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Io e il villaggio di Chagall: il legame alla terra natale dell’autore e la simbologia dell’opera

Il museo MoMa di New York custodisce un’opera di un fascino unico, risalente al 1911 e realizzata dal grande artista Marc Chagall. Stiamo parlando de Io e il villaggio (191 x 150).

In questa tela si rivede l’attaccamento del pittore per la sua terra natale, in quanto è evidente la raffigurazione di paesaggi e campi russi che emergono dall’insieme di colori.

Elementi di spicco sono senz’altro i due profili che si stagliano su i lati sinistro e destro dell’opera. Da una parte vi è quello di una mucca, mentre dall’altro quello una figura con il volto di colore verde.

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Io e il villaggio (1911), Marc Chagall.

Con questi simboli Chagall tende ad evidenziare il legame armonioso e profondo che riguarda il mondo umano con quello animale. L’albero che emerge al centro dell’opera, tenuto in mano dalla figura verde, sicuramente sta a simboleggiare l’albero della vita.

L’uomo con la falce in alto, vicino alla donna capovolta, invece, si riferisce con molta probabilità alla rappresentazione della morte. Sempre in alto sono raffigurate delle case alcune dritte, alcune capovolte e una chiesa disposte ad arco quasi come ad indicare la curvatura della terra. In questo modo l’artista evidenzia la linea sottile che intercorre tra la realtà che viene rappresentata dalla fermezza delle case dritte e della terra, con la fervida e perturbante immaginazione che prende vita in ognuno di noi, rappresentata dalle case rovesciate.

Chagall con le sue opere sorprende sempre per l’effetto scenico offerto dai colori e dalle rappresentazioni fantasiose, ma l’aspetto simbolico dei particolari presenti nei suoi dipinti, se ben capiti, possono regalarci ancora più emozioni.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il Quarto Stato, icona del diritto dei lavoratori

«Ogni età ha un’arte speciale. L’artista deve studiare la società in cui vive e capire l’arte che gli è data».

Con questa riflessione, il pittore piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) si prepara a realizzare Il Quarto Stato, uno dei quadri simbolo del XX secolo.

Il Quarto Stato, Giuseppe Pellizza da Volpedo

Per la prima volta nella storia dell’arte italiana viene rappresentata l’ascesa del movimento operaio nella vita sociale del Paese: una massa silenziosa di uomini e donne che, insieme, marciano per i propri diritti.

Sono contadini e lavoratori, guidati da due uomini e una donna che, a piedi scalzi e con in braccio un bambino, esorta i manifestanti a seguirla, mentre il protagonista della scena è l’uomo al centro che avanza disinvolto con una mano sulla cintura e la giacca sulle spalle.

Pellizza decide di realizzare il quadro dopo i moti a Milano del 1898, noti per il massacro di Bava-Beccaris, e sceglie la tecnica divisionista per affermare il potenziale sociale dell’arte, veicolo di idee di progresso e di democrazia.

Ambasciatori della Fame, prima tappa del lavoro di Pellizza.

Ammirare il Quarto Stato è sempre necessario, per non dimenticare che il diritto al lavoro è stata una conquista faticosa, non scontata, che ci fu in un tempo in cui non tutti avevano le medesime opportunità di ascesa sociale. Quest’opera ci ricorda che c’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui gli artisti descrivevano la vita degli uomini e delle donne affinché i loro ideali divenissero immortali.

Rosa Araneo per L’isola di Omero