Archivi categoria: Notizie culturali

LE INCISIONI RUPESTRI DI TWYFELFONTEIN IN NAMIBIA: I TESORI NASCOSTI DELL’AFRICA

Siate sinceri. Quanto conoscete i tesori dell’Africa?

Oggi vi proponiamo una piccola chicca, che chissà magari potrebbe aiutarvi nelle prossime scelte di viaggio.

Ci troviamo in Namibia. Un Paese dell’Africa sud occidentale che a ovest si affaccia sull’Oceano Atlantico Meridionale; a nord è confinante con l’Angola, ad est con il Botswana, e dal versante meridionale con il Sud Africa.

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Mappa della zona.

A circa 430 Km da Windhoek, la capitale namibiana, si trova la valle di Twyfelfontein. Si tratta di un luogo magico, dove regnano la pace, l’isolamento, e il rosso calcareo caratteristico delle rocce della zona.

Per la bellezza del luogo e l’importanza che rivese nel Paese africano, il sito è stato dichiarato monumento nazionale nel 1952 e conseiderato Patrimonio Unesco dal 2007.

Il più bello della Namibia - Recensioni su Twyfelfontein Country Lodge,  Damaraland - Tripadvisor
Scorcio della valle, che presenta anche strutture turisiche.

Infatti la valle è nota per gli oltre 2000 dipinti rupestri e graffiti dell’età della pietra presenti sulle rocce di arenaria. I cacciatori hanno lasciato le loro tracce nei disegni e nelle incisioni sulle pietre che ogni viaggiatore può scoprire ad occhio nudo. 

Giraffe, rinoceronti e leoni sono solo alcune delle rappresentazioni raffigurate sulle rocce Ci sono anche impronte umane, come se quelle pietre fossero lavagne, su cui prepararsi, prima di andare a caccia.

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Le incisioni di Twyfelfontein.

Molte di queste immagini mostrano animali con tratti umani: la spiegazione sta nel fatto che molte di questi figure rimandano allo stato di trance degli sciamani.

Insomma, dove non ti aspetti (per noi europei) trovi delle meraviglie assolute che andrebbero conosciute e diffuse, sintomo di una cultura africana che ha delle radici profondissime.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

BRIDGERTON: LA SERIE TV NETFLIX e la sofferenza DELLE DONNE

Bridgerton è il nome della famiglia protagonista di una delle serie tv Netflix più in voga dall’inizio del 2021, da cui la stessa serie prende il nome.

L’ambientazione è la Londra della prima metà dell’Ottocento, e la giovane Daphne (interpretata da Phoebe Harriet Dynevor) è alla spasmodica ricerca di un marito, come conviene per le giovani donne inglesi altolocate giunte alla stagione per il debutto in società.

Il tempo di ambientazione è quello che è, come di conseguenza anche la mentalità dei personaggi; ma per metà stagione la protagonista non fa che cercare un marito, come unica ragione della propria vita.

Phoebe Dynevor: 8 curiosità sull'attrice che veste i panni di Daphne in  Bridgerton - Telefilm Central
Phoebe Dynevor, Nascita: 17 aprile 1995 – Trafford, Regno Unito.

ALLERTA SPOILER: Quando Daphne si sposerà con il Duca di Hastings (interpretato da Regé-Jean Page) non sarà a conoscenza di assolutamente nulla di reale sulla vita matrimoniale, poichè non è stata informata a sufficienza della madre. Non sa in cosa consiste l’amplesso sessuale e verrà ingannata dal marito riguardo al metodo naturale per provocare una gravidanza. Nulla di più degradante per il genere femminile!

Dover esser tenuta all’oscuro da un genitore su alcuni fatti della vita può essere non condividibile ma comprensibile se contestualizzato; al contrario, con gli occhi di oggi, sembra assolutamente ingiusto che ciò avvenga se si tiene un confronto con i pari età maschili: uomini che possono cambiare donne come se fossero noccioline, e che già dalla nascita sono stati educati ad una vita da predatori.

Gli autori della serie hanno riportato nella sceneggiatura molti riferimenti o frasi riguardo la voglia di alcuni personaggi femminili di emanciparsi e di vivere una vita differente: su tutte Lady Whistledown, la scrittrice misteriosa che, mediante un giornale privato, informa la popolazione sui pettegolezzi che interessano l’aristocrazia, pur non essendo concepibile a quel tempo che le donne potessero scrivere; e poi anche Eloise, la sorella di Daphne, che cercherà di smascherare la scrittrice misteriosa (quasi un idolo per lei) e che spererà per se un futuro diverso fatto di studio, e da un percorso universitario che pensa di non poter realizzare a causa del suo status di donna.

Al contrario, però, molti dei personaggi femminili della serie esprimono solo il desiderio di trovare marito; le donne si presentano con le madri tutte agghindate alle feste dell’alta società e gli uomini le guardano con quell’istinto animale incurante dei sentimenti e del fatto che nella vita ci siano molte altre cose.

Tanto che le donne devono nascondere la gravidanza quando non sono sposate, e se non posseggono un fidanzato presente devono trovare velocemente un marito che vedrà nascere un figlio che non sarà suo, come starà per accadere a Marina (interpretata da Ruby Barker), una delle giovani fanciulle che si presenterà alla società.

La serie Bridgerton ci mostra uno spaccato di società passata che ha contribuito ad aumentare il divario tra i due generi umani nel mondo contemporaneo. Lasciando con se numero quesiti: il mondo ha capito quali sono stati gli errori del passato? La società si è evoluta abbastanza? Siamo sulla buona strada?

Voi cosa ne pensate?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PERCHÈ PROCIDA È STATA SCELTA COME CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2022?

”La cultura non isola”

È un po’ questo il leitmotiv che accompagna Procida verso il titolo di capitale italiana della cultura 2022. La cittadina del napoletano ha saputo offrire un’immagine adeguata alla sua condizione geografica, associandola agli aspetti culturali di un territorio ricco di risorse.

Perché, diciamocelo, spesso nella concezione comune i posti da cartolina, belli da vedere e attrezzati di splendidi paesaggi, sono spesso oggetto di considerazioni semplicistiche secondo cui in tali luoghi ci si può recare solo per il sole, il mare, o il (sublime) cibo.

La presentazione proposta durante la candidatura di Procida ha saputo dimostrare sicuramente il valore di una comunità dalla storia profonda: a tal proposito, i recenti ritrovamenti archeologici sulla vicina isola di Vivara (un tempo collegata a Procida) fanno ritenere che l’isola fosse già abitata intorno al XVI – XV secolo a.C., probabilmente da coloni Micenei.

Assessore Carannante: «Valorizziamo i reperti archeologici di Vivara per  incentivare il turismo culturale e la coscienza ambientale» | Il Procidano
Rilievi archeologici nella zona.

Dunque, le bellezze che i visitatori potranno ammirare presso la cittadina isolana nell’anno della sua nomina forniscono un mix perfetto: da una parte la presenza di testimonianze artistiche tangibili con mano; dall’altra l’identità storica di un luogo che vive di bellezza e semplicità quotidiana, come testimonia il suggestivo porto ornato dei profumi e degli odori caratteristici del territorio napoletano.

Capitale Cultura: Procida si presenta con 44 progetti - Campania - ANSA.it
Vista della città dal porto di Procida.

Il riferimento al motto della candidatura (citato all’inizio dell’articolo) porta inevitabilmente all’associazione tra isolamento e isola non solo come riferimento lessicale, ma trova nella vittoria di Procida anche una relazione con la trasformazione del mondo della cultura e dei viaggi al tempo del Covid 19.

La possibilità di vivere a pieno il luogo, potendone apprezzare le tipicità all’aria aperta senza per forza concentrarsi in musei o luoghi chiusi, come probabilmente sarebbe accaduto con cittadine più grandi o dell’entroterra del Paese, ha avuto un aspetto determinante nella scelta di Procida.

Le barchette poste sul lungo mare e i colori variopinti delle case che si apprezzano arrivando sul posto, rendono visibile uno spettacolo che già annualmente attira molti turisti, e che per il prossimo anno è destinato ad attrarre molta più gente. Si può dire, senza troppo timore di essere smentiti, che Procida è un piccolo museo a cielo aperto.

Voi cosa ne pensate? La vittoria è stata meritata?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero.

CURON VENOSTA: IL CAMPANILE SOMMERSO NEL LAGO

Qualcuno dice che di notte si sentono ancora le campane di questo particolare campanile, proprio come l’eco di un vecchio paesino scomparso per far posto alla modernità.

Il campanile sommerso di Curon Venosta è alla vista un luogo meraviglioso, ma la storia che c’è dietro non è tanto felice: nel lontano 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, lo Stato decise di costruire un’enorme diga per sfruttare l’energia dei tre laghi alpini del Passo di Resia. Il progetto avrebbe unito i due laghi più a nord della valle, sommergendo il vecchio centro di Curon Venosta (nell’attuale provincia di Bolzano).

L'incredibile campanile che emerge dalle acque a Curon Venosta
Il campanile oggi.

Gli abitanti del luogo, molti dei quali di lingua tedesca, vennero informati della distruzione delle loro case con un avviso in italiano esposto per soli sei giorni. Nessuno ci fece caso e così alla fine dei sei giorni il commissario incaricato riferì che non c’era stata alcuna obiezione.

Quando nel 1940 iniziarono i primi espropri gli abitanti furono presi alla sprovvista e dotati di rimborsi a malapena sufficienti per i trasferimenti. Il primo effetto dei lavori fu quello di eliminare i pascoli, costringendo gli abitanti a fare una difficile scelta: da una parte abbandonare la valle per un destino incerto; dall’altro unirsi ai lavoratori della grande diga e seppellire con le loro stesse mani le abitazioni in cui erano cresciuti.

Curon Venosta - Val Venosta - Alto Adige, Provincia di Bolzano
Il lago ghiacciato con l’abbassamento delle temperature e l’arrivo della neve in invero. Uno spettacolo unico.

Dopo che la guerra sospese i lavori per circa tre anni i cantieri ripartirono anche grazie agli aiuti dall’estero. Ad una a una le case di Curon Venosta vennero fatte saltare una ad una ad eccezione del campanile romanico risalente al Trecento, riconosciuto come bene culturale e quindi oggetto di tutela.

Mentre l’acqua del lago cominciava a salire pian piano, il parroco del paese arrivò a chiedere un’udienza al Papa, ma nessuna istituzione rispose al grido del paesino Curon Venosta.

Dopo questo avvenimento iniziò la costruzione di un altro paesino più a monte; mentre ancora oggi il campanile di Curon Venosta affiora solitario dal lago, e la leggenda vuole che la notte risuoni ancora come se il vecchio paesino non volesse mai morire veramente.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PRESEPE GIGANTE AD ALICANTE IN SPAGNA (FOTO): INCREDIBILE COLPO D’OCCHIO

Vi è mai capitato di fare il presepe a casa e di avere dei personaggi troppo grandi rispetto al contesto?

Beh se vi capita in questi giorni di andare in Spagna, ad Alicante, vi rincuorerete facilmente viste le dimensioni ”importanti” che lo stesso assume in una piazza centrale della cittadina.

Il San Giuseppe presente nel monumentale Presepe di Alicante raggiunge l’altezza di 18 metri, praticamente l’equivalente di un palazzo di quattro piani. La Vergine Maria, invece, raggiunge i 10 metri e mezzo. L’opera, che ovviamente include anche la statua del Bambin Gesù, pesa in tutto una tonnellata!

presepe-alicante-4 – Rivoluzione Romantica
Fase di installazione dell’opera.

L’artista José Manuel García Esquiva detto “Pachi” per realizzare tale composizione ha vinto un concorso pubblico nella cittadina situata al sud est della Spagna, 170 Km più in basso di Valencia.

Il 60% dell’opera è realizzata in polistirene espanso autoestinguente (leggero ed anti-incendio). Al suo interno, invece, vi è una struttura in ferro tenuta insieme da saldature a gas e bulloni auto-bloccanti.

El belén 'Sagrada Familia' de Alicante, récord Guinnes como el más grande  del mundo
In questa foto è evidente la proporzione tra la gente di passaggio e il gruppo scultoreo.

Con le sue figure stilizzate, il monumentale presepe della città spagnola entra così ufficialmente al “Guinnes dei Primati” e, soprattutto, spera di poter parzialmente recuperare le enormi perdite di una stagione turistica insolitamente spenta causa covid.

Costata poco meno di 140mila euro, l’opera sta già facendo parlare di sé in tutta la Spagna, nonostante le critiche da parte di chi pensa che la spesa sia stata eccessiva, e che i soldi potessero servire ad aiutare altre realtà in difficoltà.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VIAGGI E CULTURA: RESOCONTO DEL 2020, PROSPETTIVE PER IL PROSSIMO ANNO

Un anno particolare si è concluso e lascia il corso ad un altro che ci auguriamo possa riportarci a vivere come prima. Nella vita, si sa, è molto più semplice guardare indietro che protendere lo sguardo in avanti. Ma è ovvio che dopo un 2020 del genere non si può far altro che prendere atto della situazione e ripartire in base alle possibilità che ci saranno.

Questo discorso riguarda in particolare gli attori principali di due mondi che spesso possono coesistere, ovvero quelli della cultura e dei viaggi e che interessano imprenditori, lavoranti, associazioni, istituti di formazione e artisti.

Ma non solo: entrambe le realtà nascono anche perché esistono dei fruitori che non vedono l’ora di vivere a pieno la vita, dando sfogo alle proprie passioni.

Viaggi roulette: il nuovo format per una vacanza unica - Periodico Daily

Da Marzo 2020 fino alla fine dell’anno, l’emergenza sanitaria Covid 19 grosso modo non ha permesso di viaggiare per turismo culturale, oltre che di presenziare a mostre ed eventi d’arte, o assistere a spettacoli teatrali o cinematografici. Insomma il mondo artistico e culturale è in ginocchio.

Ad oggi non ci sono notizie ufficiali su quando e su come procederà la fase di vaccinazione iniziata lo scorso 27 dicembre 2020. Non si ha idea di come ci possa essere una ripresa sicura, e soprattutto non si conoscono i tempi.

Notizie dell’ultima ora non danno notizie confortanti sulla riapertura di teatri e cinema a gennaio. E se si pensa a qualche mese dopo, ad oggi non sappiamo come vivremo l’estate, periodo di principali spostamenti per noi italiani: se potremo viaggiare o se dovremo rassegnarci a delle forti limitazioni.

Alla scoperta dei teatri più belli d'Italia

Nei mesi scorsi, si è tentato di condividere le bellezze culturali per mezzo delle nuove tecnologie digitali e dei social. Ma è vero che i sapori, gli odori e le sensazioni che possiamo vivere dal vivo non sono per niente replicabili digitando uno schermo.

Dunque lo step successivo che ci aspetterà nell’estate del 2021 sarà presumibilmente in linea con quello dell’anno precedente: mascherine ovunque, qualche riapertura nei luoghi di interesse artistico ma con restrizioni.

Bisogna contare, però, che nella stagione più calda del 2020 alcune misure restrittive non sono state adoperate o non c’è stato un rispetto saldo delle norme, tanto da favorire assembramenti.
È anche vero che se la gente è legittimata a muoversi lo fa senza violare alcuna legge. Dunque, non si potranno colpevolizzare le persone ma sarà il caso che le autorità prendano delle decisioni ferme in base alla situazione sanitaria.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

FRIDA KAHLO: IL CAOS DENTRO ARRIVA A MILANO – MOSTRA ATTESISSIMA

Frida Kahlo – Il caos dentro è il nome dell’esposizione presente dal 10 ottobre a Milano (presso gli spazi della Fabbrica del Vapore), che durerà fino al 28 marzo 2020.

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Frida Kahlo

Si tratta di un viaggio emozionale nella vita dell’artista messicana, sviluppato grazie alle curatrici dell’evento: Milagros Ancheita, Alejandra Matiz, Maria Rosso.

Un percorso che offre una prospettiva diversa, che racconta la vita professionale e personale di Frida, fatta di passione e talento.

Una narrazione artistica che ripropone gli scatti dei più grandi fotografi del tempo che hanno immortalato Frida Kahlo, i suoi abiti, le sue lettere, i film che la vedono protagonista, la ricostruzione degli spazi in cui visse, come lo studio e la camera da letto.

Tutto è racchiuso in una mostra affascinante in cui la realtà immersiva mette tutti in contatto con lo straordinario mondo dell’artista.

FRIDA KAHLO - II caos dentro - Fabbrica del vapore - Milano - MeloBox
La locandina della Mostra.

INFORMAZIONI UTILI:

Orari e giorni di apertura:

Dal lunedì al venerdì:  09,30 / 19,30

Sabato e domenica: 09,30 / 21,00

ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

BIGLIETTI:

  1. Intero: Feriali € 15 – Weekend e festivi 17
  2. Ridotto (Possessori Card Musei Lombardia, Disabili e accompagnatori, Gruppi oltre 15 pax, Carta del docente, 18 App, Possessori abbonamento annuale ATM, Abbonati e clienti occasionali Trenord)
    • Feriali € 12
    • Weekend e Festivi € 14
  3. Ridotto Speciale (Giovani fino a 14 anni, Universitari, Dipendenti del Comune di Milano con badge nominale, Giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati)
    • Tutti i Giorni € 10
  4. Open € 18
  5. Scuole € 5 ( più diritto di prevendita )
  6. Gratuità (bambini fino a 5 anni)

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

GALILEO GALILEI: L’ITALIANO CHE RIVOLUZIONÒ LA SCIENZA

Per quasi due millenni nessuno si era azzardato a discutere il pensiero di Aristotele secondo cui il moto dei corpi è determinato dalla loro natura, per cui un oggetto pesante cade per esempio più velocemente di uno leggero. Invece Galileo Galilei ebbe questo coraggio, dimostrando che, nel vuoto, una palla di cannone e una piuma, lanciate alla medesima altezza e nello stesso momento avrebbero toccato il suolo contemporaneamente

Galileo Galilei (15 febbraio 1564, Pisa – 8 gennaio 1642, Arcetri).

Ma l’invenzione più importante attribuita al genio pisano risulta essere il telescopio, che non era nient’altro che un cannocchiale, sviluppato anni prima da alcuni ottici olandesi. L’innovazione apportata da Galileo è che egli puntò il cannocchiale verso il cielo, inaugurando il metodo scientifico moderno, che all’osservazione dei fenomeni aggiunge anche esperimenti che mettono alla prova le credenze comuni dell’uomo.

Processo a Galileo.

Galileo ha continuato a svelare i misteri legati all’universo, studiando le macchie solari, i crateri sulla luna e la distanza delle stelle. Tuttavia il suo apporto più significativo alla scienza risiede nell’aver dimostrato ciò che aveva teorizzato Copernico ovvero che il Sole è immobile e i pianeti ruotano attorno ad esso. Questa teoria eliocentrica tuttavia metteva in discussione uno dei dogmi della Chiesa e così i tribunali dell’Inquisizione costrinsero Galileo ad abiurare, cioè a rinnegare le proprie teorie. 

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo. CLICCA QUI

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Secondo la leggenda, uscendo dal tribunale, lo studioso, rimuginando sulla teoria che aveva appena disconosciuto, disse la famosa frase: “E Pur si muove!“, dimostrando che l’inquisitore aveva sì piegato l’uomo, ma non lo scienziato.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Il Battistero di Parma: la rappresentazione esemplare del passaggio tra due stili

Nei pressi di Piazza Duomo, vicino alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, sorge il Battistero di Parma, o Battistero di San Giovanni.

Le origini:

La struttura fu realizzata a partire dal 1196 da Benedetto Antelami, un architetto lombardo, come si evince dall’architrave del Portale Nord, dove egli stesso firmò la data di inizio dei lavori; essi terminarono presumibilmente intorno al 1270, in seguito alla consacrazione del Battistero. Altri dettagli, come i pinnacoli e alcuni archetti, videro la luce nei prima anni del 1300.

L’edificio è un misto di architettura gotica e romanica, rappresentando in modo esemplare il passaggio tra i due stili .

L’esterno:

Il Battistero ha una forma ottagonale, che simboleggia l’eternità. L’esterno è stato costruito in marmo rosa di Verona, e la superficie è decorata con uno schema molto articolato, fatto di pieni e vuoti che ritmano un effetto chiaroscurale.

La struttura è molto sviluppata in altezza, quasi come fosse una torre.

Piazza Duomo e il Battistero

I portali sono decorati da vari rilievi, tra i quali spiccano le lunette probabilmente create dallo stesso Antelami. Esse rappresentano l’Adorazione dei Magi, il Giudizio Universale e la Leggenda di Barlaam, tutti riconducibili alla salvezza mediante il battesimo, mentre all’interno le lunette degli stessi portali presentano altri episodi biblici, quali la Fuga in Egitto, la Presentazione al Tempio e Re Davide che suona l’arpa.

Al livello inferiore troviamo lo Zooforo, una serie di settantacinque formelle scolpite a bassorilievo dallo stesso architetto.

L’interno e la Cupola:

L’interno del Battistero.

All’interno l’edificio presenta presenta 16 arcate che vanno a formare delle nicchie, ognuna delle quali contiene un affresco dipinto tra il XIII ed il XIV, mentre la cupola rappresenta la parte più rilevante e costituisce un peculiare esempio di cupola ad ombrello: dall’apice nella chiave di volta si diramano sedici nervature disposte a raggiera.

La cupola è caratterizzata da cinque fasce: nella prima fascia le storie della vita di Abramo, nella seconda la storia di San Giovanni Battista, il Santo a cui è dedicato l’edificio, nella terza Gesù, Maria e San Giovanni Battista circondati da dodici figure di Re e Profeti, nella quarta gli Apostoli e gli Evangelisti, nella quinta le mura della Gerusalemme celeste, ed infine i cieli stellati del Paradiso, rosso come il colore dell’amore eterno.

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La cupola del Battistero.

Il Battistero è dedicato al rito del battesimo, per questo motivo al centro troviamo la doppia fonte battesimale, sempre di forma ottagonale.

Nella nicchia est, invece, è situato l’altare.

All’interno sono anche presenti alcune sculture in altorilievo conosciute come il Ciclo dei Mesi”, poiché rappresentano appunto i mesi e le stagioni dell’anno.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Ritrovamento tomba a Mesagne, in Salento: l’abbraccio della madre al figlio che dura da sei secoli

Ci troviamo a Mesagne, un cittadina ricca di storia e di arte che si trova in Salento. Il paese è noto per il Castello Normanno-Svevo e per lo stile barocco che caratterizza le sue strutture religiose principali: in particolare la Chiesa Madre e la Chiesa di Sant’Anna.

La Facciata della Chiesa di Sant’Anna con uno scorcio di Piazza Orsini del Balzo, nel centro storico di Mesagne (Br).

Conferisce un fascino unico al borgo anche la forma a cuore dello splendido centro storico, composto da una fitta intersezione di vicoli.

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Pianta del centro storico di Mesagne (Br) risalente al 1596.

FEBBRAIO 2020 – Durante gli scavi per il rifacimento dell’acquedotto del centro storico, in Piazzetta Sant’Anna dei Greci si è verificato il ritrovamento di cinque tombe antiche. In una di queste fosse sono stati scoperti i resti di due corpi: quello di una giovane donna che tiene stretto a se un bambino.

Si tratta di una immagine dal valere emotivo fortissimo, che dona ancora più lustro ad un ritrovamento di per se eccezionale.

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L’immagine dei resti della donna e del bambino.

La Soprintendenza dei Beni Culturali di Brindisi, Taranto e Lecce ha comunicato che la scoperta è databile tra il XIII e il XV sec.

Fa effetto pensare che un gesto così amorevole e naturale sia rimasto nascosto per un periodo di tempo lungo almeno sei secoli. Chissà quante volte gli abitanti di Mesagne hanno camminato inconsapevolmente sulle chianche che coprivano l’abbraccio tra le due figure, che ora sono venute alla luce.

Gli scavi hanno portato alla conoscenza di tutti dei resti dal valore incalcolabile, emblema di quanto possa esser profondo il legame tra una mamma e un figlio, e il bene infinito che l’una vuole all’altro.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero