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Peste nera: la pandemia arrivata dall’oriente nel XIV sec.

LA DIFFUSIONE DELLA MALATTIA

La peste nera fu una pandemia diffusasi in Europa a metà del XIV secolo, a causa dell’Yersinia pestis, un batterio trasmissibile dai ratti agli uomini per mezzo delle pulci.

La sua origine prima della propagazione è fatta risalire da alcuni studiosi alla Russia, mentre altri l’attribuiscono al nord della Cina. Nel 1346, attraverso la Siria, si diffuse in fasi successive in Turchia per poi raggiungere la Grecia, l’Egitto e la penisola balcanica.

Nel 1347 arrivò nel territorio italiano trasmettendosi in Sicilia e poi a Genova. Alcuni esperti pensano invece che il contagio in Italia sia avvenuto per mezzo del transito nel porto genovese di alcune navi che arrivavano dal Mar Nero. L’anno successivo l’epidemia coinvolse tutta la penisola risparmiando parzialmente Milano, e varcò i confini della Svizzera.

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 Anche Francia e Spagna conobbero di li a poco questa malattia; Essa nel 1349 raggiunse l’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda; nel 1353, dopo aver infettato tutta l’Europa, i focolai del contagio si ridussero fino a scomparire. Secondo studi moderni uccise almeno un terzo della popolazione del continente europeo, provocando verosimilmente quasi 20 milioni di vittime.

IMPATTO SOCIALE DELLA PESTE NEL XIV SEC.

La peste nera ebbe un forte impatto nella società del tempo. La popolazione in cerca di spiegazioni e rimedi, come purtroppo è avvenuto molte volte nel corso della storia dell’uomo, arrivò talvolta a ritenere responsabili gli ebrei dando luogo a persecuzioni e uccisioni.

Molti altri, invece, attribuirono l’epidemia alla volontà di Dio e di conseguenza nacquero diversi movimenti religiosi, tra cui uno dei più celebri fu quello dei flagellanti.

Anche la cultura fu notevolmente influenzata, basta pensare che il grande letterato Giovanni Boccaccio utilizzò come narratori nel suo Decameron dei giovani fiorentini che erano fuggiti dalla città appestata.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il Decameron: la grande opera letteraria da Boccaccio a Pasolini

Il Decameron è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, probabilmente tra il 1349 e il 1351. È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, periodo durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori oltre che diventare la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. 

Boccaccio nel Decameron raffigura l’intera società del tempo, integrando l’ideale di vita aristocratico, basato sull’amor cortese, con i valori della mercatura quali l’intraprendenza e l’astuzia.

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Giovanni Boccaccio (Certaldo o forse Firenze, 16 giugno 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375).

Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all’erotismo bucolico del tempo. Per quest’ultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità e fu in molte epoche censurato.

La concezione della vita morale nel Decameron si basa sul contrasto tra Fortuna e Natura.

La Fortuna appare spesso come evento inaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cui espressione è l’Amore come sentimento invincibile che domina insieme l’anima e i sensi. L’amore per Boccaccio è una forza insopprimibile, motivo di diletto ma anche di dolore, che agisce nei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. 

Locandina de Il Decameron di Pasolini.

Il capolavoro di Boccaccio è stato rivisitato diverse volte dal cinema nel XX secolo, ma merita un posto particolare il film Decameron di Pier Paolo Pasolini (1971), tra le più complete e meglio riuscite dell’epoca moderna soprattutto per la rilettura in chiave “vitalistica” delle novelle di argomento erotico e per l’ambientazione napoletana in cui vengono inseriti i racconti, scelta dal regista perché ritenuta più vivace e popolare.

La pellicola subì tagli e censure per le molte scene scabrose, anche se riscosse un ottimo successo di pubblico e fu premiata con l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero