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Il Romanticismo in Italia: una nuova libertà tra arte e natura

Il Romanticismo, affermatosi all’inizio dell’Ottocento, si espanse in tutti i campi della cultura ed influenzò profondamente l’arte e la pittura.

Nel 1830, quando il Neoclassicismo stava gradualmente perdendo la propria influenza in tutta Europa, le nuove generazioni di artisti e letterati iniziarono la ricerca di qualcosa di nuovo ed innovativo. Il frutto di questa ricerca fu la delineazione di canoni e di peculiarità letterarie ed
artistiche, le quali, successivamente, portarono alla nascita del Romanticismo.

neoclassicismo - MAM-E
Amore e Psiche di Canova, un emblema del Neoclassicismo in arte.

In precedenza, le caratteristiche che stavano alla base del Neoclassicismo erano: raziocinio, controllo, perfezione geometrica e, soprattutto, imitazione degli antichi, i quali, secondo i neoclassici, avevano già raggiunto l’apice della perfezione con la loro arte.

Il Romanticismo fu l’espressione di una sensibilità nuova e molto diversa da quella che aveva dominato il Neoclassicismo. Se l’artista neoclassico era convinto che la perfezione dell’arte fosse già stata raggiunta dagli antichi, il romantico traeva ispirazione, invece, dal cupo e misterioso
mondo del Medioevo che fino a quel momento era stato considerato un periodo privo di importanza e prettamente negativo.

Il termine deriva proprio dall’aggettivo romance e roman che, nel francese antico e nello spagnolo, designavano le opere scritte nelle lingue romanze. L’aggettivo romantico ha poi assunto il significato di incline al sentimentalismo proprio collegandosi al movimento che nacque nella prima metà dell’Ottocento.

Il bacio di Francesco Hayez: amore e libertà - Arte Svelata
Il bacio di Hayez, emblema del Romanticismo in pittura.

L’arte romantica, infatti, si interessò soprattutto al mondo interiore, ai paesaggi suggestivi, alla dimensione del sogno. I temi più ricorrenti della pittura romantica furono la natura rappresentata nei momenti più insoliti ed emozionanti, le scene di storia nazionale, sia medievale sia
contemporanea, le raffigurazioni di antiche fiabe o racconti particolarmente drammatici.

Ogni paese in cui si manifestarono i lineamenti del Romanticismo sviluppò, a sua volta, delle varianti autonome ed individuali: ad esempio, il Romanticismo in Italia presentava delle caratteristiche fondamentalmente diverse da quello francese, inglese e tedesco.

Nello specifico, con il termine Romanticismo italiano si indicano il pensiero e le opere di una serie di autori attivi in Italia nel periodo tra il Congresso di Vienna e l’Unità d’Italia. Questo movimento nasce in piena continuità con il Romanticismo europeo, esaltandone in particolare i
caratteri patriottici e politici. La corrente romantica europea era una reazione all’arida poetica illuminista per proporre un ritorno ai valori religiosi, sentimentali e patriottici.

Aspetto curioso è che il Romanticismo italiano non condivise il realismo del Romanticismo francese e s’identificò soprattutto con il Risorgimento, il movimento dei patrioti che lottavano per la formazione di uno Stato unitario e indipendente dallo straniero.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Edvard Munch: il pittore che dipinse la “Malinconia”

Il 12 dicembre 1863 a Løten, vicino Oslo, nasceva il pittore norvegese Edvard Munch.  La sua vita fu funestata da lutti gravissimi, ma nonostante questo riuscì ad ottenere borse di studio e viaggiò per l’Europa per quasi vent’anni, tra il 1889 e il 1909.

Fu nella facoltà di Ingegneria che il giovane Edvard familiarizzò con il disegno di prospettiva, ma alla fine si dedicò agli studi artistici.

Munch e il suo autoritratto (1895)

In Francia ebbe modo di apprezzare l’avanguardia francese, ma soprattutto le opere di Gaugin.

All’inizio si avvicinò al naturalismo e alle influenze impressioniste, successivamente la sua pittura acquisì uno stile proprio, influenzato dalle esperienze personali.

Munch iniziò a imprimere pensieri e sensazioni direttamente sulla tela, e il suo stile si avvicinò al pre espressionismo con influenze simboliste.

La serie “Malinconia”

Malinconia (Melankoli) è una serie realizzata da Edvard Munch e composta da 5 tele (1891-1896) e due xilografie (1897-1902).

Il motivo prevalente di tutti i dipinti è un uomo seduto sulla spiaggia, che si sorregge il capo con una mano. Sullo sfondo una coppia sta per imbarcarsi. I colori contribuiscono ad accentuare l’atmosfera malinconica della scena.

Munch affida le sue emozioni ai colori, come anche al giovane ritratto in primo piano, che immerso nei suoi pensieri, riflette indirettamente lo stato d’animo del pittore. Però, anche se la tela prende spunto da esperienze autobiografiche, l’artista intende proporre un’interpretazione universale della malinconia.

Nel dipinto del 1892 possiamo vedere un uomo che si trova in primo piano, nell’angolo destro della tela, ripiegato su se stesso, su una spiaggia rocciosa, perso nei suoi pensieri.

Questa versione è diversa dalle altre, in quanto l’uomo volta le spalle alla spiaggia, come se si proiettasse fuori della scena. Qui viene data rilevanza anche allo sfondo del dipinto, in cui ci sono tre figure su un pontile. Il paesaggio, così come strutturato, dona una profondità di prospettiva.

Il dipinto del 1892

Curiosità

La serie di dipinti fa riferimento alla relazione sfortunata tra il suo amico giornalista Jappe Nilssen e Oda Krohg, moglie del pittore Christian Krohg. Il pittore si rivede quindi nella loro relazione, poichè anche lui aveva avuto una relazione con una donna sposata.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

L’Oracolo di Delfi: lo splendore e il fascino del mondo greco

Secondo la tradizione, Delfi era esattamente al centro del globo terrestre, ma non fu la sua posizione a conferirle notorietà: la città infatti ospitò l’oracolo più influente del mondo greco ovvero l’Oracolo di Apollo.

Situato sulle pendici del monte Parnaso, l’Oracolo di Delfi traeva origine dall’uccisione del serpente Pitone, posto a guardia di una fonte sacra, da parte di Apollo. Secondo il mito, il dio insediò il santuario pitico e ordinò che una vergine, la Pizia, proferisse gli oracoli ispirata dal soffio divino.

In origine la Pizia era una giovane vergine nativa del paese, ma in seguito per ricoprire questo ruolo fu scelta una donna di età più avanzata, che viveva all’interno del santuario e doveva osservare una rigorosa castità.

La Pizia

La Pizia si sottoponeva ad un cerimoniale preparatorio prima di proferire il responso del dio Apollo: beveva acqua della fonte Cassiotis, masticava alcune foglie di lauro e assorbiva i vapori che salivano da alcune fenditure del terreno e che le procuravano uno stato di trance.

I suoni più o meno intellegibili che uscivano dalla sua bocca venivano riformulati dai sacerdoti e ne traevano un responso formulato con parole ambigue: il rischio di essere smentiti dai fatti poteva compromettere definitivamente il prestigio della Pizia, pertanto eventuali responsi sbagliati erano attribuiti all’incapacità di comprendere, piuttosto che a quella di prevedere.

Iniziò così la grande storia di Delfi e del suo Oracolo, meta di pellegrini che giungevano lì da ogni angolo del mondo antico per ricevere il vaticinio della sacerdotessa.

Omphalos, pietra che indica Delfi come ombelico del mondo

Ma col passare del tempo, l’Oracolo perse la sua divina imparzialità e così l’indipendenza del santuario venne mortificata dal dominio politico e militare delle varie potenze egemoniche.

 Rosa Araneo per L’isola di Omero

Noi esseri umani, un granello di sabbia su una spiaggia interminabile

A volte la vita ci dimostra quanto siamo piccoli davanti alle circostanze che possono accadere. Pensate ad un uomo che ha una casa, una famiglia, degli affetti, e che dopo aver subito la forza devastante di un terremoto perde tutto.

Siamo pronti a perdere ciò che abbiamo?

Ci riferiamo non solo agli oggetti materiali, ma anche ai legami personali o addirittura alla libertà.

In Italia, come anche nel resto del mondo occidentale, dalla fine della seconda guerra mondiale viviamo una condizione di agi, che sicuramente ci ha ammorbidito e che ha reso più difficoltosa la nostra reazione ad eventi che non possiamo controllare. Entriamo in panico se si rompe il cellulare, perché la nostra vita è spesso legata a questo oggetto, figuriamoci se ci fossimo trovati al posto dei poveri siriani che da anni vivono una situazione drammatica.

Ma quando un problema è apparentemente lontano, esso non può intaccarci perché non ci tange minimamente. Un’idea al quanto stupida se si pensa che in un mondo globalizzato da anni, almeno per la parte ”più evoluta”, ogni singolo individuo di ogni singolo Stato entra in connessione, e dunque le uniche soluzioni sono la pace ed il bene comune.

Risultato immagini per viandante sul mare di nebbia

Ma il bene del singolo è realmente anche il bene comune?

Il fatto di risiedere in un posto tranquillo influenza ”la massa” tanto da indurre i più approssimativi a non rispettare le regole elementari del vivere in società. Finché le cose vanno bene ci si nasconde dietro agli altri, che invece faticano pur di risultare adatti ad un determinato protocollo. Poi quando vanno male, e ci troviamo nelle condizioni di dover attenerci a delle prescrizioni legislative per il bene della collettività, come nel caso del Coronavirus, tendiamo a far fatica. Non comprendiamo che quelle stesse leggi che infrangiamo servono per garantire il nostro benessere, prima ancora che quello degli altri.

Durante le epidemie ci rechiamo ai supermercati per accaparrarci le primizie migliori in quantità industriali, non curanti del fatto che esiste gente che non può acquistare del cibo nemmeno per un giorno; piangiamo i morti dopo il crollo di un edificio non costruito a norma, figlio di un sistema alimentato da noi stessi.

Ci affanniamo per costruire o ricercare la ricchezza anche con metodi inadeguati e scorretti. Per molti lo scopo della propria vita è quello di curare l’apparenza e il modo con cui gli altri ci percepiscono, più che pensare ad essere persone corrette prima di tutto con noi stessi. La realtà è che proviamo a realizzare solo ciò che reputiamo controllabile e ben definito. Una volta che tutto esce fuori dai nostri schemi ci sentiamo persi. Il problema è che questa eventualità è più probabile di quanto possa sembrare. Basta poco per essere spazzati, come un granello di sabbia portato via dal vento che si alza all’improvviso.

La soluzione è pensare che forse la nostra piccolezza di esseri umani nei confronti dell’esistenza in realtà ci fornisce un alibi per sentirci parte di una collettività. Perché se si sta più vicini rispettando le regole si può reagire meglio alle intemperie del mondo, e allora il bene comune diventa il bene del singolo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero