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CAPO DI BUONA SPERANZA: LA RISERVA NATURALE E LA COLONIA DI PINGUINI IN SUD AFRICA 🇿🇦

Il fascino di questo luogo rimane immutato da quando nel 1487 il capo di Buona Speranza fu raggiunto per la prima volta dal navigatore portoghese Bartolomeo Diaz,  che lo chiamò capo delle tempeste;

La sua tradizione rimase immutata quando dieci anni dopo Vasco da Gama fu il primo a terminare il tragitto verso le Indie doppiando il suddetto capo.

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Vista del Capo di Buonasperanza dall’alto.

Ma, al di là di importanti riferimenti storici, in pochi sanno che attualmente quì trova spazio una delle riserve naturali più importanti del continente africano.

Con le sue enormi scogliere, baie, spiagge e vallate, la Riserva Naturale del Capo di Buona Speranza è uno dei luoghi più panoramici del Sudafrica.

Creata nel 1938, è costituita da circa 7700 ettari lungo 40 km di costa, ed ospita numerose specie di uccelli: in particolare struzzi, antilopi, gnu, facoceri e babbuini; il tipo predominante di flora è il tipico fynbos della zona del capo.

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Insegna della Riserva del Capo di Buona Speranza.

Nella riserva spicca in particolare per la bellezzala piccola baia protetta tra Simon’s Town e Cape Point dove dal 1985 vive l’unica colonia al mondo di pinguini africani. Si tratta di Boulders Beach

Proprio qui, tra i macigni di granito (i boulders) e l’Oceano Indiano si aggirano indisturbati tantissimi pinguini dalle zampe nere, alti al massimo solo 70 centimetri, famosi per i loro versi molto simili a quelli di un asino. Per poterli osservare da vicino raggiungete la spiaggia bianca Foxy e camminate lungo la passerella in legno.

Accedere al punto di osservazione di questa spiaggia è a pagamento e costa 80 Rand (cinca 4, 50 euro).

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

SALAGON🇫🇷: IL MONASTERO⛪️ ORNATO DA UN FANTASTICO GIARDINO ETNOBOTANICO🍀

Avete mai desiderato andare in Francia e isolarvi, respirando aria pulita?

Magari trovandovi a contatto con la natura ed allo stesso tempo apprezzando bellezze artistiche affascinanti?

Salagon è il posto che fa per voi!

Si tratta un complesso dell’Haute Provance (Alpi dell’Alta Provenza) che contiene un antico monastero benedettino del XII secolo, un alloggio priorale del XV, ed alcuni edifici costruiti tra il XVI e XVII, sicuramente utilizzati per scopi agricoli.

Intorno a questi beni di carattere architettonico c’è un ricco patrimonio naturale, che è la meta principale della maggior parte dei visitatori.

Jardines de Salagon - Wikipedia, la enciclopedia libre
Scorcio del Monastero.

6 giardini tematici con più di 2000 specie di piante!

  • Il giardino medioevale,
  • Il giardino dei tempi moderni,
  • Il giardino dei semplici,
  • Il giardino delle fragranze,
  • Il giardino della quercia bianca,
  • Il giardino della noria.
Salagon musée et jardins - Mane
Vista del giardino.

Un luogo ricco di profumi e di colori che sa provocare delle profonde emozioni per gli amanti della botanica, oltre che donare pace all’animo dei turisti che si recano in Provenza, a 115 Km da Marsiglia.

E tu lo conoscevi?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

SENANQUE: L’ ABBAZIA CIRCONDATA DALLA LAVANDA🌷 IN PROVENZA🟣

Quando ammiriamo una bella chiesa o un edificio di carattere storico ne sappiamo sicuramente apprezzare l’estro umano nella sua realizzazione; ma quando la natura si fonde con tale bellezza si arriva a raggiungere l’estasi del sublime.

L'Abbazia di Sénanque, un monastero immerso nei campi di lavanda |  Viaggiando nella Bellezza
Meravigliosa vista dell’Abbazia di Senanque.

È quello che avviene nel sud della Francia a circa 100 Km da Marsiglia, dove nei mesi più caldi dell’anno compare una splendida fioritura di lavanda in prossimità dell’Abbazia di Senanque,

Sommario di "Ritrovarci": anno XXIX - num. 4 - settembre 2006
Scorcio interno dell’Abbazia

L’abbazia di Sénanque o abbazia di Nostra Signora di Sénanque  è una struttura cistercense sita a pochi chilometri dal centro urbano di Gordes.

Con le altre due Abbazie in Provenza: Silvacane e Le Thoronet è considerata una delle “Tre Sorelle Provenzali”, che costituiscono l’unico esempio di architettura cistercense in Provenza.

Stampa fine art – Francia, Gordes Cistercense abbazia di Senanque by Danita  Delimont foto, 21 x 14: Amazon.it: Casa e cucina
L’abbazia in estate.

Dunque parliamo di un sito dall’importante valore culturale per il territorio. Ma al di là delle considerazioni storico-artistiche, anche il colpo d’occhio di questo viola che si staglia davanti all’Abbazia fa il suo effetto.

Siete d’accordo?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA CITTÀ SOMMERSA DI SHI CHENG: LA BELLEZZA VISITABILE CON LE IMMERSIONI

A volte delle bellezze il cui valore non è quantificabile sono nascoste nei posti più particolari e inaspettati. Questo è il caso di Shi Cheng.

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Il lago di Qiandao, la "vera" Atlantide moderna - Greenious
Lago Qiandao

Immersa nelle acque del Lago Qiandao, ai piedi del Monte Wu Shi, si trova un’antica città conosciuta come Shi Cheng (che in italiano sta per “Città del Leone”).

L’insediamento urbano fu costruito durante la Dinastia Han (25-200 d.C.) e fu istituito come contea nel 208 d.C. La città prese il nome dalla vicina montagna di Wu Shi (Five Lion), che ora è conosciuta come Isola di Wu Shi, anch’essa parzialmente sommersa dalle acque del lago.

Ma quello che non ci si può aspettare è che il Qiandao è un lago artificiale.

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La posizione geografica del Lago Qiandao.

Dai reperti rinvenuti si evince che Shi Cheng fu un antico centro politico ed economico. La città aveva una dimensione pari a circa sessantadue campi da calcio.

Secondo un’antica mappa, possedeva ben cinque porte d’accesso, invece delle tradizionali quattro. Ognuna era protetta da un’imponente torre. Inoltre comprendeva sei strade principali, finemente colmate da pietra e ciottoli, utilizzate per collegare ogni angolo della città.

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La nuova Atlantide è in Cina: città sommersa con templi e strade ...
Una suggestiva vista dal basso della città sommersa.

Le antiche strade erano decorate da archi commemorativi, che furono mantenuti e ben conservati, prima di essere immersi nelle acque nel 1959. In quell’anno il Governo decise di costruire una stazione idroelettrica, creando così un lago artificiale di grandi dimensioni che finì per coprire gli antichi resti.

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Shi Cheng rimase dimenticata per quarant’anni, fino al 2001 quando un funzionario responsabile del turismo locale, creò una discussione che permise di dar vita ad una nuova forma di intrattenimento sul lago con un club di immersione.

Ad oggi, infatti, le meraviglie ben conservate dell’antico centro cittadino sono visitabili per coloro che decidono di intraprendere un particolare tour in tenuta da sub.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

MONT SAINT-MICHEL: L’AMORE RIUSCITO TRA UOMO E NATURA

Il Mont Saint-Michel è uno dei siti più visitati di tutta la Francia. Si trova lungo la costa settentrionale francese, nella regione della Bassa Normandia, al confine con la Bretagna.
Si tratta di un luogo incantato carico di storia millenaria e di leggende.


Grazie alla sua magnifica baia, al fascino del borgo medievale, alla maestosità dell’Abbazia e al meraviglioso spettacolo delle maree sigiziali, è conosciuto come la “Meraviglia dell’Occidente”.

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Mont Saint-Michel visto oggi.

Per la sua magnificenza, dal 1979 fa parte dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO.

Si tratta di uno dei pochi casi in cui lo spettacolo della natura e il lavoro dell’uomo si sono uniti perfettamente, sino a dar vita ad un’attrazione turistica e culturale che ogni anno attira moltissimi visitatori curiosi.

Vista del Mont Saint-Michel alla fine del X secolo (incisione del 1910 di Paul Gout).

La meravigliosità del luogo aumenta quando è possibile ammirare lo spettacolo visivo dell’alta marea. In questo caso, infatti, il perimetro che delimita i confini di Mont Saint-Michel viene a contatto con l’acqua fino ad assumere le sembianze di un isolotto.

Photos E-ticket for Abbey of Mont-Saint-Michel • Come to Paris
L’interno dell’Abbazia.

L’abbazia benedettina è l’elemento architettonico più caratteristico del sito. Essa fu edificata a partire dal X secolo con parti giustapposte che si sono sovrapposte le une alle altre negli stili che vanno dal carolingio al romanico al gotico flamboyant.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Arquà Petrarca: il luogo che rende omaggio al celebre poeta

Arquà Petrarca è un paesino veneto in provincia di Padova, chiamato così per omaggiare il grande Francesco Petrarca, che visse qui gli ultimi anni della sua esistenza.

Il poeta conobbe il borgo nel 1364 quando per curarsi dalla scabbia si spostò nella vicina Abano Terme, e cinque anni dopo Francesco il Vecchio gli cedette un terreno proprio ad Arquà. Petrarca si trasferì definitivamente in paese nel marzo del 1370. Egli, in un documento che ora è conservato nel Museo Civico di Padova, definì il luogo con la seguente frase:

”Il mio secondo Elicona”.

Lo scrittore compie un’associazione con l’Elicona, il monte della Beozia sacro ad Apollo e simbolo della poesia. Ad avvicinare il grande letterato alla nuova abitazione c’erano sicuramente i silenzi e la natura che lo riportavano alla sua terra natia, la Toscana.

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Raffigurazione di Francesco Petrarca. (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 19 luglio 1374).

Arquà si articola intorno alla centrale piazza Roma, dove si affaccia l’edifico più importante, ovvero il palazzo Contarini. Altra struttura di rilievo è la chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta, di poco posteriore all’anno Mille, ampliata e impreziosita da un complesso pittorico dal gusto bizantino fino all’influsso di Giotto: di particolare interesse è la tela di Palma il Giovane, “L’Assunta“.

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Palazzo Contarini ad Arquà.

Al centro del sagrato sorge l’arca in marmo rosso di Verona contenente le spoglie del Petrarca, eretta nel 1370. Nella strada che conduce a valle, al di sotto del sagrato, è presente una fontana con lavatoi detta “del Petrarca”, la cui costruzione è stata attribuita al poeta stesso, anche se la fattura risulta duecentesca.

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Tomba di Petrarca.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Capodanno sull’Etna: un’esperienza dal fascino mediterraneo

La Sicilia è una perla preziosa del mediterraneo, un’isola che racchiude storia, arte, e tradizione. Trascorrere il capodanno in questo luogo magico è la scelta perfetta per coniugare turismo, relax, ma anche divertimento.

Una delle attrazioni che qui sta portando molti turisti è, infatti, il capodanno sull’Etna. Non capita tutti i giorni di festeggiare il primo giorno dell’anno su 2000 metri di altezza.

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Immagine presa da un capodanno sull’Etna svolto negli anni passati.

Alcune strutture private stanno mettendo a disposizione dei pacchetti che comprendono il pernottamento e il cenone di capodanno sul vulcano. Altre associazioni offrono, invece, ben quattro giorni di avventura (dal 29 dicembre al 1 gennaio) mediante l’organizzazione di percorsi trekking. La scoperta degli antichi borghi medievali di Randazzo e Castiglione e le degustazioni gastronomiche sono parte integrante di questa attività, volta a promuovere le bellezze del territorio etneo.

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Percorso trekking.

In questi giorni è anche possibile salire sul cratere del vulcano. Tale attività dura circa 45 minuti. Una volta in cima si può godere di una vista impagabile sull’intero arcipelago delle Eolie. A nord si può osservare Lipari, di fronte le due gemelle di Salina; a sinistra Panarea con l’inconfondibile cono vulcanico di Stromboli.

Iniziare il nuovo anno con delle esperienze simili non può che essere di buon auspicio per la prosecuzione dei successivi dodici mesi nel segno della cultura.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Etroubles, Val D’Aosta: il comune più fiorito d’Europa

Nel mezzo della Valle del San Bernardo in Valle d’Aosta sorge un borgo chiamato Etroubles. Si tratta di un luogo posto a 1270 metri di altezza, in cui gli orologi sembrano essersi fermati ai tempi in cui la serenità prevaleva sulle velocissime routine quotidiane di oggi.

Non a caso Etroubles fa parte dell’elenco dei borghi più belli d’Italia, ed è stata premiata con la bandiera arancione dal Touring Club Italiano. Inoltre fa parte anche dei “Gioielli d’Italia” valutati dal MiBACT, e nel 2013, ha vinto il titolo di Comune più fiorito d’Europa.

Nella foto: la vista delle case del borgo.

Basta osservare le case del borgo per capire quale legame vi sia con le decorazioni floreali, che forniscono un aspetto affascinante al piccolo comune valdostano.

Etroubles ha iniziato a catturare l’attenzione dei viaggiatori già dal 2005, ovvero da quando ha ospitato una grande esposizione a cielo aperto di importanti opere d’arte realizzate da artisti contemporanei di fama mondiale.

Da quel momento in poi è divenuta una delle mete più gettonate per i visitatori che si recano in Italia settentrionale, e che necessitano di un po’ di tranquillità.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

La rubrica del borgo. Rasiglia: il borgo dei ruscelli in Umbria

Rasiglia è una frazione di Foligno in provincia di Perugia. Si tratta di un paese montano, situato a circa 648 metri sul livello del mare. È conosciuto come il borgo dei ruscelli, per la presenza dei corsi d’acqua che attraversano il luogo.

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Uno dei ruscelli del borgo.

Molti turisti ogni anno raggiungono Rasiglia, nonostante le piccole dimensioni del paesino. Qui sembra che la vita scorra lenta e tranquilla, e chi vi si reca può trascorrere del tempo immerso nel silenzio e nella bellezza.

Sono solo circa trenta le persone che vivono in questo luogo, in delle caratteristiche casine di pietra, che rendono particolare una location adatta per gli amanti della natura e delle tipicità italiane.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero