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BANKSY: LA PORTA CON L’OPERA D’ARTE RUBATA al BATACLAN (gli aggiornamenti)

È stata ritrovata da pochi giorni in Italia la porta del Bataclan, la “sala da spettacolo” di Parigi situata nell’XI arrondissement, che era stata usata dall’artista britannico Banksy come base per una sua opera. La porta era stata rubata nel 2019 e il ritrovamento è avvenuto In un casale di campagna abruzzese.

L’apparizione dell’opera:

L’opera è apparsa a fine giugno 2018 sulla porta sul retro del Bataclan, in omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015. Il lavoro venne subito attribuito allo street artist Banksy, in quanto lo stile esecutivo e la dinamica in cui è venuta alla luce sono inconfondibili.

Ritrovata in Abruzzo la porta del Bataclan con il murale di Banksy ...
Il murale poco dopo la sua apparizione a Parigi.

A dare notizia del furto, il 26 gennaio 2019, era stato lo stesso Bataclan esprimendosi su twitter:

«una profonda indignazione»: «l’opera di Banksy, simbolo di raccoglimento e che apparteneva a tutti: residenti, parigini, cittadini del mondo è stata rubata».

Cosa si sa dopo il ritrovamento?

Il tenente colonnello dei carabinieri Carmelo Grasso ha precisato che manca solo una maniglia ma l’opera è in ottimo stato, perché quando è stata identificata era nascosta da un telo protettivo; Probabilmente per non dare nell’occhio nel caso di eventuali posti di blocco.

Dalle notizie perpetrate, il recupero è stato possibile soprattutto grazie alla preziosa collaborazione internazionale delle forze di polizia.

Attualmente c’è solo un uomo indagato per ricettazione, ma la questione potrebbe essere più fitta ed ingarbugliata di quello che si pensa. I sospetti maggiori portano a pensare che l’opera sia stata destinata al mercato nero; per questo era stata portata in una campagna di Tortoreto, nel Teramano, al fine di poter essere visionata in gran segreto da mercanti e collezionisti d’arte senza scrupoli.

Gli investigatori hanno per ora escluso l’implicazione di cellule del terrorismo islamico.

Adesso il murale si trova al sicuro nel caveau del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabineri a Roma.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Roccaraso: la bellezza della neve non solo al nord

Roccaraso è un comune italiano con poco più di 1.600 abitanti, che si trova in provincia dell’Aquila in Abruzzo. Situato ai margini meridionali dell’Altopiano delle Cinquemiglia, appartiene alla Comunità montana Alto Sangro e all’altopiano delle Cinque Miglia.

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Vista di Roccaraso.

Presenta degli impianti sciistici, appartenenti al comprensorio sciistico dell’Alto Sangro, che rendono il borgo tra le maggiori stazioni turistiche montane dell’intero Appennino.

Roccaraso è senza dubbio il più grande comprensorio sciistico dell’Italia centrale grazie ai suoi 130 km di piste che collegano le località di Rivisondoli, Pescocostanzo e Pescasseroli con 32 impianti di risalita, che lo avvicina ai livelli dei grandi comprensori del nord. 

In particolare Roccaraso Aremogna dispone di 16 impianti (1 cabinovia, 8 seggiovie, 5 skipass e 2 tapis roulant), mentre nella zona di Pizzalto ci sono 5 impianti (1 seggiovia esaposto, 3 skilift, 1 tapis roulant).

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Roccaraso Aremogna.

Tutta la skiarea di Roccaraso offre 49 piste su 78 km solo per lo sci alpino. La quasi totalità delle piste è predisposta per l’innevamento artificiale programmato e la varietà dei pendii permette a chiunque di godere della notevole estensione della skiarea.

L’ottima cura del posto ne aumenta la bellezza tanto da poter garantire lo svolgimento di numerose gare anche di livello internazionale.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Santa Maria ad Cryptas a Fossa: i suoi meravigliosi affreschi realisti

La chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa in provincia dell’Aquila in Abruzzo, è stata dichiarata monumento nazionale nel 1902.

Molto probabilmente nel IX o X secolo d.C. fu costruita come tempio in stile romano-bizantino con una cripta dalla quale ne derivò il nome.

Quattro secoli più tardi, su questa struttura, le maestranze benedettine provvidero ad edificare un complesso in stile gotico-cistercense. Dato che la sua costruzione avvenne su un pendio, vennero programmate delle opere di consolidamento con un muro di controspinta interrato lungo tutto il lato a valle e due piloni di appoggio agli estremi della parete laterale della chiesa.

Il complesso è stato gravemente danneggiato dal terremoto dell’Aquila del 2009. Il 28 aprile 2019, dopo un lungo restauro la chiesa è stata riaperta al culto, a quasi dieci anni dal sisma.

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La chiesa riaperta al pubblico.

Gli affreschi :

I numerosi affreschi presenti fanno parte di una serie di cicli pittorici duecenteschi presenti in tutto l’Abruzzo. Ci troviamo negli ultimi anni del XIII secolo, tra il 1264 e il 1283.

 Le opere parietali in questione ricoprono gran parte della chiesa e presentano una varietà di temi molto ampia, sia con scene del Vecchio che del Nuovo Testamento. La vastità dell’affresco e la presenza di diverse mani nelle pitture fanno pensare ad un cantiere di lavori sotto il controllo di un unico direttore.

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Parte di un affresco presente nella chiesa di Fossa.

Risulta evidente che l’intero ciclo risente della cultura bizantina soprattutto nelle scelte iconografiche. In questo senso, un elemento innovativo è il carattere realistico con cui vengono ritratte le figure, in rottura con l’atmosfera drammatica e favolistica di altre narrazioni. Il realismo del ciclo di Fossa diventa un elemento caratterizzate degli aspetti puramente artistici di questo luogo di culto.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Fornelli, il castrum longobardo in Molise

Fornelli è un comune di circa 2.000 abitanti situato in Molise, in provincia di Isernia. Nel suo centro storico vivono più o meno 120 persone. Il nome deriva dalla presenza sul territorio di fornaci per mattoni e cotti, oppure di forni dedicati alla lavorazione di metalli. Nasce come importante castrum longobardo fondato dai monaci dell’Abazia di San Vincenzo al Volturno nella seconda metà del X sec.

Il piccolo borgo è posizionato sulla destra del fiume Volturno, ed è collocato in un paesaggio prettamente collinare fra le piante d’ulivo. Non a caso è definito anche il paese dell’olio.

Il paese si mostra ai visitatori con i suoi tre nuclei urbanistici. Il primo è composto dal Palazzo Marchesale e dalla Chiesa Madre. Il secondo da una cinta muraria angioina con delle torri che attorniano il primo assetto urbano, da cui si accede tramite una imponente porta principale (un tempo munita di ponte levatoio e di fossato). Il terzo si estende fino a valle. Il centro di Fornelli è caratterizzato da una fitta rete di vicoli ed archi che fanno da cornice ad uno splendido panorama.

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Il Palazzo Marchesale di Fornelli

Curiosità

Nel 1744 Carlo di Borbone decise di fortificare il confine con l’Abruzzo e spostò il suo esercito passando per Fornelli. Si fermò due volte, all’andata e al ritorno. Fu così ospitato dai Marchesi di Carmignano, dove passò due notti che resteranno nella storia del borgo.

Simona Lamarmora e Cosimo Guarini per L’isola di Omero