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PERFORMANCE ART: TEMPO, SPAZIO E CORPO SONO lE FRONTIERE OLTREPASSATE DELL’ARTE

La performance art è un’esibizione presentata al pubblico all’interno di un contesto artistico interdisciplinare.

Si definisce anche come “open-ended“, atti artistici che comprendono elementi di danza, cinema, teatro, video, poesia rappresentati davanti ad un pubblico.

Può essere considerata un’esibizione di performance art qualsiasi situazione che coinvolge quattro elementi di base: tempo, spazio, corpo del performer e una relazione tra performer e pubblico. Rispetto alla fruizione di un’opera d’arte di scultura o di pittura esiste un forte spostamento concettuale e formale, nel senso che nella performance l’azione e il processo costituiscono l’opera, svincolata dalla necessità di essere definita in un prodotto finale oggettuale. 

In foto l’artista Gina Pane (Biarritz, 24 maggio 1939 – Parigi, 5 marzo 1990), che nelle sue performance adoperava il suo corpo per ferirlo,trafiggerlo, oltrepassarlo.

L’ideale di base della performance art era di dar vita ad un’esperienza effimera e autentica sia per gli artisti che per il pubblico, creando un evento irripetibile ed unico.

La performance art è un termine in genere usato per riferirsi ad un’arte concettuale che trasmette un significato basato sul contenuto piuttosto che essere una semplice performance fine a se stessa con l’unico scopo di intrattenere il pubblico.

La parola “performance art” è apparsa per la prima volta intorno agli anni Settanta, anche se forme artistiche di performance art si sono svolte anche prima con i Fluxus, gli Happenings, o con altre rappresentazioni come ad esempio quelle di Aktionismus e con la Body Art dove il corpo è sia protagonista dell’opera che strumento. Tra le artiste che usano abitualmente la performance come forma espressiva è da citare sicuramente Marina Abramovic, protagonista con il compagno Ulay, fin dagli anni Settanta, di numerose performance che vedevano il corpo come protagonista, utilizzato per rappresentare la complessità del rapporto di coppia e temi legati all’identità.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Una banana da 120 mila dollari viene mangiata durante una performance

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Comedian (2019), Maurizio Cattelan.

Quella nella foto in alto è l’ultima opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan, dal valore di 120 mila dollari. Dopo America, il water in oro 18 carati, l’artista italiano più pagato al mondo è tornato a stupire dopo quindici anni di assenza dalle fiere interazionali.

L’opera intitolata Comedian, come si può vedere, era composta da una vera banana attaccata al muro per mezzo di un nastro adesivo.

La composizione è stata esposta alla fiera dell’arte intitolata Art Basel di Miami Beach, nello stand del gallerista parigino Perottin.

Durante l’esposizione, un altro artista contemporaneo, David Datuna, ha inscenato una performance staccando il nastro e mangiando il frutto giallo.

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David Datuna durante la sua performance.

La sua performance è stata intitolata Hungry Artist, ovvero ”artista affamato”.

“Posso mangiare la banana e il concetto di banana solo perché sono un artista anche io. Rispetto Cattelan, lo adoro. Ma io sono un artista che mangia un altro artista”.

Queste sono state la parole di Datuna dopo aver mangiato la banana più costosa della storia. Ma l’aspetto più interessante della vicenda risiede nel fatto che il frutto è stato rimpiazzato subito nell’installazione, perché l’opera è stata pensata come rinnovabile e sostituibile. Il suo valore risiede nell’idea.

Infatti, dopo tutta questa vicenda ed un iniziale conflitto con un operatore dell’evento artistico di Miami, Datuna non verrà nemmeno denunciato. Si può affermare ironicamente che in questo caso il senso dell’arte ha salvato l’artista!

Cosimo Guarini per L’isola di Omero