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Ritrovamento tomba a Mesagne, in Salento: l’abbraccio della madre al figlio che dura da sei secoli

Ci troviamo a Mesagne, un cittadina ricca di storia e di arte che si trova in Salento. Il paese è noto per il Castello Normanno-Svevo e per lo stile barocco che caratterizza le sue strutture religiose principali: in particolare la Chiesa Madre e la Chiesa di Sant’Anna.

La Facciata della Chiesa di Sant’Anna con uno scorcio di Piazza Orsini del Balzo, nel centro storico di Mesagne (Br).

Conferisce un fascino unico al borgo anche la forma a cuore dello splendido centro storico, composto da una fitta intersezione di vicoli.

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Pianta del centro storico di Mesagne (Br) risalente al 1596.

FEBBRAIO 2020 – Durante gli scavi per il rifacimento dell’acquedotto del centro storico, in Piazzetta Sant’Anna dei Greci si è verificato il ritrovamento di cinque tombe antiche. In una di queste fosse sono stati scoperti i resti di due corpi: quello di una giovane donna che tiene stretto a se un bambino.

Si tratta di una immagine dal valere emotivo fortissimo, che dona ancora più lustro ad un ritrovamento di per se eccezionale.

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L’immagine dei resti della donna e del bambino.

La Soprintendenza dei Beni Culturali di Brindisi, Taranto e Lecce ha comunicato che la scoperta è databile tra il XIII e il XV sec.

Fa effetto pensare che un gesto così amorevole e naturale sia rimasto nascosto per un periodo di tempo lungo almeno sei secoli. Chissà quante volte gli abitanti di Mesagne hanno camminato inconsapevolmente sulle chianche che coprivano l’abbraccio tra le due figure, che ora sono venute alla luce.

Gli scavi hanno portato alla conoscenza di tutti dei resti dal valore incalcolabile, emblema di quanto possa esser profondo il legame tra una mamma e un figlio, e il bene infinito che l’una vuole all’altro.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Viaggiare in Puglia: il Barocco in pillole. Mesagne, l’arte racchiusa in un cuore

Mesagne (Br) si pone come una ridente cittadina nel cuore del salento settentrionale, a pochi chilometri dal capoluogo provinciale.

La sua storia, che passa per i rilievi archeologici di Muro Tenente (a circa 5 Km dal centro cittadino) e per il Castello di origine Normanno-Sveva, si impreziosisce di una particolarità che non può passare inosservata agli occhi dei visitatori che vi si recano.

Lo stile Barocco che riveste gli edifici religiosi principali della città non ha nulla da invidiare rispetto ad altri esempi di strutture più rinomate. Esso assume magnificenza nel contesto in cui l’osservatore s’immerge: si tratta del caratteristico centro storico a forma di cuore che fa da cornice storica ad un quadro di vita vissuta.

Tra gli edifici emerge la Chiesa Madre, edificata tra il 1650 e il 1660. L’architetto e sacerdote Francesco Capodieci si occupò della progettazione, che prevedeva una una pianta a croce latina con una navata centrale e due bracci laterali piuttosto corti rispetto a quest’ultima.

Facciata della Chiesa Madre in orario serale

Un altro edificio presente nel cuore del centro storico di Mesagne è la Chiesa di Sant’Anna, eretta nella centralissima Piazza Orsini del Balzo. L’incaricato della costruzione fu sempre Francesco Capodieci.

La Facciata della Chiesa di Sant’Anna con uno scorcio di Piazza Orsini del Balzo

Si dice che la costruzione possa esser stata voluta da Vittoria Capano, vedova del feudatario di Mesagne Nicola De Angelis.

La motivazione sarebbe riconducibile ad un voto fatto a Sant’Anna dalla stessa principessa, in seguito alla richiesta di intercessione per la guarigione del figlio Carmine, gravemente malato.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Modelli di rococò in Puglia: la chiesa di San Vito a Ostuni.

Chi decide di perdersi per una gita fuori porta tra le vie del centro della ‘’città bianca’’ di Ostuni, rimane sicuramente colpito dalla maestosità della facciata della chiesa di San Vito, la quale si distingue fortemente per la sua unicità dal paesaggio circostante, costituendo forse, il più eclatante esempio di architettura rococò in Puglia.

Il sisma che colpì la Terra d’Otranto nel 1743, fu la giusta occasione per edificare, demolendo, oltre ai tre palazzi della nobile famiglia Patrelli, anche l’adiacente chiesa medievale di San Vito martire, tra il 1750 e il 1753, il monastero che ospitò fino agli anni Settanta del Novecento, l’ordine religioso delle Carmelitane.

Con il conseguente abbandono delle monache carmelitane di clausura, il monastero passò di proprietà al Comune di Ostuni, il quale dal 1989, inaugurò il Museo di Civiltà Preclassica della Murgia Meridionale, importante tappa culturale da non perdere se si decide di visitare la ‘’perla bianca della Puglia’’.

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La bellezza architettonica e la ricchezza dei dettagli, fanno della chiesa di San Vito Martire oltre a uno tra i primi ed i migliori esempi di rococò pugliese anche uno dei luoghi simbolo della cittadina ostunese.

L’interno, anch’esso di notevole pregio artistico, presenta due cori dalle dimensioni ridotte, sorretti da due semiarchi con teste angeliche e cinque altari: oltre a quello maggiore, vi sono quelli dedicati ai Santi Medici, a Santa Teresa, a Santa Maria Maddalena e alla Vergine Addolorata.

A tal proposito, si noti come l’ultimo altare, di matrice neoclassica, ‘’stoni’’ con lo stile esuberante di decorazioni degli altri, in perfetto stile rococò, eseguiti dallo scultore Francesco Morgese, uno dei maggiori maestri capaci di dare vita da interi blocchi veri e propri gioielli di pietra, come in questo caso, la cornice dell’altare maggiore.

articolo di Antonella Buttazzo