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La Scuola di Atene di Raffaello: l’eredità della cultura classica nella contemporaneità del Rinascimento

Sta facendo ultimamente notizia, il ritorno alla Pinacoteca ambrosiana del cartone della Scuola di Atene, opera che ha consacrato il pittore e architetto urbinate Raffaello Sanzio nell’Olimpo delle maestranze rinascimentali.

L’incarico di questo capolavoro lo si deve al pontefice Giulio II, il quale commissionò al maestro, la rappresentazione di una scena ambientata nel mondo classico per indicare le radici della civiltà romana.

Ciò che colpisce subito dell’intera opera è la solida prospettiva geometrica dell’architettura raffigurata: difatti, in un ampio edificio classico pavimentato con quadrati regolari, s’innesta uno scalone, a sua volta inserito in uno spiazzo che lascia intravedere archi, soffitti a botte decorati con lacunari, nicchie contenenti statue e bassorilievi.

L’ ambiente è gremito di personaggi contrapposti fra loro per rappresentazione e stile: alcuni, sino ad Alcibiale (il giovane in vesti militari) sembrano una prefigurazione delle forme e dei volumi del Perugino, al contrario invece, dall’altra parte, l’Eraclito dalle sembianze michelangiolesche, sembra preannunciare una sinuosità e morbidezza delle membra.

Inoltre, la scenografia fortemente simmetrica e bassa, rende solenne l’intera composizione, movimentata dalle posture dei personaggi e dal loro linguaggio gestuale, come una sorta di conversazione non verbale.

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Tra le altre personalità ‘’importanti’’ ritratte, al centro, si stagliano le figure dei filosofi Platone (che sembra essere un vero e proprio ritratto di Leonardo) e Aristotele. Platone, con la mano indica il cielo, facendo cenno al mondo delle idee, oggetto del suo studio. Aristotele invece, con il palmo della mano rivolto verso il basso, sta ad indicare il suo interesse per l’esperienza e la natura.

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Il grande affresco di Raffaello doveva celebrare la civiltà romana e il papato come erede della cultura classica e della filosofia, più, in particolare, l’opera doveva essere da monito per il fedele per giungere al bene e quindi a Dio.

Curiosità:

La prima stanza degli appartamenti vaticani era chiamata della segnatura (dal latino signum, firma), poiché venivano apposte le firme dei documenti ufficiali.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero


Andrea Mantegna e la Cappella Ovetari: la catastrofe della guerra

Più del primo, il secondo conflitto mondiale investì ogni aspetto della società, influenzandone o addirittura distruggendone le testimonianze dirette, in particolare quelle artistiche, segnando un lutto indelebile per i posteri, privati di chissà quanti capolavori mai realizzati.

Sicuramente la cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova
ne è un esempio significativo, con il suo ciclo di affreschi raffigurante le Storie di San Cristoforo e di San Giacomo.

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Reperto fotografico che testimonia la distruzione della Cappella Ovetari

Dipinto da Andrea Mantegna e dai suoi collaboratori, quali Nicolò Pizolo, Antonio Vivarini, Giovanni d’Alemanna, Ansuino da Forlì e Bono da Ferrara dal 1448 al 1457, fu poi frantumato l’11 marzo 1944.

La ricostituzione degli affreschi partì poco dopo il triste accaduto grazie all’intervento dell’allora direttore dell’Istituto Centrale del Restauro, Cesare Brandi, il quale ricompose la scena del Martirio di San Giacomo.

Quanto al resto, fu stivato in modo indifferenziato sino al 2001, quando, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Curia Diocesana, la Soprintendenza competente sul territorio e l’Università di Padova stipularono una convenzione a favore di un’attività di recupero e classificazione dei frammenti. Questi, con l’aiuto di una strumentazione multimediale innovativa, furono poi scannerizzati e infine collocati sulla base delle immagini fotografiche degli affreschi scomparsi.
Alla tecnologia si aggiunsero le conoscenze di Gian Luigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, esperti che applicando inequivocabilmente i brani pittorici nella loro ubicazione originaria, si realizzò un recupero, sì incompleto ma significativo del ciclo pittorico mantegnesco.

Ancora oggi, altri frammenti pittorici molto importanti sono stati ricollocati al loro posto.

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Esempio della ricostruzione degli affreschi

Curiosità:

Nel 2006, con il cinquecentenario del Mantegna, sono state posizionate nell’atrio della Stazione Centrale di Padova e nella sezione imbarchi dell’aeroporto di Venezia due ricostruzioni digitali della cappella Ovetari permettendo la totale immersione fisica del pubblico all’interno dell’impianto.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero




Banksy: l’opera contemporanea che fotografa la società moderna

Un bambino che si dispera per la poca visibilità sui social è sintomo di una società che riversa del tutto le sue attenzioni sulla mediaticità, ed in particolar modo sull’apparenza.

Si tratta di una celebre opera di Banksy, l’artista britannico considerato uno dei maggiori esponenti della street art. Sono noti i suoi affreschi sul muro, presenti nei punti nevralgici di alcune delle città più importanti del mondo.

Banksy più che criticare i social media rivolge lo sguardo alla società moderna nella sua interezza. Una società intenta ad educare i propri figli ad un mondo capovolto in cui l’abito fa il monaco.

L’impegno artistico torna ad avere un ruolo sociale di rilievo. Si tratta di una vera e propria spinta verso l’alto, per far emergere la parte più positiva di ognuno di noi.