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LA STELE DI ROSETTA: LA GENESI DELL’EGITTOLOGIA

Il 15 luglio del 1799, nel villaggio egiziano di Rosetta (in arabo Rashid), il capitano Pierre-François Bouchard ufficiale dell’esercito napoleonico, nel corso dei lavori di riparazione della fortezza ottomana di Fort-Julien, trova una stele egizia che successivamente diventerà nota come Stele di Rosetta. Datata al 196 a.C., la stele è un decreto che sancisce, in onore del faraone Tolomeo V, l’indizione di pubblici festeggiamenti. Bouchard ne comprese subito l’importanza e così, in accordo con il generale Jacques François Menou, decise di trasferirla ad Alessandria, per metterla a disposizione degli studiosi.

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Pierre-François Bouchard (Orgelet, 29 aprile 1771 – Givet, 5 agosto 1822) .

Dopo essere stata dei francesi, la stele venne conquistata in battaglia dall’esercito inglese nel 1801 poiché anche loro erano interessati al controllo dell’Egitto. La Stele di Rosetta venne così portata in Inghilterra per poi essere donata, nel 1802, da re Giorgio III al British Museum di Londra, dove la si può trovare esposta ancora oggi. Nei primi tempi al British Museum le iscrizioni sulla pietra furono colorate in gesso bianco per facilitare la visione di ciò che c’era scritto a chi visitava il museo. Oggi, invece, la stele è stata riportata ai suoi colori naturali per poi essere chiusa in una grande teca di vetro.

La stele, in granito nero, è particolarmente interessante poiché il testo era riportato in egizio, in greco e in demotico. Questa era la grafia alternativa al geroglifico che veniva utilizzata soprattutto per comunicazioni di servizio che dovevano essere comprese da tutti. La conoscenza del geroglifico era, all’epoca, appannaggio dei ceti più abbienti della popolazione.

La stele è alta circa 114 centimetri nel suo punto più alto, larga circa 72 centimetri e spessa 27 centimetri. Il suo peso è di circa 760 chilogrammi. Per quanto riguarda la sua traduzione, fu il dottore inglese Thomas Young a intuire che il cartiglio nel testo geroglifico conteneva il nome del sovrano ed era riportato nella stessa maniera nel testo greco. Il contributo più importante alla traduzione, però, è stato dato dal francese Jean-François Champollion che, grazie alla sua conoscenza della lingua copta, ha ottenuto preziosissime informazioni sulla traduzione della stele. Lo studioso, pur non avendo mai visto l’originale, scoprì molto grazie alla copia conservata nel Museo egizio di Torino dopo ben 20 anni di lavoro.

La Campagna d'Egitto di Napoleone e la Stele di Rosetta – Il Punto  Quotidiano
La Stele di Rosetta.

Tra le grandi intuizioni di Champollion, egli comprese che le tre grafie riportavano tutte lo stesso testo, tradusse il testo scritto in greco e quello di demotico e comprese che i geroglifici avevano un valore ideografico e fonetico che nel corso del tempo era andato perduto. Alla fine di questo mastodontico lavoro decise anche di creare una grammatica dell’antico egizio e un dizionario geroglifico.

Cosa c’è scritto nella Stele di Rosetta? Come già accennato, si tratta di un decreto dei sacerdoti di Menfi datato 196 a.C. dedicato al faraone Tolomeo V Epifane. Nel testo sono riportate le gesta compiute dal faraone a favore del paese, le tasse che ha cancellato, la decisione conseguente dei sacerdoti di erigere in tutti i templi d’Egitto una statua in suo onore e la decisione che il decreto fosse pubblicato sulla stele nelle tre versioni presenti.

Per lo studio della Stele di Rosetta e dei geroglifici è stato utile anche l’Obelisco di Philae (isola sul Nilo, in Egitto), altro caso in cui uno stesso testo è stato scritto sia in greco antico sia in egizio geroglifico.

L’espressione “Stele di Rosetta” è usata anche per rappresentare una chiave fondamentale per il processo di decrittazione delle informazioni codificate, soprattutto quando un piccolo ma rappresentativo campione, viene riconosciuto come la chiave per la comprensione di uno più grande.

Forse il suo uso più importante e di primo piano nella letteratura scientifica è stato fatto dal premio Nobel Theodor Hänsch che ha affermato <<lo spettro degli atomi di idrogeno ha dimostrato di essere la pietra di Rosetta della fisica moderna: una volta che questo schema di linee sarà decifrato, anche molte altre cose potrebbero essere capite>>. Da allora il termine è stato ampiamente utilizzato in molti altri contesti (chimica, genetica, botanica astronomia, medicina).

Alessia Amato per L’isola di Omero