Archivi categoria: Arte – scultura

IL GENIO DI MICHELANGELO E LE CAPPELLE MEDICEE

Le Cappelle Medicee, che si trovano dietro la Basilica di San Lorenzo, erano il luogo di sepoltura della famiglia Medici.

Oltre alla Cripta, fanno parte del complesso la Sagrestia Nuova che Michelangelo realizzò per ospitare le tombe di Lorenzo e Giuliano dei Medici, e la Cappella dei Principi, costruita a partire dall’inizio del Seicento come mausoleo della famiglia. 

La Sagrestia Nuova fu ideata da Michelangelo su un precedente impianto progettato da Giuliano da Sangallo, e fu voluta da Papa Leone X de’ Medici per accogliere le spoglie dei due magnifici, Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, e dei duchi Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca di Urbino, rispettivamente figlio e nipote di Lorenzo il Magnifico.

Il Sepolcro di Lorenzo il Magnifico e del fratello Giuliano

Michelangelo iniziò i lavori nel 1520 e li portò avanti per 14 anni, fino alla sua partenza per Roma dove fu chiamato per costruire la Cupola di San Pietro. 

Per la realizzazione della Sagrestia Nuova, egli progettò un ambiente indipendente, simmetrico e speculare alla Sagrestia Vecchia; invece per le tombe, si decise di disporle addossate alle pareti con tombe singole per i duchi e doppie per i magnifici.

La Sagrestia Nuova

L’importanza della Sagrestia Nuova per il Rinascimento italiano risiede anche nella progettazione realizzata da un unico artista ed è per questo che l’ambiente si presenta come un integrato di architettura, scultura e decorazione in cui la luce svolge il ruolo di legame. Infatti, con l’apertura delle finestre nella parte alta della Sagrestia, Michelangelo ha permesso la produzione di due tipi di luce di cui una più costante, mentre l’altra cambia in modo evidente col trascorrere delle ore e a seconda del variare delle stagioni.

E così l’epopea di una famiglia viene immortalata per sempre in questa magnifica sintesi di architettura e scultura, due momenti che Michelangelo visse in un’indissolubile unità.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

Il Battistero di Parma: la rappresentazione esemplare del passaggio tra due stili

Nei pressi di Piazza Duomo, vicino alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, sorge il Battistero di Parma, o Battistero di San Giovanni.

Le origini:

La struttura fu realizzata a partire dal 1196 da Benedetto Antelami, un architetto lombardo, come si evince dall’architrave del Portale Nord, dove egli stesso firmò la data di inizio dei lavori; essi terminarono presumibilmente intorno al 1270, in seguito alla consacrazione del Battistero. Altri dettagli, come i pinnacoli e alcuni archetti, videro la luce nei prima anni del 1300.

L’edificio è un misto di architettura gotica e romanica, rappresentando in modo esemplare il passaggio tra i due stili .

L’esterno:

Il Battistero ha una forma ottagonale, che simboleggia l’eternità. L’esterno è stato costruito in marmo rosa di Verona, e la superficie è decorata con uno schema molto articolato, fatto di pieni e vuoti che ritmano un effetto chiaroscurale.

La struttura è molto sviluppata in altezza, quasi come fosse una torre.

Piazza Duomo e il Battistero

I portali sono decorati da vari rilievi, tra i quali spiccano le lunette probabilmente create dallo stesso Antelami. Esse rappresentano l’Adorazione dei Magi, il Giudizio Universale e la Leggenda di Barlaam, tutti riconducibili alla salvezza mediante il battesimo, mentre all’interno le lunette degli stessi portali presentano altri episodi biblici, quali la Fuga in Egitto, la Presentazione al Tempio e Re Davide che suona l’arpa.

Al livello inferiore troviamo lo Zooforo, una serie di settantacinque formelle scolpite a bassorilievo dallo stesso architetto.

L’interno e la Cupola:

L’interno del Battistero.

All’interno l’edificio presenta presenta 16 arcate che vanno a formare delle nicchie, ognuna delle quali contiene un affresco dipinto tra il XIII ed il XIV, mentre la cupola rappresenta la parte più rilevante e costituisce un peculiare esempio di cupola ad ombrello: dall’apice nella chiave di volta si diramano sedici nervature disposte a raggiera.

La cupola è caratterizzata da cinque fasce: nella prima fascia le storie della vita di Abramo, nella seconda la storia di San Giovanni Battista, il Santo a cui è dedicato l’edificio, nella terza Gesù, Maria e San Giovanni Battista circondati da dodici figure di Re e Profeti, nella quarta gli Apostoli e gli Evangelisti, nella quinta le mura della Gerusalemme celeste, ed infine i cieli stellati del Paradiso, rosso come il colore dell’amore eterno.

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La cupola del Battistero.

Il Battistero è dedicato al rito del battesimo, per questo motivo al centro troviamo la doppia fonte battesimale, sempre di forma ottagonale.

Nella nicchia est, invece, è situato l’altare.

All’interno sono anche presenti alcune sculture in altorilievo conosciute come il Ciclo dei Mesi”, poiché rappresentano appunto i mesi e le stagioni dell’anno.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Il Romanticismo in Italia: una nuova libertà tra arte e natura

Il Romanticismo, affermatosi all’inizio dell’Ottocento, si espanse in tutti i campi della cultura ed influenzò profondamente l’arte e la pittura.

Nel 1830, quando il Neoclassicismo stava gradualmente perdendo la propria influenza in tutta Europa, le nuove generazioni di artisti e letterati iniziarono la ricerca di qualcosa di nuovo ed innovativo. Il frutto di questa ricerca fu la delineazione di canoni e di peculiarità letterarie ed
artistiche, le quali, successivamente, portarono alla nascita del Romanticismo.

neoclassicismo - MAM-E
Amore e Psiche di Canova, un emblema del Neoclassicismo in arte.

In precedenza, le caratteristiche che stavano alla base del Neoclassicismo erano: raziocinio, controllo, perfezione geometrica e, soprattutto, imitazione degli antichi, i quali, secondo i neoclassici, avevano già raggiunto l’apice della perfezione con la loro arte.

Il Romanticismo fu l’espressione di una sensibilità nuova e molto diversa da quella che aveva dominato il Neoclassicismo. Se l’artista neoclassico era convinto che la perfezione dell’arte fosse già stata raggiunta dagli antichi, il romantico traeva ispirazione, invece, dal cupo e misterioso
mondo del Medioevo che fino a quel momento era stato considerato un periodo privo di importanza e prettamente negativo.

Il termine deriva proprio dall’aggettivo romance e roman che, nel francese antico e nello spagnolo, designavano le opere scritte nelle lingue romanze. L’aggettivo romantico ha poi assunto il significato di incline al sentimentalismo proprio collegandosi al movimento che nacque nella prima metà dell’Ottocento.

Il bacio di Francesco Hayez: amore e libertà - Arte Svelata
Il bacio di Hayez, emblema del Romanticismo in pittura.

L’arte romantica, infatti, si interessò soprattutto al mondo interiore, ai paesaggi suggestivi, alla dimensione del sogno. I temi più ricorrenti della pittura romantica furono la natura rappresentata nei momenti più insoliti ed emozionanti, le scene di storia nazionale, sia medievale sia
contemporanea, le raffigurazioni di antiche fiabe o racconti particolarmente drammatici.

Ogni paese in cui si manifestarono i lineamenti del Romanticismo sviluppò, a sua volta, delle varianti autonome ed individuali: ad esempio, il Romanticismo in Italia presentava delle caratteristiche fondamentalmente diverse da quello francese, inglese e tedesco.

Nello specifico, con il termine Romanticismo italiano si indicano il pensiero e le opere di una serie di autori attivi in Italia nel periodo tra il Congresso di Vienna e l’Unità d’Italia. Questo movimento nasce in piena continuità con il Romanticismo europeo, esaltandone in particolare i
caratteri patriottici e politici. La corrente romantica europea era una reazione all’arida poetica illuminista per proporre un ritorno ai valori religiosi, sentimentali e patriottici.

Aspetto curioso è che il Romanticismo italiano non condivise il realismo del Romanticismo francese e s’identificò soprattutto con il Risorgimento, il movimento dei patrioti che lottavano per la formazione di uno Stato unitario e indipendente dallo straniero.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Botticelli e l’eterea femminilità nell’arte

Per quanto concerne la figurazione femminile, nessun pittore fiorentino del Quattrocento ha goduto di così larga fortuna e popolarità come Alessandro Filipepi, altresì noto con il soprannome di Botticelli (1445-1510).

Questo nome gli fu dato, anche in conseguenza di un’interpretazione piuttosto aleatoria della sua cifra pittorica. La peculiarità di quest’ultima, era una raffigurazione umana fragile e soave, dotata di un’aggraziata proporzione delle membra ma al contempo insidiate da un’intrigante mestizia.

Il pittore Sandro Botticelli

Per tale ragione, la critica recente ha riaffermato, proprio attraverso le figure femminili, i pregi e i valori formali dell’artista fiorentino, evidenziandone il particolare sentimento della linea, discostandosi dall’antica accusa di essersi configurato in una tardiva ripresa del decorativismo gotico, sviluppando invece, una sensibilità melodica del tutto nuova, antesignana della pittura fiorentina successiva.

Copertina del libro ”Botticelli” (2017), di Barbara Deimling . Clicca Qui.

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Nelle rappresentazioni femminili botticelliane, ritroviamo quindi un linguaggio dedito alla purezza stilistica. In esso, infatti, risuona in modo assoluto, come si è già detto, il melodico andamento della linea che, si associa amabilmente a uno svariato cromatismo dai tratti intensi ad altri più tenui, definendo l’atmosfera tipicamente mitica.

Così, l’intera composizione di figure e oggetti inanimati si avvolge di un equilibrio delicato, tra moto e stasi, per cui la visione che traspare è irreale e favolosa.

Tale trapasso è particolarmente importante, poiché presente ed evidente nelle opere più celebrate del Botticelli, quelle che elogiano la femminilità nell’effige della sua musa ispiratrice: Simonetta Vespucci, nobildonna italiana di origini genovesi.

Simonetta Vespucci

In lei, Botticelli vide l’incarnazione della perfezione, e la rese eterna nelle sue opere più celebrate, come la Primavera (1477-’78), la Nascita di Venere (1486), i vari ritratti che la vedono in mezzo busto con particolarissime acconciature (1475-1476 ca), la Madonna del Magnificat, la figura della Maddalena del Compianto sul Cristo morto, l’affresco delle Prove di Mosè col particolare delle figlie di Ietro (1481-‘82).

Potremmo quindi, definire la figura della Vespucci come l’unica e vera fonte che assume le sembianze carnali dell’esaltazione di un mondo ideale nel quale la Bellezza trionfa allorché la natura istintiva e sensuale si accompagna alle virtù morali, civili e religiose.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

FIRENZE: IL PROFONDO SIGNIFICATO DELLA ”DONNA COL MAL DI TESTA”

A Firenze, esattamente in prossimità della trecentesca Porta Romana, è installata l’opera di Michelangelo Pistoletto intitolata Dietrofront (1984).

Nel corso degli anni molti passanti hanno attribuito a tale lavoro i nomi di ”la donna con il mal di testa” o ”la squilibrata”. Indubbiamente la scultura presenta una forma particolare, che da sempre attira l’attenzione dei visitatori della città e della gente comune.

Art@Site Michelangelo Pistoletto, Dietro-front, Roundabout, Florence
Dietrofront (1984), Michelangelo Pistoletto. Firenze.

Il blocco di materia posto in cima al capo della figura femminile, rappresenta un unicum iconografico che non ha potuto lasciare indifferenti anche i maggiori studiosi dell’arte contemporanea.

L’opera fu presentata per la prima volta nel 1984 a Forte Belvedere (Fi) in occasione di una mostra di Pistoletto, per poi essere definitivamente collocata dove si trova attualmente.

Michelangelo Pistoletto by Serena Ucelli – Serena Ucelli di Nemi
Michelangelo Pistoletto (nato a Biella il 25 giugno 1933).

QUAL È IL SENSO DELL’OPERA?

Effettivamente, osservando bene la scultura, si può notare che le donne raffigurate sono due. Quello posto in orizzontale non è un semplice blocco di pietra, ma è una seconda donna che insieme a quella verticale forma un incrocio perpendicolare.

Il libro si racconta per la prima volta nel libro La voce di Pistoletto”. Clicca qui.

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La donna ”in piedi” , visibile anche dal basso, porge lo sguardo verso Roma, mentre l’altra che è ”stesa” osserva Via Romana attraverso l’ingresso della Porta di origini medievali.

L’artista ha dichiarato che il contrasto di visione tra le due donne rappresenta la circolarità tra passato e futuro: in sostanza, tutto quello che di bello si è venuto a creare nasce dal Rinascimento e dall’utilizzo della prospettiva, e trova in Firenze il centro di gravità delle arti.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Villa Pamphilij: Roma coronata da arte e natura

Racchiusa tra i tracciati romani di via Aurelia Antica, via della Nocetta e via Vitellia, Villa Doria Pamphilij, con i suoi 184 ettari, è il più grande parco storico romano oltre ad essere l’unica villa rimasta pressochè integra nella struttura.

Le sue origini sono legate alla famiglia di cui porta il nome e che in questo pezzo di campagna romana realizzò, a partire dall’XVII secolo, la propria residenza a partire dal Casino di famiglia, oggi sede di un museo dedicato alla villa.

Il Casino del Bel Respiro

Il complesso consta di tre parti: la pars urbana, comprensiva del Palazzo e dei giardini circostanti; la pars fructuaria, composta dal pineto; e la pars rustica, che viene considerata la parte della vera e propria tenuta agricola.

Innovativi sono i giardini che sono concepiti su due assi ortogonali, il primo perpendicolare rispetto all’acquedotto e il secondo parallelo, ottenendo così un’intersezione nel giardino più in basso e non più intorno al Palazzo.

Magnifico il Casino del Bel Respiro con il suo Giardino Segreto, abbellito da siepi tagliate in modo tale da formare disegni vari, così come l’Arco dei Quattro Venti, ma anche Palazzo Corsini e la Cappella, in stile neogotico, che sorgeva lì dove c’era la Fontana dei Delfini.

La natura della villa non è meno affascinante: qui si possono ammirare specie di elevato pregio naturalistico quali il Pino d’Aleppo, il Cedro del Libano e il Pioppo Nero.

In questa location la natura è a tratti selvaggia e custodisce anche interessanti testimonianze archeologiche, come una necropoli romana con due tombe di età augustea riccamente decorate con affreschi.

Nel 1975 i Pamphili vendettero la tenuta allo Stato italiano, che l’aprì al pubblico nel 1972.

Oggi Villa Pamphilij è attraversata da sentieri per fare jogging e disseminata di fontanelle, una vera oasi di pace nel cuore di Roma.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

LA TOMBA DI TUTANKHAMON: LA SPLENDIDA SEPOLTURA DEL SOVRANO FANCIULLO

Nell’articolo troverai:

1. Chi era Tutankhamon?

2. Informazioni sulla tomba.

3. Come ci si arriva (da Il Cairo)?

1. Chi era Tutankhamon?

Tutankhamon è stato un faraone egizio appartenente alla XVIII dinastia, durante il periodo della storia egiziana noto come Nuovo Regno o talvolta come impero.  Egli infatti ha vissuto tra il 1341 a.C. e il gennaio/febbraio 1323 a.C. 

Quando salì al trono era giovanissimo, aveva circa 9 anni. Nel 1º o 2º anno di regno, Tutankhaton, sposò Ankhesepaaton, il cui nome stava a significare ”Che lei possa vivere per Aton, il dio Sole.

Al momento delle nozze, la sposa aveva 12 o 13 anni ed era figlia di Akhenaton, conosciuto come il faraone eretico che radicalizzò il suo credo nel dio-sole come forza creatrice dell’universo.

Tutankhamon. Il fanciullo (Fanucci Editore) di [Valery Esperian]
Valery Esperian, TUTANKHAMON – IL FANCIULLO. Morto giovane, a soli diciotto anni, e senza eredi, il Faraone fanciullo passerà alla storia per il suo regno prospero ma brevissimo, e per le ineguagliabili ricchezze della sua tomba, su cui ancora oggi aleggia una misteriosa e affascinante superstizione. Clicca qui.

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2. La tomba:

La tomba di Tutankhamon è il luogo di sepoltura del giovane sovrano, situata nella Valle dei Re, ovvero la collocazione scelta per la conservazione dei corpi dei faraoni.

La sua scoperta avvenne il 4 novembre 1922 per merito dell’egittologo britannico Howard Carter. Al suo ritrovamento la struttura era praticamente intatta. Al suo interno c’era ancora la mummia del faraone, circondata da un ricco e luccicante corredo di oggetti funerari.

Alla scoperta della tomba di Tutankhamon
Immagine degli studi svolti in seguito alla scoperta della tomba.

Secondo le informazioni storiche, il faraone fanciullo morì a 18 anni, poco prima di compierne 19. Le analisi eseguite nel corso degli anni, insieme a quelle del DNA compiute nel 2009, hanno consentito di appurare che il sovrano soffriva di diverse malattie, alcune delle quali ereditarie, ma si è ritenuto che a nessuna di esse possa essere imputata la morte.

Politecnico: “Nessuna camera segreta nella tomba di Tutankhamon ...

Nel febbraio 2010 sulla rivista statunitense JAMA (Journal of the American Medical Association) sono stati pubblicati alcuni documenti secondo cui Tutankhamon era affetto dalla malattia di Köhler, a causa della quale era costretto a camminare appoggiandosi a un bastone. Nel corpo di Tutankhamon fu inoltre rilevata la presenza del parassita della malaria.

3. Come ci si arriva (da Il Cairo)?

Mappa dell’Egitto. In basso (in rosso) la collocazione della tomba. Nella parte in alto dell’immagine è facile visionare la posizione della capitale Il Cairo.

Partendo dalla capitale d’Egitto Il Cairo in direzione della Tomba bisogna sapere che non è possibile prendere mezzi pubblici su strada, come gli autobus, in quanto al momento non è previsto un servizio apposito.

Se si sceglie l’aereo, ci sono due voli diretti a settimana da Il Cairo a Luxor, per una durata di volo di 1 ora circa.

Con l’auto il tragitto è di 7 ore per una distanza da percorrere pari a 635 Km. Ripercorriamo di seguito i tratti salienti del percorso:

1. Prendi Asyuit Desert – Cairo Rd in direzione di Geish Rd a Asyut Desert.

2. Prendi ‫طريق الصعيد البحر الأحمر‬‎ e El Geesh – Souhag – Qena Rd in direzione di Al Hurghada – Qena/Qena – Safaga Rd/Strada 60M a Qena Desert

3. Segui Strada 60M e Qena – Luxor Rd in direzione di Rd Lead to Masaken Al Zelzal a Al Qarna Desert

4. Guida in direzione di Kings Valley Rd

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

MICHELANGELO: LE SUE LITI E IL RAPPORTO CON LEONARDO

”Si dipinge col cervello et non con le mani”.

(Michelangelo Buonarroti)

Michelangelo Buonarroti non è stato solo uno scultore, un pittore, un architetto o un poeta italiano. Egli è considerato uno dei più grandi artisti di sempre. Le sue opere hanno condizionato a tal punto l’arte italiana da creare una scuola a cui si ispireranno gli artisti successivi, e che viene indicata con il nome manierismo.

  1. Chi era Michelangelo?
  2. Quale era la visione di Michelangelo?
  3. Il carattere inquieto: le liti di Michelangelo.
  4. Il rapporto con Leonardo.
A cena con Michelangelo Buonarroti | informatorecoopfi.it
Michelangelo Buonarroti (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564).

1. CHI ERA MICHELANGELO?

Michelangelo nasce a Caprese, in provincia di Arezzo, da una famiglia di nobili fiorentini ormai in declino. A 12 anni approda alla bottega di Domenico Ghirlandaio, uno dei più importanti artisti fiorentini dell’epoca. Completa la sua formazione presso il giardino di San Marco, un’accademia di giovani artisti sostenuta economicamente da Lorenzo il Magnifico. Le opere di Michelangelo colpirono così nel profondo il signore di Firenze, che decise di ospitare l’artista presso il palazzo di Via Larga, residenza della famiglia Medici.

I chiostri di Firenze da visitare almeno una volta nella vita
Vista dei giardini di San Marco, oggi museo.

L’arte scultorea di Michelangelo è indissolubilmente legata al candore del marmo di Carrara. L’artista osservando il blocco di marmo vedeva all’interno una figura imprigionata che solo lui era capace di liberare e rendere visibile al mondo. Così nascono capolavori come la splendida Pietà Vaticana, realizzata quando egli aveva solo 23 anni.

Pietà Vaticana. Michelangelo Buonarroti
Pietà Vaticana (1498–1499), Basilica di San Pietro.

Michelangelo è anche l’autore degli affreschi sulla volta e sulla parete di fondo della Cappella Sistina; capolavoro di proporzioni colossali che da solo riesce a fornire un’idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere, parafrasando le parole del poeta tedesco Goethe. Ma non solo: la poliedricità del grande artista è evidente quando, ormai settantenne, assunse l’incarico di dirigere i lavori per la monumentale Basilica di San Pietro in Vaticano.

2. QUALE ERA LA VISIONE DI MICHELANGELO?

Michelangelo in vita poté godere dell’appoggio di molti influenti mecenati. Tra questi, oltre il sopracitato Lorenzo il Magnifico, si ricordano soprattutto il cardinale Jacopo Galli, i papi Alessandro VI e Giulio II. Ciononostante dimostrò una forte indipendenza creativa, realizzando opere senza un preciso committente, ma destiate ad essere vendute a chi fosse realmente interessato. Era una cosa assolutamente nuova per l’epoca.
Una visione molto progressista, che rivoluzionava del tutto il concetto di Arte. Da quello che si presuppone, infatti, per Michelangelo l’artista non era solo colui che produceva opere per soddisfare il mecenate di turno; ma egli doveva offrire il suo talento al miglior offerente, seguendo esclusivamente la propria creatività .

3. IL CARATTERE INQUIETO: LE LITI DI MICHELANGELO

SIMBOLOGIA DEL TONDO DONI DI MICHELANGELO - Polisemantica
Tondo Doni (1504–1506), Michelangelo Buonarroti, Galleria degli Uffizi.

Ci sono almeno un paio di episodi che testimoniano il fatto che Buonarroti non aveva un buon carattere.

Un giorno fece infuriate a tal punto lo scultore Pietro Torrigiano, che questi lo colpì violentemente con un pugno, compromettendo la fisionomia del volto dell’avversario.

In un’altra circostanza, di fronte al ricco mercante Agnolo Doni, che cercava di pagare di meno il dipinto che aveva commissionato, l’artista riprese indietro la sua opera obbligando il cliente a pagare il doppio per riaverla indietro. Doni, a malincuore, pagò.

4. IL RAPPORTO CON LEONARDO:

Michelangelo era anche l’autore della scultura forse più famosa al mondo, il David. All’epoca nacque una discussione sulla collocazione dell’opera a Firenze; si istituiti persino un comitato guidato da Leonardo da Vinci, per decidere dove porla. Leonardo propose come location la Loggia dei Lanzi, luogo che era al coperto e quindi adeguato per proteggere la scultura. Michelangelo voleva, invece, che la statua fosse collocata ai piedi di Palazzo Vecchio, dove avrebbe goduto di maggiore visibilità. Buonarroti riuscì ad avere la meglio.

David (Michelangelo) - Wikipedia
David, (1501-04), Galleria dell’Accademia di Firenze (dal 1873).

Che tra Leonardo e Michelangelo ci fosse rivalità e rispetto non è un mistero. Nel 1504 venne commissionato a Michelangelo un affresco sulla parete della sala grande del consiglio di Palazzo Vecchio, che doveva celebrare la vittoria dei fiorentini della battaglia di Cascina. La parete a lato venne affidata a Leonardo, che la utilizzò per raffigurare la battaglia di Anghiari.

Battaglia di Cascina (Michelangelo) - Wikipedia
Battaglia di Cascina, Michelangelo (1505-1506).
Battaglia di Anghiari (Leonardo) - Wikipedia
Battaglia di Anghiari, Leonardo (1504–1505).

Questo incarico fu visto dai contemporanei come una vera e propria sfida tra i due. Lasciamo decidere a voi quale sia l’opera realizzata con miglior fascino. Scrivetecelo nei commenti.

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Copertina di ‘‘Michelangelo. L’opera completa. Ediz. illustrata” di Frank Zöllner.

Per una approfondimento vi consigliamo l’acquisto del libro Michelangelo. L’opera completa. Ediz. illustrata. Clicca qui.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PERCHÉ NON BISOGNA TOGLIERE LA STATUA DI MONTANELLI (clicca qui)

Per raccontare la vicenda sulla statua di Indro Montanelli, e successivamente spiegare perché secondo noi sarebbe sbagliato rimuoverla dal luogo in cui si trova attualmente, bisogna fare una piccola premessa partendo dagli Stati Uniti.

Le statue di Cristoforo Colombo sfregiate negli USA:

Da ormai due settimane le proteste negli Stati Uniti conseguenti all’omicidio di George Floyd si sono diffuse in tutto il Paese.

Le iniziative, in molti casi pacifiche, sono però anche sfociate in atti di vandalismo. Mentre nei giorni precedenti si è assistito al saccheggio di negozi e centri commerciali, effettuati da delinquenti che nulla hanno a che vedere con i veri motivi della protesta, nelle ultime ore diverse statue di Cristoforo Colombo sono state sfregiate o tolte dalle collocazioni ad esse assegnate.

Proteste Usa, attacco ai monumenti che rappresentano Colombo
Statua di Cristoforo Colombo decapitata a Boston.

I motivi di questi atti sono riconducibili ad una protesta di chi considera Colombo uno dei principali iniziatori della politica di persecuzione della popolazione indigena americana, e dello schiavismo che si sarebbe perpetrato nei secoli seguenti a svantaggio delle persone di colore.

La situazione in Europa:

I moti di protesta e la solidarietà ai manifestanti americani uniti sotto il motto Black Lives Matter (”le vite dei neri contano”) non hanno potuto lasciare indifferente la società civile europea. Basta pensare che in Belgio, una fetta dell’opinione pubblica ha richiesto la rimozione delle statue del re Leopoldo II. Quest’ultimo, a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, si è reso colpevole di atrocità nei confronti della popolazione del Congo che era sotto il controllo belga.

Vandalizzata statua di Leopoldo II a Bruxelles: dal razzismo negli ...
Statua di Leopoldo II vandalizzata a Bruxelles.

Il caso Montanelli:

E ora arriviamo in Italia. A Milano, nei giardini di via Palestro, è posta una stata che raffigura il giornalista Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001).

Montanelli è stato uno di più grandi giornalisti della storia d’Italia. Da prima dipendente del Corriere della sera (dove tornerà nel 1995), e poi fondatore de Il Giornale (1974). Durante gli anni del regime fascista partì come volontario nell’operazione che culminò con la conquista dell’impero di Abissinia.

Il giornalista non ha mai avuto problemi a raccontare i fatti storici del biennio in cui rimase in terra africana (1935-36). Tra le informazioni che fornì rispetto a quella fase non nascose di aver preso in moglie un’adolescente indigena.

A chi lo ha criticato (anche se per la verità le critiche sono avvenute più che altro dopo la sua morte), lui ha sempre risposto che in Africa era una cosa normale svolgere un matrimonio di quel tipo.

Oggi, in concomitanza con le proteste di chi richiede uguaglianza di diritti tra bianchi e neri, un gruppo denominato i Sentinelli ha richiesto la rimozione della statua tramite una lettera alle autorità cittadine. Tali soggetti sono un insieme di persone associate che svolgono delle iniziative per richiedere il rispetto dei diritti umani.

La rivoluzione anti-razzista delle statue arriva a Milano ...
Statua di Montanelli a Milano.

Ecco perché la statua non va tolta:

La vicenda della statua di Montanelli è diventata subito un caso. Questo perché si tratta di un personaggio di rilievo per la cultura italiana, uno dei massimi testimoni del secolo scorso.

Montanelli ha sempre chiarito che tanto il fascismo quanto la spedizione coloniale furono sbagliate ed anacronistiche. Di conseguenza anche tutte le vicende correlate a questi fatti storici vanno contestualizzati con il tempo, il luogo di svolgimento, ed il pensiero dello stesso giornalista. Non a caso Montanelli (che era poco più che ventenne) fu espulso dal Partito Fascista nel 1937 perché non era allineato al regime.

Togliere la statua di Montanelli vuol dire demolire tutto quello che di buono lo stesso uomo di cultura ci ha lasciato, tra i suoi articoli, i suoi libri, e i suoi racconti.

E poi, perché richiedere a gran voce di togliere la statua solo ora e non prima?

Il giornalista Beppe Severgnini su Repubblica ha scritto:

Abbattere…la statua di Montanelli? Sarebbe assurdo e offensivo… Quella vicenda — non esemplare, certo — non rappresenta l’uomo, il giornalista, le cose in cui ha creduto e per cui s’è battuto. Se un episodio isolato fosse sufficiente per squalificare una vita, non resterebbe in piedi una sola statua. Solo quelle dei santi, e neppure tutte.

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Cosimo Guarini per L’isola di Omero