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MISTERI DAL MONDO🌎: L’ANTICO CIMITERO DELLE BALENE IN CILE

Pensate come sarebbe strano vedere una grande quantità di scheletri di balene tutti insieme! Una cosa insolita vero?

Beh è quello che è accaduto in Cile nel 2011, quando accanto al noto sistema stradale della Panamericana che attraversa il deserto di Atacama, durante gli scavi per allargare la strada i paleontologi fecero una scoperta straordinaria: un cimitero di balene risalente a 5 milioni di anni fa!

Una scoperta sensazionale !

Fino a non molto tempo fa, gli studiosi non riuscivano a spiegarsi come un simile numero di reperti così datati potessero trovarsi in un solo luogo.

Secondo le ultime notizie sull’avvenimento, gli scienziati della compagnia americana Smithsonian Institution, in una ricerca pubblicata su Proceedings of the Royal Society B, sono arrivati a formulare un’ipotesi concreta.

Spiegato il mistero del cimitero delle balene - Focus.it

L’ipotesi:

Ci sarebbero forti indizi, ma non la «prova provata», che i cetacei siano rimasti avvelenati da alghe tossiche. Le carcasse e gli animali morenti sarebbero stati trasportati dalle onde e dalle correnti alle foci di un fiume, dove sono stati spiaggiati e poi ricoperti dalla sabbia, in una moria di massa avvenuta solo quattro volte nel corso di migliaia di anni.

Curiosità:

In tutto sono stati rivenuti una quarantina di scheletri appartenenti alla famiglia delle balenottere e altre specie estinte come il delfino a faccia di tricheco (Odobenocetops).

Gli scienziati cileni e statunitensi hanno dovuto scavare con rapidità: la compagnia che aveva ricevuto in appalto i lavori aveva concesso loro solo due settimane prima di riprendere l’opera di allargamento della strada. In un tempo record, i paleontologi non solo hanno portato alla luce i resti, ma hanno allestito tutte le attrezzature per operare una scannerizzazione tridimensionale dei resti, per poterli studiare con più calma in seguito.

CIMITERO DELLE BALENE/ Cile: ecco perché l'incredibile presenza di fossili  a Cerro Ballena

Tutti gli scheletri erano quasi completi, e molti erano disposti nella stessa direzione e con il ventre in su. Le modalità di rinvenimento hanno subito fatto pensare a un evento rapido e che ha interessato diversi esemplari nello stesso tempo. Il fatto che non fossero disposti nello stesso livello, ma su più livelli sovrapposti ha indicato che si è trattato di quattro eventi distinti intervallati da migliaia di anni.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

QUAL È IL SEGRETO SOTTERRANEO DEI MOAI SULL’ISOLA DI PASQUA?

Abbiamo già affrontato in un altro articolo il tema del fascino proposto dall’Isola di Pasqua (in Cile), caratterizzata dalla presenza di enormi teste di pietra, chiamate moai, che guardano in direzione del mare.

Chi le ha costruite? E come? Ma soprattutto, perché?

La rivista scientifica statunitense Plos One, è riuscita a risolvere parte di questi enigmi.

The best spots to see moai on Easter Island - Tiny Travelogue
Fila di moai posti sull’Isola di Pasqua.

In base ai sondaggi geologici eseguiti, pare che la gente della zona abbia posizionato i maestosi moai vicino alla fonte più vitale per l’umanità: l’acqua fresca. Gli archeologi hanno incrociato la posizione delle statue con la mappa delle risorse naturali dell’isola sperduta nell’oceano Pacifico, scoprendo così che c’era una corrispondenza significativa con le fonti di acqua dolce.

Le analisi proposte dagli studiosi.

Insomma, le basi di moai si trovano «esattamente dove sgorgava l’acqua», utilizzata anche per coltivare la terra.

«Costruire le statue non era un comportamento inesplicabile, ma qualcosa che non solo era culturalmente significativo ma centrale per la loro sopravvivenza», sostiene il coautore dello studio Carl Lipo, professore di antropologia alla Binghamton University.

Rimane incredibile «quanta energia abbiano investito» per segnalare questa fonte vitale, mentre sarebbero bastate opere decisamente più piccole e meno impegnative.

Probabilmente questi monumenti «rappresentavano gli antenati divinizzati e celebravano la condivisione quotidiana delle risorse»: una sorta di inno alla vita e contemporaneamente un ringraziamento per quanto ricevuto, riconoscendo nell’acqua il bene più prezioso.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero