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Simone Martini: dall’arte senese al gotico internazionale d’oltralpe

Nel XIV secolo Firenze e Siena sono i centri artistici dominanti. Mentre il fiorentino Giotto si dedica alle ricerche di forma e spazio, il senese Simone Martini esalta il ritmo della linea e la raffinatezza dei colori aprendosi alle novità dell’arte gotica. Per merito di Simone, il nuovo stile della pittura senese raggiungerà molte città d’Italia e si spingerà fino ad Avignone, dove il suo linguaggio diverrà la radice del gotico internazionale. 

Le prime testimonianze sull’attività di Simone Martini risalgono al 1315, anno in cui firma la Maestà ad affresco nella sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. Deriva da Giotto la volumetria della corte celeste disposta per linee oblique, raffigurate sotto un baldacchino che accresce l’illusione della profondità. Il contatto con gli orafi suggerisce a Simone alcune sperimentazioni: l’affresco si arricchisce di stesure a secco, dell’utilizzo di stampini a fiori per le aureole e soprattutto della punzonatura, una tecnica che permette di incidere motivi decorativi sui fondi, nelle aureole o nelle vesti attraverso un’asta in metallo. Per la prima volta in un affresco italiano compaiono ricchi inserti polimaterici: applicazioni in metallo, lamine dorate, un cristallo di rocca e vetri églomisés.

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Madonna dell’Umiltà, Simone Martini

Nel 1336 Simone si trasferisce ad Avignone e qui, su commissione del cardinale Jacopo Stefaneschi, affresca l’atrio della chiesa di Notre-Dame des Doms dove, per la prima volta, si incontra l’iconografia della Madonna dell’Umiltà, in cui la Vergine è raffigurata non più sul trono ma seduta per terra mentre allatta il figlio. L’ambiente cosmopolita di Avignone favorisce i legami tra artisti, letterati, umanisti e teologi. Per l’amico Francesco Petrarca, Simone realizza il ritratto di Laura, oggi perduto, di cui abbiamo notizia in due sonetti del Canzoniere e una Allegoria Virgiliana miniata a piena pagina su di un codice di Petrarca con le opere di Virgilio commentate da Servio. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

La rubrica del borgo: Viaggio in Provenza. L’Isle-sur-la-Sorgue: la cittadina sull’acqua

L’Isle-sur-la-Sorgue è un borgo francese di circa 19.000 abitanti situato nel dipartimento di Vaucluse, che si trova nella regione della Provenza- Alpi-Costa Azzurra.

Dista circa 800 km da Parigi, 80 km da Marsiglia e 20 km da Avignone.

Il suo nome deriva dal Sorgue, un fiume francese che nasce alcuni chilometri a monte di Fontaine-de-Vaucluse.

Anticamente la città faceva parte del Comtat Venaissin, una regione storica della Francia dipendente dallo Stato Pontificio. In seguitò tornò sotto il controllo francese con la Rivoluzione.

L’intero distretto di Vaucluse è sinonimo di arte e natura: dalle storiche cittadine ai pittoreschi villaggi, dalle distese di lavanda ai famosi vigneti.

Questo borgo in particolare è uno dei più affascinanti della zona, in essa si respira quell’atmosfera che solo la Provenza più autentica riesce a regalare: persiane colorate circondate dall’edera, terrazze sull’acqua, i mercatini dell’antiquariato.

L’Isle-sur-la-Sorgue è percorsa da molti canali che fanno sembrare la città un gruppo di isole, sui quali si trovano antichi mulini idraulici in legno. Utilizzati in passato per produrre prodotti locali come lana e seta, sono oggi una delle principali attrazioni turistiche del luogo.

La piazza centrale dona uno degli scorci più suggestivi della zona, con pittoreschi edifici che si specchiano nei canali.

Famoso è il mercatino dell’antiquariato, ideale per chi ama gli acquisti vintage. Durante l’anno, infatti, ci sono anche tre appuntamenti da non perdere: il mercato di antiquariato che si tiene ogni domenica e la grande Fiera dell’Antiquariato che si tiene nei giorni di Pasqua e a Ferragosto.

Nelle vicinanze troviamo Fontaine de Vaucluse, una sorgente naturale che da origine al fiume Sorgue.

L’unico monumento importante è la Chiesa di Notre-Dame-des-Anges, con il suo interno in stile barocco, che fu ricostruita in parte nel XVII secolo dopo il crollo della navata avvenuto nel 1636. All’interno sono scolpite le teste di 222 angeli.

Da vedere anche la Torre di Argen.

Le case affacciate sull’acqua, i balconi fioriti, i ristoranti con i tavolini a pochi centimetri dal verde dei canali introducono subito il visitatore in questo villaggio meraviglioso. L’atmosfera è adatta per assaporare un bicchiere di vino rosè e mangiare il pesce locale.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero