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Castello di Windsor: la residenza reale inglese preferita dalla Regina Elisabetta II

Il Castello di Windsor, situato nell’omonima cittadina inglese, è una delle residenze della Famiglia Reale Britannica.

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Il Castello visto dall’esterno.

In principio fu costruito come castello medievale: il periodo di inizio per la sua realizzazione è riconducibile all’XI secolo, esattamente dopo la conquista normanna inglese di Guglielmo I il Conquistatore.

Durante il corso del secolo successivo, al tempo di Enrico I d’Inghilterra, l’edificio è stato impiegato per ospitare numerosi monarchi britannici.

Attualmente qui vivono e lavorano più di cinquecento persone. Tale luogo è un’attrazione turistica molto popolare, sede di visite di Stato e posto preferito per i fine settimana dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra.

Regina Elisabetta II ( Londra, 21 aprile 1926).

Tra gli aspetti architettonici ed artistici di maggior rilievo, non bisogna dimenticare che tale Castello contiene la Cappella di San Giorgio (XV sec.), considerata l’emblema del gotico inglese.

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Cappella di San Giorgio vista dall’intero.

Quali sono i luoghi più caratteristici all’interno del Castello di Windsor?

È difficile reperire immagini dall’esterno, ma vi proponiamo una breve serie di foto che immortalano gli ambienti principali percorribili durante la visita guidata presso la residenza reale britannica.

Ecco la nostra Gallery.

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Elemento principale della visita guidata è quello del passaggio presso le camere da letto reali.
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Non meno importante è la sala in cui vengono ricevuti i personaggi istituzionali in visita.
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Sono meravigliosi e fascinosi i numerosi dipinti posti sulle pareti della residenza.
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La panoramica di una delle sale da pranzo presenti nel Castello durante una cena.
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Grazie per la visione!

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’infinito di Lucio Fontana tra tagli e luce

“Io buco e non c’è bisogno di dipingere perché è lì che passa l’infinito. Ciò che conta davvero non è l’estetica, ma l’aver bucato. Non ho mai distrutto, ho solo costruito”.

Con queste parole, Lucio Fontana (1899-1968), l’artista borghese sempre in giacca e cravatta, definiva il suo modo di fare arte, dei veri e propri buchi e dei tagli netti, essenziali ed assoluti su quelle tele a cui dava forme ed espressioni che lo hanno fatto poi apprezzare, conoscere ed imitare in tutto il mondo. Ogni quadro era per lui un oggetto e le sue opere con quei buchi e con quei tagli li chiamò, non certo a caso, “concetti”, perché non amava altre parole per descriverli al meglio.

La sua ricerca era costantemente rivolta al superamento delle forme artistiche tradizionali e la sua idea di spazio, inteso come materia da modificare, ha determinato un mutamento nell’uso della tela.

Concetto Spaziale – Attesa (1965) di Lucio Fontana

Crivellando la superficie di buchi, Fontana ha voluto affermare che si può procedere verso l’infinito, facendo passare la luce oltre la superficie pittorica. In questo l’artista in questione è il degno allievo di Moreau, che dipingeva con la spatola e non con i pennelli, ma anche dello stesso Van Gogh, che cercava di raggiungere con il colore e la luce la realtà che aveva dinanzi.

Concetto Spaziale – New York (1962) di Lucio Fontana.

Nella pittura di Fontana c’è la volontà di superare il limite stesso imposto dalla pittura per raggiungere il cosiddetto elemento cosmico. La ricerca della quarta dimensione che abita sin dagli esordi l’arte di questo artista, ha sconvolto l’idea stessa di arte, in contemporanea con il dripping di un altro grande, Pollock, l’uno all’insaputa dell’altro.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Modigliani ”L’artista italiano”: arriva la mostra in Puglia, ad Otranto

”1920-2020 Modigliani. L’artista italiano” è il titolo della mostra che è stata aperta lo scorso 30 maggio in Puglia nella cittadina di Otranto.

L’evento rimarrà fruibile fino al 3 novembre 2019 presso il Castello Aragonese.

Amedeo Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920) nel suo studio.

Cosa propone la mostra?

Sono visibili quaranta riproduzioni in scala 1:1 delle opere di Modigliani caratterizzate da un’altissima fedeltà cromatica, e montate su pannelli retroilluminati a Led.

Inoltre, numerosi e vasti sono gli apparati biografici e le riproduzioni di documenti sull’artista provenienti dal suo archivio personale; insieme a questi ci sono filmati, immagini e altri materiali, oltre ad un video prodotto da Sky Arte e dedicato alla straordinaria storia d’amore tra Amedeo e Jeanne.

La celebre frase pronunciata da Modigliani, accostata al dipinto in cui ha immortalato la propria amata. Immagine tratta dalla pagina Facebook L’isola di Omero.

L’iniziativa è stata ideata in vista del centesimo anniversario della morte di Modigliani, che ricorrerà nel 2020.

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Estratto della mostra di Otranto.

Biglietti, orari e contatti:

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10,00 alle 24,00.
Ticket intero: 10,00 Euro; 
Ticket ridotto (gruppi di 12 persone, convenzioni, possessori della Otranto Card): 8,00 Euro;
Ticket ridotto per minori di 18 anni, residenti nel Comune di Otranto, convenzioni: 6,00 Euro; 
Gratuito per minori di anni 18 in visita con i genitori (ticket famiglia);
Gratuito per minori fino a 6 anni, guide turistiche con patentino (con gruppo);
Gratuito per disabili ed un accompagnatore.

Contatti per maggiori info:

Piazza Castello, Otranto 
Info 0836.21.00.094
castelloaragoneseotranto@gmail.com

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Francisco Goya a San Antonio de la Florida a Madrid: l’armonia degli splendidi affreschi

Francisco Goya (1746-1828) nel 1798 realizzò degli splendidi affreschi nella cappella di San Antonio de la Florida a Madrid

Quest’ultima è una piccola costruzione edificata nel corso degli anni Novanta del Settecento per volere di Carlo IV.

Il progetto edile fu eseguito dall’architetto Filippo Fontana, in una zona allora costituita da parchi e giardini, sostituiti attualmente da numerosi palazzi.

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Volta della cappella di San Antonio de la Florida a Madrid

La realizzazione murale si caratterizza per la folta presenza rappresentativa di splendidi angeli.

Figure soavi, chiare, la cui realizzazione ha segnato un passo differente nella carriera dell’artista rispetto alle opere precedenti.

Alcuni angeli raffigurati da Goya

Precedentemente al 1798, infatti, Goya aveva lavorato esclusivamente per la corte, facendo di tutto, dai ritratti, ai cartoni per gli arazzi. Tali lavori l’avevano reso famoso, soprattutto per le incisioni. 

Con la cappella di San Antonio, si mise in gioco in quanto la commissione non dipendeva né dall’Accademia, né dalla gerarchia ecclesiastica e quindi non vi erano vincoli.
L’unico obbligo prefissato era quello di realizzare un soggetto legato alla vita di sant’Antonio da Padova, titolare della cappella.

La raffigurazione di San Antonio di Goya

Bisogna sottolineare che la devozione di questo Santo era allora, e lo è tutt’ora, molto diffusa nella capitale spagnola per la sua fama di protettore delle donne  in cerca dell’anima gemella.

Francisco Goya si mostra così come un artista in evoluzione. Una figura complessa, di cui spesso si sottovalutano alcuni aspetti, come la parte finale della sua vita.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Andy Warhol e la Pop Art: dalla riproducibilità tecnica alla Factory

“Alcune aziende erano recentemente interessate all’acquisto della mia
aura. Non volevano i miei prodotti. Continuavano a dirmi: “Vogliamo la
tua aura”. Non sono mai riuscito a capire cosa volessero. Ma sarebbero
stati disposti a pagare un mucchio di soldi per averla. Ho pensato allora
che se qualcuno era disposto a pagarla tanto, avrei dovuto provare ad
immaginarmi che cosa fosse. “
A. Warhol


Andy Warhol nacque a Pittsburgh il 6 Agosto del 1928. Dopo
essersi formato in arte pubblicitaria presso il Carnagie Institute of
Technology, si trasferì a New York. La Grande Mela divenne luogo
di rinascita e di sviluppo per l’artista, tanto da modificare i propri
stili di vita e il suo stesso nome, per renderlo quasi più
“commerciale”.

Presto ebbe l’opportunità di lavorare per riviste
acclamate, fra cui Vogue o Glamour, ricavandone l’esperienza
necessaria per il suo punto di vista circa l’arte stessa.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è andy-w.jpg


Difatti, maturó in lui un’idea (che oggi potremmo dire essere
stata una profezia) : l’arte appartiene alle masse, dunque va
consumata
. Egli percepì l’esigenza delle masse di avvicinarsi al
mondo dell’arte, ma riteneva che esse avrebbero adottato i
sistemi che gli erano più vicini.

La Pop Art nacque proprio in
questo modo: modificando l’appercezione che le masse avevano
dell’opera d’arte, la quale precedentemente richiedeva
autenticità per conservarsi nel tempo e nello spazio
. È un dato di
fatto che, però, la riproducibilità tecnica dell’opera d’arte priva
l’arte stessa della sua autenticità, per poter andare incontro al
fruitore.
W. Benjamin in “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità
tecnica” tempo prima, dà alla luce le sue considerazioni circa
questo fatto.

La sua attività artistica si caratterizzava per utilizzo dell’impianto
serigrafico
, che riproduceva, appunto, in maniera seriale le icone
della modernità: dal culto della star ai prodotti in voga, dai
marchi più commerciali alle immagini di incidenti stradali,
privandoli di ogni significato attraverso la ripetizione.

Andy Warhol aveva la necessità di esprimere un messaggio:
quello della democratizzazione dell’arte attraverso i prodotti di
massa
, i quali ponevano sullo stesso piano personaggi pubblici e
non, ampliando il concetto di vita quotidiana intrinseco nel consumismo (si veda Coca Cola).

Più tardi, decise di produrre dei film sperimentali, minimali
senza sonoro, girati con una camera fissa e da un unico punto di
vista. L’obiettivo era quello di “guardare le persone per come
sono veramente”. Fra questi ricordiamo: Sleep, Blow Job, Eat,
ecc.
La sua produzione artistica ebbe luogo nella Factory, dal 1962 al
1968, la quale non figurava esclusivamente come studio di
produzione ma soprattutto come rifugio per giovani in cerca di
notorietà spesso affranti e dediti alle droghe, ed ovviamente non solo. Warhol riteneva che quella situazione non fosse
controproducente, al contrario si presentava come “magica”
ispirazione.

Andy Warhol è stato un artista atipico che in alcun modo decise
di ritenersi anticonformista. Non lo era, affatto; di questo ne era
al corrente. Inevitabilmente percepì di far parte a questo
abnorme processo capitalistico e ritenne essenziale esternarlo
nella sua vita ancor più che nella sua opera. La sua aura, il suo hic
et nunc, probabilmente, risiede nella sua stessa immagine più che
nella sua produzione artistica
.

Angela Cerasino per L’isola di Omero

Piero della Francesca – Il Battesimo di Cristo: tra perfezione geometrica e aurea armonia


Figure imponenti come sculture che abitano ambienti di pura perfezione geometrica: è questa la sintesi artistica di colui che ha tentato, prima di tutti, prima di Leonardo, di generare quella realtà armonica che sarà croce e delizia degli artisti più grandi.

Piero della Francesca ha vissuto a cavallo tra Umanesimo e Rinascimento e, come uomo di frontiera, è andato alla ricerca di nuove conoscenze che potessero determinare il suo stile, così matematico e preciso da risultare a volte contemporaneo.

La sua opera principe è il Battesimo di Cristo, in cui la ricerca geometrica dell’aurea armonia va di pari passo con la potente semplicità del testo evangelico che pervade tutta la tavola.

Il Battesimo di Cristo (1440/1460)

Infatti si tratta di una sacra rappresentazione tratta dal Vangelo di Matteo: al centro della tavola, posto sulla bisettrice, è il Cristo con le mani giunte nell’atto di ricevere il battesimo da San Giovanni Battista su una sponda del fiume Giordano, mentre lo Spirito Santo sotto forma di colomba bianca discende sul capo del Salvatore.

I tre personaggi sulla sinistra alluderebbero alla conciliazione tra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente, mentre il paesaggio di fondo dovrebbe rappresentare la valle del Giordano che però Piero trasforma in un omaggio alla sua terra natia, Borgo San Sepolcro. La cromia dell’insieme acuisce l’armonia: i colori, nel passaggio dalla tonalità più forte alla più tenue, contribuiscono a rendere la profondità prospettica.

Le figure plastiche dai volti imperturbabili appaiono statiche, non esprimono drammaticità emotiva, piuttosto un’armonia d’insieme enfatizzata dalla presenza di una luce universale, priva di forti contrasti chiaroscurali.

Piero della Francesca ha guadagnato un posto importante della Storia dell’Arte, per la preziosità del suo disegno, per la robusta plasticità della sua forma e per la luce del suo colore, una pittura intesa non tanto a emozionare il cuore quanto l’intelletto.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Gioacchino ed Anna: l’elegante sensualità del primo (vero) bacio della storia dell’arte

Il primo bacio non si scorda mai.

Soprattutto non si può dimenticare il primo (vero) bacio della Storia dell’Arte, che si fa risalire al grande interprete del Trecento italiano, Giotto.

I due innamorati sono Anna e Gioacchino che, già anziani, non erano riusciti a procreare e per questo erano stati bollati come maledetti dai Rabbini del Tempio. Gioacchino, per la vergogna, fugge tra i pastori lasciando Anna da sola, che passa le giornate pregando in un miracolo. Miracolo che puntualmente avviene: infatti Anna sarà madre di Maria, e Gioacchino può fare finalmente ritorno a casa.

Il momento che Giotto decide di rendere per sempre immortale è quello dell’incontro tra i due coniugi alla Porta d’Oro di Gerusalemme, dopo 30 giorni di lontananza. Il sentimento li travolge: Anna corre tra le braccia di Gioacchino, i due anziani si stringono, si fissano negli occhi, si baciano appassionatamente come due adolescenti.

Non è solo il bacio in sé per sé, ma i gesti che essi compiono a trasmettere il senso di amore e di appartenenza che li rappresenta. Sembrano compenetrare l’uno nell’altro in una fusione che ben simboleggia ciò che è l’amore: l’unione di due entità in un solo, unico, essere.

Il bacio è la più bella espressione dell’amore e da questo momento in poi sarà raffigurato dagli artisti di tutte le epoche e in tutti gli stili, come sublime rappresentazione dell’estasi tra due innamorati.

Panoramica del luogo in cui è collocato l’affresco (Cappella degli Scrovegni, Padova)

articolo di Rosa Araneo

La Street Art: illegalità o arte?

Cosa succede quando la Street Art non è tutelata?

Succede a Milano. Un’opera dello street artist Tvboy, comparsa nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2017 lungo l’Alzaia Navigli Grande, oggi, meno di due anni dopo, è deturpata senza possibilità di recupero.
Uno dei grandi problemi dell’arte contemporanea è la difficoltà del restauro. Pochi sono gli studi che si interessano a questo particolare settore. Inoltre difficoltoso è lo studio della conservazione dei nuovi materiali rispetto ai classici. Causa della loro decadenza è spesso la loro stessa modernità.
Rimane solo una fotografia, un’immagine che diventa fonte documentaria importantissima, tanto da renderci partecipi della distruzione e senza la quale perderemmo ogni certezza dell’esistenza dell’opera, condannata all’estinzione nel giro di pochi anni.

Chi tutela l’opera? Chi l’artista? Dov’è il limite tra arte e illegalità?
L’articolo 639 del codice penale parla di “deturpamento e imbrattamento delle cose altrui” e sancisce l’illegalità di queste che ad oggi sono considerabili opere d’arte a tutti gli effetti, tanto da esser spesso distaccate dal luogo originario ed esposte in musei senza il consenso dell’artista.
L’arte sfida le regole. Ha sempre trattato argomenti scomodi, sassolini nelle scarpe, ma quando il tema è politico è anche più facilmente attaccabile e distruttibile. Tvboy aveva dichiarato in un’intervista per “Another Scratch in the Wall”: «Il fatto di realizzare opere illegali è per me importante: non voglio agire con alcun tipo di permesso né di autorizzazione perché non sono quelli i posti che mi interessano». Così l’arte diventa denuncia contro il sistema.

Paradossale che ancora oggi, nonostante un’ampia critica che riconosce validità a tali artisti, l’arte di strada sia da considerarsi illegale e non goda a pieno di tutte quelle tutele che aiuterebbero la sua sopravvivenza.

articolo di Alessandra Roselli

Banksy: l’opera contemporanea che fotografa la società moderna

Un bambino che si dispera per la poca visibilità sui social è sintomo di una società che riversa del tutto le sue attenzioni sulla mediaticità, ed in particolar modo sull’apparenza.

Si tratta di una celebre opera di Banksy, l’artista britannico considerato uno dei maggiori esponenti della street art. Sono noti i suoi affreschi sul muro, presenti nei punti nevralgici di alcune delle città più importanti del mondo.

Banksy più che criticare i social media rivolge lo sguardo alla società moderna nella sua interezza. Una società intenta ad educare i propri figli ad un mondo capovolto in cui l’abito fa il monaco.

L’impegno artistico torna ad avere un ruolo sociale di rilievo. Si tratta di una vera e propria spinta verso l’alto, per far emergere la parte più positiva di ognuno di noi.

Van Gogh Alive – The Experience: recensione mostra di Bari e info su quella di Lecce

Si concluderà il 20 febbraio la mostra Van Gogh Alive – The Experience  tenuta al Teatro Margherita di Bari. Le stesse installazioni multimediali saranno trasportate nella vicina Lecce dal 16 marzo presso il Convento degli Agostiniani.

Premessa:

La mostra è da considerare come un’esperienza visiva ed uditiva che permette di ripercorrere le fasi salienti della vita del celebre pittore olandese; faciliteranno tale obiettivo la riproposizione delle immagini dei suoi dipinti più famosi, accompagnate da musiche suggestive, e la lettura di alcune frasi significative riportate probabilmente dalle lettere scritte dallo stesso artista.

Lo spettatore non riesce a immergersi nelle opere!

In uno scenario come quello del Teatro Margherita, con una disponibilità in termini di spazio più tosto elevata, ci si sarebbe potuto aspettare che le installazioni multimediali fossero riproposte a mo’ di percorso. Ciò avrebbe consentito una partecipazione attiva da parte dello spettatore. I visitatori che si recano all’evento barese, infatti, vengono stipati in un unico grande ambiente e osservano con una mobilità pari a zero lo spettacolo proposto. Quest’ultimo, dunque, rischia di risultare noioso!

Il costo del biglietto è adeguato allo spettacolo offerto?

Vedere una mostra su Van Gogh è sempre un piacere per gli amanti dell’arte. Nonostante ciò, per i motivi predetti, il prezzo del ticket di ingresso è troppo elevato. Inoltre, lo sconto studenti risulta piuttosto irrisorio.