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La rubrica del borgo. Montepulciano: il paese circondato dai vigneti

 Montepulciano è una borgo medievale situato su un colle della Toscana meridionale, a poca distanza dalla città di Siena. Tra le particolarità che lo contraddistinguono c’è sicuramente il fatto che il luogo è circondato da vigneti, da cui si produce uno dei migliori vini rossi d’Italia: il Nobile di Montepulciano.

Il cuore del paese è costituito da Piazza Grande, centro nevralgico in cui si organizzando alcuni degli eventi più importanti della regione tra cui Il Bravio delle Botti. Quest’ultima è una manifestazione che si svolge ogni anno nel mese di agosto, in cui si sfidano le otto contrade del borgo in onore del Santo patrono Giovanni Battista.

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Piazza Grande.

Sulla piazza si affacciano i principali monumenti cittadini come il Duomo, il Palazzo ComunalePalazzo Contucci e il Palazzo Tarugi.

Il Duomo fu costruito fra il 1592 e il 1630 su disegno di Ippolito Scalza e restaurato nel 1988. La facciata non è mai stata completata, e si eleva sopra una gradinata e presenta tre portali e tre finestre. All’interno, la navata centrale, con volta a botte è definita da alti pilastri che inquadrano gli archi di collegamento con le navate laterali.

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Il Duomo.
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Palazzo Tarugi.

Palazzo Nobili-Tarugi è situato sulla di fronte al Duomo. Esso è stato attribuito ad Antonio da Sangallo il Vecchio (anche se qualcuno in epoca più recente preferisce riferirlo a Jacopo Barozzi da Vignola) che lo avrebbe edificato nei primi decenni del Cinquecento. È stato residenza prima della famiglia Nobili e successivamente della famiglia Tarugi. Risulta completamente rivestito in travertino, e presenta al piano terreno un imponente portico, con archi a tutto sesto.

Montepulciano è un borgo dove il paesaggio naturale circostante, l’arte, e la gastronomia trovano un connubio perfetto adatto alle esigenze dei visitatori pronti ad assaporare l’aria caratteristica della Toscana.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Arquà Petrarca: il luogo che rende omaggio al celebre poeta

Arquà Petrarca è un paesino veneto in provincia di Padova, chiamato così per omaggiare il grande Francesco Petrarca, che visse qui gli ultimi anni della sua esistenza.

Il poeta conobbe il borgo nel 1364 quando per curarsi dalla scabbia si spostò nella vicina Abano Terme, e cinque anni dopo Francesco il Vecchio gli cedette un terreno proprio ad Arquà. Petrarca si trasferì definitivamente in paese nel marzo del 1370. Egli, in un documento che ora è conservato nel Museo Civico di Padova, definì il luogo con la seguente frase:

”Il mio secondo Elicona”.

Lo scrittore compie un’associazione con l’Elicona, il monte della Beozia sacro ad Apollo e simbolo della poesia. Ad avvicinare il grande letterato alla nuova abitazione c’erano sicuramente i silenzi e la natura che lo riportavano alla sua terra natia, la Toscana.

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Raffigurazione di Francesco Petrarca. (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 19 luglio 1374).

Arquà si articola intorno alla centrale piazza Roma, dove si affaccia l’edifico più importante, ovvero il palazzo Contarini. Altra struttura di rilievo è la chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta, di poco posteriore all’anno Mille, ampliata e impreziosita da un complesso pittorico dal gusto bizantino fino all’influsso di Giotto: di particolare interesse è la tela di Palma il Giovane, “L’Assunta“.

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Palazzo Contarini ad Arquà.

Al centro del sagrato sorge l’arca in marmo rosso di Verona contenente le spoglie del Petrarca, eretta nel 1370. Nella strada che conduce a valle, al di sotto del sagrato, è presente una fontana con lavatoi detta “del Petrarca”, la cui costruzione è stata attribuita al poeta stesso, anche se la fattura risulta duecentesca.

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Tomba di Petrarca.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Grazzano Visconti: il castello che da vita al borgo medievale

Grazzano Visconti è un piccolo borgo emiliano, noto per il suo affascinante castello e per il clima medievale che lo contraddistingue. Passeggiando tra le viuzze è facile imbattersi in scorci suggestivi di case o in una delle diverse botteghe artigianali specializzate nella lavorazione del ferro battuto. 

Il castello di Grazzano Visconti si trova con precisione in provincia di Piacenza, ed ufficialmente fa parte del comune di Vigolzone. L’edificio risale al 1395 su concessione del signore di Milano, Gian Galeazzo Visconti, come dono di nozze per la sorella Beatrice, andata in sposa a Giovanni Anguissola, nobile di Piacenza. Ci vollero però diversi secoli prima che la struttura tornasse sotto la proprietà dei Visconti di Modrone. Ciò, infatti, avvenne nel 1870.

Come nasce il borgo?

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Vista del borgo.

Il Duca Giuseppe Visconti di Modron (1879 – 1941) ereditò il castello (in stato di rovina) dal padre. Affascinato dalla bellezza di questo bene architettonico, decise di risistemarlo e farne un luogo dove poter vivere lontano dai rumori della città.

Egli diede vita a tutti gli effetti ad un piccolo borgo medievale.

Si dedicò alla coltivazione della terra e all’artigianato; rivestì il posto con quei sapori ed odori tipici del periodo medievale.

La struttura subì delle consistenti modifiche: venne consolidata e sollevata; la torre d’angolo a nord-est, originariamente cilindrica, fu ritrasformata in quadrangolare. Gli arredi vennero cambiati in modo tale da intuire quanto Giuseppe fosse un grande appassionato di musica, e per questo sostenitore del Teatro alla Scala.

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Vista attuale del castello.

Ingresso al castello:

Sabato: ore 11,00 – 14,00 – 15,00 – 16,00.
Domenica: ore 11,00 – 14,00 – 14,45 – 15,30 – 16,15.
Nelle festività o in giorni di particolare affluenza, gli orari possono subire delle variazioni. In tal caso, per consultare il sito ufficiale del castello clicca qui.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Roccaraso: la bellezza della neve non solo al nord

Roccaraso è un comune italiano con poco più di 1.600 abitanti, che si trova in provincia dell’Aquila in Abruzzo. Situato ai margini meridionali dell’Altopiano delle Cinquemiglia, appartiene alla Comunità montana Alto Sangro e all’altopiano delle Cinque Miglia.

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Vista di Roccaraso.

Presenta degli impianti sciistici, appartenenti al comprensorio sciistico dell’Alto Sangro, che rendono il borgo tra le maggiori stazioni turistiche montane dell’intero Appennino.

Roccaraso è senza dubbio il più grande comprensorio sciistico dell’Italia centrale grazie ai suoi 130 km di piste che collegano le località di Rivisondoli, Pescocostanzo e Pescasseroli con 32 impianti di risalita, che lo avvicina ai livelli dei grandi comprensori del nord. 

In particolare Roccaraso Aremogna dispone di 16 impianti (1 cabinovia, 8 seggiovie, 5 skipass e 2 tapis roulant), mentre nella zona di Pizzalto ci sono 5 impianti (1 seggiovia esaposto, 3 skilift, 1 tapis roulant).

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Roccaraso Aremogna.

Tutta la skiarea di Roccaraso offre 49 piste su 78 km solo per lo sci alpino. La quasi totalità delle piste è predisposta per l’innevamento artificiale programmato e la varietà dei pendii permette a chiunque di godere della notevole estensione della skiarea.

L’ottima cura del posto ne aumenta la bellezza tanto da poter garantire lo svolgimento di numerose gare anche di livello internazionale.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Etroubles, Val D’Aosta: il comune più fiorito d’Europa

Nel mezzo della Valle del San Bernardo in Valle d’Aosta sorge un borgo chiamato Etroubles. Si tratta di un luogo posto a 1270 metri di altezza, in cui gli orologi sembrano essersi fermati ai tempi in cui la serenità prevaleva sulle velocissime routine quotidiane di oggi.

Non a caso Etroubles fa parte dell’elenco dei borghi più belli d’Italia, ed è stata premiata con la bandiera arancione dal Touring Club Italiano. Inoltre fa parte anche dei “Gioielli d’Italia” valutati dal MiBACT, e nel 2013, ha vinto il titolo di Comune più fiorito d’Europa.

Nella foto: la vista delle case del borgo.

Basta osservare le case del borgo per capire quale legame vi sia con le decorazioni floreali, che forniscono un aspetto affascinante al piccolo comune valdostano.

Etroubles ha iniziato a catturare l’attenzione dei viaggiatori già dal 2005, ovvero da quando ha ospitato una grande esposizione a cielo aperto di importanti opere d’arte realizzate da artisti contemporanei di fama mondiale.

Da quel momento in poi è divenuta una delle mete più gettonate per i visitatori che si recano in Italia settentrionale, e che necessitano di un po’ di tranquillità.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Acerenza: i misteri del conte Dracula e di San Canio

Acerenza è un piccolo comune, con poco più di duemila abitanti, in provincia di Potenza in Basilicata. I primissimi insediamenti risalgono al VI secolo a.C. 

Proprio qui infatti nacque l’antica Acheruntia, Αχερουντία in greco, citata dagli scrittori romani Tito Livio e Orazio, e nel Medioevo da Procopio.

Tutti citano il borgo come “Fortezza di guerra” e “presidio”.

In età medievale, nel 788 Carlo Magno per liberare Grimoaldo III, suo ostaggio, e permettergli di tornare a Benevento, chiese come condizione l’abbattimento delle mura di Acerenza. Tale condizione fu accettata, anche se nel 793 lo stesso Duca di Benevento Grimoaldo III le fece ricostruire.

La cittadina fu oggetto di una lunga contesa tra Longobardi e Bizantini, tanto che risuona tutt’ora una controversia riguardante alcune terre di proprietà dell’abbazia di Acerenza, date in affitto ad un contadino di Matera. Per rendere valido l’affitto, però, occorreva che vi fosse il consenso del principe di Salerno, legittimo proprietario delle terre. Un inviato del principe di Salerno rappresentò l’abbazia nel giudizio, ma la sentenza finale fu ratificata a Matera da un giudice funzionario bizantino insignito del titolo di scudiero imperiale.

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Il borgo visto dall’alto.

La Cattedrale è l’attrazione principale di Acerenza. Funge da centro del borgo, da cui si sviluppano tutte le case e le stradine.

Essa è dedicata all’Assunta e a S. Canio, e sfoggia un invidiabile stile romanico-normanno, così imponente che il paese viene spesso definito “Città Cattedrale”.

La struttura è datata intorno al 1000 d.C. e sostituisce un’antica chiesa paleocristiana. La facciata in pietra è lineare e maestosa e presenta un portale con due colonnine complete di capitello.

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La facciata della cattedrale del borgo.

I MISTERI DI ACERENZA:

Sono essenzialmente due i misteri che si riconducono al borgo di Acerenza. Il primo riguarda proprio San Canio, a cui è dedicato il Duomo. Canio era vescovo in Africa e nel 292 d.C. fu arrestato dal Prefetto di Cartagine per la sua federe religiosa. Subì delle torture feroci, tanto che si dice che gli fu iniettato del piombo nelle ferite. Ma successe qualcosa di incredibile: mentre il futuro santo si stava recando al patibolo, degli strani fenomeni sopranaturali non precisati indussero il Prefetto a lasciarlo andare in mare. Canio, dunque, giunse sulle coste della Campania grazie l’aiuto degli angeli. Qui compì una serie di miracoli e alla sua morte fu sepolto prima ad Aversa e poi ad Acerenza. Il vescovo lucano del tempo nascose i resti del corpo per evitare che fossero profanati, ma rese visibile il bastone pastorale, posizionato su di un altare in pietra. Ancora adesso avviene un fenomeno inspiegabile, in quanto alcuni visitatori dicono di averlo visto muovere all’interno della custodia!

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Raffigurazione di San Canio.

Il secondo mistero riguarda Vlad III, conosciuto come conte Dracula, o meglio sua figlia. Infatti pare che ella sia stata sepolta proprio nella Cattedrale di Acerenza!

Si dice infatti che Maria Balsa, moglie del Conte Ferrillo di Acerenza, fosse, secondo le cronache del tempo, figlia di un despota di una zona tra la Serbia e la Romania.

Sulla facciata, ristrutturata proprio a fine ‘500, è presente uno stemma con un drago, che apparteneva in quel periodo proprio alla casata del principe Vlad III.

Ma non solo: la Cattedrale è piena di rimandi al vampirismo. Ne abbiamo elencati alcuni, ripresi dagli studiosi e dai conoscitori del posto:

  1. All’ingresso della Cattedrale sono presenti due creature mostruose che mordono sul collo due ignare vittime.
  2. Nella cripta è possibile vedere, su di un bassorilievo, una singolare raffigurazione che riproduce il demone biblico Lilith, noto per comparire solo di notte e succhiare il sangue agli uomini, in particolare ai neonati.
  3. Negli affreschi l’uomo che dovrebbe raffigurare Dracula è posto di spalle all’altare, un po’ come se avesse voluto voltare le spalle a Dio.
  4. La Madonna con Bambino, raffigurata di fianco, fa la stessa cosa. Più o meno come fece Vlad quando, secondo la leggenda, per rivedere sua moglie, uccisa dai turchi, siglò il patto con il Diavolo che lo rese un ”non-morto”.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Rasiglia: il borgo dei ruscelli in Umbria

Rasiglia è una frazione di Foligno in provincia di Perugia. Si tratta di un paese montano, situato a circa 648 metri sul livello del mare. È conosciuto come il borgo dei ruscelli, per la presenza dei corsi d’acqua che attraversano il luogo.

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Uno dei ruscelli del borgo.

Molti turisti ogni anno raggiungono Rasiglia, nonostante le piccole dimensioni del paesino. Qui sembra che la vita scorra lenta e tranquilla, e chi vi si reca può trascorrere del tempo immerso nel silenzio e nella bellezza.

Sono solo circa trenta le persone che vivono in questo luogo, in delle caratteristiche casine di pietra, che rendono particolare una location adatta per gli amanti della natura e delle tipicità italiane.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del Borgo. La Costiera Amalfitana: un sogno che è una bellissima realtà

La Costiera Amalfitana è il tratto di costa situato a sud della penisola sorrentina, che si affaccia sul golfo di Salerno.

È famosa in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica, sede di importanti insediamenti turistici.

Considerata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, essa prende il nome dalla città di Amalfi, nucleo centrale della Costiera stessa.

Nella seguente gallery vi mostriamo alcuni bellissimi luoghi che la compongono:

Buona visione !

Amalfi
Amalfi: fu la prima delle quattro repubbliche Marinare. Era considerata una potenza nel traffico commerciale con l’Oriente per via del suo sbocco naturale alla Valle dei Mulini. Appena giunti sul posto si viene accolti dalle case bianche incastonate nella roccia come fossero dei diamanti, collegate tra di loro da suggestive scalinate e vicoli coperti. Il luogo più importante è la piazza dove si trova il Duomo di Sant’Andrea con il campanile e il Chiostro del Paradiso.
Atrani
Atrani: è un piccolo borgo di appena 800 anime che si trova all’imbocco della Valle del Dragone. La piazzetta si affaccia direttamente sul mare con scorci mozzafiato, il tutto nel silenzio più completo visto che non si trova negli itinerari del turismo di massa. Atrani è uno dei borghi più belli d’Italia ed è il comune più piccolo per superficie. Da visitare la Chiesa di San Salvatore de’ Birecto del X secolo.
Conca dei Marini
La Conca dei Marini: è un centro dal discutibile fascino a vocazione marinara circondato da terrazzamenti scenografici. Negli anni ’60 molte star del jet set internazionale hanno scelto di rifugiarsi in questo luogo dimenticato dal mondo. A Conca dei Marini si trova il Convento di Santa Rosa, che sovrasta la costa dalla sua sporgenza rocciosa. È qui che nel Settecento è nata la sfogliatella, dolce tipico della tradizione partenopea.
Furore
Furore è un paese che ha tanti soprannomi da “paese che non c’è” a “paese dipinto”. Le abitazioni sono concentrate in piccole macchie che spuntano tra i terrazzamenti di vitigni. La piccola spiaggia è fatta di ciottoli che raccontano vecchie storie e che hanno suscitato l’interesse di molti registi, uno fra tutti Rossellini.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Una tela incantata chiamata Positano

L’antico borgo marinaro, con i suoi 3.900 abitanti circa, sorge in una meravigliosa e suggestiva posizione panoramica, lungo uno dei tratti costieri più belli della penisola sorrentina, tra Punta Germano e Capo Sottile.

Appartenente geograficamente alla Costiera Amalfitana, fa parte della provincia di Salerno (in Campania), ed è oggi una sofisticata meta turistica.

La leggenda che narra la sua nascita vede come protagonista la divinità marina greca Poseidone, che creò la città in onore della ninfa Positea, come pegno del suo amore.

Le tracce dei primi abitanti del borgo risalgono alla Preistoria, ma in seguito alla caduta dell’Impero Romano Positano entrò a far parte della Repubblica di Amalfi, e grazie al commercio con i paesi del Mediterraneo attraversò un periodo molto fiorente.

Successivamente dovette subire la dominazione Angioina e quella Aragonese, ed anche le incursioni di Turchi e Saraceni. Infatti, fu proprio per difendersi che eresse le tre torri di guardia (del Fornillo, del Trasito e della Sponda) su ordine del Vicerè Don Pedro de Toledo.

Una torre saracena

Positano presenta l’architettura tipica della Costiera Amalfitana, con scalinate, portici e vicoli strettissimi. Guardando da lontano si possono ammirare casette bianche aggrappate alla roccia, dalle quali risaltano terrazzi pieni di fiori che si diramano fino alla spiaggia, da dove il borgo appare come una piramide di case che ci arrampicano fino al cielo (assumendo la forma di un presepe).

Al largo, invece, sono visibili tre isolotti che compongono le Sirenuse (dette Li Galli), considerate la mitica dimora delle famose sirene ammaliatrici: il Gallo Lungo, la Rotonda e il Castelluccio.

Uno sorcio delle Sirenuse

Dalla spiaggia un piccolo sentiero nella roccia guida fino ad alcune calette e affianca le torri di avvistamento.

E’ il Sentiero degli Dei, che collega Agerola al borgo di Nocelle; il suo nome deriva dalla tradizione popolare, secondo cui le antiche divinità greche avrebbero percorso questa strada per salvare il mitico Ulisse in balia delle sirene.

Le due spiagge principali, Spiaggia Grande e Fornillo, sono raggiungibili a piedi, mentre le altre solo tramite mare.

Il vero cuore di Positano, insieme ai negozi pieni di ceramiche ed abiti colorati, è la chiesa di Santa Maria Assunta, con la sua cupola in maiolica gialla, verde e blu, visibile da ogni angolo della città. E’ in stile neoclassico, ed è circondata da un’atmosfera suggestiva, fra colonne e capitelli ionici dorati. Al suo interno è conservata la tela della Madonna Nera, di origine bizantina e risalente al XII secolo.

La chiesa di Santa Maria Assunta

La tradizione vuole che il dipinto sia arrivato lì per volere della stessa Vergine. La nave che la trasportava si ritrovò nel mezzo di una tempesta, e i marinai si misero in salvo sulla spiaggia. La mattina seguente, sentendo una voce dire la parola posa, donarono la tela alla chiesa prima di ripartire.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Craco: la città fantasma che appare come una scultura medievale

Craco è un borgo italiano situato in provincia di Matera, nel cuore della Basilicata, che attualmente conta circa 700 abitanti.

Esso si erge maestoso e affascinante su una collina di roccia biancastra, e appare come una scultura di origini medievali circondata dai calachi (profondi solchi nel terreno che si trovano lungo il fianco di un monte o di una collina).

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Craco vista dall’alto

Oggi la visione che ci appare è quella di una realtà senza tempo, una città fantasma, uno dei posti più sconvolgenti della terra lucana.

Il piccolo comune è diventato un borgo fantasma dopo la disastrosa frana del 1963, che costrinse la popolazione locale ad abbandonare il luogo per rifugiarsi a valle, nel nuovo comune chiamato Craco Peschiera.

Fu un cedimento lento, che poteva essere fermato costruendo dei terrazzamenti alberati, ma i tecnici del posto decisero di costruire solo due grossi muri di contenimento che non ressero. Negli anni Settanta gli abitanti furono, quindi, costretti a lasciare definitivamente le loro case trasferendosi nella nuova Craco.

Del vecchio paese resta solo uno scenario di bellezza antica e senza tempo, con le case in pietra che si ergono sulla roccia e tra di esse spicca la torre normanna, dominante rispetto all’antico borgo.

Una parte del borgo medievale

Chi decide di intraprendere un viaggio a Craco può risalire dalle aride zone calanchive e muoversi lungo le rovine del centro abitato, per poi seguire gli itinerari che si aprono tra le colline di argilla. In questo modo sarà possibile ammirare la valle che circonda il borgo come un abbraccio.

All’interno sembrerà quasi di sentire le voci della gente che ci ha vissuto, il suono del campanile della chiesa, arrivando a percepire tutta la sua storia.

Questo magico scenario ha fatto innamorare anche grandi registi, come Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson (rispettivamente con i film Vangelo secondo Matteo e La Passione di Cristo), che hanno deciso di ambientarci delle loro pellicole.

Scena tratta dal film La Passione di Cristo

Si narra che Craco in principio venisse chiamato Monte d’Oro, ma in realtà il suo nome risale al 1060, periodo dell’insediamento bizantino, quando fu chiamato dall’arcivescovo Arnaldo di Tricarico con il nome di Graculum (piccolo campo arato).

Il piccolo centro della provincia materana fino agli anni Sessanta infatti era considerato il paese del grano. Con le dominazioni successive, normanne e sveve, divenne un importante centro militare (soprattutto durante il regno di Federico II), grazie alla sua posizione strategica tra le valli fluviali del Cavone e dell’Agri.

Grande importanza rivestiva la sua torre normanna, che, insieme ad altre fortificazioni della zona, era parte di una rete di torri di avvistamento fondamentali per garantire la sicurezza della zona circostante.

La torre normanna a Craco

Su di una rupe è situato il castello, costruito nel XIII secolo, che conserva ancora oggi l’originale portale d’ingresso e la torre con splendide finestre. Visitando il borgo si posso ammirare i resti, risalenti al XV secolo, di quattro palazzi nobiliari, oltre al convento dedicato a San Pietro (caratterizzato da un interno a due navate, un altare barocco e una tela del 1600), la Chiesa di San Vincenzo (al cui interno è custodita la statua del Santo) e la Chiesa di San Nicola (con i suoi altari barocchi in marmi policromi).

Una leggenda narra che San Vincenzo e San Maurizio passarono da Craco durante il viaggio di ritorno dalle crociate.

Come visitare Craco?

L’accesso alla città fantasma è possibile solo attraverso una prenotazione presso la Mediateca comunale, in seguito a cui viene rilasciata una special card che permette di seguire un percorso attraverso una visita guidata. Si percorrerà un itinerario messo in sicurezza, che consentirà di visitare il corso più importante del paese fino a raggiungere i resti della piazza principale e il nucleo del borgo fantasma. Ad oggi è possibile ammirare solo una parte del borgo, anche se sono in corso i lavori di recupero di una parte delle rovine.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero