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Il barocco in Pillole. Noto e la sua cattedrale: la magia del Barocco siciliano

Noto è un piccolo gioiello del Barocco siciliano e il simbolo indiscutibile del giardino di pietra, come lo storico dell’arte Cesare Brandi chiamò la Noto del tardo- barocco siciliano, è sicuramente la Cattedrale di San Nicolò

La Cattedrale di Noto venne sottratta al patrimonio artistico e monumentale d’Italia nel 1996, quando, per le conseguenze di un sisma di sei anni prima, crollò gran parte di quel magnifico esempio di architettura barocca simbolo e cuore di una città d’arte conosciuta in tutto il mondo.  Dopo diversi anni di lavori che impiegarono tecniche costruttive del ‘700 e tecnologie degli anni ’90, la Cattedrale è stata restituita alla collettività nel suo superbo e candido splendore.

La Cattedrale dopo il crollo.

La facciata si presenta in stile tardo barocco, in pietra calcarea tenera con una marcata nota neoclassicista. La tipologia a torri laterali della facciata è invece riconducibile ad alcune costruzioni francesi del 700, cui si ispiravano gli architetti del tempo. Coronata dai 4 Evangelisti, presenta nel primo ordine tre maestosi portali, delimitati da colonne corinzie. Tutto questo si erge sulla sommità di una maestosa scalinata a tre rampe, di origine settecentesca ma completamente ristrutturata agli inizi del 1800. 

La struttura è sviluppata a croce latina con tre navate, con la centrale più grande rispetto alle laterali. I numerosi rimaneggiamenti hanno consegnato le attuali sembianze all’intera struttura soltanto nel 1889, con la costruzione della cappella del SS. Sacramento.

Interno della Cattedrale.


L’interno, quasi completamente disadorno fino alla metà degli anni ’50, fu affrescato da Nicola Arduino e da  Armando Baldinelli fra il 1950 e il 1956.

Una città, Noto, che è rinata tante volte dalle sue ceneri ed ogni volta è stata ricostruita più bella ed armoniosa di prima. Una Cattedrale, quella di San Nicolò, che ben testimonia il senso di rinnovamento e tradizione che accompagna “il giardino di pietra”.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo: Mostar, la città balcanica dalla doppia anima

La bellissima Mostar si trova nella valle del fiume Neretva, adagiata tra le montagne brulle della Erzegovina, di cui rappresenta la capitale virtuale.

E’ caratterizzata da numerosi ponti, torri, splendide moschee del XVI secolo, bagni turchi, edifici risalenti all’Impero Austro-Ungarico e numerose botteghe artigiane. Deve il suo nome ai custodi del ponte, definiti Mostari, e ad oggi, è abitata da circa 110.000 persone.

E’ una città multi-etnica, un vero mosaico di popoli e culture, e rappresenta (insieme a Sarajevo) il punto di unione tra il mondo orientale e quello occidentale.

Mostar è una città dalla doppia anima, poiché da un lato mostra i segni della devastazione subita a causa della guerra dei Balcani, dall’altro si mostra fiera della sua rinascita dopo la ricostruzione.

La città, divisa in due dal fiume, è stata per anni contesa tra croati e bosniaci, e solo nel 1996 la libera circolazione tra le due sponde fu ristabilita. Soggetta a lunghi assedi e bombardamenti negli anni ’90 dalle truppe federali jugoslave, supportate dall’esercito serbo-bosniaco, è stata oggi in buona parte ricostruita.

Nel 2004 il ponte più famoso della città, lo Stari Most (Ponte Vecchio), e la città vecchia sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Lo Stari Most e la sua distruzione

Il celebre ponte è il più famoso di tutti i Balcani, e fu costruito nel 1565 sotto la dominazione dell’Impero Ottomano. Si tratta di un ponte di pietra caratterizzato da una campata unica di quasi 29 metri e da una stretta curvatura al centro, che denota una forma snella ed elegante. E’ stato edificato con una varietà di pietra locale, la tehelija, che cambia tonalità in base all’intensità dei raggi solari.

Adiacenti ad esso troviamo anche le due torri fortificate, tra cui la Torre Tara, che si trova sulla sponda sinistra del fiume e che oggi ospita il circolo dei tuffatori.

Tra i numerosi ponti ricostruiti in seguito al tremendo e sanguinoso conflitto del 1993, troviamo il ponte Musala (ponte di Tito), il ponte Storto (Kriva Cuprija), il ponte Lucki e il ponte Carinski (ponte dell’Imperatore).

Il ponte Storto

Kujundziluk, invece, è la via più pittoresca della città. La possiamo ammirare sulla sponda orientale del fiume da cui si intravedono le tipiche casette di pietra; essa ospita botteghe, locande e negozi di souvenir.

Giunti al termine della via ci si trova davanti a Brace Frejica, l’antica via commerciale di Mostar.

L’ingresso di Brace Frejica

Percorrendola possiamo notare sia la parte della città in cui si trovano gli edifici che testimoniano i segni dei bombardamenti del passato, sia locali moderni e bar, oltre a due moschee cittadine. In fondo alla via si arriva poi al cuore asburgico della città, dove si può visitare Palazzo Metropolitan (con il suo stile neobarocco, risalente al 1908), e alcune residenze turche (antiche dimore eleganti e ben conservate).

Mostar è dotata di un incredibile fascino culturale ed architettonico. Da vedere in città sono anche la via Bajatova, una scalinata lunga due chilomentri, la cattedrale cattolica, la Franjevacka, ovvero la Chiesa con il campanile più alto della Bosnia ed Ergegovina, e un museo. Da ammirare anche sono le sue bellezze naturali, tra cui il Parco Naturale Ruiste, sulla montagna Prenj, la riserva naturale Diva Grabovica e il parco cittadino.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Notre-Dame: ricostruire la bellezza. Un passo indietro alle sue origini

L’incendio che il giorno 15 aprile 2019 ha devastato gran parte della celebre cattedrale parigina, ha infranto i cuori di molti appassionati d’arte (e non solo). Ripercorriamo insieme la storia che ha portato alla nascita del luogo che bisognerà ripristinare a tutti i costi, nel più breve tempo possibile.

La Cattedrale di Notre-Dame è situata nel mezzo della capitale francese. E’ sempre stato uno degli edifici culturali e dei luoghi di culto più visitati di Parigi.

In seguito alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l’edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno, anche se il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica.

Prima della sua costruzione, nel territorio in cui oggi sorge la cattedrale, si trovava un tempio pagano dedicato a Giove, frutto della ricostruzione di Lutezia da parte di Caio Giulio Cesare dopo la resa di Vercingetorige del 52 a.C.

Precedentemente all’edificazione dell’odierna cattedrale, ne fu realizzata un’altra dedicata a santo Stefano. Essa era un edificio a cinque navate con delle colonne marmoree, che si posizionava più a ovest rispetto al punto attuale. Era adiacente al battistero dedicato a san Giovanni Battista, poi demolito nel ‘700.

Il 12 ottobre del 1160 Maurice de Sully diventò vescovo di Parigi. Quest’ultimo promosse la realizzazione di un luogo di culto nuovo e più grande, e così nacque Notre-Dame.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero