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LA FIGURA DI ULISSE NEI SECOLI: DA OMERO A JOYCE

La figura di Ulisse, nella letteratura, è sicuramente rappresentata in modo molto affascinante. Di seguito sono proposte, in sintesi, alcune interpretazioni del personaggio omerico nelle opere di poeti e scrittori come Dante, Foscolo, Pascoli, D’Annunzio e Joyce. 

OMERO:

L’Ulisse di Omero è un personaggio moderno: egocentrico e desideroso di conoscenza, lascia la moglie e la patria. Al contrario di Achille, uomo guidato dalla propria “ira”, istintivo e impulsivo, egli invece è molto astuto, paziente e sa dominare passioni e sentimenti. Usa armi, quale l’arco o la spada, ma raramente le sue vittorie sono frutti di duelli frontali: fa, infatti, spesso ricorso a intuizioni e inganni, e riesce anche a sopportare gli oltraggi subiti dai Proci, cosa inconcepibile per gli eroi dell’Iliade. Infatti mentre quest’ultimo poema celebra i valori incentrati sull’onore, che doveva condurre alla gloria immortale, l’Odissea nasce dal senso pratico della vita caratteristico dei marinai, spesso abili nel commercio e che riescono ad affermarsi in più contesti, sfruttando sempre tutti i mezzi a loro disposizione.

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DANTE:

Nel Medioevo Dante inserisce Ulisse nell’Inferno (canto 26), in particolare nell’VII girone, e definisce il suo viaggio un “folle volo” (v. 125): Ulisse varca infatti le colonne d’Ercole, desideroso e avido di conoscenza, per sapere quali siano i confini del mondo. Alighieri condanna quest’ansia di sapere che cancella i limiti umani: per il poeta, solo la fede e la Teologia posso superare e completare il percorso di conoscenza dell’uomo.

UGO FOSCOLO:

Nel sonetto di Ugo Foscolo A Zacinto l’eroe greco diventa un alter ego del poeta per le sue continue peregrinazioni, che ricordano al poeta il suo destino di esule: Ulisse, per volere degli dei tornerà nell’amata patria, mentre Foscolo, eroe romantico, non godrà mai di questo privilegio. Nei Sepolcri, invece, Foscolo riprende la leggenda riportata da Pausania, secondo cui le armi di Achille, che Ulisse si guadagnò con l’inganno, furono riportate dalla nave naufragata di Ulisse alla tomba di Aiace Telamonio, cui queste erano destinate.

La morte, afferma il poeta, ripartisce le glorie tra i grandi uomini (vv. 220-221: “[…] a’ generosi | giusta di glorie dispensiera è morte”), al di là degli astuti inganni di Ulisse.

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PASCOLI:

Nei Poemi conviviali, più in particolari nella poesia L’ultimo viaggioPascoli ci presenta Ulisse come un eroe stanco, che torna in patria con il solo fine di comprendere il senso dell’esistenza. Approdato presso l’isola di Calipso, Ulisse, tentando di salvarsi dalla nave che, per la forte corrente, è spinta ad infrangersi contro gli scogli, chiede alle Sirene il significato della vita e la stessa Dea gli risponde che per l’uomo è meglio non nascere, poiché è destinato a morire. L’osservazione di Calipso fa così perdere ogni certezza al povero Odisseo, che diventa simbolo della crisi di valori del Decadentismo.

D’ANNUNZIO:

D’Annunzio fa di questo eroe un prototipo del Superuomo, come si nota ne L’incontro di Ulisse, contenuto nel ciclo delle Laudi. Egli viene rappresentato come essere superiore e sdegnoso verso la massa, rappresentata dai suoi compagni di viaggio. Il poeta vorrebbe assomigliargli e cerca, invano, di catturare l’attenzione, finché riceve uno sguardo dall’eroe omerico.

JOYCE:

Nel 1922 James Joyce pubblica il romanzo Ulisse nel 1922, che vede come protagonista Leopold Bloom. Bloom diventa l’emblema del mondo moderno e della modernità, e tutto il romanzo è strutturato come una continua citazione e capovolgimento del modello omerico.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VIAGGIO IN PERÙ🌎: LA MISTERIOSA SCOMPARSA DELLA CIVILTÀ NAZCA

La civiltà Nazca apparì per la prima volta intorno al 100 d.C. in Perù, nella Parte meridionale del Paese. Sulle sponde del fiume Aja nacque Cahuachi, la città capitale. Si presuppone che tale civiltà scomparve nel VI sec. d.C.

Notevoli sono stati in questa zona i ritrovamenti di ceramica policroma che si fanno risalire ai Nazca con figure di uomini, animali, piante ecc. Alcune raffigurazioni propongono uomini mutilati, come a voler testimoniare l’abitudine nell’esecuzione di sacrifici umani.

L’area in cui nacque la civiltà Nazca.

Ma le testimonianze principali lasciate dalla civiltà Nazca sono sicuramente le cosiddette linee di Nazca, ovvero dei  solchi tracciati sul terreno del deserto della zona di riferimento, su cui emerge un altopiano arido che si estende per una ottantina di chilometri tra le città di Nazca e di Palpa, ancora più a sud del Paese.

Le oltre 13.000 linee vanno a formare più di 800 disegni, che includono i profili stilizzati di animali comuni nell’area (la balena, il pappagallo, la lucertola lunga più di 180 metri, il colibrì, il condor e l’enorme ragno lungo circa 45 metri).

Il mistero delle linee di Nazca, cosa c'è sotto?

Si ritiene che i geoglifi siano stati tracciati durante il periodo di maggior fioritura della Civiltà Nazca, tra il 300 a.C. ed il 500 d.C. da parte della popolazione che abitava la zona.

La fine della civiltà:

Secondo una ricerca pubblicata nel 2009 sul Latin American Antiquity da alcuni studiosi inglesi, l’antica civiltà Nazca cadde letteralmente a causa di una deforestazione.

La distruzione delle foreste a favore dell’agricoltura espose infatti il paesaggio all’erosione del vento e alle inondazioni. Insomma il clima non rese più possibile una tenore di vita qualitativamente elevato alla popolazione.

Tutt’ora questa è l’ipotesi, divenuta tesi, che va per la maggiore; del resto solo gli effetti della natura potevano arrestare una civiltà così prolifica.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ESERCITO PERDUTO DI CAMBISE II DI PERSIA: I MISTERI DELL’ANTICO EGITTO

Col termine di Armata perduta di Cambise lo storico greco Erodoto indica un disastro militare occorso all’Impero Persiano nel 524 a.C., durante l’occupazione militare dell’Egitto antico guidata dal re Cambise II.

Erodoto si limita a riportare nella sua opera quanto appreso durante il suo viaggio in Egitto circa un’ottantina d’anni dopo il verificarsi dei fatti. Recentemente, alcune scoperte archeologiche nel Deserto Occidentale egiziano compiute dagli archeologi italiani Angelo e Alfredo Castiglioni sembrano confermare la versione dei fatti tramandata dallo storico greco.

Archeologia in lutto. È scomparso Alfredo Castiglioni, protagonista col  fratello Angelo di mezzo secolo di ricerche in Africa: esploratore,  archeologo, antropologo, etnologo, autore di libri, film, reportage |  archeologiavocidalpassato
Angelo (Milano, 18 marzo 1937) e Alfredo Castiglioni (Milano, 18 marzo 1937 – Gallarate, 14 febbraio 2016) sono due gemelli che hanno svolto ricerche in campo archeologico, antropologico e etnologico.

Al tempo in cui ci riferiamo l’Egitto dei faraoni aveva subito grandi sconfitte, ed era in una fase di contenimento e di rientro nei propri confini originari. In quest’ottica i Persiani cercarono di occupare le ambite zone per i traffici commerciali; la più preziosa era sicuramente l’Oasi di Siwa, presso i confini dell’odierna Libia.

Circa 80.000 uomini persiani si diressero verso l’Egitto, divisi in due armate. Una più piccola, di 30.000 unità, si diresse verso sud; una da 50.000 verso l’Oasi di Siwa.

L'oasi di Siwa, eden nel Sahara
Oasi di Siwa.

Mentre per la prima armata le fonti parlano di un’epidemia di malattie che fece decidere ai generali di tornare indietro verso Tebe, dei 50.000 diretti a occidente si sa che non seguirono la linea costiera; forse perché si pensava che gli egiziani gli avrebbero attesi proprio lì.

Sicuramente l’esercito seguì una delle due vie carovaniere principali, anche se erano strade molto rischiose. Si parla di circa 180 Km di sabbia senza oasi, con delle dune che cambiano in base ai venti. E proprio ad un vento caldo tipico della zona che alcuni storici fanno risalire la scomparsa dell’esercito, sepolto senza la possibilità di sopravvivere.

Questa teoria, che è quella principale, sembrerebbe essere avvalidata dai ritrovamenti di cui si è parlato all’inizio: dei segni in pietra con scritte persiane trovati lungo il tragitto, riportano la strada da non percorrere assolutamente.

Altre teorie ipotizzano che l’esercito avesse raggiunto Siwa e che fosse stato annientato dagli egiziani. In tal caso la prima ipotesi sarebbe stata inventata e resa reale per oscurare l’accaduto.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA NAVE FANTASMA DI MARY CELESTE: IL FITTO MISTERO SULL’EQUIPAGGIO

La Mary Celeste era un veliero canadese varato in Nuova Scozia nel 1861. Tale nome le venne assegnato solo nel 1869. L’imbarcazione fu trovata senza nessuno a bordo, alla deriva nell’Oceano Atlantico verso lo Stretto di Gibilterra nel 1872.

Cosa sia successo all’equipaggio è ancora oggi argomento di speculazione: vi sono varie teorie, dalla pirateria al maremoto, dall’ammutinamento ad una tromba d’aria. La Mary Celeste può essere considerata l’archetipo della nave fantasma.

Mary Celeste: il Mistero della Nave Fantasma il cui Equipaggio svanì nel  Nulla – Vanilla Magazine

Si è pensato che la nave fosse preda della sfortuna, poiché furono molte le disavventure:

Il suo primo capitano morì all’inizio del suo viaggio inaugurale; inoltre, nella stessa occasione, l’imbarcazione si scontrò con un’altra nave nella Manica.

Tuttavia, dopo questo esordio, il veliero ha avuto molti anni di gloria per i suoi proprietari, sino ad una tempesta nella Baia di Glace, nel 1869, sempre in Nuova Scozia.

La struttura nautica fu salvata e successivamente rivenduta ad una compagnia statunitense, che apportò notevoli cambiamenti, e che le diede anche il nome di Mary Celeste.

History's Mysteries Revealed: The Mary Celeste, the Spheres of Costa Rica,  and the Loch Ness Monster — Museum Center at 5ive Points

I fatti che hanno determinato la scomparsa dell’equipaggio del brigantino (questo è il nome della tipologia di nave) iniziano nel 1872, quando lo stesso partì per un viaggio in direzione Genova.

Il compito assegnato al capitano Benjamin Spooner Briggs, accompagnato tra l’altro dalla moglie e dalla figlia di due anni, era quello di trasportare una grossa quantità di alcool industriale contenuto in dei barili.

Benjamin Spooner Briggs (1835-1872) 

Alcuni studiosi sostengono che potrebbe esserci stato un litigio con la ciurma, desiderosa di impossessarsi del materiale trasportato, tale da aver potuto causare l’uccisione del capitano. Altri invece sostengono che potrebbe esserci stata una fuga dell’alcool sotto forma di vapore che avrebbe giustificato una eventuale fuga delle persone presenti sulla nave. Le scialuppe di salvataggio, infatti, non sono mai state trovate insieme ai resti del mezzo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La Lippina di Fra Filippo: tra arte e scandalo

La deliziosa Madonna col bambino e angeli, realizzata da Fra Filippo Lippi nel 1465, costituì un modello per i giovani artisti, tanto da esser ribattezzata “Lippina”.

Madonna con bambino e angeli, Fra Filippo Lippi, 1495

Maria siede su un trono e contempla il figlio che protende le braccia verso di lei. La raffinatissima acconciatura con capelli
intrecciati a veli e ornati da una coroncina di perle, richiama quella delle nobildonne fiorentine del tempo. Maria ha un’espressione dolce e malinconica, presagendo il destino doloroso che attende
entrambi; sullo sfondo invece una finestra si apre su un vasto paesaggio marino, con rocce e vegetazione.

Alcuni dettagli dell’opera


Curiosità

Ma la notorietà di quest’opera è legata soprattutto a un evento particolare: Fra Filippo Lippi, qualche anno prima, venne incaricato di realizzare la pala raffigurante La Madonna che dà la cintola a San Tommaso e chiese alla Badessa del Convento una suora come modella.

La scelta ricadde su Lucrezia Buti, una splendida ventenne, costretta a farsi monaca insieme alla sorella a causa della povertà della famiglia. Tra i due scoccò la scintilla dell’amore, fuggirono dal convento e dalla loro unione nacque Filippino, futuro grande artista.

Salomè-Lucrezia Buti negli affreschi di Lippi a Prato

Nonostante la loro relazione fosse osteggiata dalla Curia, Lucrezia continuò ad essere la musa ispiratrice di suo marito: tant’è che il suo profilo incantevole e l’azzurro quasi trasparente dello sguardo della “Lippina” possono essere considerati un tributo di Fra Filippo alla bellezza della compagna.

Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400. Catalogo della mostra (Roma, 5 ottobre 2011-15 gennaio 2012). Ediz. illustrata (Italiano) Copertina rigida – 13 ottobre 2011. Clicca Qui.

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Tempo dopo, grazie all’intervento di Cosimo il Vecchio, la coppia ottenne dal pontefice la dispensa dai voti ecclesiastici e la possibilità di sposarsi, ma i due rimasero sempre una famiglia di fatto.


Secoli dopo, la bellezza immortale di Lucrezia fece breccia nel cuore di Gabriele D’Annunzio, il quale si recava spesso nel Duomo di Prato per ammirare gli affreschi raffiguranti la giovane donna e, come omaggio, le dedicò il suo unico testo autobiografico Il secondo amante di Lucrezia Buti.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Villa Pamphilij: Roma coronata da arte e natura

Racchiusa tra i tracciati romani di via Aurelia Antica, via della Nocetta e via Vitellia, Villa Doria Pamphilij, con i suoi 184 ettari, è il più grande parco storico romano oltre ad essere l’unica villa rimasta pressochè integra nella struttura.

Le sue origini sono legate alla famiglia di cui porta il nome e che in questo pezzo di campagna romana realizzò, a partire dall’XVII secolo, la propria residenza a partire dal Casino di famiglia, oggi sede di un museo dedicato alla villa.

Il Casino del Bel Respiro

Il complesso consta di tre parti: la pars urbana, comprensiva del Palazzo e dei giardini circostanti; la pars fructuaria, composta dal pineto; e la pars rustica, che viene considerata la parte della vera e propria tenuta agricola.

Innovativi sono i giardini che sono concepiti su due assi ortogonali, il primo perpendicolare rispetto all’acquedotto e il secondo parallelo, ottenendo così un’intersezione nel giardino più in basso e non più intorno al Palazzo.

Magnifico il Casino del Bel Respiro con il suo Giardino Segreto, abbellito da siepi tagliate in modo tale da formare disegni vari, così come l’Arco dei Quattro Venti, ma anche Palazzo Corsini e la Cappella, in stile neogotico, che sorgeva lì dove c’era la Fontana dei Delfini.

La natura della villa non è meno affascinante: qui si possono ammirare specie di elevato pregio naturalistico quali il Pino d’Aleppo, il Cedro del Libano e il Pioppo Nero.

In questa location la natura è a tratti selvaggia e custodisce anche interessanti testimonianze archeologiche, come una necropoli romana con due tombe di età augustea riccamente decorate con affreschi.

Nel 1975 i Pamphili vendettero la tenuta allo Stato italiano, che l’aprì al pubblico nel 1972.

Oggi Villa Pamphilij è attraversata da sentieri per fare jogging e disseminata di fontanelle, una vera oasi di pace nel cuore di Roma.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

L’Oracolo di Delfi: lo splendore e il fascino del mondo greco

Secondo la tradizione, Delfi era esattamente al centro del globo terrestre, ma non fu la sua posizione a conferirle notorietà: la città infatti ospitò l’oracolo più influente del mondo greco ovvero l’Oracolo di Apollo.

Situato sulle pendici del monte Parnaso, l’Oracolo di Delfi traeva origine dall’uccisione del serpente Pitone, posto a guardia di una fonte sacra, da parte di Apollo. Secondo il mito, il dio insediò il santuario pitico e ordinò che una vergine, la Pizia, proferisse gli oracoli ispirata dal soffio divino.

In origine la Pizia era una giovane vergine nativa del paese, ma in seguito per ricoprire questo ruolo fu scelta una donna di età più avanzata, che viveva all’interno del santuario e doveva osservare una rigorosa castità.

La Pizia

La Pizia si sottoponeva ad un cerimoniale preparatorio prima di proferire il responso del dio Apollo: beveva acqua della fonte Cassiotis, masticava alcune foglie di lauro e assorbiva i vapori che salivano da alcune fenditure del terreno e che le procuravano uno stato di trance.

I suoni più o meno intellegibili che uscivano dalla sua bocca venivano riformulati dai sacerdoti e ne traevano un responso formulato con parole ambigue: il rischio di essere smentiti dai fatti poteva compromettere definitivamente il prestigio della Pizia, pertanto eventuali responsi sbagliati erano attribuiti all’incapacità di comprendere, piuttosto che a quella di prevedere.

Iniziò così la grande storia di Delfi e del suo Oracolo, meta di pellegrini che giungevano lì da ogni angolo del mondo antico per ricevere il vaticinio della sacerdotessa.

Omphalos, pietra che indica Delfi come ombelico del mondo

Ma col passare del tempo, l’Oracolo perse la sua divina imparzialità e così l’indipendenza del santuario venne mortificata dal dominio politico e militare delle varie potenze egemoniche.

 Rosa Araneo per L’isola di Omero

LA VALLE DEI TEMPLI AD AGRIGENTO: LA BELLEZZA DELLA STORIA TRA DEI ED EROI

In una valle incantata, tra ulivi centenari e mandorli fioriti, vicino ad Agrigento si trova il più imponente insieme monumentale di tutta la Magna Grecia, iscritto nel 1997 nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

I templi dorici costituiscono una delle più significative testimonianze della cultura e dell’arte greca, e ci raccontano una storia millenaria iniziata nel VI secolo a.C. con la fondazione dell’antica colonia di Akragas.

Il Parco Archeologico della Valle dei Templi è un sito ampio di circa 1300 ettari che custodisce un patrimonio monumentale e paesaggistico straordinario.

Tempio di Zeus.

Le imponenti fondamenta e l’altare monumentale del tempio di Zeus sono la testimonianza del più grande tempio dorico di tutto l’Occidente. Eretto per celebrare la vittoria nella battaglia di Himera, era alto 30 metri. Disteso accanto alle rovine giace un telamone, una delle 38 statue gigantesche che si trovavano tra le colonne del tempio. 

Tempio della Concordia.

Il tempio della Concordia, insieme al Partenone, è considerato il tempio dorico meglio conservato al mondo. Ai nostri occhi, oggi le colonne, il frontone, il timpano si presentano con di colore ocra. In realtà, il tempio era originariamente bianco, tranne che per la parte superiore, dipinta di blu e rosso. Inoltre il tempio della Concordia si è salvato perché nel VI secolo d.C. fu convertito in chiesa cristiana.

Telamone.

Gli altri templi sono andati invece in rovina, danneggiati dal tempo e saccheggiati per riutilizzarne i materiali da costruzione. 

Bellissima è anche la zona dell’agorà di età greca e romana, articolata su più terrazzi e centro della vita pubblica, in cui spiccano il Bouleuterion e l’Oratorio di Falaride. La Valle dei Templi conta anche una ricca zona di necropoli greche, romane e paleocristiane, e la tomba di Terone, sepolcro monumentale erroneamente attribuito all’antico tiranno di Akragas. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Il Codice di Hammurabi: la più antica raccolta di leggi scritte della storia

Era l’inverno fra il 1901 e il 1902 quando, fra le rovine della città di Susa (capitale dell’antico Elam), l’archeologo Jaques de Morgan scoprì una delle più antiche e vaste raccolte di leggi scritte: il Codice di Hammurabi.

Il re babilonese Hammurabi

Hammurabi fu il re di Babilonia, e regnò dal 1792 al 1750 a.C. . In seguito a varie vittorie estese l’impero dal golfo Persico, attraverso la valle del Tigri e dell’Eufrate, sino alle coste del mar Mediterraneo. Fece di Babilonia la capitale del regno e, dopo aver consolidato le sue conquiste, difese le frontiere e garantì la prosperità dell’impero.

Il Codice

Le 282 disposizioni furono scolpite con caratteri cuneiformi su una stele di diorite nera, alta più di 2 metri.

Alla sommità troviamo il re in piedi, che venera il dio della giustizia, seduto sul trono. Il dio porge ad Hammurabi il codice delle leggi, considerate appunto di origine sacre.

La consegna del Codice di Hammurabi

La lingua con cui è stato scritto è quella accadica, parlata in Mesopotamia.

Dopo il prologo iniziale, troviamo i 282 articoli che riguardano varie categorie sociali e di reati, che comprendono anche rapporti familiari, commerciali ed economici, edilizia, regole per l’amministrazione del regno e giustizia.

La struttura del Codice

  1. I processi (1-5).
  2. Alcuni reati contro il patrimonio (6-26).
  3. La scomparsa della persona fisica (27-32).
  4. Alcuni reati propri dei militari (33-36).
  5. I diritti reali (37-65).
  6. Disposizioni perdute (66-99).
  7. Alcune disposizioni su obbligazioni e contratti (100-126).
  8. La calunnia (127).
  9. Rapporti familiari (128-195).
  10. Alcuni reati contro la persona (196-214) (qui sono contenute le notissime disposizioni sulla legge del taglione, come le nn. 196 e 200 sulle lesioni agli occhi e ai denti).
  11. Altre disposizioni su obbligazioni e contratti (215-282).
Alcuni dettagli del Codice

La legge del taglione

Oltre all’organicità normativa, il Codice di Hammurabi deve la sua fama anche alla codificazione della cosiddetta legge del taglione.

Essa prevedeva che la vittima di un danno poteva infliggere all’autore dello stesso un danno in egual misura (il cosiddetto “occhio per occhio”). Ma questa disposizione era applicata con un’equità diversa rispetto a quella attualmente conosciuta.

La civiltà mesopotamica, infatti, era suddivisa in classi. Alla sommità della piramide sociale vi erano gli awilu (“uomini civilizzati”), cioè i nobili e coloro che esercitavano funzioni politiche e di governo. Seguivano i mushkenu (“coloro che si sottomettono”), uomini semiliberi e senza proprietà. Ultimi nella gerarchia erano i wardu, ossia schiavi e servitori, che potevano essere acquistati e venduti.

La gravità della pena era legata allo status sociale del responsabile.

Perché è così importante?

Si parla di una delle prime raccolte organiche di leggi a noi pervenute, che esplicita il concetto giuridico della conoscibilità e della presunzione di conoscenza della legge. Per la prima volta nella storia del diritto, i comportamenti sanzionabili e le pene corrispondenti vengono resi noti a tutti.

All’avanguardia rispetto ai tempi più moderni è la suddivisione del testo in articoli: ogni disposizione normativa del codice, infatti, è numerata, il che ne consente il richiamo in modo facile.

Dove si trova?

La stele costituisce uno dei gioielli della collezione di Antichità orientali del Museo del Louvre, a Parigi. Al Pergamonmuseum di Berlino, invece, ne troviamo una copia.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero