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MICHELANGELO: LE SUE LITI E IL RAPPORTO CON LEONARDO

”Si dipinge col cervello et non con le mani”.

(Michelangelo Buonarroti)

Michelangelo Buonarroti non è stato solo uno scultore, un pittore, un architetto o un poeta italiano. Egli è considerato uno dei più grandi artisti di sempre. Le sue opere hanno condizionato a tal punto l’arte italiana da creare una scuola a cui si ispireranno gli artisti successivi, e che viene indicata con il nome manierismo.

  1. Chi era Michelangelo?
  2. Quale era la visione di Michelangelo?
  3. Il carattere inquieto: le liti di Michelangelo.
  4. Il rapporto con Leonardo.
A cena con Michelangelo Buonarroti | informatorecoopfi.it
Michelangelo Buonarroti (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564).

1. CHI ERA MICHELANGELO?

Michelangelo nasce a Caprese, in provincia di Arezzo, da una famiglia di nobili fiorentini ormai in declino. A 12 anni approda alla bottega di Domenico Ghirlandaio, uno dei più importanti artisti fiorentini dell’epoca. Completa la sua formazione presso il giardino di San Marco, un’accademia di giovani artisti sostenuta economicamente da Lorenzo il Magnifico. Le opere di Michelangelo colpirono così nel profondo il signore di Firenze, che decise di ospitare l’artista presso il palazzo di Via Larga, residenza della famiglia Medici.

I chiostri di Firenze da visitare almeno una volta nella vita
Vista dei giardini di San Marco, oggi museo.

L’arte scultorea di Michelangelo è indissolubilmente legata al candore del marmo di Carrara. L’artista osservando il blocco di marmo vedeva all’interno una figura imprigionata che solo lui era capace di liberare e rendere visibile al mondo. Così nascono capolavori come la splendida Pietà Vaticana, realizzata quando egli aveva solo 23 anni.

Pietà Vaticana. Michelangelo Buonarroti
Pietà Vaticana (1498–1499), Basilica di San Pietro.

Michelangelo è anche l’autore degli affreschi sulla volta e sulla parete di fondo della Cappella Sistina; capolavoro di proporzioni colossali che da solo riesce a fornire un’idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere, parafrasando le parole del poeta tedesco Goethe. Ma non solo: la poliedricità del grande artista è evidente quando, ormai settantenne, assunse l’incarico di dirigere i lavori per la monumentale Basilica di San Pietro in Vaticano.

2. QUALE ERA LA VISIONE DI MICHELANGELO?

Michelangelo in vita poté godere dell’appoggio di molti influenti mecenati. Tra questi, oltre il sopracitato Lorenzo il Magnifico, si ricordano soprattutto il cardinale Jacopo Galli, i papi Alessandro VI e Giulio II. Ciononostante dimostrò una forte indipendenza creativa, realizzando opere senza un preciso committente, ma destiate ad essere vendute a chi fosse realmente interessato. Era una cosa assolutamente nuova per l’epoca.
Una visione molto progressista, che rivoluzionava del tutto il concetto di Arte. Da quello che si presuppone, infatti, per Michelangelo l’artista non era solo colui che produceva opere per soddisfare il mecenate di turno; ma egli doveva offrire il suo talento al miglior offerente, seguendo esclusivamente la propria creatività .

3. IL CARATTERE INQUIETO: LE LITI DI MICHELANGELO

SIMBOLOGIA DEL TONDO DONI DI MICHELANGELO - Polisemantica
Tondo Doni (1504–1506), Michelangelo Buonarroti, Galleria degli Uffizi.

Ci sono almeno un paio di episodi che testimoniano il fatto che Buonarroti non aveva un buon carattere.

Un giorno fece infuriate a tal punto lo scultore Pietro Torrigiano, che questi lo colpì violentemente con un pugno, compromettendo la fisionomia del volto dell’avversario.

In un’altra circostanza, di fronte al ricco mercante Agnolo Doni, che cercava di pagare di meno il dipinto che aveva commissionato, l’artista riprese indietro la sua opera obbligando il cliente a pagare il doppio per riaverla indietro. Doni, a malincuore, pagò.

4. IL RAPPORTO CON LEONARDO:

Michelangelo era anche l’autore della scultura forse più famosa al mondo, il David. All’epoca nacque una discussione sulla collocazione dell’opera a Firenze; si istituiti persino un comitato guidato da Leonardo da Vinci, per decidere dove porla. Leonardo propose come location la Loggia dei Lanzi, luogo che era al coperto e quindi adeguato per proteggere la scultura. Michelangelo voleva, invece, che la statua fosse collocata ai piedi di Palazzo Vecchio, dove avrebbe goduto di maggiore visibilità. Buonarroti riuscì ad avere la meglio.

David (Michelangelo) - Wikipedia
David, (1501-04), Galleria dell’Accademia di Firenze (dal 1873).

Che tra Leonardo e Michelangelo ci fosse rivalità e rispetto non è un mistero. Nel 1504 venne commissionato a Michelangelo un affresco sulla parete della sala grande del consiglio di Palazzo Vecchio, che doveva celebrare la vittoria dei fiorentini della battaglia di Cascina. La parete a lato venne affidata a Leonardo, che la utilizzò per raffigurare la battaglia di Anghiari.

Battaglia di Cascina (Michelangelo) - Wikipedia
Battaglia di Cascina, Michelangelo (1505-1506).
Battaglia di Anghiari (Leonardo) - Wikipedia
Battaglia di Anghiari, Leonardo (1504–1505).

Questo incarico fu visto dai contemporanei come una vera e propria sfida tra i due. Lasciamo decidere a voi quale sia l’opera realizzata con miglior fascino. Scrivetecelo nei commenti.

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Copertina di ‘‘Michelangelo. L’opera completa. Ediz. illustrata” di Frank Zöllner.

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Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Michelangelo e ”La creazione di Adamo”: la perfezione umana come specchio di quella divina

Se fino al Quattrocento la figura del Papa svolse il ruolo di committente con criteri analoghi a quelli dei signori delle corti, con Michelangelo egli diventò l’interlocutore dell’artista. Quest’ultimo iniziò ad esser considerato il detentore dell’esperienza tecnica ed espressiva, tanto da poter dialogare legittimamente con il Pontefice, ovvero colui che rappresenta Cristo sulla terra.

 Michelangelo Buonarroti si trovò a operare sotto ben undici pontefici ma il suo grande nome resterà per sempre legato a quello di Giulio II, che tra le tante opere romane gli commissionò la decorazione della Cappella Sistina, piccolo gioiello custodito nei Musei Vaticani.

Tra gli affreschi della volta figura La Creazione di Adamo, risalente al 1511 e che rappresenta il passo della Genesi in cui si narra l’ideazione del primo uomo.

Per la realizzazione dell’intero affresco furono necessarie sedici “giornate”. Richiese maggior tempo Adamo, le cui proporzioni vennero studiate attentamente seguendo il principio “a immagine e somiglianza di Dio”, riportando il tutto sull’intonaco con la sola incisione diretta.

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La Creazione di Adamo (1511).

La scena si svolge su uno sfondo spoglio dal quale si erge una protuberanza erbosa su cui è stesa la figura di un atletico Adamo, con un braccio dritto verso il Creatore. Quest’ultimo è rappresentato come un uomo canuto e più anziano che si avvicina in volo mentre è sorretto da angeli.

L’opera fu pensata con l’intento di sottolineare il momento prima che tutto si sia animato, quindi, l’inizio della vita degli uomini.

Risultato immagini per la creazione di adamo
Le mani di Adamo e del Creatore che si sfiorano.

Infatti, il genio michelangiolesco vede la straordinaria esecuzione della rappresentazione ‘’sospesa’’: l’attimo prima della vita, la scintilla divina che passa dal Creatore alla sua Creatura.

L’opera di Michelangelo fu da subito accolta con critiche positive, iniziando già a delineare la fama sempiterna che ancora oggi celebra questo affresco.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

Michelangelo e la Cappella Sistina: la storia d’una passione autentica.

La Volta della Sistina detiene tutta la bellezza, tutta la passione, conferitagli cinquecento anni prima da Michelangelo.

Il 31 Ottobre 1512 la Cappella Magna, eretta da Papa Sisto IV verso la fine del Quattrocento, riceverà la nomenclatura di Cappella Sistina. È proprio in quella domenica che il genio aprì le porte a Papa Giulio II dopo ben quattro anni di duro lavoro, affinché egli potesse smarrirsi alla vista di un’opera straordinaria, sia per le sorprendenti raffigurazioni, ma ancor più per la tecnica innovativa caratterizzata da una nuova flessibilità dei corpi e dall’armonia cromatica. Lo stesso Giorgio Vasari avrà modo di trattare di quest’opera, sottolineando quanto l’arte sarebbe cambiata dopo la creazione di essa.

La grande impresa ebbe inizio nel 1508 quando Michelangelo vi fece ingresso per la prima volta. Si trovò dinnanzi alle opere dei più grandi artisti del Quattrocento, fra cui Sandro Botticelli o lo stesso maestro del Buonarroti, Domenico Ghirlandaio.

Buonarroti aveva precedentemente intrapreso degli studi sul nudo, in particolar modo sul nudo maschile ed in movimento. È questo il principale obiettivo dell’artista, proposto più volte in varie sue opere, fra cui il David.

Il Giudizio Universale dipinto da Michelangelo

Il lavoro che il grande artista condusse all’interno della Cappella, si è costituito perlopiù in due fasi: una all’età di 30 anni circa, quando si occupò della Volta, e l’altra all’età di 60 anni, quando diede vita al Giudizio Universale.

Fra le prime raffigurazioni della Cappella Sistina, si trovano le Lunette; si tratta dei primi affreschi databili al 1508-1512. Fra questi, la Lunetta di Eleazar e Mattan, la Lunetta di Giacobbe e Giuseppe, la Lunetta di Achim ed Eliud, ecc.

La solennità di queste Lunette è rettificata dall’umanità dei personaggi rappresentati, i quali non solo son dotati di un’adattabilità ai movimenti mai riprodotta prima; i soggetti hanno una propria espressività che si eleva in riflessione ed angoscia per quelli maschili ed al contrario, in grazia e soavità per quelli femminili.

Questi affreschi, tuttavia, non costituiscono la totalità delle opere realizzate da Michelangelo, poiché gran parte di esse andò perduta, in quanto lo stesso Buonarroti volle far spazio al Giudizio Universale.

Le Vele contengono, invece, la serie degli Antenati di Cristo. Si tratta di affreschi racchiusi in spazi triangolari concavi e si differenziano dalle Lunette per lo stile, per la forma e soprattutto per i colori: più vivaci e luminosi per le Lunette e più scuri per le Vele.

Nel 1510 circa vennero realizzate, fra queste, la Vela sopra Zorobabele, Abiud ed Eliacim oppure la Vela sopra Giosia, Ieconia e Salatiel, ecc.

Ad occuparsi della decorazione degli spazi triangolari nella Volta della Cappella Sistina, è anche la serie dei nudi bronzei realizzata fra il 1508 ed il 1512. Essi conferiscono una rappresentazione figurativa ad atlanti, statue viventi, demoni incatenati in toni monocromatici che si propongono di riprodurre, solo in modo artificiale, il bronzo.

A contornare i riquadri minori delle Storie della Genesi vi sono venti Ignudi, i quali si presentano come delle figure angeliche intermedie fra “uomini e divinità”.

Quanto trattato finora, seppur nella sua magnificenza, ricopre quasi un ruolo secondario e decorativo, capace di preparare (oppure no) lo spettatore alla

successiva interpretazione, l’annunciazione del mistero della Creazione di Dio: La Volta.

La fascia centrale della Volta si sviluppa mediante nove Storie della Genesi, nelle quali si raggiunge il culmine attraverso la realizzazione dell’uomo ad immagine e somiglianza del Suo Creatore: La Creazione di Adamo.

È un momento di immensa contemplazione, illustrato su uno sfondo scevro contrastato dalla figura giovane e leggiadra di Adamo che si protrae verso l’Eterno, semplicemente sfiorando le sue dita. Sono in molti a ritenere che questa impossibilità fosse voluta, quasi ad indicare l’irraggiungibilità della perfezione divina da parte dell’uomo.

La seconda fase dell’opera di Michelangelo ebbe luogo circa trent’anni dopo ed esordì attraverso il Giudizio Universale, realizzato fra il 1535 ed il 1541. Esso si presenta come la più grande rappresentazione della perusia, dell’inaugurazione del Regno di Dio. L’immagine dell’uomo qui rappresentata è quella dell’uomo-eroe; allude, quindi, ad una visione grandiosa dell’essere umano.

Qui è evidente quanto il trascorrere del tempo abbia avuto un forte impatto sia sull’artista che, più in generale, sull’uomo del pieno Umanesimo; infatti, questa seconda fase del progetto si presenta senz’altro più incerta e più carica di angoscia e dubbi. A confermare quanto detto è proprio la stessa figura dell’uomo-eroe, che si rifà ad un’ottica antropocentrista tipicamente rinascimentale.

Si racconta che Michelangelo non fosse per niente entusiasta, almeno inizialmente, di affrescare la Cappella Sistina. Se così fosse stato, non avremmo potuto oggi ammirare una delle meraviglie più importanti dell’arte occidentale.

“Alla quale opera non pensi mai scultore né artefice raro potere aggiungere di disegno, né di grazia, né con fatica poter mai di finitezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michele Agnolo (Michelangelo) vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell’arte.” G. Vasari

Questa è l’eredità che di lui ci lascia Giorgio Vasari ( pittore, architetto e storico dell’arte italiano), il quale non ebbe alcuna incertezza nel ritenere che il Genio fosse “una divinità”.

Angela Cerasino per L’isola di Omero