvatura al centro, che denota una forma snella ed elegante. E’ stato edificato con una varietà di pietra locale, la tehelija, che cambia tonalità in base all’intensità dei raggi solari.

Adiacenti ad esso troviamo anche le due torri fortificate, tra cui la Torre Tara, che si trova sulla sponda sinistra del fiume e che oggi ospita il circolo dei tuffatori.

Tra i numerosi ponti ricostruiti in seguito al tremendo e sanguinoso conflitto del 1993, troviamo il ponte Musala (ponte di Tito), il ponte Storto (Kriva Cuprija), il ponte Lucki e il ponte Carinski (ponte dell’Imperatore).

Il ponte Storto

Kujundziluk, invece, è la via più pittoresca della città. La possiamo ammirare sulla sponda orientale del fiume da cui si intravedono le tipiche casette di pietra; essa ospita botteghe, locande e negozi di souvenir.

Giunti al termine della via ci si trova davanti a Brace Frejica, l’antica via commerciale di Mostar.

L’ingresso di Brace Frejica

Percorrendola possiamo notare sia la parte della città in cui si trovano gli edifici che testimoniano i segni dei bombardamenti del passato, sia locali moderni e bar, oltre a due moschee cittadine. In fondo alla via si arriva poi al cuore asburgico della città, dove si può visitare Palazzo Metropolitan (con il suo stile neobarocco, risalente al 1908), e alcune residenze turche (antiche dimore eleganti e ben conservate).

Mostar è dotata di un incredibile fascino culturale ed architettonico. Da vedere in città sono anche la via Bajatova, una scalinata lunga due chilomentri, la cattedrale cattolica, la Franjevacka, ovvero la Chiesa con il campanile più alto della Bosnia ed Ergegovina, e un museo. Da ammirare anche sono le sue bellezze naturali, tra cui il Parco Naturale Ruiste, sulla montagna Prenj, la riserva naturale Diva Grabovica e il parco cittadino.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero